Robert Smythe Hichens.
...
.
...
IL CASO PARADINE.
Parte 2.
...
.
...
Titolo originale: THE PARADINE CASE.
1938. SALANI Editore, FIRENZE.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
...
.
...
CAPITOLO 26.
...
.
...
Keane rimase a Sedale ancora quattro giorni dopo il suo colloquio con Marsh. Nonostante ci che egli aveva detto al cocchiere, fiss di nuovo la carrozzella e si fece portare a Hindley. Lasci la vettura allo Stemma dei Paradine e sal a piedi la collina fino alla Hall. Non son il campanello della porta, ma si mise a percorrere in lungo e in largo i terreni, i giardini che si stendevano ai due lati della casa e i boschi che li circondavano; poi, per un sentiero ripido e tortuoso, discese all'argine del fiume tra i salici fronzuti e si ferm a guardare le onde gonfie che si affrettavano verso il mare tra i prati paludosi delle due rive.
Mentre andava passeggiando per quei luoghi per i quali doveva essersi tante volte aggirata la signora Paradine, quel sospetto che era sorto in lui la sera in cui i passi di Marsh che si allontanava avevan risonato sempre pi deboli sull'acciottolato sotto alla finestra del suo salotto, annidato nel suo cervello come un serpente, non gli dava un momento di tregua. Sentiva che quel sospetto non si moveva di l, ma ci stava come una cosa viva eppur costretta al suo giaciglio, tranquilla eppur velenosa. A volte a Keane sembrava di contemplarlo come da lontano, a volte, invece, di essergli vicino e di fissarlo come ipnotizzato. E nulla avrebbe potuto mandarlo via di l. Keane sentiva che se lo sarebbe portato con s a Londra, in casa sua, che lo avrebbe avuto sempre con s anche vicino alla signora Paradine, anche in presenza di lei. Non sarebbe mai riuscito a sbarazzarsene finch non avesse saputo con esattezza la verit sui rapporti esistenti tra quella donna e Marsh; e forse non l'avrebbe mai saputa. Se il suo orribile sospetto era fondato, l'odio di Marsh per la signora Paradine diveniva comprensibile e spiegabile; non cos l'atteggiamento di lei verso di lui. Ma ella, secondo Keane, era assai pi complicata di lui, per quanto anch'egli fosse sui generis e fuor del comune. La semplicit superficiale della signora Paradine che lo aveva attratto fin dal momento in cui si eran conosciuti, era in lei, Keane se n'era ormai convinto, un atteggiamento naturale, una cosa innata, forse, e non una manifestazione del suo vero carattere e della sua mentalit. Keane non aveva alcun dubbio che sotto a quell'aspetto di semplicit la signora Paradine fosse complicata, esuberante di vitalit, perspicace, accorta e, fors'anche, capace d'ingegnarsi in qualsiasi circostanza. La sua "inconoscibilit" (Keane coni apposta questa parola), esercitava su lui un fascino strano. Prima di conoscerla, quando amava esclusivamente sua moglie, aveva sempre sentito di essere per natura, per istinto, attratto verso ci che comprendeva bene e in cui poteva aver completa fiducia. Non aveva mai sentito alcuna attrazione per l'ignoto, per ci che mette nell'imbarazzo il cuore dell'uomo, ne turba l'intelletto e ne confonde il giudizio. Eppure adesso era in bala del contrario di quello che prima aveva costituito il suo piacere.
Era partito da Londra con un treno della notte e vi ritorn con un treno della notte. A Carnforth, lasci il treno locale e prese posto nell'espresso: pranz nella carrozza-ristorante. Difaccia a lui, al tavolino apparecchiato per due, c'era un uomo d'affari che veniva da Carlisle; questi attacc discorso con lui e si mise a parlare del "caso Paradine". Quell'argomento interessava dunque tutto il Cumberland.
Pur senza esprimere un particolare interesse, Keane fece in modo da incoraggiare il suo interlocutore a parlarne, perch questi sembrava un uomo di comune levatura ma abbastanza intelligente, pieno d'equilibrio, non senza un certo acume, il tipo d'uomo, insomma, pi adatto a fare il giurato. Il suo "punto nero" per usar la sua espressione, e probabilmente il "punto nero" di molti nel Cumberland, coi quali aveva discusso la cosa, era il fatto che non sembrava possibile accertare, n a carico della signora Paradine n a carico di nessun'altra persona, un motivo plausibile per l'assassinio del "colonnello", com'egli familiarmente chiamava il colonnello Paradine.
Dunque, la signora Paradine, almeno a quanto sembra, non aveva amanti? domand Keane.
No, stando a ci che si  sentito dire. Certo qualcuno dice che potrebbe avere avuto una simpatia per il domestico del colonnello. Credo che si chiami Marsh. Ma non pare che ci sian delle prove. E da tutto quello che si sente dire, Marsh non  uomo da guardar le donne e, tanto meno, la moglie del suo padrone, perch dicono sia un uomo che odia le donne come pochi le odiano. Io per sono del parere che non ci sia uomo capace di non cedere quando ha a che fare con certe donne. Un tale che io conosco e che ha fatto la guerra insieme con Marsh, mi ha detto che  un uomo bello come se ne vedon pochissimi, ma che ha un'aria fiera e intrattabile. Al processo la presidenza sar tenuta dal giudice Horfield e, se c' un giudice capace di metter le cose in chiaro,  proprio lui! Si dice, per, che, per quanto giudice, in fatto di donne sia tutt'altro che un asceta! Ma  un uomo d'ingegno.
Keane convenne che Horfield era un uomo d'ingegno, pag il conto, diede la buona notte al suo compagno di viaggio e se ne torn nella sua cabina.
Dunque, nei pettegolezzi del Cumberland il nome di Marsh veniva accoppiato con quello della signora Paradine!
Keane si spogli e si mise a letto, ma non spense la luce. Disteso nel lettuccio, fumava senza leggere; fisso in mente, come un serpente addormentato nel suo covo, gli stava quel nero sospetto. E durante tutta la notte, nel ritmico incessante rumoreggiar del treno, non fece che pensare al problema di Horfield e a quell'altro problema che lo tormentava. Quel breve periodo di solitudine era terminato. Ora, si avvicinava sempre pi al luogo che avrebbe visto la soluzione di quella penosa vicenda. Presto, in un modo o nell'altro, tutto sarebbe definito ed egli non avrebbe pi avuto motivo di occuparsene; ma intanto le sue facolt, i suoi sentimenti sarebbero posti a durissima prova. Sperava di vincere tale prova, perch le sue energie in simili circostanze non gli eran venute mai meno; per prima d'allora non aveva dovuto mai occuparsi di un "caso" che si fosse impadronito cos d'ogni suo pensiero.
Quando il treno entr in Londra, nevicava. Mentre rallentava, Keane, gi alzato e vestito, guardava, nel pallido e freddo chiarore dell'aurora invernale, cader lenti i fiocchi di neve sui tetti delle casette fiancheggianti la linea; improvvisamente un pensiero acuto come un pugnale gli attravers la mente. Se il Fato, quella cosa imponderabile che gli uomini chiamano Fato, fosse intervenuto in quel giuoco che aveva per posta la vita di una donna? Se un improvviso incidente, se una malattia, se la morte avesse tolto di mezzo Horfield? Gli uomini si affannano nel loro lavoro, ma son come ciechi nel buio perch avviene sempre ci che  pi inatteso. Era strano che lass a Sedale, pensando di continuo a Horfield e ai rapporti intercorrenti tra lui e il "caso Paradine", non gli fosse mai venuta in mente quella possibilit. Horfield c'era e avrebbe diretto il processo; partendo da quel dato di fatto, la mente di Keane consider a lungo la questione nei suoi vari aspetti. Che cosa poteva fare, lui Keane, per aver potere su Horfield? Poteva introdurre nel giuoco un qualche elemento capace di ridurre o di eliminare il pericolo rappresentato da Horfield?... Non gli era mai venuto in mente che per un qualsiasi caso di forza maggiore potesse avvenire che Horfield non dirigesse il processo. Keane non sapeva perch quel pensiero gli veniva in mente proprio ora, mentre stava guardando il plumbeo cielo invernale, i fiocchi di neve, le sordide piccole case che si svegliavano alla loro misera vita quotidiana nell'aurora fredda. Ma quel pensiero gli fece nascere in cuore un filo di speranza, fu come un raggio di sole nelle tenebre.
Certo, nella vita ci sono dei lottatori di tal tempra che non sembrano nati di donne.
Tra due minuti saremo arrivati, sir Marco, disse in tono rispettoso l'inserviente. Stamattina c' tanta neve!
Quando Keane arriv a casa; a Portland Place, appena aperta la porta gli si fece incontro Sausage che gli diede allegramente il benvenuto a modo suo, non senza una certa aria d'importanza, come se fosse conscio della solennit del momento.
Ti sei comportato bene, Sausage? domand Keane accarezzando la bestiuola che continuava a saltellargli d'intorno. Spero che tu non abbia strappato altri cuscini?... Com' stato, Baker?
Son lieto di potervi dire, sir Marco, che Sausage si  comportato bene.
Mia moglie, senza dubbio, dorme ancora;  cos presto!
Non credo che la signora abbia sonato, sir Marco.
Desidero un po' di t che prender dando un'occhiata alla posta.
Si diresse lentamente verso il suo studio, accompagnato da Sausage. Da quando aveva lasciato Londra non aveva ricevuto lettere perch la sua posta non gli era stata inviata a Sedale. Ne trov quindi molte sulla sua scrivania. Mentre le scorreva rapidamente bevendo il t gli giunse agli orecchi il suono fievole di un campanello. Era Gaia che chiamava la cameriera. Keane stette in ascolto; tra un istante la cameriera sarebbe stata da lei e le avrebbe comunicato il suo arrivo. Era necessario che andasse a salutarla.
La neve continuava a cadere pesante. Gli torn in mente il colloquio che aveva avuto con lady Horfield alla mostra privata del barone Sedelsward. In seguito egli avrebbe sempre associato alla neve quelle sue orribili rivelazioni. Prese un'altra lettera che dalla calligrafia dell'indirizzo riconobbe di sir Simone. Apr la busta strappandola al margine; conteneva un breve biglietto con l'indicazione: "Personale".
"Caro Keane,
"Sar lieto di vedervi al vostro ritorno. Datemi un colpo di telefono a casa a Bewly Place. Ormai abbiam poco tempo e ci resta molto da fare. Devo parlar con voi circa la miglior linea di condotta da tenere con Horfield. Dobbiamo star molto attenti a non irritarlo. In questi ultimi tre giorni l'ho incontrato due volte e mi  sembrato di umore molto diverso dal solito. Quando ci vedremo vi spiegher che cosa voglio dire.
"Vostro dev.mo
"SIMONE FLAQUER."
Di nuovo Horfield! Keane, nel ripetersi quelle righe, corrug la fronte. Poi lacer il biglietto e lo gett nel fuoco. Ma c'era il destino, quella misteriosa potenza che talvolta si mette di mezzo! Un potere... o qualcosa di simile... poteva cambiar del tutto le cose.
Franca, la cameriera di Gaia, comparve sulla porta.
Buon giorno, sir Marco.
Buon giorno, Franca.
La signora sta facendo colazione, signore.
Vado subito da lei.
Ma attese quasi cinque minuti prima di lasciare lo studio. Aveva la penosa sensazione che i propri pensieri, dopo quella notte insonne, gli si leggessero in viso; per di pi, la neve accresceva il suo cattivo umore. Quando nevicava, si sentiva sempre in un particolare stato d'animo: avrebbe desiderato che i giorni fossero sempre pieni di sole. Allora forse... Strinse labbra e usc dalla stanza.
Quando entr nella camera di Gaia, il fuoco cominciava a bruciare allegramente nel caminetto. Su un tavolino presso al letto di Gaia stava un vassoio con un servito da t in argento. Appena apr la porta, Keane sent odor di tabacco misto a un altro profumo penetrante. Gaia seduta sul letto, appoggiata a un mucchio di cuscini, stava fumando una sigaretta. Su un tavolino, non lontano dal camino, c'era un vaso di porcellana pieno di giacinti in fiore.
Fumate gi, Gaia? disse Keane sorpreso, avvicinandosi al letto. Spero che non avrete dormito con questi giacinti in camera!...
No. Franca me li ha portati adesso.
Keane si curv a baciarle la fronte.
Non sapevo che foste una fumatrice cos mattiniera!
Mi piace fumare una sigaretta dopo il t. Avete fatto un buon viaggio?
Non ho dormito molto.
Keane si mise a sedere presso il capezzale, con l'aria di chi fa una cosa perch vi  obbligato. Gaia che fumava appena sveglia! Non se n'era mai accorto. Fino a poco tempo prima, Gaia non aveva mai fumato e aveva anche detto pi di una volta che non aveva alcun desiderio di fumare.
Mi sembrate piuttosto stanco, disse Gaia con voce dolce ma senza espressione.
Ma i suoi occhi non erano senza espressione.
Gaia aveva gli occhi grandi e, sebbene miope, non aveva affatto quello sguardo incerto che hanno alcuni miopi, quando accade loro di fissare da lontano qualcosa. I suoi occhi eran dolci, vellutati e intelligenti; a volte il suo sguardo era molto investigatore, e, quando ci accadeva, pareva che ci mettesse tutta la sua anima. Keane conosceva quello sguardo che gli era piaciuto tanto: c'era in esso qualcosa d'infantile e d'inconsapevole che spesso lo aveva commosso e gli aveva fatto venir voglia di stringerla tra le braccia e di proteggerla da tutte le miserie, da tutte le disgrazie della vita. Era quello sguardo che aveva indotto Giuditta Flaquer a chiamar la sua amica "piccola Gaia". Ma adesso negli occhi di Gaia egli scrse un'altra espressione, non d'inconsapevolezza e nemmeno indagatrice. Vide qualcosa di chiuso in quello sguardo, qualcosa come un malcelato rifiuto: era come se gli dicesse:
"No... no... non lo fate..."
Ma, incontrando gli occhi di suo marito, Gaia abbass i suoi.
"Che cosa le  accaduto?" pens Keane.
Si afferm in lui la convinzione che, durante la sua assenza, dovesse essere accaduto qualcosa che aveva messo un'ombra sulla naturale franchezza di sua moglie la quale, appunto perci, aveva perduto quella sua aria d'infantile inconsapevolezza, si sentiva a disagio davanti a lui e abbassava gli occhi quand'egli la guardava. Non pot indovinar bene di cosa si trattasse, ma istintivamente associ la cosa alla signora Paradine e si sent ardere dalla curiosit. Durante la sua assenza, Gaia aveva fatto qualcosa o si era trovata immischiata in qualcosa che indubbiamente aveva a che fare con la signora Paradine, qualcosa, quindi, che doveva riguardare anche lui. E Gaia non doveva desiderare che egli sapesse o che nemmeno sospettasse di che cosa si trattava.
Avete gi fatto colazione? domand Gaia.
S, appena arrivato: Sausage mi  venuto a ricevere. Baker dice che  stato buono, che non ha distrutto pi cuscini.
No, la punizione che gli detti io ha avuto effetto. Sausage ha buona memoria, rispose Gaia prendendo un'altra sigaretta e accendendola al mozzicone di quella che aveva fumato.
Una sigaretta dopo l'altra! Gaia!
Che cosa avete fatto, cara, durante la mia assenza? domand Keane con un tono di voce che cerc di rendere indifferente, ma tenendo gli occhi fissi su lei, ansioso di sorprendere un segno di turbamento o di confusione.
Gaia rispose raccontandogli vari avvenimenti di poca importanza.
E questo  tutto?
La sera dopo la vostra partenza andai a pranzo dagli Horfield.
Davvero!... esclam Keane con molta sorpresa. Come mai? Un invito fatto all'improvviso, non  vero?
S! Lady Horfield mi telefon la mattina dopo la vostra partenza, dicendomi che sapeva che ero sola e perci m'invitava ad andare a pranzo da loro per recarci poi al teatro Adelphi. Avevano preso un palco. Io accettai, non avendo nessun altro impegno.
E vi divertiste?
S, molto.
Non so perch, ma non riesco a immaginarvi in un palco seduta a fianco di lady Horfield.
Gaia rimase zitta un momento, poi disse con una voce stranamente inespressiva:
Lady Horfield non venne al teatro.
Non venne! Ma mi era sembrato di comprendere che vi avessero invitata appunto per andare tutti insieme al teatro!
Gi; ma dopo pranzo lei a un tratto si sent indisposta. Sembra che abbia un'alta pressione del sangue. Dovette mettersi stesa su un divano del salotto; noi aspettammo un po', sperando che il suo malessere scomparisse: ma aveva le vertigini, e siccome non si sentiva meglio, insist perch andassimo senza di lei.
Oh! E cos avete trascorso la serata sola con Horfield?
S: ed  stato d'una compagnia piacevolissima.
Davvero? Adesso me ne vado a fare un bagno. Ho una quantit di cose da sbrigare, oggi.
Keane usc dalla camera.
Il suo domestico stava preparandogli il bagno. Stanco del viaggio in ferrovia, aveva vivo desiderio di un bagno caldo, ma non troppo: sarebbe restato immerso una diecina di minuti in modo da far scomparire la stanchezza di una notte insonne trascorsa in treno. Si spogli ed entr nell'acqua.
Il suo breve colloquio con Gaia lo aveva lasciato molto turbato, non solo per ci che sua moglie gli aveva detto, ma anche per il suo sguardo e il suo contegno, sia mentre parlava, sia prima di parlare. Quella sua aria di persona che riflette profondamente a ci che dice, era del tutto insolita in lei e Keane ebbe la precisa impressione che, da principio, non avesse voluto parlargli della sua serata con gli Horfield. Ebbe anche l'impressione che Gaia, dopo aver parlato del pranzo, non avesse desiderato di fargli sapere che era stata all'Adelphi sola con Horfield e che glielo avesse detto soltanto in seguito alla sua osservazione sulla propria incapacit a immaginarsela seduta in un palco vicino a lady Horfield. Dopo quell'osservazione aveva aspettato un momento e, durante quella pausa, si era convinta che sarebbe stato meglio dire ci che era accaduto. Ma certo aveva desiderato ingannarlo; certo, aveva desiderato che egli non sapesse come erano andate le cose.
Lo stupiva che Horfield avesse saputo che sua moglie era sola perch egli non aveva divulgato la notizia che avrebbe lasciato Londra per qualche giorno. Per, sir Simone Flaquer lo sapeva e poteva darsi che lo avesse detto al giudice, incontrandolo. Anche a Londra, grande com', le notizie senza importanza si diffondono con la massima rapidit.
Prov un vivissimo senso di disagio. Senza saper perch, il racconto che gli aveva fatto Gaia sull'improvviso malessere di lady Horfield non lo aveva convinto: poteva essere che quando la cosa era avvenuta, Gaia ne fosse rimasta convinta e che dopo, non prestando pi fede a quel malessere per qualche ragione, avesse comunicato anche a lui il proprio dubbio. Ma lady Horfield, nonostante tutte le sue eccentricit, non era n furba n capace di fingere; Keane non riusciva a immaginarsi che facesse la commedia di sua spontanea volont.
Horfield per poteva averla costretta a far la commedia. Nei suoi rapporti col marito, infatti, dimostrava una certa servilit, e sembrava che avesse per lui una venerazione fondata sul terrore che le incuteva.
Ma che cosa era mai accaduto a Gaia?
Keane istintivamente aveva sempre avuto avversione per Horfield, sebbene ne ammirasse alcune qualit  particolarmente l'intelligenza. Dopo le rivelazioni, per, di lady Horfield, frammentarie ma efficacissime, la sua avversione si era convertita in odio misto a timore. Gaia non avrebbe mai dovuto trovarsi sola con un uomo simile.
Il pensiero che sua moglie aveva passato un'intera serata sola con Horfield gli era odioso. Probabilmente dopo lo spettacolo l'aveva riaccompagnata fino a casa; anzi, non poteva esserci dubbio in proposito.
"Devo parlare con lei circa la miglior linea di condotta da tenere con Horfield."
A un tratto ricord le parole del biglietto di sir Simone:
"Dobbiamo star molto attenti a non irritarlo. In questi ultimi tre giorni l'ho incontrato due volte e mi  sembrato di umore molto diverso dal solito. Quando ci vedremo vi spiegher che cosa voglio dire."
E subito pose in relazione quelle parole con ci che Gaia gli aveva detto. Era necessario che egli vedesse sir Simone quel giorno stesso.
La miglior linea di condotta da tenere con Horfield! Attenti a non irritarlo! Ed egli odiava quell'uomo e, per di pi, aveva un viso cos espressivo che gli era impossibile non mostrare i propri sentimenti con una sincerit che non lasciava dubbi. Se, per, si fosse sorvegliato... E Horfield aveva detto che egli sarebbe diventato un ottimo attore se non avesse fatto l'avvocato! Avrebbe dunque messo alla prova le sue facolt di attore e proprio su colui che aveva fatto quell'apprezzamento.
Certo, non sarebbe stata una cosa facile; per, bisognava provare. Lady Horfield, in quell'ultimo colloquio che aveva avuto luogo alla mostra del pittore Sedelsward, lo aveva pregato di prender suo marito per il suo verso, di fare amicizia con lui. Per il bene della signora Paradine, per salvarla, egli doveva fare un grande sforzo. Non c'era altro da fare. Doveva metter da parte tutti i suoi pregiudizi, nascondere il suo odio e far la commedia; ma farla cos bene da trarre in inganno perfino un uomo perspicace e intelligente come Horfield. Sarebbe stata una cosa difficilissima.
E Gaia? Che cosa aveva? Che cosa le era accaduto?
Usc dal bagno, si vest, si fece la barba e scese nella sala da pranzo per la colazione.
Gaia lo raggiunse qualche istante dopo e, durante la colazione, parlarono tutt'e due con un senso di disagio, di una cosa o di un'altra. Gaia, senza dimostrare, almeno in apparenza, alcuna curiosit, gli fece qualche domanda circa il suo soggiorno nel Nord. Keane le descrisse Sedale, le sue passeggiate nella zona delle sabbie, la rudezza del clima, la desolazione della zona costiera. Non una parola di Hindley, non una parola di Guglielmo Marsh.
Di Horfield non ebbero pi occasione di parlare.
La neve continuava a cadere.
Subito dopo le dieci, Keane si rec al suo ufficio: poco prima delle undici telefon a Bewly Place. Gli fu risposto che sir Simone era al Palazzo di Giustizia, occupato in un processo, e che probabilmente sarebbe stato a casa verso le cinque o le sei del pomeriggio. Keane telefon che sarebbe stato a Bewly Place alle cinque.
Alle cinque in punto, entrava nel vestibolo di casa Flaquer; Warwick, uscito dalla portineria, lo salut con rispettosa cordialit e lo accompagn all'ascensore.
Nello studio del vecchio procuratore, Alfredo Flaquer stava esaminando alcuni documenti insieme con suo padre; ma appena scrse Keane, lo salut e usc dalla stanza.
Come riesce Alfredo in questo lavoro? domand Keane tanto per dir qualcosa.
Non c' male. Spero che un giorno possa prendere il mio posto senza mandare in rovina l'ufficio! Sedetevi, Keane, e fumate, se vi fa piacere.
No, grazie, non ho voglia di fumare.
Siete soddisfatto del vostro viaggio?
Ecco... io desideravo... come devo dire?... imbevermi... s, imbevermi dell'atmosfera della casa in cui, lass nel Nord, visse la signora Paradine, e studiare questo "caso" in quell'atmosfera. E questo mi  stato possibile.
Ah! fece sir Simone.
Per un momento, parve che egli si attendesse che Keane parlasse ancora: ma questi rimase in silenzio avendo deciso, prima di recarsi a Bewly Place, di non dire a sir Simone che aveva incontrato Guglielmo Marsh e che aveva parlato con lui. Keane era certo che sir Simone avrebbe interamente disapprovato quel colloquio e che, anzi, se gliene avesse riferito, ne sarebbe stato addolorato e irritato. Quel colloquio segreto tra l'avvocato difensore e il pi importante testimonio d'accusa non era una cosa regolare. E sir Simone, per quanto avesse spesso dimostrato ardire e anche audacia nel modo di trattare i suoi affari, era tuttavia uno stretto osservante delle forme legali e non aveva alcuna simpatia per tutto ci che sapeva di irregolarit. Naturalmente, se la faccenda di quel colloquio fosse venuta fuori durante il processo, ne sarebbe certo nato un grave dissenso tra Keane e sir Simone; ma Keane riteneva che Marsh non ne avrebbe parlato. E se non ne parlava lui, non sarebbe stato possibile che l'accusa divulgasse la cosa.
E cos siete tornato soddisfatto? domand sir Simone dopo qualche momento.
Sono contento di esserci andato. L'aria di mare mi ha fatto bene. Tempo cattivo lass, ma era quello che volevo. Adesso il giorno della prova  vicino; niente vacanze fino a che non sar pronunziato il verdetto! disse Keane sforzandosi di assumere un'aria vivace e fiduciosa.
Poi domand:
Desiderate parlarmi di Horfield?
S.
 forse accaduto qualcosa di spiacevole? Voi mi avete scritto di averlo trovato di umore diverso dal solito. Che cosa se ne pu arguire?
Sir Simone teneva gli occhi fissi sulla scrivania; dopo un momento, senza sollevarli, rispose lentamente:
Tanto io quanto voi sappiamo che Horfield, per quanto sia un magistrato, non conduce quella che si suol chiamare una vita veramente castigata.
Siamo d'accordo! esclam Keane, sorpreso.
Lo conosco da moltissimi anni e so sul conto suo moltissime cose, molte pi di quante egli possa immaginare. Ma non voglio entrare in particolari su questo argomento, perch ognuno ha diritto di vivere come crede. Ma noi siamo in dovere di occuparci di tutte le cose e di tutti gli avvenimenti della vita di Horfield che si pu ritenere abbiano ripercussioni sul nostro "caso", sul "caso Paradine"
Certo! esclam Keane sempre pi maravigliato. Ma che cosa ha a che fare...
Un momento! Sia detto tra noi due, ma sta il fatto che tutti i guai che Horfield ha avuto nella vita hanno quasi sempre avuto per origine la sua morbosa passione per le donne: passione che lui naturalmente si sforza di tener segreta. Come voi sapete,  un uomo che sembra freddo come il ghiaccio; la padronanza che ha di s stesso fa impressione a tutti coloro che lo conoscono. Si direbbe che non ha cuore. A ogni modo, quello che  certo  che pochi uomini della sua et sono governati quanto lui dal desiderio carnale. E quando quel desiderio lo assale e non pu soddisfarlo, intendo dire, quando incontra resistenza in colei che ha turbato i suoi sensi, la sua mente e quasi si direbbe tutto il suo essere reagiscono nel modo pi violento: diventa acre e rabbioso. Proprio cos; non saprei trovare una migliore espressione: diventa tutto acredine rabbiosa. Ultimamente  accaduto qualcosa di questo genere che lo ha reso acre e rabbioso.  un guaio per coloro che gli stanno vicino;  un guaio, credo, anche per noi. Pi di una volta, si sono avute delle sentenze assai pi severe di quello che dovevano essere, derivate dal fatto che il giudice non era in condizioni normali perch non aveva potuto soddisfare un suo desiderio. Quanti uomini e quante donne hanno sofferto anni e anni di prigione per cause futili come queste! Voi mi direte che si pu ricorrere in appello. Sta bene. Ma molte volte non  facile trovare un buon motivo per far cambiare una sentenza anche se questa sembra troppo severa. Meglio che una sentenza non sia pronunziata piuttosto che dover ricorrere in appello. Non siete del mio parere?
Naturalmente.
Ebbene, noi adesso ci troviamo di fronte a questo: Horfield, per un motivo che sicuramente ha a che fare con una donna,  in una condizione d'animo tristissima, abominevole; e senza dubbio, soffre e arde dal desiderio di far soffrire gli altri.
Keane guard con attenzione sir Simone; chiss se sospettava un poco che Horfield era affetto da mania sadica.
E voi, domand lentamente, avete idea di chi possa esser la donna in questione?
Sir Simone alz finalmente i suoi occhi penetranti.
Horfield non mi ha dato nessun indizio in proposito, ma per noi basta sapere che c', proprio in questo momento per noi psicologico, una donna che lo turba. Per tale motivo, e non credo con questo di dimostrare un acume eccezionale,  una vera disgrazia per noi che la nostra cliente sia una donna.
E perch?
Perch Horfield  in uno stato d'animo che lo porta a far scontare a un'altra l'insuccesso, chiamiamolo cos, che ha avuto con una donna.
In quell'istante torn in mente a Keane la curiosa, indefinibile somiglianza che esisteva tra la signora Paradine e Gaia: gli parve che una nuvola si andasse misteriosamente formando intorno a lui. Senza fare alcun commento all'osservazione di sir Simone, appunto perch era penetrata cos a fondo nel suo cervello, disse:
Tengo senz'altro per sicuro ci che voi mi dite, data la lunga esperienza che avete di Horfield... Adesso vorrei che mi diceste le vostre idee circa quella che avete chiamato la miglior linea di condotta da prendersi con lui.
La espongo a voi per quello che pu valere.
Sir Simone continu a parlare per cinque minuti, mentre Keane, seduto, lo ascoltava con la massima attenzione, studiandosi di non tradire con l'espressione del viso i propri sentimenti. Il suo viso rimase impassibile, senza mostrare n emozione n calore; al contrario, lo sforzo per non tradirsi lo faceva sembrare grave e quasi truce. Quando sir Simone cess di parlare, Keane disse:
Ho capito; ho afferrato perfettamente la vostra idea e quello che volete.
Non ne dubito. Credo che sia per noi della massima importanza tener lontano da Horfield, per quanto sta in noi, tutto ci che pu metterlo in agitazione, che pu disgustarlo. Credo, e qui abbozz un sorriso, che nessuno sappia riuscir pi simpatico di voi quando volete esserlo. Horfield credo abbia una suscettibilit eccezionale e che, anzi, sia molto pi sensibile al modo col quale lo si tratta di quanto sembri. E quindi...
Fece con le mani, alzandole, un gesto assai espressivo, ma che non aveva nulla d'inglese.
"Di nuovo lady Horfield!" pens Keane, ricordando la strana raccomandazione che quella donna gli aveva fatto, di mostrarsi gentile, affabile con suo marito.
Far tutto quello che potr, disse semplicemente.
Rimasero tutt'e due in silenzio per qualche minuto. Pareva che ormai tutto quanto era necessario dire fosse stato detto; pure, Keane non accennava ad alzarsi per andarsene. Finalmente sir Simone domand:
E voi non avete altro da dirmi?
In quel momento Keane stava pensando appunto se doveva o no parlare a sir Simone di quell'orribile sospetto che era nato in lui quando era a Sedale. Il parlarne sarebbe stato d'una qualche utilit? Il suo sentimento era di tacere; il solo accennare a quel sospetto sarebbe stato per lui una tortura. Ci nondimeno, Keane si rendeva conto che sarebbe suo stretto dovere parlare se da quella sua comunicazione sir Simone, col suo acuto intelletto, avesse potuto trarre qualche deduzione utile ai fini della difesa. Era possibile che sir Simone a conoscenza di quel sospetto desse qualche suggerimento vantaggioso: ma parlare non sarebbe stato una colpa mortale contro la signora Paradine?
Non credo di aver nulla da dirvi, rispose lentamente e ancora in preda all'incertezza.
No?
Certo ci son tante cose che passano per la testa.
Gi.
Ed  difficile giudicare quali siano importanti e quali no.
Bisogna sceglierle.
Proprio cos: ma no, non credo di aver nulla di speciale da dirvi.
Si alz dalla sedia come se fosse ancora esitante e si accomiat.
Quando fu nella via pens:
"No, non posso dirglielo.  una cosa troppo sporca! E d'altronde non posso crederla! No, non ci credo!"
...
.
...
CAPITOLO 27.
...
.
...
Quella donna era Gaia?
Dopo la sua conversazione con sir Simone, Keane non riusciva a pensare ad altro. Se era lei, sir Simone lo sapeva o ne aveva il sospetto?
Appena sir Simone aveva finito di esporre le sue considerazioni sul carattere e sull'umore di Horfield, anzi, anche mentre le esponeva, Keane si era ricordato che la mattina aveva avuto l'impressione che qualcosa fosse accaduto a Gaia durante la sua assenza e che questa volesse tenerglielo nascosto.
Quel malessere improvviso di lady Horfield che aveva lasciato suo marito tutta una sera solo con Gaia! Gaia che da principio non aveva intenzione di dirgli di aver pranzato dagli Horfield! E poi, dopo avergli detto del pranzo, la sua intenzione di tenergli nascosto che lady Horfield non era andata al teatro Adelphi! Il fatto che per ben due volte Gaia si era allontanata dalla sua costante regola di assoluta franchezza nel raccontargli gli avvenimenti della sua vita di tutti i giorni, lo aveva stupito e insospettito. Adesso, dopo la visita a sir Simone, era sicuro di conoscere il motivo di quella mancanza di franchezza. Senza saperlo, sir Simone aveva svelato il segreto.
Gaia doveva essere la donna che sir Simone non aveva nominato, ma della quale aveva parlato.
Se era cos, e Keane teneva la cosa per certa, una nuova complicazione veniva a introdursi nel "caso Paradine", una complicazione pericolosa per la signora Paradine.
Perfino quella maledetta rassomiglianza tra lei e Gaia, perfino quella poteva farle del male, adesso!
Per un momento, sembr a Keane che anche le forze celesti lottassero contro di lei e contro di lui. Si sent invadere dalla disperazione e, nello stesso tempo, da una terribile curiosit.
Aveva lasciato Bewly Place a piedi; nevicava ancora, e una nebbia non molto fitta riempiva le strade. Keane entr in Bond Street ove il traffico era ancora intenso e i pedoni, nell'oscurit, sembravano ombre malinconiche. Pareva che aleggiasse nell'aria la tristezza di tutte le agglomerazioni cittadine, la tristezza di tutte le deluse speranze umane, di tutti i tentativi compiuti in una febbre di desiderio sotto i cieli oscuri. Per terra, c'eran qua e l chiazze di neve che si andava rapidamente sciogliendo. Sotto la luce dei fanali, quelle chiazze di neve sembravan bianche cose, venute da molto lontano, che avessero smarrito la via nel loro viaggio verso regioni pi pure e pi delicate. Berkeley Square oltre Hay Hill era tutta bianca di neve.
Keane l'attravers e poi si ferm, cercando di concentrare i suoi pensieri su qualcosa, di decidere se andare a casa o al Circolo. Se fosse andato al Circolo, molto probabilmente vi avrebbe trovato Horfield. Era attratto verso Horfield da quella orribile curiosit e dall'odio che l'avevano invaso, che l'opprimevano come una specie d'incubo contro il quale voleva lottare, come sempre accade negli incubi, ma contro il quale si sentiva impotente come se fosse legato da una forza imponderabile. A casa avrebbe trovato Gaia.
Berkeley Square non era sulla strada per andare a casa, ma ormai vi si trovava. Di l, per Piccadilly, Arlington Street e Saint-James Street sarebbe potuto facilmente giungere al Circolo in Pall Mall. Ma sarebbe stata cosa saggia che egli, nel suo stato d'animo e dopo una notte insonne, cercasse di venire in contatto con Horfield? Pur rendendosi conto che stava facendo una sciocchezza, Keane si diresse verso il Circolo.
Aveva la sensazione di esser trascinato da qualcosa pi potente di lui, e ced; senza opporre resistenza, attravers Piccadilly e si trov davanti alla scalinata che conduceva al vasto porticato del Cleveland Club.
Guard l'orologio. Erano le sei passate. Molto probabilmente Horfield, se pure era passato dal Circolo come spesso faceva verso sera, se ne era gi andato a casa sua in Sussex Square. Meglio cos, forse. Eppure quella orribile curiosit gli faceva desiderare ardentemente di trovarlo.
Keane entr nel Circolo. Nella hall c'eran delle persone di sua conoscenza, ma Horfield non era tra esse. Depose il cappello e la pelliccia nello spogliatoio e sal al primo piano. Parecchie stanze davano nella hall del piano superiore. Keane, sapendo che talvolta Horfield giocava a bridge, guard nella sala da giuoco, ma non lo vide. Nella sala di lettura c'eran poche persone che leggevano o erano immerse nei loro pensieri o fors'anche dormivano: ma Horfield non era tra quelle.
A destra della hall del piano superiore, c'era una lunga sala piena di scaffali: ma non era una sala di lettura nella quale fosse obbligatorio il silenzio. L i soci del Circolo si trattenevano qualche volta a prendere il t, a leggere e a chiacchierare. Era forse la sala del Circolo in cui si stava meglio e in cui ci si sentiva pi come a casa. C'eran due grandi caminetti, uno a ciascuna estremit, parecchi tavolini, i soliti sedili, dei divani e delle comode poltrone. Spesso, nell'aria, c'era una gran nuvola di fumo. Dietro a parecchie poltrone eran collocate delle lampadine da lettura che coloro che occupavano le poltrone potevano accendere o spengere a piacimento. Poteva darsi che Horfield fosse in quella stanza: l, infatti, Keane aveva preso il t con lui l'ultima volta che si eran trovati insieme al Circolo. Keane apr la porta ed entr.
Nella grande stanza illuminata da una luce mite regnava un dolce calore; in fondo, vicino alla porta, c'era un gruppo di soci che fumavano, chiacchieravano, bevevano o prendevano il t. Il fuoco ardeva allegramente. Nelle poltrone, qualcuno, accesa la lampada da lettura, leggeva attentamente i giornali della sera. Insomma era quello un tipico quadro della vita di Circolo in Inghilterra, vita tranquilla, socievole, senza pretese e piena di comodit.
Keane diede una rapida occhiata intorno. Scrse parecchie conoscenze e fece loro un cenno di saluto; ma non vide Horfield. Un vecchio cameriere, che egli conosceva da anni, gli si avvicin e gli domand:
Desiderate che vi porti qualcosa, sir Marco?
S, Simes, potreste portarmi del t con pane abbrustolito. Vado a mettermi dall'altra parte della sala.
Di l Keane poteva vedere che in fondo alla sala c'era pochissima gente. Dopo la notte insonne in treno e dopo aver lavorato tutto il giorno, Keane si sentiva un po' stanco. Le sue facolt mentali erano in piena efficienza, ma qualcos'altro in lui era affaticato, stanco. Se il destino voleva che egli non incontrasse Horfield, tanto meglio: si sarebbe preso un'ora di riposo completo in quel calduccio piacevole; non aveva voglia di chiacchierare con nessuno.
Attravers la sala in tutta la sua lunghezza, scelse una poltrona a una certa distanza dal fuoco, e si mise a sedere prendendo intanto dalla tavola l'Evening Standard. L'aveva aperto e stava per dare un'occhiata all'articolo di fondo, quando il cameriere gli si avvicin di nuovo per dirgli sottovoce:
Vi ho portato il te, sir Marco. Lord Horfield  laggi nell'angolo se desiderate vederlo.
Quel domestico, vecchio del Circolo e perci trattato da tutti i soci con una certa familiarit, aveva spesso veduto Keane e lord Horfield conversare tra loro.
Senza alzar gli occhi dal giornale, Keane rispose:
Benissimo! Andr da lui dopo che avr preso il t, qui dove sono.
S, signore.
Il domestico se ne and e, quando si fu allontanato, Keane diede un'occhiata in giro di sopra al giornale in modo da non lasciar vedere che stava guardando.
Dov'era Horfield? Come mai non l'aveva veduto? Ed era stato visto da Horfield?
Il suo desiderio di concedersi un po' di riposo lo aveva lasciato. Aguzz lo sguardo a destra e a sinistra, verso l'altra estremit della sala e oltre il caminetto. Laggi, in un angolo, in fondo alla stanza, debolmente illuminato dai bagliori del fuoco, vide la sagoma di un uomo sprofondato in una poltrona, con le braccia esili stese sui bracciuoli, le dita aggrappate alle estremit dei bracciuoli stessi, immobile come un cadavere, con gli occhi bassi e, a quanto pareva, fissi sul tappeto. Era Horfield, solo, lontano da tutti; immerso in meditazioni, probabilmente, o fors'anche, in completo ozio mentale; certo, sia in un caso che nell'altro, non badava affatto a ci che avveniva intorno a lui. Keane ebbe l'impressione che il giudice non vedesse e non sentisse. Il suo viso pallido e affilato, la sua testa stretta ma intelligente erano illuminati dalla fiamma che oscillava nel caminetto; la lampada da lettura dietro alla sua poltrona era spenta. Vicino a lui non c'era nessuno. Keane seduto, immobile, continu a guardarlo.
Dopo un momento, il cameriere port il t. Keane si serv cercando di fare il minor rumore possibile. Quella figura immobile attirava irresistibilmente la sua attenzione; voleva continuare a osservarla.
Ormai si era convinto che Horfield fosse sveglio, ma che tenesse gli occhi chiusi. Non sapeva perch ne avesse la sicurezza, ma ne era sicuro. In quella figura immobile c'era qualcosa di decisamente sveglio: il viso aveva un'aria maliziosa, pens Keane, profonda e maliziosa. Ricord la frase di sir Simone:
"Horfield  diventato acre e rabbioso."
Acre e rabbioso per cagione di una donna! Ed ebbe una curiosa e sinistra impressione: quell'uomo laggi, immobile nella luce proiettata dai carboni ardenti del caminetto, stava pensando a Gaia e a come farle del male. Il male a cui egli pensava poteva raggiungere un'altra donna, poteva colpire la signora Paradine. Certo, Keane non sapeva bene quello che era accaduto tra sua moglie e Horfield poteva soltanto far delle supposizioni, ma non era difficile immaginarsi come dovevano essere andate le cose. Se Horfield aveva osato offender Gaia rivelandole i suoi ignobili desiderii, non doveva esser rimasto a lungo in dubbio circa i sentimenti di Gaia a suo riguardo!
Keane temeva che sua moglie gli avesse manifestato troppo apertamente il suo disprezzo e la sua indignazione. Mentre egli era lass nel Nord, Gaia, a Londra, poteva aver fatto di Horfield un nemico mortale. Tornato a Londra, aveva ricevuto da sir Simone Flaquer, che era forse l'uomo pi accorto di tutta la citt, l'ingiunzione, in nome del comune interesse, di non irritare Horfield, e perci si era deciso a dominarsi, a dissimulare, a fare ogni sforzo pur di render migliori i suoi rapporti col giudice. Ma ecco che durante la sua assenza, senza che n lui n sir Simone lo sapessero, Gaia aveva distrutto i risultati dei suoi sforzi prima ancora che fossero compiuti! Durante la sua assenza, Gaia aveva combattuto contro di lui e contro la signora Paradine. Se le sue congetture eran fondate, ed egli era convinto che lo fossero, la sua partenza da Londra era stata una mossa fatale: era come se il destino avesse combattuto contro di lui e lo avesse allontanato da Londra, lo avesse tolto di mezzo perch Gaia potesse compiere quell'irrimediabile azione per la quale Horfield doveva inevitabilmente e decisamente diventargli nemico. Poich Horfield, respinto da una donna, non avrebbe esitato a sfogar su lei la sua rabbia, a colpirla, a punirla attraverso suo marito. E la signora Paradine sarebbe stata coinvolta in quella punizione.
"Sembra proprio che io sia una maledizione per la donna che voglio salvare!" pens oppresso dallo sconforto. "Sarebbe stato meglio che avessi ceduto a Flaquer e avessi rinunziato al mio incarico."
Per un momento, prov una gran voglia di togliersi da quella faccenda, di farla finita. Gaia lottava contro di lui; Gaia aveva fatto quella mossa fatale che avrebbe potuto mandare a vuoto i suoi sforzi, frustrare i suoi piani! Perch mai non avrebbe potuto, invece... A questo punto si trattenne, sorpreso, inorridito, perfino, di quella sua subitanea violenza.
"In nome di Dio, dove vo a finire?" si domand.
E, per un momento, ebbe paura di se stesso.
Per disgrazia, con un movimento brusco, rovesci una tazza che fece cos risonare il vassoio di metallo. La sollev in fretta, rimettendola sulla sottocoppa; poi guard verso Horfield. Questi era sempre seduto nella stessa posizione, sprofondato nella poltrona, con le gambe accavallate una sull'altra e le braccia stese sui bracciuoli. Ma aveva sollevato la testa e, con gli occhi spalancati, guardava verso Keane avendo ancora sul viso pallido quella sua maliziosa espressione che non cambi neppure quando incontr lo sguardo di lui. Non accenn nemmeno a muoversi, sicch Keane si domand se il giudice l'avesse riconosciuto o se piuttosto, immerso nei suoi pensieri, non lo fissasse senza accorgersene e senza riconoscerlo, come avrebbe fissato un oggetto qualunque.
Keane si vers un'altra tazza di t e la sorseggi senza guardare Horfield. Quando l'ebbe vuotata, guard di nuovo verso di lui; era sempre nella stessa posizione e continuava a fissarlo. Ma dunque era stato visto o no?
Si alz e mosse lentamente verso il fuoco; mentre si avvicinava, vide sorridere le sottili labbra di Horfield e ud la sua voce limpida e argentina che diceva:
Mi domandavo se davvero voi aveste l'intenzione di farmi un affronto!
Il giudice gli porse la mano e Keane fu costretto a stringergliela.
Non ero sicuro che voi mi vedeste pur sembrandomi che mi guardaste.
Infatti, vi stavo guardando, disse Horfield. Qui, siamo forse troppo vicini al fuoco per voi?
No.
Keane si mise a sedere. Adesso doveva provare se, come aveva detto Horfield, aveva davvero le facolt di un buon attore. Ora aveva, ne era sicuro, una ragione di pi per detestare quell'uomo, ma aveva anche una ragione spaventosa per nascondere quel sentimento. E quella ragione ora doveva prevalere sopra ogni altra. Pi tardi forse avrebbe potuto odiarlo apertamente; pi tardi, quando il dado fosse stato gettato!
Siete tornato presto! disse Horfield. Il vostro viaggio  andato bene?
Aveva fatto la domanda senza dimostrare alcuna curiosit, col tono caratteristico delle conversazioni mondane.
Oh, s! rispose Keane press'a poco nello stesso tono. A proposito, come sta vostra moglie? Gaia mi ha detto che si sent male improvvisamente e che fu costretta a rinunziare al teatro.
Cosa da nulla! disse Horfield con un debole sorriso. Poveretta! Vuol mangiare quello che sa che non le si conf: frutti di mare e poi pesche e noci. Mia moglie ha pochi vizi, ma  una vera ghiottona. Bisogna dire, per, che la gola  un vizio molto comune. Nelle sue condizioni dovrebbe osservare un regime severissimo. A ogni modo non ci rimisi nulla perch ebbi per me solo la compagnia della vostra deliziosa signora. Conoscete i miei sentimenti verso di lei: io la ritengo la persona pi seducente di tutta Londra.
Gaia mi ha detto che le avete fatto trascorrere una serata piacevolissima, disse Keane con grande semplicit.
Piacevolissima... ha detto?
E, per un attimo, sembr a Keane che la sua voce non fosse sicura come prima. Nel suo timbro dolce e melodioso ci fu una punta di asprezza.
S, voi riuscite sempre a divertirla. E Gaia, sebbene sia cos tranquilla e spesso cos seria, ha una spiccata tendenza all'umorismo: comprende quindi e apprezza le persone di spirito... per fortuna!
Si misero a parlare dell'umorismo e degli umoristi.
"Che razza di conversazione!" pensava Keane. "E pensare che cosa abbiamo in mente tanto l'uno quanto l'altro!"
E si maravigliava della facilit con cui trovava delle cose da dire circa quella preziosa facolt che  l'umorismo; ne era anche disgustato.
"Che bel paio di ciarlatani siamo!"
Ma la cosa che pi lo sorprendeva era il fatto di sentirsi in grado di trattar cos un uomo che, ne era sicuro, aveva insultato sua moglie. Era quasi incredibile e metteva come il suggello all'enorme cambiamento che si era verificato in lui da quando aveva conosciuto la signora Paradine. Ormai sapeva, per averne fatto l'esperienza in se stesso, di quali cambiamenti sia capace un essere umano: eccolo l, presso al fuoco, a far la corte a Horfield! Lui! E si mise a osservarsi, ad ascoltarsi, come un uomo pu osservare e ascoltare un mostro.
Accennarono agli umoristi del passato. Horfield parl di Sidney Smith e di Teodoro Cook.
Discussero dei meriti rispettivi come umoristi di Whistler, di W. S. Gilbert, di Oscar Wilde e di Brookfield; fecero un raffronto tra i vari generi di umorismo. Citarono Max Beerbohm e Herbert Beerbohm Tree. Venuti poi a parlare del nostro tempo discussero su Bernardo Shaw, sull'ironica gaiezza del Noel Coward che diverte tanto la giovent del giorno d'oggi la quale non  capace di trovare in tutto Dickens pi nulla che la faccia ridere. Parlarono anche della signora Giorgia Blason e l'umorismo femminile fu esaminato separatamente da quello maschile.
Sotto quelle parole Keane celava il suo odio... e Horfield che cosa nascondeva? Keane non poteva dirlo con certezza. Horfield era un perfetto uomo di mondo che raramente lasciava cader la maschera: solo di quando in quando, mentre parlavano, parve a Keane di scorgere sulle sue labbra sottili un'espressione di minaccia e lampeggiare nei suoi occhi uno sguardo pieno di amarezza. Poteva darsi che fosse diventato acre e rabbioso, ma non sembrava affatto che cos fosse, non sembrava per nulla diverso dal solito Horfield sempre incline all'ironia e alla satira mordace anche quando non aveva nessun motivo di irritazione.
Mentre stavano parlando, venne in mente a Keane che egli aveva un modo per tentare di scoprire se ci che sospettava era accaduto davvero tra Gaia e Horfield, e risolse di adottare quel mezzo poich era per lui d'importanza capitale sapere se il modo di comportarsi di Gaia durante la sua assenza da Londra aveva reso ancor pi critica la condizione della signora Paradine.
Gradirei offrire a lady Horfield qualcosa che la compensasse di non esser potuta andare a teatro l'altra sera, disse approfittando di una pausa nella conversazione.
Horfield lo guard come per domandargli che cosa volesse dire.
Come? domand poi. Credo che mia moglie non ci pensi pi.
Non suppongo davvero che sia ancora desolata per questo, ma a ogni modo perch non combiniamo di andare insieme un'altra sera a teatro? Voi e vostra moglie venite una sera a pranzo da noi e poi andremo in qualche posto. Avete veduto la signora Blason nella nuova commedia: L'ultimo farthing?
No.
E allora prender un palco. In quali sere vostra moglie e voi siete liberi?
Si vedeva che Horfield esitava: l'espressione del suo viso non era cambiata e non si scorgeva in lui n confusione n perplessit, ma pure esitava. Non rispose immediatamente.
Forse avete molti impegni, sugger Keane.
No. Mi farebbe davvero piacere. Lasciatemi vedere.
Tir fuori un taccuino dalla tasca interna della sua giacchetta a doppio petto, lo apr e volt lentamente le pagine. Keane ebbe l'impressione che stesse prendendo tempo per decidersi se accettare o no. Teneva gli occhi sul taccuino; sembrava triste; ma a un tratto sorrise come se qualcosa lo divertisse, e alz gli occhi.
Che ne pensate di marted sera? Noi saremo liberi.
Sorrideva ancora, ma aveva negli occhi un'espressione dura e decisa.
Benissimo! esclam Keane. Fisser un palco e Gaia scriver un biglietto a vostra moglie.
Ma siete sicuro di esser libero quella sera? Siete sicuro che vostra moglie sia libera?
Credo di s. Comunque faremo in modo di esserlo. Prendete dunque nota, per favore.
Horfield lanci un'occhiata indagatrice a Keane, il quale si rese conto che con la sua impulsivit aveva fatto nascere in lui dei sospetti. Si maledisse per la sua sbadataggine. Si era lasciato trascinare dal desiderio di saper con certezza se tra sua moglie e Horfield era accaduto qualcosa. Il giudice non gli aveva fatto capir nulla ma, giunto a casa, avrebbe saputo da Gaia come stavan le cose. Adesso era impaziente di arrivare a casa.
Se, per caso, fossimo impegnati, proporr un'altra sera. Vi telefoner dopo pranzo. Sarete in casa voi e vostra moglie?
S, abbiamo qualcuno a pranzo. Ma telefonate ugualmente e io lascer i miei ospiti per qualche istante.
"Dev'essere impaziente di sapere come Gaia prende la cosa!" pens Keane.
Quando giunse a casa, trov Giuditta Flaquer con Gaia nel salotto al pianterreno. Aveva sempre avuto simpatia per Giuditta, ma da quando aveva avuto luogo quella penosa conversazione con sua moglie, prima della sua partenza per il Cumberland, i suoi sentimenti verso la signorina Flaquer si erano alquanto modificati. Aveva ogni ragione per conservarle la sua simpatia, ma, senza spiegarsi bene la cosa, aveva di lei un certo timore; era convinto che la ragazza avesse indovinato il suo segreto e si fosse schierata contro di lui dalla parte di Gaia. Sapeva benissimo che Giuditta sarebbe solidale con sua moglie se si trattasse della felicit e della tranquillit di questa. Era una buona amica per lei, una delle migliori. Appunto per questa ragione, egli provava un certo senso di disagio con lei e avrebbe desiderato non trovarla in casa sua. Quando entr e vide le due donne insieme, gli venne fatto di domandarsi se Gaia si fosse confidata con Giuditta. Se era cos... Ma Gaia aveva un modo cos seducente di conservare i suoi segreti e Keane era restio a credere che avesse potuto palesarli a qualcuno, sia pure a un'ottima amica.
 tardi. Stavo giusto per andarmene, disse Giuditta salutandolo. Son venuta a farvi un'ambasciata da parte della mamma che desidera che veniate a pranzo da noi marted prossimo. La signora Blason ci ha dato un palco per L'ultimo farthing. Verrete? Gaia mi ha detto che non avete impegni.
E invece ne abbiamo proprio uno! disse Keane con violenza, sorpreso e per un istante incapace di scacciare l'assurdo pensiero che anche quella volta Giuditta cercasse d'inframettersi nella sua vita coniugale.
Davvero? esclam Giuditta senza riuscire a nascondere la sua maraviglia. Non lo sapevo...
E guard verso Gaia che era rimasta pure stupita.
S, ho preso un impegno proprio adesso.
Si volse a Gaia. Era seccato di non poterle parlare da solo a sola per osservar bene come avrebbe accolto la notizia; ma non c'era nulla da fare; si trovava preso nella rete delle circostanze.
Gi, riprese, e quello che  strano  che si tratta di andare a vedere proprio la stessa produzione: L'ultimo farthing. Ho preso un palco per marted; poi, poco fa al Circolo, incontrando Horfield, ho invitato a pranzo lui e sua moglie per dopo andare insieme a teatro. E ha accettato. Mi dispiace moltissimo di dover rinunziare a trascorrer la serata con voialtri.
Non abbiamo fortuna! disse Giuditta guardando Gaia.
Io non ne sapevo nulla, fece Gaia lentamente.
Non potevate saperlo. Purtroppo,  una cosa accaduta poco fa.
Non si potrebbe rimandare l'invito agli Horfield? domand Gaia, Potrei telefonare...
A chi? interruppe bruscamente Keane.
Agli Horfield.
No, cara; non starebbe bene. Non vorrei a nessun costo farlo ora che Horfield ha accettato.  una persona troppo importante, un giudice! Ricordatevi, aggiunse, tentando di prendere un tono scherzoso, che  necessario che io rimanga nelle sue grazie, perch  lui che giudicher nel processo nel quale ho l'incarico di difensore.
Ah, il processo della signora Paradine! disse Giuditta.
Gi: e anche in qualche altro. Vostro padre comprenderebbe subito che non posso disdire l'invito fatto agli Horfield dopo che essi hanno accettato. Sarebbe una vera... una vera villanata. Ma spiegate, vi prego, alla vostra cara mamma quanto io sia dolente di questa sfortunata coincidenza. Gi ci vedremo al teatro e glielo dir io stesso.
Prima che Giuditta potesse rispondere, Gaia domand:
Ma allora, Marco, lady Horfield sa gi di questo nostro invito?
 possibile,  probabile che ormai lo sappia. Per, come ho detto, io ho combinato la cosa al Circolo con Horfield.
Ci fu qualche istante di penoso silenzio, dopo che egli ebbe pronunziato queste parole, interrotto finalmente da Giuditta.
Speriamo di aver pi fortuna un'altra volta, esclam in tono vivace. Arrivederci, cara Gaia.
Si avvicin all'amica e la baci; poi volgendosi verso Keane:
Arrivederci, sir Marco.
Parve a Keane che quel saluto fosse pronunziato con voce fredda, e si affrett a dirle:
Voi comprendete, non  vero, che io non posso disdire l'impegno con gli Horfield?
S, lo comprendo. Non potete, rispose Giuditta fissandolo col suo sguardo penetrante. Ma perch non avete fiducia nell'imparzialit di lord Horfield? Dopo tutto,  un giudice inglese, che amministrer la giustizia senza tener conto delle proprie simpatie e delle proprie antipatie.
Vi accompagno fino alla porta della hall. Certo, dovrebbe esser come dite; ma anche vostro padre  d'avviso che un avvocato patrocinante deve sempre trattare un giudice di valore con la massima deferenza sia nelle aule giudiziarie che fuori.
Usc dalla stanza insieme con Giuditta.
Quando torn, Gaia stava ancora aspettandolo ed egli le disse:
Sono dispiacente di questo pasticcio; ma non c' modo di evitarlo. Non  stata colpa di nessuno.
Gi, voi non potevate sapere. Ci son delle cose che non si sanno... disse Gaia in tono profondo e significativo, sebbene a voce bassissima. Tante cose, anzi...aggiunse come seguendo il corso dei suoi pensieri.
Poi guard suo marito e riprese:
Non sarebbe meglio se non fosse cos? Non sarebbe meglio se si agisse con reciproca franchezza, se l'uno lasciasse sapere all'altro come la pensa?
 appunto ci che si fa con coloro che ci son pi vicini! si affrett a rispondere Keane.
Oh... no!... Anche con quelli noi procediamo nell'oscurit.
Ma, cara Gaia!
S, Marco, cos . Ed  proprio colpa nostra. Potremmo esser diversi da quello che siamo. Potremmo esser sinceri. Ne abbiamo la facolt, ma non ce ne serviamo. Ora io voglio provare.
Keane in quel momento ebbe paura di lei. C'era qualcosa di duro nella sua voce, nel suo aspetto, nel suo contegno. Ella stava facendo un grande sforzo, lo vedeva chiaro; gli sembrava, anzi, di scorger la mente di sua moglie che stesse lottando come un corpo umano, coi muscoli tesi e la pelle bagnata di sudore, per sollevare un enorme peso che l'opprimeva.
Gaia! grid arso dal desiderio di non farla continuare.
Marco, io desidero che non riceviate pi lord Horfield in questa casa! Non voglio che egli venga qui n marted prossimo n in qualsiasi altro giorno; e ho per questo... le mie buone ragioni.
So che non avete mai avuto gran simpatia per lui, ma io devo tenermi con lui in buoni rapporti. Lo devo; non posso dir altro. Non volevo spiegarmi poco fa davanti a Giuditta, ma il fatto  che i giudici sono uomini come tutti gli altri. Hanno le loro simpatie e le loro antipatie e son traviati dai sentimenti e dalle passioni come gli altri. Si pu quasi affermare che un giorno sar anch'io nominato giudice e, se cos sar, non per questo cambier il mio carattere! Voi stessa mi diceste un giorno che Horfield non aveva per me alcuna simpatia: ci mi pose in guardia contro un pericolo.
Quale pericolo?
Quello che, se io non cercassi di conquistarmi la sua simpatia e la sua benevolenza, potrei recare un vero danno ai miei clienti dei quali avessi a difender le cause davanti a lui; da allora, ho deciso di entrar nelle sue buone grazie. In questo critico momento della mia carriera, devo evitare, per quanto possibile, di offrirgli anche il pi piccolo motivo che lo irriti e lo metta contro di me.
Si arrest un momento e poi riprese con passione:
Da questo pu dipendere la vita di una donna.
Ma  possibile, Marco, che abbiate un cos cattivo concetto di lord Horfield come giudice?  una cosa orribile!
Gaia, vi dico la verit. Rimanga per sempre tra noi: io ho un cattivo concetto di Horfield come uomo e quindi ho un cattivo concetto di lui come giudice. Perch, qualunque cosa si voglia dire, uomo e giudice sono la stessa persona: non c' modo di separarli. Quando questo processo avr avuto luogo, quando il destino della signora Paradine sar deciso in un modo o nell'altro, allora potrete regolarvi con lord Horfield come vi piacer meglio. Potete chiudergli la porta in viso, se volete, e io non vi chieder di non farlo. Ma fino ad allora... fino ad allora, vi chiedo di non contrastarmi, ma, anzi, di essermi di aiuto. Devo compiere ci che m'impone il mio... il mio dovere verso la mia cliente, quella povera disgraziata che attende, nella prigione di Holloway, di conoscere la sua sorte. Vi conosco troppo bene per credervi capace di muovere anche un dito, sapendo che con ci potreste farle del male. Fino a che il processo non avr avuto luogo, ed ormai ci manca poco,  necessario che voi ed io teniamo nascosto il nostro odio. Voi siete la moglie di un uomo che deve lottare per la vita di una donna; dovete perci aiutarlo e non attraversargli la strada. So che siete troppo piena di misericordia per ricusarmi ci che vi chiedo. Ancora per un po' di tempo dobbiamo tutt'e due tollerar Horfield.
Un po' di tempo! Ma quando questo processo sar terminato, voi continuerete a far l'avvocato e lord Horfield continuer a fare il giudice!
Oh, allora non me ne importer pi nulla! Venga gi anche il cielo, allora! esclam Keane con violenza, precipitandosi fuori della stanza.
Quando fu uscito, Gaia rimase un momento con gli occhi fissi sulla porta; poi, prese un libro e si sed con calma in una poltrona. Apr il libro e se lo mise sulle ginocchia: ma non guard le pagine. Stava piegata in avanti, coi gomiti puntati sulle ginocchia, in un atteggiamento privo di grazia, lei che era sempre cos graziosa, coprendosi il viso con le mani e singhiozzando. Singhiozzava, e tutto il suo corpo era agitato dai singhiozzi.
"Che cosa orribile odiare come odio io!" pens. "No, non voglio che lei viva, non voglio!"
...
.
...
CAPITOLO 28.
...
.
...
Quella sera Keane telefon a lord Horfield che, avvertito dal suo maggiordomo, venne all'apparecchio.
Va bene per marted. Vi aspettiamo a pranzo alle sette e un quarto, se non  troppo presto per voi, disse Keane.
La voce chiara e seducente del giudice risponde:
Benissimo. Sofia pensa con grandissimo piacere alla bella serata che trascorrer con voi e gi medita sul vestito che dovr mettersi. Abbiate la bont di presentare i miei ringraziamenti e i miei pi devoti omaggi alla vostra deliziosa signora.
S, certo, grazie, rispose Keane corrugando la fronte.
Arrivederci, fece la voce delicata del giudice.
Keane si allontan dal telefono pieno di odio verso se stesso.
In poche parole, disse a Gaia che gli Horfield sarebbero venuti a pranzo il marted alle sette e un quarto. Gaia non fece alcuna osservazione e di quell'argomento non parlarono pi. Da quando aveva fatto quel tentativo di ristabilire i loro rapporti su un piede di sincerit e di franchezza, tentativo al quale egli s'era opposto con tanta rudezza, Gaia si era chiusa in se stessa. In quella rigida serata invernale si era fatta di ghiaccio anche lei. Meglio cos. Qualunque cosa piuttosto che metter le cose sinceramente in chiaro: Keane aveva ormai una terribile paura della sincerit in casa sua! Ma la desiderava in ogni altro luogo, a proposito di tutto, se ne struggeva, ardeva dal desiderio di provocarla.
Quel marted era il suo incubo; sapendo che avrebbe inevitabilmente segnato una brutta data della sua vita, egli decise di dedicarlo tutto intero a esercitare in ogni modo la sua forza di volont. Nel pomeriggio, si fece condurre alla prigione di Holloway risoluto a parlare alla signora Paradine con energia e con chiarezza. Doveva far in modo, a tutti i costi, che Gaia non parlasse e, invece, doveva a tutti i costi costringere a parlare la signora Paradine! Il processo era ormai prossimo. Non poteva coi suoi sentimenti andare avanti nel buio. Dalla scena che era accaduta con Marsh a Hindley in poi, lo rodeva una dilaniante curiosit che non era la legittima curiosit dell'uomo di legge cui occorre sapere, ma quella dell'uomo che si era spogliato della sua veste di legale mettendo a nudo tutta l'anima sua, tutti i suoi sentimenti.
Quel nero sospetto gli stava fisso in mente, non lo lasciava mai dovunque andasse.
"Deve dirmelo! Bisogna che io sappia!"
Giunse alla prigione deciso ad aver ragione della volont della signora Paradine di mantenere il segreto. Ormai non c'era tempo da perdere: si sentiva in tale stato d'animo da tentare qualunque cosa pur di raggiungere il suo scopo. Entr nella prigione dicendosi:
"Se ogni altro mezzo fallisse, le far paura."
Quel giorno era perfino crudele.
Allorch vide la signora Paradine, fu subito colpito dal suo cambiamento. Era pi magra, o almeno, a lui parve pi magra. E ci gliela fece sembrare pi eterea e, di conseguenza, pi rassomigliante a Gaia. La rassomiglianza tra le due donne si era accentuata; Keane se ne accrse subito.
Avvicinandosi il processo, il tormento dell'incertezza, che doveva presto cambiarsi in certezza, agiva su lei: ora non aveva pi la forza di reagire nascondendo il suo stato d'animo. Per la prima volta, da quando la conosceva, Keane si sent straziato dal pathos della sua tragedia. Fino allora, aveva sentito per lei una gran compassione, ma non era stata quella compassione, quella piet che pervade tutto l'animo di un uomo e gli stringe il cuore. Qualcosa nell'aspetto e nel contegno di quella donna avevano impedito il sorgere e l'affermarsi di un sentimento cos violento. Adesso questo qualcosa era scomparso, almeno per allora.
La signora Paradine lo salut con una specie di ardore contenuto come, cio, se fosse piena di ardore, ma non volesse dimostrarlo troppo.
Pare che sia trascorso tanto tempo! esclam con la sua voce un po' rauca e strascicata.
Keane le prese una mano, guard la custode che li stava osservando attraverso all'invetriata, e si sed.
"Mi sar mai possibile, almeno per un momento, vederla da sola a solo?"
Pens a lei libera e il cuore gli batt pi forte.
Sono stato assente da Londra, disse.
S?
Sono andato a Hindley.
La signora Paradine schiuse le labbra, ma non parl. I suoi occhi chiari parvero dimostrar sorpresa e poi una profonda attenzione non scevra da sospetto.
Ho preso alloggio all'albergo di Sedale on Sands e di l mi son recato a Hindley.
E perch siete andato? Che cosa siete andato a fare? domand quella calcando sulle parole.
Mi sentivo stanco. Avevo lavorato molto anche di notte; avevo bisogno di un po' d'aria buona, avevo bisogno di esser solo.
La fiss negli occhi e aggiunse:
Siete stata voi che mi avete spinto lass! Siete stata voi che mi ci avete attirato!
Io? Ma se sono qui!
Qualcosa che fa parte di voi aleggia forse in quel paese. Chi lo sa? A ogni modo siete stata voi che mi ci avete attirato o che mi ci avete mandato. Che sia l'una cosa o l'altra, non ha importanza. Sono stato a visitare la Hall: sono entrato nella casa, nella vostra camera, nella stanza dove eravate solita dormire. Ho camminato sulla terrazza, nel giardino, lungo il fiume. Era in piena. Ho respirato l'aria del luogo ove vivevate.
S'interruppe. La donna attendeva con gli occhi fissi su lui: Keane vide che il suo viso cominciava ad assumere quella caratteristica mancanza di espressione che lo aveva colpito altre volte; pareva che qualcosa s'insinuasse a poco a poco in quel viso togliendogli ogni vitalit.
Non fate cos! grid Keane in tono aspro. Non lo fate!
Che cosa? Che cosa volete dire? Che cosa sto facendo?
Che cosa state facendo? Voi state cercando di tenermi fuori del vostro pensiero, di rendervi impenetrabile. Non  pi il tempo di fare una cosa simile! Dovete lasciarvi comprendere, altrimenti... non sar in grado di salvarvi la vita!
Sembr che gli occhi le si facessero pi grandi.
Voi mi salverete!... Voi mi salverete!... esclam; poi rimase in attesa.
Al processo, non riuscir nel mio intento se non potr metterci tutto il mio cuore. E voi vi ostinate a tenermi all'oscuro!
Non capisco che cosa vogliate dire! esclam la signora Paradine mentre quell'espressione del suo viso, accentuandosi sempre pi, metteva Keane addirittura in uno stato di esasperazione.
Quando andai a Hindley Hall, disse Keane curvandosi verso di lei con voce bassa ma piena di forza, sonai al portone; mi venne ad aprire Guglielmo Marsh.
Vide che le palpebre gravi e candide erano agitate da un tremito; ma l'espressione del viso rimase inalterata.
Mi fece entrare nella casa, ma mi lasci subito; una donna, la custode, mi fece visitare le stanze. Io aprii una finestra della facciata e, guardando gi, vidi Marsh che stava dicendo al mio cocchiere chi ero. Lo chiamai e gli chiesi di farmi vedere i giardini; rispose che acconsentiva. Ma quando discesi se ne era andato.
Keane s'interruppe. La signora Paradine, immobile sulla sedia, non fiat. Sembrava irrigidita.
Partii per Sedale senza rivederlo, riprese Keane, e gli sembr che la tensione dei lineamenti del viso di lei si rilasciasse alquanto.
Quella sera, all'albergo, era gi tardi e io vegliavo ancora. Mi avevan dato un salotto al pianterreno, vicino alla porta laterale, difaccia alla cancellata della stazione. Forse voi lo conoscete.
La signora Paradine continuava a tacere.
Stavo lavorando in quella stanza. Il personale dell'albergo, dopo aver chiuso porte e finestre, se ne era andato a letto. Udii un rumore, mi posi in ascolto: udii battere alla porta laterale. Andai ad aprirla e mi trovai davanti Guglielmo Marsh.
Keane not che la mancanza di espressione del viso della signora Paradine si faceva pi marcata; pareva il viso di un'idiota. Nulla in esso che rivelasse un barlume d'intelligenza: perfino quei suoi begli occhi eran senza vita, come se, misteriosamente, un velo fosse calato su essi.
Per vedermi, era venuto a piedi da Hindley.
Perch? mormor quella con voce incerta.
Lo feci entrare e restammo a parlare per un bel pezzo. Parlammo di voi.
Di nuovo le tremaron le palpebre.
Mi disse che io non sapevo chi voi foste. Mi disse che eravate una femmina di Babilonia. Sapete che cosa vuol dire questa espressione?
Non ebbe in risposta n un gesto n uno sguardo.
Quell'uomo ha per voi un odio feroce. Voglio sapere perch.
Mentre pronunziava le ultime parole, si accrse di un misterioso rilassamento che dallo spirito della signora Paradine sembrava comunicarsi a tutto il corpo di lei.
Poich noi sappiamo che non siete stata voi a uccidere il suo padrone, quale pu essere la ragione di quest'odio?
Non gli piacciono le donne.
A che pro dirmi una cosa simile? Qui si tratta di un odio personale contro di voi. Se anche il colonnello Paradine fosse ancora vivo, Marsh avrebbe per voi lo stesso odio. Ne sono assolutamente certo.
A Marsh non piacciono le donne.
Non ditemi delle sciocchezze! esclam Keane rudemente. Avete a che fare con un avvocato che sa il suo mestiere, e non con un ragazzino che va ancora a scuola! Per amor del Cielo, persuadetevene e non ditemi delle stupidaggini! Non son disposto a udirne!
Fece un movimento violento come se volesse alzarsi, ma poi si ricord della guardiana che li osservava e si contenne.
Sto dicendo la verit;, fece la signora Paradine con ostinazione, ci saranno delle testimonianze a questo proposito.
Non continuate a raccontarmi delle cose che io so gi... altrimenti io... io...
S'interruppe a un tratto: cercava disperatamente di dominarsi. La presenza della guardiana, che li stava osservando a cos poca distanza, lo esasperava. In quel momento, non os dir di pi: chiuse gli occhi e fece uno sforzo perch i suoi muscoli si rilasciassero. Ma, sebbene tenesse gli occhi chiusi, pareva che fissasse qualcosa che era come un serpente avvolto su se stesso, quel suo orribile sospetto. Dopo un istante apr gli occhi.
Il mio colloquio con Marsh, disse, il suo modo di fare, le sue parole, tutto il suo contegno, il suo sguardo mentre mi parlava, hanno prodotto in me un'impressione che non posso dimenticare. Signora Paradine, noi odiamo, allorch odiamo, coloro coi quali abbiamo pi a che fare. Noi sentiamo odio, se questo sentimento alberga in noi, verso persone che vivono con noi in intimit. Odiamo ci che conosciamo bene, non ci che non conosciamo! Voi avete detto che a Marsh non piacciono le donne...
 vero.
Altri dicono che le odia.
S. Ed  cos.
Con voce lenta e grave, Keane disse:
Da quando ho parlato con Marsh, qualcosa mi dice, si tocc il petto, che un uomo che odia le donne, odier pi d'ogni altra quella che con la sua forza di seduzione lo avr costretto a passar sopra a questo suo sentimento.
Attese un momento, poi soggiunse:
Per una volta! Potrebbe darsi anche per una notte soltanto!
Un tremito leggiero agitava l'alta persona della signora Paradine. Keane se ne accrse e si sent invadere da un mortale senso di nausea. Allora cap la terribile differenza che passa tra il sospetto e la certezza. Appoggiandosi pesantemente sulla tavola, presso alla quale stava seduto, esclam:
Signora Paradine, Marsh  stato il vostro amante!
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
.
...
Quando suo marito arriv a casa a cambiarsi di vestito per il pranzo al quale erano invitati gli Horfield, Gaia fu penosamente colpita dal suo aspetto. Il suo viso sempre pallido di un pallore eburneo, aveva preso una tinta giallognola che faceva pensare a cattive condizioni di salute; il suo sguardo pareva sfuggisse quello altrui e i suoi occhi sembravan quelli di un febbricitante. Non riusciva a tener ferme le mani; in tutto ci che faceva c'era un che di disordinato che faceva pensare a uno che fosse sul punto di avere un collasso nervoso. Gaia lo guardava stupita e quasi con un senso di paura.
Che cosa c'? egli domand con voce aspra.
Come?
Ma s; perch mi guardate in quel modo?
Avevo paura... non vi sentite bene?
S, benissimo; non son mai stato meglio. Quei giorni di riposo l, nel Nord, mi hanno fatto molto bene. Mi sento pronto a tutto.
Diede un'occhiata al suo orologio.
Ho giusto il tempo di fare un bagno alla svelta. Il pranzo  per le sette e un quarto, non  vero?
S.
Allora faccio a tempo.
E usc in fretta dalla stanza.
Per la prima volta in vita sua, Gaia ebbe non soltanto paura per suo marito, ma anche paura di lui.
Si rec nella sua camera a vestirsi per quell'odioso pranzo; si sentiva il cuore oppresso. Si sentiva sola in quella casa che era la sua casa; si sentiva fuori posto come un'intrusa che, per, non sapeva come andarsene e dove andarsene. La prospettiva del pranzo e di quella lunga serata da trascorrere al teatro le faceva orrore.
Da quando suo marito aveva insistito perch quel pranzo avesse luogo, Gaia si domandava sempre se aveva compreso il motivo per il quale desiderava che si astenesse da ogni atto amichevole verso lord Horfield. Non gli aveva esposto quel motivo, ma doveva averlo compreso. E se aveva compreso, come poteva insistere? Era proprio caduto cos in basso? Oppure, realmente, anteponeva il suo dovere rispetto alla sua cliente, considerandola solo come cliente, al suo dovere verso la moglie? Se, in luogo della signora Paradine, avesse dovuto difendere un uomo, avrebbe agito allo stesso modo, avrebbe insistito con sua moglie con tanto calore?
Quella sua esclamazione: "Venga gi anche il cielo, allora!" pronunziata con tanta selvaggia violenza mentre si precipitava fuori della stanza; provava che quella supposizione era infondata.
Quando la signora Paradine fosse salva, allora Gaia avrebbe potuto trattar Horfield come pi le fosse piaciuto. Marco non se ne sarebbe curato; ma adesso doveva portare il suo contributo per aiutarlo a raggiungere quel fine cui egli aspirava con tanta passione.
"E io non so se questa donna sia innocente o colpevole. E poi non credo che a Marco ci importi menomamente. Forse, in principio, gliene importava, ma adesso? Innocente o colpevole, dev'esser salvata! Questo  quello che gl'importa!"
In quel momento la cameriera domand:
Quale vestito desiderate mettervi stasera, signora?
Uno qualunque, Franca, uno qualunque! Non me ne importa nulla! Qualcosa di nero; s. Lady Horfield avr certo un vestito color arancione o rosso scarlatto; non voglio che il contrasto sia stridente, e non voglio nemmeno, aggiunse dopo un istante di esitazione, mettermi uno dei miei vestiti migliori.
La cameriera parve sorpresa.
S, qualcosa di molto semplice. Non ho voglia di vestirmi; non ci tengo a far bella figura! Fatemi il favore di tirar fuori il vestito che mi piace meno.
Davvero, signora?
La cameriera, ancora un po' dubbiosa e come turbata, si diresse verso il guardaroba in cui erano custoditi i vestiti di Gaia. La sua signora non voleva far bella figura! Il vestito che le piaceva meno! Franca non arrivava a comprendere; tuttavia obbed, prendendo un vestito da sera, nero, modestissimo, e lo mostr a Gaia e le disse:
Va bene questo, signora?
S, s. Che ora ?
Quasi le sette, signora.
Cos tardi?
Il viso di Gaia si contrasse per un istante in una smorfia che sorprese la cameriera.
"Che le sia preso un tic nervoso?" pensava questa mentre aiutava la padrona a indossare quel vestito che non le piaceva.
Datemi una sigaretta, Franca, per favore... E dopo potete andarvene. Desidero starmene tranquilla a fumare in pace per qualche minuto.
S, signora.
Grazie. Un fiammifero. Nient'altro.
Quando la cameriera era gi arrivata alla porta della camera, Gaia le disse:
Fatemi il favore di dire a Baker di mandarmi un cocktail.
S, signora.
Franca se ne and ancor pi stupita: torn qualche minuto dopo portando un cocktail.
Non so come si chiama, signora, ma Baker dice che  buono!
Va benissimo, va benissimo! Ora potete andarvene.
Franca usc dalla stanza.
Ancora cinque minuti e poi sarebbero arrivati! Gaia bevve il cocktail, pos il bicchiere e accese un'altra sigaretta.
Aveva avuto torto o ragione lasciando che quel pranzo avesse luogo? Non sapeva che pensare; dapprima aver ceduto le parve un segno di debolezza, quasi una degradazione, poi le parve che fosse suo dovere ricevere Horfield, nonostante ci che era accaduto. Se la vita di una donna, e specialmente la vita di quella donna, poteva esser posta in pericolo dal suo rifiuto, allora certo il suo sacrificio era opera meritoria. Quel sacrificio era per lei crudele per il fatto che non riusciva a liberarsi da un desiderio, da un abietto desiderio che non l'abbandonava mai. Ma avrebbe combattuto contro quel peccato, contro quella colpa della sua mente, anzi, della sua anima. Un simile modo di agire poteva essere davvero segno di debolezza, poteva essere davvero biasimevole?
Per, era un brutto affare; un brutto affare davvero! Mentre si alzava per scendere al pianterreno, dove avrebbe dovuto cominciare la sua parte di ipocrita, si sent come insudiciata, come se avesse avuto una macchia sulla coscienza.
Quella sera avevan deciso di non servirsi del grande salone da ricevimento.
Subito dopo pranzo, si sarebbero recati al teatro. Gaia trov suo marito nel salotto dove, di solito, si trattenevano seduti presso al fuoco. Sausage gli stava vicino. Pareva che tutt'e due fissassero il fuoco.
Avete fatto presto, Marco!
Sausage agit la coda.
Non voglio fare aspettare un giudice! Stasera bisogna che facciamo del nostro meglio, disse Keane parlando in tono deciso. I nostri pregiudizi dobbiamo metterli da parte. La sincerit mi sta tanto a cuore quanto a voi: ma ci son delle volte che occorre nascondere i propri sentimenti di avversione.
Avversione! esclam Gaia stupita dall'improvvisa violenza con la quale egli aveva pronunziato l'ultima parola.
Lord e lady Horfield! annunzi Baker aprendo la porta.
E lady Horfield, che per una volta tanto era vestita di nero, si fece avanti a grandi passi seguita dal giudice, il quale portava all'occhiello un garofano di un candore immacolato e aveva un'aria, cos pens Keane, glaciale e imperturbabile.
I due uomini cominciarono subito e continuarono per tutta la sera a recitar la commedia. Keane ne era consapevole e sentiva che quell'abilit che lui e il giudice dimostravano nell'ingannarsi reciprocamente dava loro una patente d'inferiorit morale rispetto alle due donne, per quanto potesse, per, considerarsi una prova della maggiore abilit, della maggiore accortezza del sesso forte. Si era prefisso di recitar la sua parte in modo da avere pieno successo. Il colloquio che aveva avuto nel pomeriggio con la signora Paradine lo aveva messo nello stato d'animo di chi dovesse affidare il proprio destino alla prova del fuoco. Si sentiva preso da un certo fatalismo del quale non si era mai accorto prima d'allora: aveva la confusa coscienza, che sarebbe stato costretto a battere vie oscure, che forse avrebbe, perfino, dovuto penetrare nell'antro infernale delle Furie. Ci era inevitabile. Non c'era via di scampo per lui. Non gli rimaneva da far altro che andare avanti coraggiosamente, facendo appello a tutta la sua energia e deciso a non lasciarsi sopraffare da qualunque cosa potesse accadere. Ci che era accaduto in quel pomeriggio sembrava avesse esasperato la sua risolutezza. Era come un uomo inginocchiato davanti alla propria forza di volont; provava quel sentimento di indifferenza che  foriero della disperazione, ma lo nascondeva con le sue maniere attraenti, con una cordialit e con una simulata gaiezza e naturalezza che dovevano trarre in inganno Horfield. Non c'era tempo da perdere. Doveva darsi da fare per annullare gli effetti dei suoi precedenti errori di condotta; un tempo si era comportato come un vero sciocco con Horfield ed era stato troppo sincero, ma ora doveva farglielo dimenticare, senza esagerare in senso opposto. Un'esagerata ostentazione di sentimenti poteva mettere in sospetto un uomo accorto come Horfield, per quanto, forse, egli non fosse addirittura insensibile ai complimenti adulatori, purch garbati e delicati, anche se fatti da un uomo. Keane non aveva dimenticato ci che lady Horfield gli aveva detto circa il fatto che suo marito indovinava sempre i sentimenti degli altri a suo riguardo.
Horfield lo affront, o almeno parve affrontarlo, con fredda sicurezza non scevra, per, di una punta di disagio, fiducioso nella superiorit della ben provata sua intelligenza come un buon nuotatore che si affida a un'onda, sapendo che essa non potr sommergerlo, ma lo porter pi vicino alla mta. Parl molto e volentieri, ma senza fretta. Una delle sue pi seducenti doti di parlatore era quella di non dar mai l'impressione che il parlare gli costasse uno sforzo; inoltre, non pareva mai che egli tenesse a fare effetto. Per di pi, era sempre pronto a prestare attenzione a qualunque cosa, per poco che ne fosse degna. Perfino le chiacchiere confuse e incoerenti di sua moglie trovarono in lui quella sera un ascoltatore benevolo e sorridente, come se si trattasse delle stravaganze d'un bambino.
"Non pu far diversamente, poveretta!" pareva dicesse, e si asteneva dalle solite ironiche osservazioni, alle continue contraddizioni della moglie.
Riusc anche a nascondere, durante il pranzo, il suo umore "acre e rabbioso". Keane, che l'osservava attentamente e senza stancarsi; non arriv a scorgere alcun cambiamento nel suo contegno con Gaia. Nulla lasciava vedere che egli si sorvegliasse o che nascondesse la sua ostilit. Era difficile credere che facesse uno sforzo per rendersi simpatico a una persona dalla quale aveva ricevuto il pi secco rifiuto che un uomo possa ricevere da una donna. Eppure quel rifiuto era una cosa quanto mai certa. Poich Gaia, con tutta la sua gentilezza, sapeva essere all'occorrenza chiara e precisa. Keane era sicuro che sua moglie non aveva lasciato alcun dubbio al giudice circa i propri sentimenti verso di lui.
Tanto Gaia quanto lady Horfield si sentivano a disagio: gi lady Horfield,  vero, si trovava sempre a disagio quando era in compagnia di suo marito, ma quella era senza dubbio una delle sue peggiori serate. Keane aveva la sicurezza che, in fondo, si sentisse colpevole verso suo marito: rivelare ci che aveva rivelato era stata per lei una necessit, ma se ne vergognava, pur essendo pronta a ricominciare se ce ne fosse bisogno. Due opposti sentimenti la tormentavano; la paura di aver commesso un tradimento verso suo marito e il convincimento di essere stata indotta a parlare da quel Dio in cui credeva. Si trovava tra l'uomo che adorava d'un amore disperato e una donna di cui aveva compassione con tutto il suo cuore di donna. Keane aveva piena coscienza di quella terribile tragedia che si stava svolgendo in lei: in quel corpo goffo, sgraziato e quasi elefantesco, c'era una tale intensit di sentimento che ne era commosso ed attratto.
Durante il pranzo per quanti sforzi ella facesse, per mostrarsi allegra e contenta di trovarsi in compagnia dei suoi ospiti, il suo contegno faceva pensare a un essere colpevole, tormentato dalla paura di una possibile scoperta della sua colpa. Keane e certo Horfield dovevano aver veduto spesso delle persone nelle sue condizioni, che tremavano prima e dopo l'interrogatorio: persone non sempre colpevoli, ma quasi sempre convinte di aver qualcosa da nascondere e, a cagione della loro stessa sensibilit, tormentate dall'idea di non esser capaci di nascondere i loro pensieri. Tutti i loro lineamenti tradivano quell'affanno; ma specialmente gli occhi, nei quali l'incertezza e l'ondeggiamento del loro animo eran cos chiaramente visibili. Pi volte, durante il pranzo, Keane not che Horfield, coi suoi freddi occhi grigi semichiusi, fissava il viso congestionato della moglie, mentre le labbra gli si atteggiavano a un sorriso come se quella vista lo divertisse. Pi volte quegli occhi si posarono su di lui, e Keane rivolse a se stesso la domanda che si fanno i testimoni:
"Sa o non sa? Ha scoperto oppure no?"
Certo Horfield doveva aver compreso che tra Keane e la propria moglie c'era stato una specie di tacito, imprecisabile accordo; ma di qual natura fosse, non poteva saperlo. Eppure... Keane non era sicuro nemmeno di questo, perch nella sua lunga carriera piena di tanti e cos brillanti successi, Horfield doveva aver acquistato un'abilit speciale per leggere nel pensiero altrui. Poi, la sua vita era stata un seguito di circostanze in cui quella sua facolt doveva essersi singolarmente affinata. Scoprir ci che si voleva tenergli nascosto era precisamente il suo mestiere. Ci che passava per la mente di sua moglie poteva forse sfuggire al suo acume? Non sembrava possibile. Eppure, se egli avesse conosciuto i motivi di quella specie d'intimit che si era stabilita tra sua moglie e Keane, avrebbe certo fatto qualcosa per punirla di ci che, senza dubbio, gli sarebbe apparso come un mostruoso tradimento ma, invece, non le aveva inflitto alcuna punizione, perch si comportava con lei come al solito, eccetto che dimostrava una maggior tolleranza. Nel suo modo di trattare Keane, poi, non c'era proprio nulla che uscisse dall'ordinario.
E nemmeno c'era niente d'insolito nel modo con cui trattava Gaia. Certo egli era un artista consumato nell'arte di fingere; c'era, anzi, a parere di Keane, qualcosa di quasi inumano nel suo talento per nascondere quello che riteneva necessario di nascondere. A volte si lasciava andare e, in qualche momento, era anche sbadato, ma certo non mai quando non voleva esserlo.
Al pari di lady Horfield, quella sera, Gaia non riusciva a celare il suo turbamento; ma, mentre lady Horfield era di una loquacit e di una cordialit non naturali, Gaia si era chiusa in un gelido silenzio e, per quanto si sforzasse, non riusciva a vincersi. Keane sapeva che essa voleva far la sua parte, che era pronta a recitar la commedia, lei, Gaia, ma che la novit e la difficolt di quel compito avevano ragione della sua buona volont. Sorrideva amabilmente e talvolta riusciva anche a mettere nelle sue maniere una certa vivacit; ma era una vivacit che durava poco e che serviva soltanto a sottolineare la sua silenziosit e a mettere meglio in evidenza il suo insolito pallore e che faceva stare Keane in uno stato di continua tensione nervosa. L'ira e l'ammirazione si combattevano in lui; ammirazione per l'assoluta mancanza di abilit nel fingere che sua moglie andava dimostrando, ira perch non si comportava con lord Horfield com'egli l'aveva pregata. Tante donne che egli conosceva, che, anzi, tutt'e due conoscevano, avrebbero assolto quell'incarico senza difficolt e anche con un certo perverso piacere, ma Gaia, no! Pareva che Gaia, l'eterea Gaia, non potesse esser altro che sincera. In certo modo, anche in quelle sue condizioni, Keane sentiva di poterla amare per quella sua qualit; ma il pensiero che l'incapacit di sua moglie nel fingere potesse annullare l'effetto dei propri sforzi lo teneva a disagio. Cos lui, a suo parere, riusciva perfettamente nel suo compito da ipocrita, ma il suo successo veniva annullato dall'insuccesso di Gaia. E allora a che pro? Non avrebbe raggiunto lo scopo che si era prefisso con quell'invito: forse era stata una stupidaggine da parte sua aver insistito tanto perch quel pranzo avesse luogo!
Per fortuna, essendo soltanto in quattro, la conversazione non poteva essere che generale e quindi il silenzio di Gaia passava pi facilmente inosservato; per, per il fatto che di quelle quattro persone sedute intorno alla tavola tre erano agitate da violenti sentimenti di odio, perfino l'aria sembrava a Keane satura di elettricit. Sapeva che Gaia detestava lord Horfield e che lord Horfield certo si sforzava di nascondere la sua ostilit verso Gaia; lui poi aveva orrore di Horfield. Su un punto solo non era riuscito a sapere ci che voleva sapere: ignorava, infatti, di che natura fossero i sentimenti di lady Horfield verso Gaia. Doveva conoscere l'attrazione che lady Keane esercitava su suo marito perch, a modo suo, confusamente, ne aveva avvertito Keane: ma non gli aveva lasciato capire i propri sentimenti.
Era naturale che Keane, sapendo quale appassionato amore ella avesse per il marito, fosse indotto a pensare che ella odiasse Gaia; ma non ne aveva mai avuto prove e non era nemmeno sicuro che lady Horfield, nonostante l'ardore nascosto del suo animo, fosse capace di odiare. Forse essa era soltanto addolorata per Gaia, cos com'era addolorata per suo marito. Col suo intuito femminile, forse aveva indovinato la profonda intima moralit di Gaia; a ogni modo, non se ne era mai mostrata gelosa, e non se ne dimostrava gelosa neppure allora.
Dovendo recarsi a vedere recitare la signora Blason, era naturale che parlassero di lei; lord Horfield fece alcune interessanti osservazioni sulle "prove", come egli le chiamava, di carattere che essa dava nel recitare e su quelle che dava nella sua vita privata.
Qual' la vera signora Blason? disse a un tratto. Quando la vidi la prima volta sulla scena credei di trovarmi in presenza d'una donna eterea, d'intensa sensibilit, di grande immaginazione e incline per temperamento alla malinconia e perfino, forse, alla tragedia; le attribuii una forte mentalit e potenti aspirazioni. Voi potreste dirmi che tutto ci apparteneva alla donna che essa incarnava quella sera, ma io l'ho vista recitare in varie parti, e sempre, per quanto diverse fossero, sentii che dietro o sotto di esse c'era quella sua strana personalit. Certo da artista qual', era sempre vera e naturale come la troveremo anche stasera. Ma quando la incontrai in societ, mi trovai davanti una brillante buffoncella, piena di umorismo, che, in luogo di far risaltare il lato triste di ogni cosa, come ad esempio faceva la Duse, metteva tutto in ridicolo, si curava della verit solo in quanto, nelle esibizioni del proprio spirito; poteva procurarle un applauso, e avrebbe venduto l'anima nostra per un beau mot da fare il giro di tutte le tavole di Londra. Dov' dunque, la vera signora Blason? Dobbiamo cercarla nelle sue manifestazioni artistiche o nella sua vita? Che ne pensate voi, lady Keane? Dove la cerchereste?
Non lo so, disse Gaia con voce cupa e malinconica:, Non ci ho ma pensato.
Ma allora, insist lord Horfield con sorridente ostinazione, da che cosa vi fate guidare, quando volete veramente capire l'animo di una persona?
Dalle sue azioni, disse Gaia mostrando una certa riluttanza.
Non vi  mai venuto in mente che le azioni possano esser compiute per trarre in inganno?
Io credo che l'inganno si nasconda pi spesso nelle parole.  pi facile dire che agire. Chiunque pu dire una cosa gentile, ma fare una cosa gentile significa prendersi un disturbo e il risultato di ci  meno pronto e meno evidente. Una persona scortese pu con facilit dire una cosa gentile, ma non pu, con la stessa facilit, fare una cosa gentile.
Siete di un realismo terribile!... Non  vero, Keane?
Credo di s, disse Keane dopo aver dato un'occhiata a sua moglie.
Dev'essere difficile a ingannare! aggiunse Horfield; poi, dando uno sguardo a sua moglie:, Qual' la vostra opinione, Sofia?
Non lo so, rispose lady Horfield trasalendo. Non ho ben compreso... Io...
Siete realista, voi? Da che cosa giudicate le persone?
Oh, io... non credo, forse... nella Bibbia sta scritto: "Non giudicate se non volete esser giudicati".
Bella prospettiva per me, se si tien conto che non faccio altro! esclam Horfield.
Ma non volevo dire... voi dovete giudicare...  la vostra professione.
Cos ho sempre pensato!
Tuttavia... riprese lady Horfield esitando, dopo aver dato uno sguardo febbrile a Keane, potreste essere un giudice pietoso.
Lord Horfield apr a met l'occhio sinistro.
Davvero?
Credo che questo sia il vero significato delle parole della Bibbia.
Parve che stesse lottando in silenzio contro qualcosa; poi, alla fine, le vennero fuori queste parole:
Cio, se giudichiamo duramente gli altri, saremo giudicati duramente anche noi.
Proprio cos? Quando?
Alla fine! esclam lady Horfield con sincero ardore.
E, cio? insist il giudice con un sorriso.
Oh, lo sapete benissimo!
Mia moglie crede al giudizio universale, capite? disse Horfield. Forse  la sola in tutta Londra. Ha un'immaginazione potentissima. Spesso le ho detto, aggiunse con voce pi metallica, che il dovere di un giudice  quello di essere rigorosamente giusto e non quello di essere misericordioso.
Ma gli uomini hanno idee diverse su ci che  rigorosamente giusto! disse Keane.
 vero: un uomo, per, non pu che procedere secondo i propri lumi!
O secondo la propria oscurit!... mormor Keane senza accorgersene.
Stizzito con se stesso per essersi lasciato sfuggire quelle parole, cambi argomento e cominci a parlare della produzione alla quale dovevano assistere quella sera.
Siamo vicini alla scena; abbiamo delle poltrone di seconda fila.
Ma voi mi avevate detto che avevate preso un palco, Marco! fece Gaia sorpresa.
Keane fece il viso di uno che  preso alla sprovvista. Un altro errore! Stava proprio diventando stupido?
Credevo;, si affrett a dire, ma c' stato uno sbaglio. Quel palco era gi venduto. Cos ho dovuto prender delle poltrone.
Vide che gli occhi di Horfield non facevano che osservare lui e Gaia. Questa sembrava depressa: aveva compreso che suo marito aveva detto una bugia in quel momento e un'altra a lei e a Giuditta Flaquer, quando aveva asserito di avere un palco per L'ultimo farthing.
Vogliamo alzarci? disse volgendosi a lady Horfield mentre tirava indietro la sedia.
Volentieri, fece lady Horfield alzandosi anche lei.
Keane guard l'orologio.
Abbiamo ancora qualche minuto. Horfield, gradite un bicchiere di Porto? Verremo subito, lady Horfield.
Quando le due signore furono uscite, Keane and a sedersi presso al giudice. Dopo un momento di silenzio, Horfield disse con voce melliflua:
Questo  davvero un vino di Porto sopraffino Di che anno ?
Del milleottocentosettanta.
Ah, una delle annate famose! Che fortuna la vostra di possederne qualche bottiglia!
Ne ho parecchie dozzine. Lasciate che ve ne mandi qualcuna.
Siete troppo buono, ma io non posso privarvi di un vino cos prezioso!
Ricordatevi piuttosto che mi avevate promesso qualcuno dei vostri maravigliosi avana! disse Keane in tono cordiale e quasi scherzoso.
Perbacco, avete ragione! esclam Horfield. Li riceverete subito. Credevo di averveli mandati per Natale.
E io vi mander qualche bottiglia di questo, disse Keane toccando il bicchiere.
Gli pareva che qualcosa, forse il vino, avesse messo Horfield di un umore pi dolce del solito. Per un momento, la sua voce e perfino il suo sguardo solitamente ironico avevan preso un'espressione di simpatica gentilezza. Forse aveva anche lui il suo punto debole. Del resto, tutti gli uomini non hanno forse il loro punto debole se si riesce a trovarlo? Keane si sent preso da un improvviso desiderio di conquistare Horfield, di fare il rischioso tentativo di sopraffare, una volta per tutte, l'indubbia antipatia che il giudice aveva per lui e che doveva esser diventata pi forte a cagione di ci che era avvenuto con Gaia. Tutto il Foro londinese conosceva l'audacia di Keane in "casi" di grande importanza; a volte si lasciava trascinare addirittura; per lui, la pi grande difficolt consisteva nel sapersi padroneggiare, nel procedere con le dovute cautele. Fu quindi in uno di questi momenti di audacia che, avvicinata la sua sedia a quella del giudice, gli disse:
Sar per me un gran piacere mandarvi il vino, ma spero che vorrete venire ancora qualche volta a gustarlo qui come stiamo facendo adesso, quando questo importante "caso" nel quale siamo tutt'e due interessati sar finalmente passato in giudicato.
S'accrse che una debole espressione di maraviglia era comparsa per un istante sul viso pallido e affilato del giudice: quell'espressione avrebbe dovuto mettere in guardia Keane, ma poich svan in un attimo, egli continu:
Questo "caso"  adesso la mia vita e son lieto di dover assolvere il mio compito di difensore davanti a un giudice come voi. Credo che tra i miei colleghi del Foro sia molto diffusa la voce che io, quando mi appassiono per un "caso" che mi  stato affidato, divento stizzoso, difficile a trattarsi, e che talvolta mi arrabbio con me stesso perch non sempre riesco a dominarmi. Mi permetto di dire, anzi, affermo addirittura che voi lo sapete. Nessuno pi di me si rammarica di questo fatto quando il calore della passione se n' andato e io posso contemplar le cose nella fredda luce del passato. Ma la verit  che io non son capace di non mettermi al posto dei miei clienti e di non appassionarmi alla loro sorte. Conoscete le parole, tanto spesso citate di Bunyan, il famoso prosatore del diciassettesimo: " la grazia di Dio che io vado qui cercando". Le ho sempre in testa quando difendo un accusato.
Ma quelle parole sarebbero pi appropriate a un colpevole che a un innocente! esclam Horfield mentre, girando il bicchiere tra le dita lunghe e giallicce, lo sollevava contro la luce. Soltanto "la grazia di Dio" che, in questo caso, significa il perdono di Dio, non potrebbe essere invocata a proposito di uno che fosse immune da colpa. Non siete del mio parere?
Comprendo il vostro modo di vedere: ma  tanto facile sentirsi immuni da colpa quando la nostra colpevolezza non  mai stata scoperta! Per me,  difficile non comprendere, in qualche modo, il senso di fiducia nel proprio diritto che fa accalorare molti colpevoli. E devo confessare che a volte sento simpatia perfino per il colpevole.
Keane stava facendo sforzi disperati per toccare le pi sensibili corde del cuore del giudice, per far vibrare in lui il sentimento di umanit, ma non c'era ancora riuscito; convinto che anche nel cuore di Horfield dovesse esserci un punto debole, decise di continuare nei suoi sforzi per mettersi in rapporto con lui, ponendo risolutamente da parte i sentimenti di antipatia e di paura che gli ispirava.
La vita  stata cos difficile per tanti colpevoli! Tanti di essi son vittime della vita!
Scusate, Keane, ma dovete ammettere che continuando a considerare i delinquenti sotto codesto aspetto finireste col chiuder voi, o qualsiasi altro uomo, in una rete di sentimentalit! osserv il giudice.
Poi, facendo di nuovo girare il bicchiere tra le dita e osservandone contro luce lo splendido color rubino esclam:
Che vino maraviglioso!
E ne bevve un sorso.
In quel momento, ricordandosi della terribile rivelazione di lady Horfield, parve a Keane che quel vino fosse sangue e che Horfield fosse il vampiro delle leggende. Pure, volle persistere nel suo tentativo, deciso a non permettere che sul fato di una donna potesse in qualche modo influire la propria mancanza di risolutezza.
E che cos' la sentimentalit? domand.
Un brutto sentimento, un sentimento assolutamente male indirizzato.
Spero che non mi si possa attribuire questa colpa, disse Keane con un certo improvviso calore, ma ho notato che coloro che son privi di sentimento, son sempre pronti a chiamare sentimentalit ogni manifestazione di sentimento che essi scorgono negli altri.
Ancora un mezzo bicchiere, scusate!
Vi domando scusa io: lasciate che ve lo riempia. Un vino cos non pu farvi male.
Abbiamo ancora tempo?
S, ancora sette minuti almeno. Mi permettete di farvi una domanda, una domanda su qualcosa che vi riguarda proprio personalmente?
Keane si accrse che Horfield, nell'udire le ultime tre parole, s'era irrigidito e aveva serrato le labbra sui suoi lunghi denti gialli.
Fate tutte le domande che volete, come deve dire il candidato alle elezioni a chi vuol rivolgergli delle domande imbarazzanti!
Voi, una volta, facevate l'avvocato, e anzi, eravate uno dei pi brillanti avvocati del nostro Foro.
Facevo l'avvocato... proprio cos.
Vi sembra che l'esser diventato giudice vi abbia fatto cambiare il modo di considerare l'umanit che, diciamo cos, si trova in contrasto con la legge?
Horfield gli diede un'occhiata penetrante.
E perch mai?
Penso che ci potrebbe essere. Spesso mi  accaduto di pensare a quello che farei io stesso se fossi giudice e ben compreso della mia condizione; credo che l'inalzare un uomo a un simile posto, fare di lui, cio, una specie di superuomo, di divinit dell'aula giudiziaria, possa avere sul suo naturale un ben definito effetto. Un giudice ha un tal potere di bene o di male, da farmi sembrare che un tal potere dovesse far sorgere in me uno di due sentimenti ben differenti.
Quali sono?
Paura, oppure, una durezza adamantina.
E perch questa durezza?
Non vi pare che debba esser questa la conseguenza della propria condizione di supremazia?
E i giurati allora?
Ma i giurati son chiamati a quell'ufficio, di regola, una volta all'anno, mentre il giudice assume il seggio presidenziale una settimana s e una no. I vostri sentimenti verso coloro che compaiono in giudizio sono oggi gli stessi di quando facevate l'avvocato?
Non ricordo pi quali fossero i miei sentimenti quando facevo l'avvocato, rispose Horfield con aria arcigna. Quali sono i miei sentimenti oggi che son giudice? Io mi considero, com' mio dovere, semplicemente e puramente un organo esecutivo. Non ho che uno scopo: sviscerare il "caso", ricevere il verdetto e pronunziar la condanna.
Salvo che non sia un verdetto di non colpevolezza! disse pronto Keane.
In questo caso, disse Horfield con un sorriso stentato, ho la felicit di restituire a un mio simile quella che si chiama libert.
"E questa  una cosa che voi detestate!" pens Keane con profonda amarezza.
 una delle soddisfazioni che offre il mestiere di giudice, continu Horfield. Posso affermarvi che , anzi, una delle maggiori soddisfazioni.
Voglia Iddio che possiate averne una simile nel "caso Paradine"! esclam Keane in un improvviso accesso di passione del quale fu sorpreso egli stesso.
Questo "caso"  sub judice e quindi io non posso discuterne con voi! disse Horfield serrando i denti con un colpo secco che Keane ud perfettamente. Ma non vogliamo andare a raggiungere le signore?
Keane scatt in piedi: si sentiva come agghiacciato da un'improvvisa doccia di acqua gelata. Quel colpo secco col quale il giudice aveva serrato i denti, chiudendo la bocca, gli aveva fatto l'effetto del rumore della porta di una prigione, chiusa con violenza dietro alle spalle di un condannato. Si fece di fuoco in viso, ripensando alle sue impetuose e imprudenti parole. Horfield aveva parlato esattamente come uno che si fosse accorto di esser oggetto di un tentativo di corruzione e se ne fosse indignato. Per un momento, Keane trem come sotto l'effetto di una percossa; poi si riprese e con voce fredda e calma come quella del giudice, disse:
S, possiamo andare.
Tir fuori l'orologio e gli diede un'occhiata.
Siamo proprio in tempo.
Benissimo. Il ricordo di questo vino di Porto mi accompagner per tutta la rappresentazione.
Il giudice era ridivenuto l'ospite affabile e cortese.
"Che voi siate maledetto, voi e la vostra cortesia!" disse Keane tra s mentre apriva la porta.
Trovarono le signore coi mantelli gi indossati, pronte a uscire. Entrando nel salotto, lo sguardo di Keane incontr quello di lady Horfield; uno sguardo che conteneva una domanda e insieme una muta preghiera: egli comprese infatti chiaramente come essa, con quello sguardo, volesse dirgli:
"Vi  riuscito di cattivarvi mio marito?"
Involontariamente corrug la fronte; non pot impedirselo. Poi disse:
Ebbene, dobbiamo andare. Arriveremo proprio a tempo.
Comparve Baker portando la pesante pelliccia del giudice. Mentre la indossava, Horfield disse:
Abbiamo tutt'e due le macchine. Vogliamo dividerci? Keane, volete prender mia moglie nella vostra macchina e permettermi di prender lady Keane nella mia?
Senza guardar Gaia perch sentiva di non averne il coraggio, Keane rispose:
Certo! Col pi gran piacere! Ci ritroveremo nel foyer, allora. Lady Horfield, posso farvi strada?
Oh! Se voi... io e voi... Horfield, desiderate che noi...
Avanti, cara! Avanti! Noi vi seguiamo.
Lady Horfield si avvi per il vestibolo strascicando la lunga coda del suo vestito nero. Keane la segu, ma non os dare a Gaia neppure uno sguardo.
...
.
...
CAPITOLO 30.
...
.
...
Appena l'automobile si mosse verso Regent Street, Keane sent la manina di lady Horfield premergli dolcemente il polso; nello stesso tempo gli domand:
Perch avete invitato mio marito stasera?
Per quello che voi mi diceste quel giorno alla mostra Sedelsward. Mi diceste che dovevo esser gentile con lui. Io cerco appunta di esserlo.
Ma vostra moglie? Lei... lo desiderava?
Keane sent il suo corpo irrigidirsi. Lady Horfield gli lasci libero il polso. I suoi occhietti distratti continuavano a fissarlo nella semioscurit.
 possibile che lo desiderasse? Se lei... Stento davvero a credere...
Mia moglie riceve sempre volentieri i nostri amici in casa nostra. E voi, signora, l'avevate molto gentilmente invitata durante la mia assenza.
Ma non fui io... fu Horfield che me la fece invitare. Non dovete credere che io...
Cara lady Horfield, io non m'inganno mai sul conto vostro! Io so che siete retta, onesta e sincera come la luce del giorno. Tutt'e due lavoriamo per la signora Paradine. A proposito, la vostra salute va meglio?
Prego! Prego! mormor quella agitandosi sul sedile. Se a volte sembra che io... qualche volta io devo... non  che... non parliamo di queste cose...
Sta bene. Non ne parliamo... So perfettamente come stanno le cose.
No! Voi non lo sapete! No davvero! Nessuno lo sa. Voi dovete credere che io sia un'orribile vecchiaccia se...
No, non lo credo affatto. Non ho mai pensato male di voi.
Ma non dovete pensar male di lui. Questo  ci che voglio dire.
S'interruppe. Keane rimase in silenzio.
Non  lui. Horfield non  lui.
Non capisco.
E accaduta una cosa... non posso dirvela!
Non me la dite! esclam Keane impetuosamente.
No, certo! Ma  fuori di s. Voi non sapete...  un uomo facile alle commozioni. Nessuno lo crede... ma io lo so. Se sapeste tutto, credo che sareste pronto...
Pronto a che?
A perdonargli.
Perch dovrei avere qualcosa da perdonare a lord Horfield? domand Keane con asprezza.
Potrebbe darsi. Nelle attuali condizioni di spirito di mio marito... Ma perch tutte queste cose devon capitare proprio adesso! Ditemi... quella poveretta ha molta paura?
Chi?
La signora Paradine! Ormai il giorno del processo  tanto vicino!
La signora Paradine ha il coraggio dell'innocenza! esclam Keane con un tono che esprimeva fierezza e al tempo stesso ferma decisione di protegger la sua cliente.
Ma... non sapete?
Non so, che cosa?
Che uomo  mio marito. Se lo sapeste, forse... ma forse insieme con voi... s; ci verr!
Al processo?
S.  una cosa che mi far orrore. Ma ci verr. Pu esser che... forse la mia presenza... credo che egli conosca i miei sentimenti.
Vedendo che gli se ne presentava una buona occasione, Keane domand subito:
Sa che voi avete indovinato il suo segreto?
Non me lo ha mai detto. Non ne abbiamo mai parlato, mai. Ma  tanto abile nello scoprir le cose! E io... lui mi crede stupida e forse... forse lo sono. Per, e di nuovo premette la manina sul polso di Keane, anche una stupida pu legger nel cuore dell'uomo che ama per quanto accorto egli sia. Oh, io lo capisco! Lui non sa... ma io, s! Sono la sola persona... che lo compatisca. Mi fa male... ma gli perdono tutto perch mi sembra di aver capito che non pu far diversamente. Non  lui che l'ha voluto; questa cosa orribile si  fatta strada dentro di lui a poco a poco. E adesso egli si fa vecchio... ed  troppo tardi. Non lasciate che vostra moglie lo odii!
Ma, cara lady Horfield...
Pu darsi che vostra moglie lo detesti.  tanto sincera e fedele... cos aliena da tutte queste cose! Ma, se lo comprendesse come lo comprendo io, non lo odierebbe... ed egli merita tanta piet!... Ci son tanti modi di soffrire! Ma credo che il suo sia peggiore di tutti!
Perch?
Soffrire perch... esit un istante, poi si decise a continuare:, perch si  anormali, dev'essere, secondo me, la sofferenza peggiore.
E voi credete che gli anormali sappiano di esserlo?
Alcuni di essi lo sanno. Lui, lo sa. Intelligente com', deve saperlo. E credo... forse mi sbaglio...
Che cosa credete?
Che molti pi che non si creda sanno quello che sono e vorrebbero essere differenti... assolutamente differenti. Io, per esempio. E cos tante altre persone. " il Signore che ci ha fatti e non noi". Sapete che ogni qualvolta Horfield... quando egli cede alla sua passione... a quello che vi ho detto e che forse non avrei dovuto dirvi... ma dovevo dirvelo perch difendiate quella povera donna... ogni qualvolta, dunque, egli indulge alla sua morbosa passione, io ripeto quella frase della Bibbia.
Ma allora voi fate risalire la colpa al Creatore, domand Keane cedendo a un impulso irresistibile.
No, no, mai! Questo sarebbe bestemmiare contro Iddio!
Ma allora...
 un mistero. Tutto  mistero! Ma un giorno ci sar svelato. Noi non dobbiamo far altro che aspettare pazientemente. Io cerco sempre... di farlo.
Keane scosse le spalle. Aspettare... aspettare... pazienza!...
E intanto la condizione di quella donna si faceva sempre pi tragica. Quelle riflessioni in materia di religione lo esasperavano; pure, in fondo all'animo suo, c'era un sentimento di sincero rispetto per una fede cos profondamente radicata, cos scevra di dubbi da consentire a quella donna di affermarla con convinzione e di aggrapparsi ad essa anche quando la propria felicit era infranta, anche quando il sole della sua vita si andava raffreddando. Per, non pot tenersi dal dire
Ma se intanto una persona che forse  innocente dovesse salire il patibolo? Che fare in tal caso?
Io prego... prego per lei tutte le sere. E prego anche per Horfield.
Non oso sperare che ci potr essere di una grande utilit! esclam Keane con amarezza.
Riflett un momento, poi, riprendendo un argomento del quale aveva gi parlato, ma sul quale voleva essere pi ampiamente informato, disse:
Voi mi avete detto poco fa che vostro marito forse capisce che non vi sono ignote le sue tendenze alla crudelt, il suo segreto desiderio di arrivare alla condanna dell'accusato quando si trova a dirigere un processo. Credete che egli sospetti che voi me ne avete fatto parola?
Non avrei mai dovuto parlarne con voi! Non avrei dovuto dirvi niente! Spesso mi rimprovero di aver parlato, ma...
Cara lady Horfield, quello che  fatto  fatto! I rimpianti sono inutili. E poi avevate un ottimo motivo per parlare!
Lo pensai anch'io in quel momento. Mi dissi...
Lo so.
Ci nondimeno, mi sembra un tradimento da parte mia. Ma si tratta di una povera creatura, di una donna...
Voi avete fatto benissimo a dirmi quello che mi avete detto. Con ci mi avete spinto a fare assolutamente tutto quello che posso per la mia cliente; non vi pentite, dunque! Il segreto rimane tra noi due...
S, s, lo so! So che siete un uomo d'onore, che mai...
Certo. Ma adesso fatemi il favore di dirmi se credete che vostro marito sospetti che voi mi abbiate detto qualcosa contro di lui: intendo semplicemente alludere al suo desiderio di poter giungere alla condanna degli accusati che  chiamato a giudicare.
Non lo so. Qualche volta mi sembra... ma non so! Oh, spero che non abbia il pi piccolo sospetto; altrimenti il suo odio per voi sarebbe terribile!
E questo colmerebbe la misura delle difficolt che presenta per me questo "caso"!... esclam Keane esasperato.
Dopo un istante di silenzio, aggiunse fissando lady Horfield con uno sguardo profondo:
Per, c' sempre una possibilit favorevole...
Quale possibilit?
Che accada qualcosa d'imprevisto.
Ma che cosa volete dire, sir Marco?
Che potrebbe accadere qualcosa che impedisse a vostro marito di compiere le sue funzioni di giudice nel processo Paradine.
Intendete, cio, di dire che egli potrebbe morire? esclam lady Horfield con voce fattasi improvvisamente acuta.
No, no! Ma una leggiera malattia... potrebbe capitargli: un incidente qualsiasi... non si sa mai quello che pu capitare!
Qualunque cosa, piuttosto che capiti a lui il pi piccolo male! disse lady Horfield con una violenza che fece stupire Keane.
Non vorrete pensare che io gli auguri del male. Dicevo soltanto...
Qualunque cosa... qualunque cosa, piuttosto che capiti del male a lui! ripet quella agitando le sue manine. Il tempo per prepararsi...  necessario che egli lo abbia. E poi non potrei... non potrei tirar avanti senza di lui!
Ma io vi assicuro...
Lo so! Lo so! Ma  una cosa di cui non posso parlare. E anche voi non dovete parlarne! Soltanto parlarne mi sembra pericoloso! E non posso...
L'automobile si arrest davanti al porticato del Gloucester Theatre.
Appena l'automobile dove si trovavano Gaia e lord Horfield si mosse, questi disse a bassa voce:
Considero questo invito, che non mi aspettavo, come una prova che da parte vostra, signora, la mia condotta dell'altra sera, forse troppo impulsiva, mi  stata perdonata.
Gaia fece un piccolo movimento, stringendosi ancor pi nel suo angolo. Ma non rispose.
 stata davvero un'incantevole maniera di farmi capire che siamo ancora buoni amici. Senza una parola, senza un rigo, ma soltanto dando a vostro marito il permesso d'invitarmi, mi avete fatto comprendere che non mi serbate rancore.
Io non ho dato nessun permesso. Non sapevo che mio marito avrebbe fatto quell'invito, disse finalmente Gaia a voce bassissima.
Ma quando vostro marito vi ha parlato di questo invito, avete acconsentito! Cos dev'essere stato, altrimenti questo pranzo non avrebbe potuto aver luogo!
Poich Gaia rimaneva in silenzio, Horfield riprese con voce dolce e insinuante che le fece venir la pelle d'oca:
Non  cos?
Ricordando la scena avvenuta con suo marito, le sue insistenze sulla necessit che tutt'e due fossero in buoni rapporti col giudice finch il processo non avesse avuto luogo, le ragioni che Marco aveva addotte in proposito, Gaia non sapeva come comportarsi. Si trovava davanti a un odioso dilemma: per la prima volta, forse, nella sua vita, sentiva di non poter essere franca e sincera.
Siete stata pronta a porgere il ramo d'olivo a un uomo troppo impulsivo che avrebbe forse dovuto, in segno del suo pentimento, cospargersi il capo di polvere e cenere! Cos avrei dovuto fare, non  vero?
Permaneva nella sua voce argentina e chiara quel tono insinuante non scevro di una certa imperiosit che le produceva un senso di vero malessere.
O forse non foste cos sorpresa come sembrava? Dovevate aver capito da molto tempo come stessero le cose. Le donne sanno sempre quando hanno fatto una vittima di un uomo troppo sensibile, un uomo che non pu trovarsi a contatto della bellezza e del fascino senza mostrare ci che...
Lord Horfield, vi prego di star fermo! interruppe Gaia protendendo un braccio per tener lontano il giudice che aveva iniziato un movimento per avvicinarlese e baciarla. Non fate lo stupido! aggiunse poi con voce del tutto cambiata.
Per il bene di Marco e forse anche per il bene di quella donna si era decisa a fargli credere che considerava quella disgustosa esibizione di lussuria senile come uno scherzo troppo vivace. A buon conto, il tragitto fino al teatro era breve e in avvenire avrebbe evitato di rimaner sola col giudice. Vide che il viso magro e ardente di lui si curvava verso di lei ed ella si strinse ancor pi contro l'angolo dell'automobile.
Come posso frenarmi? Ditemelo voi! esclam Horfield come se quel cambiamento di tono nella voce di Gaia lo avesse incoraggiato. E perch mai sarebbe da stupido cedere al vostro fascino? Chi non sente il fascino di una bella donna  un imbecille! Ci son delle persone le quali, a quanto pare, credono che, quando si possiede intelligenza, una certa cultura, un certo gusto, e la facolt di districare i pi complicati casi, umani e legali, che giornalmente si presentano a un giudice, ci si debba sbarazzare di quelle cosiddette debolezze che da sole, a mio parere, fanno la vita degna di esser vissuta! Ma voi, pur cos evasiva come siete, questo lo sapete meglio di me! E me ne avete dato la prova invitandomi stasera dopo quell'assurdo malinteso.
Non  stato un malinteso, obiett Gaia, non riuscendo pi nel suo tentativo di simulazione e tornando, a un tratto, a esser la sincera creatura che era sempre stata. Non c' stato nessun malinteso! Io avevo compreso benissimo le vostre intenzioni e son sicura che voi avete compreso ugualmente bene le mie! E non ho cambiato idea! Vi prego di non credere che abbia cambiato idea!
Ma allora che conto devo fare di questo invito?
In quel momento, un arresto nel traffico obblig l'autista a fermar la vettura in tale posizione che la luce d'un lampione pot penetrarvi. Il viso stretto e affilato del giudice, pieno di rughe, di un pallore giallognolo, con gli occhi grigi che pareva guardassero ardentemente tra le palpebre socchiuse, con le labbra atteggiate a un debole sorriso, si trov in piena luce. In capo aveva il gibus. C'era nel suo aspetto, quando egli si curv di nuovo verso Gaia, una ripugnante espressione di sciocca vanit. Le ripet con voce melliflua:
Qual conto devo farne? Perch se voi siete ancora in collera con me, vostro marito non lo  affatto!
"Perch mai quest'autista non va avanti!" pensava intanto Gaia in preda alla disperazione.
O forse non gli avete detto di essere in collera con me?
Guard il suo viso delicato con occhi penetranti, aspettando una risposta. Ma Gaia non rispose; stava facendo uno sforzo terribile per non infrangere quella norma che suo marito le aveva prescritto, di non dare, cio, a conoscere il suo odio fino a che il "caso Paradine" non fosse passato in giudizio... Per, ormai, non riusciva quasi pi a dominarsi.
Non gliel'avete detto?
Gaia guard dal finestrino e scrse un'ondata di gente che passava e la massa confusa delle automobili bloccate dal segnale di arresto.
Gliel'avete detto? Gliel'avete detto, non  vero? E a lui non gliene importa nulla! Ma allora perch dovremmo noi prendercela tanto a cuore? Perch dovremmo essere pi puritani, meno moderni di lui? Vostro marito ha tanto da fare, adesso, non  vero? Questo "caso" che io avr il piacere di giudicare tra breve, lo ha assorbito tutto. Me ne ha parlato stasera, dopo che voi e mia moglie eravate uscite dalla sala da pranzo. Di rado, mi  accaduto di vedere un uomo cos commosso; si  dedicato tutto, anima e corpo, alla sua cliente. Davvero, nella mia lunga carriera, non ho mai incontrato un avvocato che si appassionasse alle sue cause quanto lui! Si  lasciato andare con me a tal punto... mia cara lady Keane, e cos dicendo Horfield si curv anche pi verso Gaia, che ha espresso la fervida speranza che mi sia possibile, alla fine del processo, ridare la libert a quella notevolissima e seducentissima donna che  la signora Paradine! Sono stato costretto a farlo tacere, perch questo "caso"  ancora sub judice, comprendete? Non potevo mettermi a parlarne con l'avvocato difensore, altrimenti si sarebbe potuto credere che io mi prestassi a un larvato tentativo di corruzione, ci che assolutamente non poteva andare! Ma vostro marito s'immedesima tanto nei suoi clienti che lo sanno tutti, magistrati e avvocati. Tuttavia, mi sembra che questa volta passi la misura. Tutta Londra ne parla:  un mistero come le cose di questo genere vengano risapute; ma il fatto  che lo sono. E come! La gente fa presto a chiacchierare... Non parliamo poi delle donne! La signora Blason, che vedremo tra poco,  andata facendo una quantit di chiacchiere assurde. "Ci si comincia a chiedere" disse perfino durante una cena domenica sera "che cosa capiter in una certa casa se quella cara donna che adesso  in prigione viene liberata." Dio solo sa a che cosa mirava! Non si volle spiegare: restammo tutti l a cercar d'indovinare!
L'automobile avanz con un piccolo scatto e il viso del giudice ritorn nell'oscurit.
Non si pu sapere... si pu soltanto... congetturare, riprese Horfield. Tuttavia sembra che ci sar un dramma all'Old Bailey, da un momento all'altro. Un dramma! Siete contraria al dramma, lady Keane? Ma non sul palcoscenico: nella vita vera... come si suol dire. Non vi pare davvero di assistere a un dramma, che si vada svolgendo con questo tempo cos invernale?
Gaia lo sent fare un movimento. Non poteva vederlo, perch guardava in un'altra direzione: teneva lo sguardo fisso dinanzi a s, nella notte. A un tratto si accrse che egli cercava a tentoni la sua mano.
Vi proibisco di toccarmi! mormor con un fil di voce.  una cosa che non posso tollerare!
Ma se vostro marito non ci bada? Perch io e voi dovremmo preoccuparci di un marito che non ci bada?
Ma ci bado io! Ci bado io!
Egli rimase immobile e silenzioso per un momento. L'automobile stava attraversando la piazza di Waterloo. In pochi minuti sarebbero arrivati al teatro. Il traffico era meno intenso qui che in Regent Street e l'automobile procedeva a maggior velocit.
State attenta! riprese lord Horfield con dolcezza. State attenta a non farvi odiare da vostro marito!
Gaia lo ascoltava con spasmodica intensit.
 un uomo capace di tutto, quando  in preda all'emozione. A che cosa volete tentare di aggrapparvi? Vostro marito ormai non vi appartiene pi; non pensa pi a voi. Non  ancora arrivato al punto da sentire odio per voi, ma potrebbe arrivarci facilmente, date le vostre condizioni di spirito. Qualsiasi tentativo per trattenerlo, per tagliargli la strada... e la lava sgorgherebbe impetuosa dal vulcano!
L'automobile entr in Trafalgar Square.
Perch non cercate di calmarlo? Perch non seguite la via pi facile facendo ci che egli vuole?
Far quello che mi sento di fare!
E cio?
Sotto alla cappa di pelliccia, Gaia serr convulsa le mani. Aveva un intenso desiderio, di non rispondere, ma una forza irresistibile la vinse.
Terr sempre lontana da me la gente sporca e ignobile come voi!
L'automobile si arrest davanti al teatro e in quel momento Gaia ud che Horfield mormorava con voce satura di esasperazione e di asprezza:
Il trionfo della signora Paradine!
Quando, negli anni che seguirono, Gaia ripensava a quella sera, a tutto ci che era accaduto in quelle ore, si sentiva di nuovo come presa da un incubo. Quel breve periodo di tempo si presentava alla sua memore immaginazione nello strano aspetto di uno di quei sogni in cui tutto  odiosamente vero, eppur tutto appare come leggermente alterato rispetto alla realt. E l'alterazione era sempre in peggio, poich le cose assumevano un'apparenza pi brutta, pi orrenda. Vedeva come un luogo di tortura il teatro splendente di luci, con la folla ben vestita, i Flaquer che osservavano dal loro palco lei, Marco, lady Horfield e suo marito, seduti in quattro poltrone. Giuditta le faceva cenno col capo e le sorrideva; sir Simone agitava la mano in segno di saluto; Alfredo Flaquer s'inchinava; lady Flaquer e Amy movevan le labbra come per salutarla, e lei, alzando gli occhi verso di loro, cercava di rispondere. Ma in quei gesti, in quei cenni, non c'era l'espressione della vera amicizia; tutto le sembrava infinitamente triste, irrimediabilmente sciupato da un orribile disastro, poich un sentimento dolce e sincero come l'amicizia non poteva esistere in quel luogo da incubo.
Si alz il sipario, e si rivel un altro regno dei fantasmi nelle cui tenebre regnava la signora Blason.  strano come spesso quelli che si chiamano i casi della vita si associno, come per partito preso, alle miserie umane e si facciano strada a forza tra i dolori che affliggono il cuore umano, come per accrescerli e per aumentarne il numero. Cos accadde quella sera. Il soggetto di quella produzione colp Gaia proprio sul vivo: si trattava di un marito, medico famoso che, per qualche ragione della sua carriera, aspirava a diventar Pari d'Inghilterra. Era deciso a raggiunger nella sua professione uno dei pochi posti veramente privilegiati e costringeva la moglie a simulare amicizia e a trattare confidenzialmente un uomo influente che l'aveva bassamente insultata. La commedia presentava questo problema psicologico: fino a che punto deve tenersi per giustificata una donna la quale per amore rinnega le sue tendenze naturali e calpesta le necessit dell'anima per soddisfare gli impulsi del suo cuore? La donna, di cui la signora Blason faceva la parte, sacrificava tutto al marito, e, alla fine, non le rimaneva nemmeno la consolazione della gratitudine. La morale di quella commedia, come disse la signora Blason quando i Keane e gli Horfield andarono a congratularsi con lei nel suo camerino per il modo in cui aveva recitato, era questa:
"Non fate mai una cosa simile!"
Mentre pronunziava quelle parole, i suoi occhioni da buffoncella intelligente, che forse sotto le assurdit che si divertiva a dire celava una mente colta e di grande perspicacia, eran fissi su Keane e su sua moglie. Poi aggiunse:
Ma che serve dire: "Non lo fate" a una donna che ama un uomo? Essa deve far delle sciocchezze, deve dare oro in cambio di cenere, deve far nascere in lui l'ingratitudine per la sua folle smania di sacrificio. Vivete per voi e gli uomini moriranno per voi. Vivete, invece, per gli uomini e alla fine avrete come Giobbe, non era lui?... il letto nel letamaio. Guardate quello che  capitato a quella povera donna che rappresentavo stasera! Una parte di prim'ordine, la mia; ma come disprezzo quella disgraziata di cui facevo la parte! Ogni sabato sera, quando riscuoto la paga, mi dico: "Qui ci sono altre centocinquanta sterline per voi perch avete saputo cos ben rinnegare il vostro carattere e i vostri sentimenti davanti al pubblico inglese!". Io detesto quella parte, ma far in modo che la produzione tenga il cartellone per un anno. E adesso voi due, cari signori, dovete fare qualcosa per me. Dovete farmi assistere al processo Paradine. Non potrei far parte della giuria?
Qui aveva fatto seguito una conversazione da incubo in cui il giudice e l'avvocato, queste ombre della legge che dovevano recitar la loro tragica parte finch il destino non si fosse compiuto, dissero le parole che dovevano dire.
Il giudice promise. E la signora Blason disse alle due donne:
E voi, care, dove sarete? Non credo che vi sar consentito di far parte del collegio dei giudici!
Gaia aveva veduto allora suo marito fissarla con uno sguardo cos minaccioso che non immagin nemmeno di metter piede nel Palazzo di Giustizia durante il processo della signora Paradine. E, come in sogno, aveva risposto che non era mai stata in un'aula giudiziaria n intendeva andarci per quel processo. E la signora Blason con la sua voce profonda e fluente aveva mormorato in tono ironico:
Evasiva Gaia!
Lady Horfield aveva cominciato a balbettare che suo marito non voleva mai che assistesse ai processi nei quali esercitava le sue funzioni di giudice e poi si era perduta in complicatissime spiegazioni. Comparsi i Flaquer, era continuata quella conversazione che le aveva dato l'impressione di un incubo. Soltanto la prolungata pressione della mano di Giuditta l'aveva per un momento richiamata, cos le era sembrato, alla realt della vita, strappandola a quell'incubo. Quindi c'era stato il silenzioso ritorno a casa con Marco e finalmente una scena con lui.
Nonostante tutte le complicazioni che ne formavano il substrato, non era stata affatto una scena tremenda. Durante il tragitto dal teatro a casa, Gaia non aveva riflettuto sugli avvenimenti, n aveva stabilito ci che doveva fare, per quanto sapesse che avrebbe compiuto un atto decisivo, qualcosa di cui quelli che la conoscevano l'avrebbero ritenuta incapace. Gli eventi che si eran susseguiti, il pranzo, il tragitto da casa al teatro, il soggetto della produzione, le acute osservazioni che la signora Blason aveva fatto, le avevan reso necessaria una decisione, ce l'avevano forzata. Ma Gaia era entrata in casa senza sapere affatto ci che sarebbe avvenuto, sebbene ci che avvenne fosse dovuto al suo contegno e alle sue parole.
Ho sete;, disse entrando nella hall, berr una limonata.
Bene, cara.
La voce di Marco aveva un'espressione dolce e gentile come se avesse voluto ingraziarsi sua moglie.
"Ha intenzione di ringraziarmi per stasera," pens Gaia mentre entrava nel salotto al pianterreno.
Il cuore le si riemp di disgusto. Guadagnarsi la gentilezza di Marco in quel modo!
Quando furono nel salotto, Keane le vers in un bicchiere dell'acqua Perrier, spremette un limone e ne vers il succo in quell'acqua ove gi si eran formate mille bollicine di gas. Ma tutti i movimenti di suo marito ora li vedeva come in un incubo. Prese il bicchiere e bevve.
Subito dopo disse:
Marco, mi avete chiesto una cosa che io non posso fare, sebbene, come sapete, mi piaccia sempre di assecondare i vostri desiderii, di far ci che vi  gradito o che credete possa esservi di giovamento nella vostra professione. Io non ricever mai pi lord Horfield, e sento di dovervelo dire subito. Se egli verr qui, se lo riceverete, io non mi far vedere.
I lineamenti di Keane si fecero rigidi; disse a sua moglie senza guardarla:
Vi avevo chiesto, soltanto per una volta...
No, Marco, neppure per una sola volta. Con stasera ha termine per me questa simulazione di sentimenti amichevoli per lord Horfield. Se per caso l'incontrer non lo eviter, perch non voglio di proposito lasciar vedere a tutti come la penso a suo riguardo. Ma questo  tutto quello che posso fare.
Gaia, vi prego...
No, Marco!
Rimasero tutt'e due in silenzio; Gaia aspettava qualche parola che egli non pronunzi e allora disse:
Come mai non mi domandate quali ragioni abbia per agire cos?
E perch dovrei domandarvele? Il fatto che nessuno di noi due abbia simpatia per lui e, anzi, non ne abbia mai avuta,  una ragione sufficiente.  un uomo che non ci va a genio. In questo sono proprio del vostro parere. E cos non c' bisogno di andare a cercare delle altre ragioni per spiegare quello che tutt'e due comprendiamo benissimo e sappiamo gi. Ma vi chiedo di nuovo, seriamente, per il mio bene, per la mia reputazione...
Ma che cosa ha a che fare quello che mi domandate con la vostra carriera?
Ci ha a che fare enormemente; tutto forse ne dipende. Una rottura completa tra Horfield e noi, in questo momento, mi sarebbe di gran pregiudizio nella mia professione di legale. Horfield, ne sono sicuro,  un uomo vendicativo e per disgrazia  in condizione di potersi vendicare su me, certo senza dar nell'occhio, ma sempre, per, con grande efficacia, se voi susciterete la sua collera.  questione di mantenere la pace ancora per un breve periodo di tempo. Tra...
In questo caso non  questione di mantener la pace! interruppe Gaia in tono fermo.
Anche questa volta Keane non le domand nulla, e Gaia cap che era deciso a evitare che si spiegasse. Se si fosse spiegata, lo avrebbe messo in tali condizioni che, per orgoglio, per rispetto di se stesso, o almeno per salvar le apparenze, sarebbe stato costretto a cedere. Doveva risparmiarlo o parlare? Per un istante, un istante terribile come un incubo, Gaia non fu in grado di decidere.
Ma s,  proprio questione di mantener la pace! Noi siamo ancora in relazioni amichevoli con Horfield e io gli ho detto stasera che desideravo che venisse da noi qualche volta e...
Marco, lord Horfield ha tentato di far di me la sua amante. Il malessere di lady Horfield, povera donna, l'altra sera, non fu che una goffa simulazione impostale dal marito, perch non desiderava che venisse con noi al teatro. Voleva rimaner solo con me.
Oh, so bene che fa delle sciocchezze per...
Allora anche voi desiderate che io faccia finire questo suo stomachevole contegno?
Keane, in silenzio, teneva gli occhi fissi sul tappeto.
Stasera, nell'automobile, mentre andavamo al teatro, ha ricominciato!
Continuando a tener gli occhi bassi, con voce sorda, Keane disse finalmente:
E che devo farci? Horfield  potente perch  giudice. E io devo cercare, di salvar la vita di una donna. Poche parole sue possono esser sufficienti a far cambiar parere ai giurati. Non capite che...
Per un attimo, solo per un attimo, Gaia si sent colpevole, di una colpevolezza tormentosa, che l'affliggeva e la opprimeva in un modo veramente eccessivo, per le irreparabili parole che aveva pronunziato nell'automobile, quando andava al teatro. Marco tentava di salvare ci che per cagione sua era gi irrimediabilmente perduto: ma non disse nulla a suo marito perch le faceva compassione nonostante egli fosse con lei cos crudele per colpa di quella donna in prigione che lei non aveva mai veduto. Era suo dovere aver piet di lui, sempre, quand'egli fosse afflitto, quando la sventura lo travagliasse, quando l'anima sua si perdesse nelle vaste regioni delle tenebre.
Io me ne andr! disse soltanto.
Volete lasciarmi?
Me ne andr in campagna nel nostro cottage e ci rester fino a che non sia terminato il processo. Cos non ci sar pericolo che debba far comprendere a lord Horfield quali sono i miei sentimenti verso di lui. E, se vorrete riceverlo, lo riceverete da solo.
Forse questa  la miglior cosa da farsi, disse Keane con voce lenta e cupa, e dopo un momento di silenzio, soggiunse:, Resta inteso cos, allora.
Il giorno seguente Gaia part per la casa di campagna che i Keane avevano nel Surrey. L'accompagnavano la cameriera Franca e Sausage. Keane rimase solo nella casa di Portland Place fino all'inizio del processo della signora Paradine.
Quel periodo era stato per Gaia come un incubo; lo aveva attraversato con gli occhi insonni e con la mente annebbiata capace di ricevere delle impressioni, ma non di analizzarle.
Gaia part senza dire a Marco che, con una frase, gli aveva fatto perdere la battaglia che egli combatteva per ottenere l'indulgenza del giudice della signora Paradine.
...
.
...
CAPITOLO 31.
...
.
...
Gaia, fedele al suo proponimento, non si mosse dal Surrey fino al giorno in cui ebbe inizio il processo Paradine. Quell'anno, il mese di marzo fu molto rigido; l'inverno pareva indugiare, deciso a non lasciarsi scacciare dal soffio della primavera. Tirava un vento freddo, e assai spesso la mattina la terra era coperta di brina. Qualche volta, verso il crepuscolo, nevicava, e il giorno moriva in una tempesta di neve. Quando si faceva notte, Gaia se ne andava in un grande salotto del cottage e si sedeva vicino al caminetto in cui ardeva un bel fuoco di legna; la stanza era illuminata dalla lampada e dalle fiamme del caminetto. Sausage se ne stava steso a terra col mento appoggiato su una zampa, sereno e contento. Gaia ricamava o leggeva o, senza far nulla, teneva lo sguardo fisso sul fuoco, mentre nel suo interno contava i minuti che la separavano dall'inizio del processo.
"Rimarr qui finch il processo non sar terminato. E allora..."
Ma non andava oltre. Non poteva far previsioni, non se ne sentiva capace. Se la signora Paradine fosse riconosciuta colpevole e condannata, che sarebbe accaduto? E se invece fosse riconosciuta innocente e posta in libert?
Gaia non poteva dir nulla. Ricordava il viso di suo marito, la paura che aveva provato per lui e, in una certa circostanza, anche di lui; ricordava il suo contegno quando era tornato dal viaggio nel Cumberland, lo stato di nervosismo e di esasperazione in cui egli era e che, probabilmente, l'avverarsi sia dell'una sia dell'altra delle due ipotesi non avrebbe fatto scomparire. E si sentiva legata a lui. Due giorni prima che cominciasse il processo, ebbe una telefonata mattutina.
C' qualcuno che vi desidera, signora.
 mio marito?
No, signora. E qualcuno che parla da Hyde Park Gardens.
I Flaquer. Vengo subito.
And al telefono, disse il suo nome e sent la voce di una persona di servizio che le diceva che la signorina Giuditta Flaquer voleva parlarle.
Un momento dopo, ud la voce vivace di Giuditta che le chiedeva se sarebbe ritornata a Londra.
No, Giuditta, non mi muovo di qui.
Siete sola?
No; c' Sausage con me.
E non avete intenzione di tornare a Londra?
No. Perch? Che motivo speciale ci sarebbe di tornare?
Segu una pausa. Poi Giuditta riprese:
Vi farebbe piacere se venissi da voi? Per oggi soltanto? Verrei con la mia macchina. Vi disturbo?
No... no, anzi, venite!
Benissimo; verr allora. Aspettatemi da un momento all'altro. Arrivederci...
Un momento, Giuditta!
Pronto!...
Portate qualcosa con voi. Resterete anche la notte!
Ma vi pare!...
Salvo che non abbiate impegni.
No, no. Se mi volete, vengo senz'altro.
Allora vi aspetto!
E allontanandosi dal telefono, Gaia pensava tristemente a quella improvvisa sensazione di letizia fisica e mentale che l'aveva invasa. Segnava il punto pi profondo dell'abisso di solitudine in cui era precipitata.
"Nessuno al mondo si  mai sentito cos abbandonato!"
Giuditta arriv nel pomeriggio, sola. Si era portata una valigia.
Quella che Gaia aveva presa a chiamare "la neve del crepuscolo", cominciava a cadere quando s'incontrarono sulla soglia della villa. La macchina era a due posti, aperta, e Giuditta aveva le guance rosee per il freddo quando baci Gaia, mentre coi suoi occhi dolci ma penetranti le dava una rapida occhiata investigatrice.
Un domestico prese in consegna la vettura.
Vi faccio mettere la macchina nell'autorimessa. Date la vostra valigia a Franca. Guardate Sausage, com' contento!
E voi... evasiva Gaia?
Per tutta risposta, Gaia l'abbracci con un calore che fece chiaramente capire a Giuditta quanto si fosse sentita sola in quei giorni.
Dopo il t, nonostante la neve, fecero due passi insieme sulla terrazza difaccia alla villa, e Giuditta raccont a Gaia "le novit". Ma non parl del processo imminente. E nemmeno Gaia. Le due amiche, per, nonostante la loro conversazione animata, avevano la sensazione di una riservatezza che si frapponeva tra loro due, di restrizioni che impedivano una vera intimit.
Questa specie di reciproca diffidenza dur fin dopo la cena, che consumarono sedute a un tavolino vicino al fuoco. Ma quando, pi tardi, se ne stavano a fumare sedute su di un sof, dopo che il tavolino era stato portato via, Giuditta, mentre sorbiva il caff, con la risolutezza che le era propria, nonostante la gentilezza di forma che sapeva usare anche con gli amici pi intimi, disse a Gaia:
Volete o no, Gaia, che ci parliamo con un po' di franchezza stasera?... Senza esagerare, state tranquilla! Credo di sapere fin dove posso arrivare anche con un'amica. Ma, se me lo permettete, vorrei dirvi una cosa o due.
Dopo un momento di esitazione durante il quale si era fatta rossa, Gaia rispose:
Certo. Che cosa c', Giuditta?
Vi sentite davvero di rimanervene qui, sola, durante questo processo che sta per cominciare?
E perch no?
Vi sentite davvero di lasciar solo a casa sir Marco? Vi sembra ben fatto?
Ma mio marito trascorrer tutta la giornata al Palazzo di Giustizia e anche di notte dovr occuparsi del processo.
Per, a me sembra che, a ogni modo, in quella circostanza voi dovreste trovarvi a casa.
Ma che cosa potrei fare di buono a casa?
Nulla, forse; eppure preferirei che vi foste. Me lo dice il mio istinto. E... come potete rimaner qui? Come potete starvene in disparte?
Questa...  la mia intenzione. Credo che io...
Ah, vedo che avete dovuto lottare con voi stessa prima di decidervi! Lo sapevo!
Giuditta, io non voglio venire in citt perch se venissi... se mi trovassi in citt...
Ebbene?
Sapete che io non ho mai assistito a un processo, non ho mai veduto mio marito nell'esercizio delle sue funzioni...
Lo so.
Mi  sempre sembrato che egli non desiderasse che io andassi ad assistere ai processi; e anch'io non l'ho mai desiderato. Ma se mi trovassi a Londra, questa volta dovrei andarci. Non potrei farne a meno, e so che per Marco questa sarebbe una cosa odiosa.
Dopo un po', Giuditta domand:
E sarebbe proprio necessario che lui lo sapesse?
Ma io non ho mai nascosto nulla a Marco! Voglio dire, non ho mai fatto nulla a sua insaputa, senza desiderare che egli lo sapesse.
Ne sono sicura. Allora  meglio che rimaniate qui, forse. Ma non mi va a genio che rimaniate qui, sola.
Dopo aver bevuto un'altra tazza di caff, Giuditta riprese
Vi offrirei di rimaner qui con voi, se non fossi troppo egoista!
Egoista... che cosa volete dire?
Voglio andare al processo; non mi sento di rinunziarci. E pare che anche pap desideri che io ci sia: gli avviene raramente di esser nervoso, ma questa volta  davvero molto preoccupato.
Dunque ci andrete! esclam Gaia con una certa amarezza.
Poi sembr immergersi in profonde riflessioni.
Giuditta la osservava e intanto fumava una sigaretta. Gaia sembrava triste, anzi, consumata dal dolore: meno fresca e meno giovane del solito. Aveva le occhiaie e nello sguardo un'espressione di penosa ansiet: perfino nei suoi occhi c'era qualcosa di furtivo. Il suo sguardo, prima limpido, sincero, adesso nervoso e quasi febbrile, la faceva rassomigliare a molte delle donne di Londra che pensano soltanto ai piaceri della vita, mentre fino ad allora in lei quella rassomiglianza non era mai neppur lontanamente esistita. Era sempre stata una donna diversa da tutte le altre, una di quelle che non aspirano a ci che non possono avere; viveva quietamente la vita per la quale si sentiva fatta e nella quale i suoi amici desideravano potesse sempre rimanere.
Ecco, se voi ci andate... disse alla fine Gaia.
E rimase di nuovo in silenzio. Giuditta cap che stava lottando con se stessa e prov un gran desiderio di venirle in aiuto: ma era incerta su ci che avrebbe dovuto fare, non conoscendo con esattezza quale fosse la lotta.
Giuditta, riprese Gaia in tono deciso, io mi struggo dal desiderio di assistere a questo processo. Non ho mai desiderato nulla cos ardentemente, ma se Marco mi scorgesse nell'aula o se venisse a sapere della mia presenza, sento che ne sarebbe molto turbato. Ne sono sicura. Credo che sia stato molto contento quando son partita da Londra.
Forse  vero. Tuttavia credo che fareste meglio a tornar presso di lui.
A casa mia?
S, a casa vostra.
Perch?
Perch, a parer mio, non  questo il momento di lasciar solo vostro marito.  tanto preoccupato ed eccitato; lo so da pap.
Ma che cosa potrei fare? domand Gaia con una voce in cui era espressa tutta la sua disperazione.
Forse nulla e forse moltissimo. Non si pu dir niente.
Ma se vado a Londra, Giuditta, non sapr resistere alla tentazione di recarmi a Old Bailey; sarebbe una cosa superiore alle mie forze, disse Gaia, nervosa, alzandosi e andando a mettersi vicino al fuoco. Non potrei starmene tranquilla a casa ad aspettare le notizie.
Vi comprendo perfettamente.
E, d'altra parte, non vorrei far nulla che potesse turbare Marco in un momento cos importante. Ci son delle cose... delle ragioni... insomma non  un "caso" dei soliti.
Senza dubbio, sembra piuttosto complicato, disse Giuditta con una voce che era divenuta indifferente.
Insomma, Giuditta, o io me ne rimango qui finch il processo non  finito, oppure, se vado in citt, non posso fare ameno di recarmi ad assistere al processo. Non posso assolutamente! riprese Gaia torcendosi le mani disperata. Mi ero decisa a starmene qui, sola, e l'avrei fatto, mi sarei costretta a farlo. Ma ora voi avete infranto la mia risoluzione... Cara Giudi, perdonatemi! Come devo sembrarvi ingrata! Desideravo tanto che veniste. Come devo sembrarvi scortese! Vi sono tanto grata di esser venuta! Per... avete infranto... i miei proponimenti. Cos ! Voglio vedere la signora Paradine, Giudi! Voglio vederla!
Lo so, cara, lo so! Aspettate un momento: lasciatemi pensare quale sia la miglior cosa da fare. Voglio vederci chiaro!
S, s!
Dopo due o tre minuti di silenzio, Giuditta disse:
Posso sbagliarmi, ma credo che la miglior cosa sia che veniate in citt. Non mi sento di lasciarvi qui sola; non mi va che restiate qui sola sola durante il processo. Questo  uno dei motivi per i quali desidero che veniate in citt: un altro motivo sta nel fatto che, qualunque cosa sia accaduta, e Giuditta calc con una certa energia su queste ultime parole, non approvo che lasciate solo sir Marco a casa, durante il processo, dato lo stato di grande eccitazione in cui si trova. Non  il momento di star lontana da vostro marito, non  il momento di separarvi.
Ma siamo gi separati, Giuditta!
Zitta! Non dite cos! Non credete una cosa simile! Arrivate dunque a credere di non potergli essere di alcuna utilit in un momento come questo? Forse avete ragione, ma potete anche aver torto. A ogni modo... non cedere sarebbe una debolezza, secondo me. E adesso vediamo quali sono le ragioni che si oppongono a che voi assistiate al processo. Credo che si potrebbe fare in modo che sir Marco non se ne accorgesse, n che lo venisse a sapere. Ma  necessario che mi lasciate mettere pap a parte del segreto.
Oh, ma allora...
 necessario. Voi conoscete pap. E poi, Gaia, voglio dirvi una cosa: sono sicura che lui ha capito tutto.
Gaia divent rossa.
Ne parler con pap e vedremo come si pu combinare. Naturalmente, se ci andrete, verrete con me e staremo sempre insieme. E quando il processo sar terminato, lo direte a vostro marito.
S.
Se la cosa non sar possibile, cio, se pap sar d'opinione che non si possa fare in modo che sir Marco non lo venga a sapere, allora forse sar meglio che ve ne restiate qui. Ma io voglio che veniate in citt perch credo che sia la cosa migliore per voi e per vostro marito.  meglio farla finita;  meglio che affrontiate ci che  inevitabile. Andate a vedere la signora Paradine e, quando l'avrete veduta, starete meglio... o forse peggio! Ma almeno sarete uscita dall'incertezza! Domattina per tempo me ne andr in citt, vedr pap e parler con lui. Poi torner qui subito.
Che disturbo per voi!
Non dite sciocchezze, cara!  tanto tempo che desideravo esservi utile in qualche modo, ma avete sempre cercato di evitarlo.
Sentivo che...
 naturale: ma lasciamo questo argomento, adesso. Come vi  sembrato che abbia recitato, l'altra sera, la signora Blason? Pap dice che, secondo lui, ha recitato in un modo meraviglioso. -
La sera quando furono per separarsi, Giuditta, sulla porta della camera, diede a Gaia un bacio pieno di tenerezza e poi le disse:
Che peccato che sian passate di moda quelle velette coperte di ricami che usavano quando io non avevo ancora cominciato ad andare in societ! La mamma una volta, a Nuova York, incontr Mary Garden che aveva un velo cos, e mi disse che non era nemmeno riuscita a vedere che viso avesse, n a capire se fosse bionda o bruna!
Davvero! esclam Gaia imbarazzata.
Giuditta le afferr una mano.
Se dovete andare al processo, Gaia,  necessario che vi decidiate veramente. Niente tentennamenti! Niente puritanismo! Non dovete tirarvi indietro dinanzi a nulla! E se dobbiamo andare su nella galleria riservata al pubblico dovrete portarvi un binocolo da teatro. Siete un po' miope!
Giuditta parlava con vivacit, senza dimostrare alcuna commozione; le parve che anche Gaia, quando le augur la buona notte, facesse uno sforzo per non tremare.
Gaia, mentre se ne andava in camera, con Sausage alle calcagna, mormor senza accorgersene:
"Un binocolo da teatro!"
Che fosse un po' miope era vero: forse dall'alto della galleria di Old Bailey riservata al pubblico non avrebbe potuto vedere, con sufficiente chiarezza, la donna che la interessava. Non ne era sicura perch non conosceva l'aula della Corte Criminale Centrale.
Entrata che fu in camera, si avvicin a un cassettone, apr un cassetto e, rovistando tra le varie cose, trov un piccolo astuccio di cuoio. Nel suo interno c'era un binocolo da teatro, piccolissimo, del quale si era spesso servita quando andava all'Opera al Covent Garden. Si sed e si mise per un momento il binocolo davanti agli occhi.
"Forse sir Simone sar di parere contrario e allora non ci andr!"
La mattina seguente Giuditta Flaquer part assai per tempo, promettendo di tornare verso sera.
Non vi telefoner. Quando sar qui vi dir che cosa ne pensa pap. Aspettatemi dalle cinque in poi e non state in pena. Andate a fare una bella passeggiata con Sausage; andate a prendere un po' d'aria buona; stancatevi pi che potete col corpo e lasciate riposare la mente.
Ingran la marcia, e la vetturetta scomparve rapidamente per il viale.
Gaia segu il consiglio di Giuditta e, con gran soddisfazione di Sausage, se ne and a fare una passeggiata in campagna attraversando il parco comunale. La bestiuola manifestava la sua gioia con salti e con allegri latrati; correva avanti e indietro, tornando sempre vicino alla sua padrona per assicurarsi della sua presenza, poi si metteva a frugare con grande energia tra le siepi e tra l'erba cosparsa di brina. Gaia, osservandolo, si distrasse per qualche minuto, ma poi quando furono in aperta campagna, in pieno vento, sotto un cielo nero che pareva una lamiera d'acciaio, senza un essere vivente in vista, senza la speranza di un po' di sole in mezzo a quei campi addormentati, Gaia non fu pi capace d'occuparsi del cane, dimentic il consiglio di Giuditta e si mise di nuovo a pensare. A ogni modo non dimentic che Giuditta le aveva consigliato anche di stancarsi, e fece una lunghissima passeggiata camminando di buon passo; torn a casa sul far della sera quando Giuditta, se avesse mantenuto la sua promessa, doveva esser vicina.
Appena entr nel viale che conduceva al cottage, Sausage si precipit avanti abbaiando con la coda ritta e le lunghe orecchie in movimento, assumendo, insomma, il suo contegno da poliziotto accorto e sospettoso, pronto a passare all'azione con grande energia se fosse stato necessario. Voltato l'angolo, Gaia si trov in vista della casa. La vetturetta di Giuditta era ferma davanti alla porta.
Gaia rimase immobile per un momento: si sentiva tanto nervosa. Chiss che cosa aveva mandato a dire sir Simone: sarebbe andata o no a Londra? La invase un potente desiderio di rimanersene vilmente dove si trovava. Le pareva di essere un bambino che sente gran voglia di nasconder la testa sotto al guanciale quando, di notte, ode un rumore che non sa spiegarsi, e lo fa subito; ma Sausage, dopo aver odorato l'automobile, era scappato in casa. Gaia lo segu.
Trov Giuditta nella hall; era appena arrivata e stava togliendosi la giacca di pelle. Dopo essersi salutate, andarono insieme nella sala; Giuditta chiuse la porta e disse subito:
Pap dice che c' modo di combinar la cosa. Datemi un po' di t, cara, e poi parleremo. Ho freddo e sono un pochino stanca. Ma qui, vicino al fuoco, si sta tanto bene. E cos avete seguito il mio consiglio?
Quello di stancarmi?... S.
Ma il cervello non avete potuto tenerlo a freno! Lo so, lo so!  una bestiaccia ostinata! Ci vuole addirittura il bastone, la frusta non basta! Adesso parliamo della nostra faccenda. Ecco il t, grazie al Cielo!
Parlava con un tono volutamente vivace, pieno di buon umore e di semplice cordialit.
Gaia comprese subito che nella loro conversazione non ci sarebbe stato posto per il sentimentalismo; Giuditta l'avrebbe condotta a modo suo. Meglio cos, del resto!
Franca aveva portato il t. Quando ebbe chiusa la porta dietro di s andandosene, Giuditta cominci a parlare:
Ci sar gran folla al processo! Tutti vogliono assistervi. Tutte le signore Blason di Londra hanno chiesto il permesso d'ingresso. Da principio, pap sembrava molto incerto; poi ha compreso che, se non volete imbattervi in persone di conoscenza, sarebbe una follia andare a mettersi nei posti riservati. Meglio andar nella galleria che  aperta al pubblico; certo anche l c' il pericolo che qualcuno vi riconosca: ma se siete proprio decisa ad andare al processo, dovete correre questo rischio.
Giuditta s'interruppe e aspett.
Dopo una breve esitazione, Gaia disse:
Siete sempre del parere che non debba lasciar solo mio marito durante il processo?
Anche pi di prima! E pap la pensa come me: sta molto in pensiero per vostro marito.
In pensiero?
S. Non voglio spaventarvi, ma, a quel che dice pap, sir Marco  terribilmente nervoso.  meglio che voi veniate in citt.
Allora verr. E correr il rischio di cui mi avete parlato.
Cara, potrei prendere almeno una tazza di t?
Oh, scusatemi, Giudi! Son proprio senza cuore!
Gaia... senza cuore! Grazie. Mi servir da me. Ho un grande appetito. Ditemi una cosa: voi siete un po' miope; lo sappiamo tutti... Non possedete mica, per caso, nascosti in qualche posto, un paio di occhiali?
S, ma non li metto mai. Per vanit, forse!
Sono grandi o piccoli?
Grandissimi: e con quella montatura di tartaruga, son proprio brutti!
Sono occhiali semplici?
No, sono speciali, fatti apposta per i miei occhi.
Quando li mettete, ci vedete bene?
Sicuro.
E cambiano un po' il vostro aspetto?
Sicuro, mi fanno sembrare orribile:  per questo che non li metto mai. Credo che, con quelli, nessuno mi riconoscerebbe.
Li avete qui?
No, a Londra.
Per domattina bisogner che li troviamo. La cameriera, non potrebbe andare a prenderli e portarceli?
Dove?
Ve lo dir io.
Giuditta guard fisso l'amica che era seduta al tavolino, difaccia a lei.
Vi siete mai pettinata coi capelli tirati indietro, in modo da lasciar la fronte tutta scoperta?
No, mai; ho la fronte troppo alta.
Tanto meglio. Scusatemi, datemi un'altra tazza di t. Mentre voi me lo versate, voglio cercare la mia borsetta, quella borsetta che nessuna donna dimentica mai.
Oh, ma...
Niente ma!
Usc dalla stanza col suo passo elastico e torn quasi subito, portando un'elegantissima borsetta bianca e nera.
Ho qui una cosa che  proprio passata di moda sebbene fosse addirittura dernier cri quando la mamma era in America.
Apr la borsetta e ne trasse due veli neri pieni di ricami complicati e fitti che li rendevano impenetrabili come una maschera.
Questi nascondono qualsiasi rossore per forte che sia! disse porgendoli a Gaia e prendendosi una tazza di t.
Ma, Giuditta, non posso lasciare che voi...
Ma s, ma s. Dovete far come vi dico.
Voi, certo, avreste avuto un posto riservato...
E, invece, verr con voi nella galleria. Pap far in modo che possiamo avere due posti da star sedute. Il guardaporta della galleria  un vecchio amico di pap, il quale tutti gli anni, per Natale, gli regala un bel tacchino. Farebbe qualunque cosa per pap. Per quanta folla ci possa essere, qualunque cosa accada, pap ha promesso di farci entrare. Ma soltanto nella parte pi indietro della galleria, perch l  meno probabile che qualcuno di conoscenza possa vedervi. Tuttavia, dovremo prender delle precauzioni: ho comprato un cappello nero che vi andr benissimo coi capelli tirati indietro e con la fronte scoperta. Quando saremo nell'aula,  probabile che vogliate togliervi il velo e io anche; altrimenti moriremmo asfissiate, e non vedremmo quasi niente. Affidatevi a me in tutto e per tutto.
Allora domattina andremo in citt molto per tempo?
S, ma andremo alla Corte soltanto quando l'udienza sar incominciata. Non dobbiamo correre il rischio di farci vedere da vostro marito. Ho combinato tutto con pap. Nel pomeriggio ritornerete a casa vostra, a Portland Place.
Devo telegrafare a Marco?
Io non telegraferei. Trovarvi a casa sar per lui una piacevole sorpresa.
Giuditta diceva tutto ci in tono vivace e quasi allegro, e Gaia ne comprendeva tutte le ragioni. Giuditta aveva stabilito di tenere una certa linea di condotta e vi si atteneva scrupolosamente per il bene della sua amica. Niente sentimento, niente emozioni... almeno finch tutto non fosse bene avviato. Allora forse... ma per il momento non ce n'era bisogno. Dal contegno, dalla vivacit di Giuditta, dall'animazione dei suoi occhi si sarebbe detto che lei e Gaia fossero due amiche che stessero mettendosi d'accordo per fare uno scherzo o qualcosa di simile. E, invece, si trattava della vita di una donna che era in pericolo! Gaia, pensandoci, prov un senso di vero malessere; ma comprendeva la condotta di Giuditta e sapeva che agiva cos per il suo bene. Il dramma era l davanti a loro e dovevano farsi coraggio, lei specialmente, per affrontarlo, e Giuditta cercava di aiutarla per quanto poteva.
Trascorsero la sera esaminando in tutti i particolari quello che dovevano fare il giorno dopo e prendendo tutte le decisioni del caso.
La cameriera, della quale Gaia si poteva fidare, si sarebbe recata a casa a Portland Place, con Sausage, dopo l'ora della presumibile partenza di Keane per la Corte. Avrebbe preso gli occhiali e li avrebbe portati in un appartamentino, disabitato, di un'amica di Giuditta, ove questa poteva entrare quando voleva. Intanto avrebbe lasciato a casa i bagagli di Gaia avvertendo i domestici che la padrona sarebbe tornata nel pomeriggio e che anche lei, sbrigate le commissioni che aveva da fare, sarebbe rientrata a tempo per riceverla. Dall'appartamentino, situato in Hallam Street, le due amiche con un tass si sarebbero fatte portare al Palazzo di Giustizia. Se tutto fosse andato bene, senza incontrar nessuno che avesse riconosciuto Gaia, si sarebbero regolate cos tutti i giorni sino alla fine del processo; Gaia sarebbe sempre uscita di casa dopo Keane e sarebbe rientrata prima di lui.
Gaia detestava ci che stava facendo e in certi momenti disprezzava se stessa per aver preso quella decisione. Ma aveva detto la verit a Giuditta. Se andava a Londra, doveva andare al Palazzo di Giustizia. Non avrebbe avuto la forza di volont di impedirselo. Ormai da molti mesi era ossessionata da quel "caso Paradine", non poteva pi continuare a lottare contro quell'ossessione. Doveva trovarsi anche lei sul campo di battaglia.
...
.
...
CAPITOLO 32.
...
.
...
Perfettamente, signora. Sir Simone me lo ha gi detto. Abbiate la bont di aspettare un momento e poi vi accompagner nella galleria: l ci son due posti per voi, ma bisogna che mandi via quelli che li occupano!
Cos disse, o piuttosto, mormor l'uomo-tacchino (come lo chiamava Giuditta), che aveva un bel viso colorito, le spalle larghe e gli occhi scuri pieni di decisione. In complesso, aveva l'aria di un cerbero mentre non lo era affatto.
C' una folla tremenda, soggiunse. Sta parlando l'avvocato di parte civile.
I nostri posti sono occupati?... E quelli che li occupano li lasceranno?
L'uomo-tacchino fece un mezzo sorriso.
Se li lasceranno? Vedete, signora, disse avvicinandosi a Giuditta per parlarle all'orecchio, sono stati pagati appunto per tener occupati quei posti per voi e per la vostra amica.
E, detto questo, rivolse un'occhiata curiosa al viso velato di Gaia che stava vicino a Giuditta.
Venite dietro a me e, quando io entrer, fermatevi ad aspettarmi. Torner subito.
Andiamo, cara! sussurr Giuditta a Gaia, che s'incammin subito dietro di lei.
Adesso che era sul punto di vedere quello che da tante settimane desiderava ardentemente di vedere, adesso che era sul punto della sospirata rivelazione, sent vivissima la tentazione di tirarsi indietro, di andarsene via e di rimaner lontana fino a quando fosse giudicato quel "caso" che, per tanto tempo, le aveva avvelenato la vita, facendole passare una sequela di giorni tragici, pieni di sospetti angosciosi. Si sentiva presa dal terrore; gi la pubblicit le faceva orrore. Nella sua immaginazione, aveva preso il posto di colei per la quale era stato messo in movimento il complicato meccanismo della Giustizia e gi cominciava a rendersi conto della differenza che passa tra il leggere un dramma della vita e l'assistere al suo effettivo svolgimento. Eppure fino allora non aveva veduto che una folla di oziosi nelle vicinanze del Palazzo di Giustizia e poi la folla che si accalcava nell'interno del fabbricato, pigiandosi contro le porte dell'aula nella vana speranza di potere, per una qualche fortunata circostanza, dare un'occhiata alla donna di cui tutta Londra parlava.
State vicino a me, signore! disse l'amico di sir Simone dirigendosi verso la porta; e quando l'ebbero raggiunta:, E adesso aspettatemi qui. Non tarder neppure un minuto.
Entr nell'aula. Ma fu di parola e torn un momento dopo seguto da due tipi strani, abbastanza ben vestiti, i quali, cos sembr a Gaia che li fissava attraverso i ricami del suo velo, non parevano affatto contenti di dover lasciare i loro posti, sebbene fossero stati pagati appunto per lasciarli, avendo forse cominciato a interessarsi al processo.
Avanti, signore!
La porta gir sui cardini e Gaia ud immediatamente una voce. Era la voce di un uomo, piuttosto aspra e forte, che diceva:
Ecco la casa in cui si era ritirato questo cieco, il colonnello Paradine, l'uomo che aveva combattuto per l'Inghilterra e che era stato ricompensato con la Victoria Cross, la pi alta decorazione che Sua Maest il Re possa concedere a un suddito. Vi si era ritirato per vivere nelle tenebre il resto dei suoi giorni, assistito dal suo fedele domestico Guglielmo Marsh e dalla signora la quale, dopo che egli era stato colpito da quella grande sciagura della perdita della vista, era divenuta sua moglie, dalla donna che vedete dinanzi a voi sul banco degli accusati, dalla signora Ingrid Paradine.
Quello che parla  sir Giuseppe Farrell, il pubblico ministero, mormor Giuditta all'orecchio di Gaia mentre si sedevano ai loro posti nella fila pi arretrata di sedili nella galleria. Se vogliamo, possiamo anche rizzarci in piedi perch non c' nessuno dietro di noi. Ma che pigia pigia!
Le signore desiderano che compri loro qualcosa da mangiare, nell'intervallo tra l'udienza di stamattina e quella pomeridiana?
No, grazie, ci siamo portate qualcosa.
L'uomo-tacchino fece un cenno di assenso con la testa e se ne and: la voce piuttosto aspra continuava a parlare.
Quasi subito Giuditta sussurr:
Credo che non ci sia nessuno quass di nostra conoscenza. Io mi tolgo il velo; voi fate come volete.
Gaia disse di s movendo la testa. Nell'aula, faceva un caldo soffocante; era il caratteristico calore che produce la folla ammassata in un locale male aereato per quanto ampio. Per di pi, i ricami del velo le impedivano di veder bene; perci, dopo un momento, si decise a seguire l'esempio di Giuditta e port le mani alla testa; si tolse il velo e pos le mani in grembo. Con l'aiuto degli occhiali, un grosso paio di occhiali montati in tartaruga che Franca le aveva portato quella mattina, osserv per la prima volta in vita sua, una Corte di Giustizia.
Non sapeva come se l'era immaginata, ma ebbe l'impressione che, in certo modo, fosse differente da come se l'era immaginata: che fosse meno caratteristica, che facesse meno impressione e che, nonostante questo, fosse ancora pi orribile.
Sebbene vedesse che tutta l'aula era piena di gente, o almeno la parte che riusciva a vedere, c'era per lei, nel suo aspetto, qualcosa di scialbo e senza vita, di volgare e ordinario che mal si adattava a una Corte consacrata ai terribili drammi dell'umanit. Che immaginazione melodrammatica, la sua! Come sono terribili i drammi dell'umanit!... Ma non erano piuttosto melodrammi?... Quell'aula era un posto come un altro, destinata al freddo e metodico esame dei fatti. Era come un'aia sulla quale si batte il grano e poi si vaglia; cos, in quel locale, venivano trattati i fatti. Perch avrebbe dovuto essere addobbato in modo speciale? Era stata un'assurdit da parte sua di aspettarselo. Per, si vedevan delle toghe, delle teste imparruccate e dei visi che sembravano pi espressivi e pi notevoli appunto perch sormontati da quelle parrucche.
Quella era l'aula numero 1 della Corte Criminale Centrale. L'ampia sala, come Gaia pot osservare attraverso alle lenti dei suoi occhiali, era rivestita da pannelli di quercia chiara. Il recinto degli accusati, situato lateralmente davanti alla galleria del pubblico, la quale aveva posti soltanto per una settantina di persone, sebbene per l'occasione ne contenesse molte di pi, era molto ampio e aveva le pareti laterali di cristallo. Difaccia ad esso e alla galleria, su una piattaforma sopraelevata, stava il seggio del giudice occupato da lord Horfield al quale la parrucca e la toga davano un aspetto diverso dal solito. Da tutt'e due le parti del seggio c'erano i posti riservati al lord Mayor e agli sceriffi. Ma erano vuoti. Sotto al seggio, seduto a un grande scrittoio di quercia stava il cancelliere della Corte e pi in basso ancora, tra il suo tavolino e il recinto degli accusati, intorno a un'ampia tavola di quercia, stavano i funzionari di polizia, il procuratore di parte civile e sir Simone Flaquer, procuratore della difesa. A destra di questa tavola, disposti a gradinate che arrivavano alla parete dell'aula, c'eran dei seggi coperti di cuoio verde. Le prime tre file erano occupate dagli avvocati della difesa e dall'avvocato della Corona, avente le funzioni di pubblico ministero. Dall'altra parte della tavola, alla stessa altezza del seggio del giudice, si alzava il palco della Giuria ove stavan seduti nove uomini e tre donne. A sinistra di questo, c'era il palco dei testimoni, che a Gaia ricord per la sua forma un pulpito di chiesa, dietro al quale stava una specie di paravento di quercia per migliorarne l'acustica. Dietro al recinto degli accusati e dalle due parti di esso, eran disposte delle panche di legno piene zeppe di gente per la maggior parte donne. Dinanzi alla prima fila dei seggi degli avvocati, sul pavimento della piattaforma ov'erano il seggio del giudice e davanti all'accusato, entro il recinto, c'eran dei vasi con delle piante ornamentali odorose. Sulla tavola del giudice, c'era un gran mazzo di fiori freschi.
Dei fiori! mormor Gaia stupita.
 un'antica precauzione contro la "febbre delle prigioni". Anche quelle piante odorose avevano lo stesso scopo; ormai si mettono l per tradizione. L'aria, per  davvero molto viziata! disse Giuditta a bassa voce.
Dopo un istante soggiunse, toccando leggermente il braccio dell'amica:
Ecco pap! Ed ecco l sir Marco!
I suoi occhi penetranti fissarono poi il recinto degli accusati, ma non disse nulla della donna che vi stava seduta tra due funzionari. Gaia avrebbe potuto trovar da s la signora Paradine. Giuditta sapeva che per questo non aveva bisogno del suo aiuto.
Diede una rapida occhiata a Gaia senza farsi scorgere. Ma Gaia non stava guardando in direzione del recinto degli accusati, bens verso le poltrone di cuoio verde a destra del tavolo dei procuratori. Tra coloro che occupavano quei posti stava in piedi sir Giuseppe Farrell, il pubblico ministero. Con la sua voce piuttosto aspra, parca di gesti, volgendosi di tanto in tanto da una parte o dall'altra, ma in quel momento rivolto pi specialmente al giudice, egli stava esponendo le vicende del "caso".
Gaia l'osserv attraverso alle lenti dei suoi grandi occhiali. Desiderava guardare un'altra persona, ma volle rimandare a pi tardi il soddisfacimento del suo desiderio come fa chi, per debolezza d'animo, non vuol prendere subito in considerazione un evento doloroso pur sapendolo inevitabile. Sir Giuseppe Farrell era un uomo basso e piuttosto tarchiato, di mezza et, con un viso largo e carnoso e i favoriti grigi e lunghi. Il resto del viso era perfettamente rasato. Sopra gli occhi, le sopracciglia brevi, ma straordinariamente folte e coi peli irti, sembravano spazzolate in modo da dar loro un'aria il pi possibile battagliera.
Raccontava la storia della signora Paradine. Da principio Gaia non riusciva a udir tutto quello che egli diceva: la sua mente e i suoi occhi eran cos occupati a ricevere impressioni, a registrarle, oppure a cercar di sbarazzarsene che in alcuni momenti udiva il suono di quella voce come un rumore confuso privo per lei di qualsiasi significato. In altri momenti, per, pareva che le parole si facessero strada nella sua mente e vi si adagiassero. Non sapeva perch, a volte udiva e a volte non udiva affatto ci che stava dicendo il pubblico ministero. Il suo cervello, cos ebbe dopo a spiegarsi la cosa, sovraccarico e costretto a un intenso lavoro, consentiva ad accogliere alcune impressioni e altre respingeva arbitrariamente. Cos non era capace di dominarsi e d'impedire alla sua mente di andar vagando.
Com'erano strani quei favoriti grigi! Pure quel viso era un viso da uomo di legge!
E adesso, signori giurati, desidero attirare la vostra attenzione su alcune particolarit, le quali, come diranno tra breve i testimoni, costituivano indubbiamente altrettante caratteristiche del colonnello Paradine e si dimostreranno forse della pi grande importanza. Le sue nobili qualit che forse ben pochi inglesi ignorano e che gli valsero i ringraziamenti del sovrano e la Victoria Cross, quelle stesse qualit che furono cagione indiretta della cecit in cui termin i suoi giorni, erano in lui commiste a gravi difetti di carattere, a scatti d'ira che, per quanto abbastanza naturali e forse giustificabili in un uomo che aveva perduto quasi tutto ci che fa la vita degna d'esser vissuta, rendevano tuttavia assai difficile la vita con lui. Tutti voi sapete...
Lord Horfield con un mazzo di fiori! Come sembrava stretto e affilato il suo viso pallido sotto la parrucca che trasformava quell'uomo di mondo, freddo, ironico, sebbene spesso sorridente e cortese, quell'abietto donnaiuolo, in un impassibile strumento di giustizia!... Gaia ebbe di lui, in quel momento, un'impressione di calma, quasi d'indifferenza. Guardandolo per un minuto attraverso gli occhiali, vedeva in lui qualcosa di leggiero e perfino di burattinesco, mentre se ne stava appollaiato lass, sulla piattaforma, in parrucca e in toga, ora immobile sulla sedia, ora chinandosi per scrivere qualcosa.
Questi aspetti del suo carattere erano senza dubbio molto penosi per quelli che stavano attorno al colonnello Paradine, e dovevano mettere a dura prova qualunque donna un po' sensibile, bench, in considerazione delle circostanze, fosse molto scusabile. Il colonnello Paradine ha vissuto tutta la sua vita con maschia intensit,  stato un uomo molto sportivo, e anche, come qualche volta si dice, un uomo molto galante con le donne. Le donne avevano avuto una gran parte nella sua vita. Era stato un grande ammiratore della bellezza femminile. Per un tale uomo, la cecit doveva essere una tremenda afflizione. Egli non avrebbe pi potuto...
Gaia distolse gli occhi da lord Horfield e li fiss sui seggi di cuoio verde. Bench avesse gi veduto molte persone nella Corte, ce n'eran due che ancora non aveva veduto e che istintivamente cercava di fare a meno di vedere: suo marito e la signora Paradine. Aveva scorto quest'ultima, veramente, a sedere sul banco degli accusati, ma confusamente e senza accorgersi che si trattasse di lei. Alla fine si decise e cerc Marco con gli occhi.
Lo scrse seduto vicino al suo sostituto, l'avvocato Arturo Calling, un omino dallo sguardo acuto, colorito in viso e con un piccolo naso a punta piantato sopra una bocca dai denti sporgenti. Marco Keane, vicino a lui, sembrava molto grosso. Fu questo che colp Gaia a tutta prima: grande e imponente con la parrucca bianca, con la toga nera dai due grandi risvolti bianchi sotto il bavero e con quei manichini bianchi, cos almeno pensava che si chiamassero, ricadenti sui polsi. Se ne stava senza far niente sul suo seggio, con le gambe accavallate e le braccia conserte. Mentre stava guardandolo, lo vide accigliarsi, muover le gambe e accavallarle di nuovo.
Poi mosse le braccia, pos le mani sulle ginocchia e si volse a guardare dalla parte della giuria: quindi diede uno sguardo al banco degli accusati. Ma Gaia non volse gli occhi da quella parte: li teneva fissi su quell'uomo, grande e grosso e in apparenza cos irrequieto, vestito di bianco e di nero; quell'uomo al quale aveva dato tanto, quanto! col quale era stata cos felice... dieci anni di felicit!... quell'uomo per il quale aveva sofferto e stava soffrendo nel pi profondo del suo essere, quell'uomo che le era stato un delizioso compagno e che ora le faceva comprendere che cosa significasse essere abbandonata; quell'uomo, cos pieno di contrasti, che era stato per lei l'amante e l'amico pi intimo, e che adesso, in una maniera tanto misteriosa quanto inspiegabile, le si era fatto pi estraneo che qualsiasi altro.
Hindley Hall, dove queste due persone vivevano,  un posto quasi isolato non lontano dalla costa del Cumberland, difaccia alle colline di quello che  chiamato il Distretto del Lago. Avevano dei vicini, naturalmente. Il colonnello Paradine apparteneva a una famiglia della nobilt locale da tutti conosciuta e stimata nell'Inghilterra settentrionale. Quando lui e sua moglie si stabilirono a Hindley, tutti si recarono a far loro visita, ansiosi di entrare con lui in amichevoli relazioni e di far conoscenza con lei, attratti anche dal fatto che la moglie era una straniera. L'imputata , infatti, una scandinava, nata, a quanto mi consta, da padre danese e da madre svedese. La sua origine fu modestissima: per un certo tempo lavor a Copenaghen nella bottega di un barbiere e, mentre vi si trovava, fu notata da un giovanotto di pessimi costumi...
Gaia cominci ad ascoltare con profonda attenzione. La sua mente non si lasciava pi sfuggire nessuna frase di quelle che udiva; si era concentrata nell'ascoltare l'esposizione delle vicende della vita di quella donna che tanta importanza aveva assunto nella propria. Pur nonostante, continuava a guardare suo marito, sentendosi come obbligata a osservare quale effetto producesse su lui quella narrazione. Ma, a un tratto, una voce argentina interruppe la voce aspra che stava parlando:
Come avete detto? Una casa malfamata... non  vero? Non ho capito bene.
S, eccellenza. Una casa malfamata.
Intendete dire un bordello?
Mi consta che era frequentata da donne di una certa categoria, eccellenza.
Un bordello, disse la voce chiara, un po' strascicata del giudice che immediatamente si curv sul suo scrittoio a scrivere qualcosa.
Gaia vide suo marito fare un brusco movimento e volgersi verso il seggio del giudice. Poi, si appoggi pi comodamente alla spalliera della sedia, incroci le braccia e rimase immobile. Giuditta Flaquer diede una rapida occhiata a Gaia; ma questa non guard a sua volta l'amica. Stava pensando profondamente a lord Horfield; era convinta che egli aveva finto di non aver udito ci che il pubblico ministero aveva detto e l'aveva costretto a ripeterlo per produrre una determinata impressione sui giurati. Le parole "un bordello" le sonavano ancora agli orecchi e non c'era dubbio che non fosse cos per tutti coloro che si trovavano nell'aula.
Dunque la signora Paradine veniva fuori da un bordello! Gaia prov come un senso di nausea. Che differenza tra sentir pronunziar quelle parole davanti a tanta gente e leggerle in un giornale! In quelle parole pronunziate l, nell'aula della Corte Criminale, c'era una schiettezza terribilmente nuda, mentre nei giornali si aveva l'impressione che fossero almeno coperte da qualche straccio!
"Ora capisco" pens Gaia "perch Marco non voleva mai che io entrassi in questa parte della sua vita!"
Appunto per questo, per tanti anni, Marco l'aveva tenuta lontana dai processi e dalle aule giudiziarie! Perch assistesse al processo Paradine assolutamente "nuova" a quelle impressioni! Un amaro sorriso pieno d'ironia le comparve sulle labbra. Era lei quella Gaia, l'evasiva Gaia!... che era stata per lui oggetto di tante cure perch nulla di meno che puro potesse sfiorarla! I fili che gli uomini tirano son di cotone; quelli che tirano "gli Dei" son d'acciaio! Consider per un momento il proprio egoismo; aveva creduto di vivere per suo marito e, invece, aveva vissuto per se stessa! Desiderando di non far male a nessuno, a chi era stata utile in questo mondo pieno di dolori? Si era tenuta sempre in disparte: ma adesso era come una che fosse stata svegliata e cacciata dal suo nascondiglio a colpi di frusta. E sentiva di meritarselo. Aveva creduto di poter rimaner sempre entro i confini dell'Eden, e adesso una spada fiammeggiante la cacciava fuori a prender contatto, energicamente, con la vita. Si era tenuta lontana da tutte le brutture e da tutti gli orrori della vita, pensando: "Non son cose per me", e adesso il destino la prendeva per la gola e la gettava in mezzo a quelle brutture e a quegli orrori. Quale lezione per lei sull'eterna ironia della sorte!
Quando, signori giurati, si cerca di assodare se la persona che si sospetta sia veramente l'autrice di un delitto, la prima cosa da farsi  quella di trovare il motivo che l'avrebbe spinta a commetterlo. Naturalmente: ci sono stati dei delitti senza motivi apparenti, assassinii dei quali non si  mai saputa la ragione. Il cuore umano  misterioso, ed  spesso difficile, se non impossibile, risalire alle cause di un'azione delittuosa, cause che possono anche essere estranee alla volont di colui che l'ha commessa. Ma vogliate considerare un momento il caso di colei che siede sul banco degli accusati, della signora Paradine. Avete qui una donna che la bont di quel diplomatico americano di cui vi ho gi parlato, quel tale signor Power, aveva tirato fuori da quelli che si chiamano i bassifondi sociali strappandola alle sue antiche relazioni e introducendola in una vita per lei affatto differente, sull'altra sponda dell'Atlantico. Qualunque fosse il motivo per il quale il signor Power s'interessava a questa bella e affascinante fanciulla...
Gaia che proprio allora stava cercando di vedere l'accusata e perci aveva estratto dall'astuccio il piccolo binocolo, fu sorpresa di udir la voce potente di suo marito interrompere l'oratore. Essa diceva:
Eccellenza, io devo protestare contro l'insinuazione del mio egregio collega. A quanto io sappia, il signor Power non sar chiamato come testimonio in questo processo. E quindi faccio presente che non  regolare il tentativo di portar pregiudizio all'accusata con insinuazioni a suo danno, le quali non saranno confortate da testimonianze che io avrei il diritto di sottoporre a contestazione.
Quale insinuazione, secondo voi, sir Keane, ha fatto il pubblico ministero? domand lord Horfield, col suo tono pi gentile. Non mi sono accorto di nulla che fosse detto per portar pregiudizio all'imputata.
Eccellenza, secondo me, il dire che il signor Power, togliendo la mia cliente dalle condizioni miserabili in cui si trovava, era mosso da motivi differenti dal sentimento cavalleresco e dalla carit cristiana, costituisce un'evidente insinuazione.
Eccellenza, disse sir Giuseppe Farrell, non intendevo fare insinuazioni. Ho semplicemente richiamato l'attenzione sul fatto che non era possibile sapere di preciso quale fosse il motivo che spinse il signor Power ad agire come ag e, cio, a prendere l'imputata al suo servizio, togliendola dai bassifondi in cui viveva e conducendola in America.
Al servizio suo e di sua moglie! esclam Keane in tono tagliente ed enfatico.
Non trovo nulla di irregolare in quanto ha detto il pubblico ministero, disse lord Horfield.
A ogni modo, non insister, riprese sir Giuseppe Farrell, con arrendevolezza, avendo ormai raggiunto il suo scopo. Poich il mio egregio collega ha fatto obiezione, io non insister.
E continu a narrare le vicende della vita della signora Paradine, mentre Gaia dimenticava di servirsi del binocolo.
Poi si mise a fare la massaggiatrice, riprese il pubblico ministero, attribuendosi l'appellativo di massaggiatrice svedese, sebbene, a quanto sappia, suo padre fosse danese.
Eccellenza! interruppe Keane balzando di nuovo in piedi.
Che cosa c', sir Keane? domand il giudice con voce dolce e penetrante.
Mi sia lecito far rilevare che la mia cliente si faceva chiamare "massaggiatrice svedese" perch aveva imparato il metodo svedese, famoso in tutto il mondo, e non perch desiderasse far credere di essere figlia di genitori svedesi. Essa non faceva che seguire l'usanza. E io...
Voi avete intenzione di chiedere che l'imputata sia udita come teste? interruppe lord Horfield.
S, certo,  mia intenzione, eccellenza!
E allora, nell'interrogatorio, sarete in grado di mettere in rilievo qualsiasi punto favorevole alla vostra cliente, sul quale desideriate richiamar l'attenzione.
E, alzando la sua piccola mano gialliccia, il giudice fece segno al pubblico ministero di continuare.
Giuditta Flaquer diede di nuovo una rapida occhiata a Gaia. Ma questa non la guard: sembrava guardasse diritto davanti a s nel vuoto; una piccola macchia rossa le era comparsa su ciascuno dei pomelli. No, non guardava nel vuoto; finalmente aveva diretto lo sguardo verso l'imputata. Fino ad allora, qualcosa le aveva impedito di esaminare la signora Paradine, perch ne provava insieme desiderio e timore. E non questo soltanto l'aveva trattenuta dall'osservare la signora Paradine: le era anche odioso mescolare la sua curiosit cos personale con quella crudele e volgare della folla ammassata nell'aula. Tanto misere e meschine erano le ragioni che spingevano la folla a osservare l'imputata, quanto tragiche erano le sue. Ma finalmente dov decidersi; non le era possibile continuare ad ascoltare le vicende del passato di quella donna, le parole di suo marito che tentava d'intervenire in suo favore e fare a meno di guardarla. Gaia cominciava gi a considerare l'imputata come una donna gettata in pasto alle belve; gi, a suo dispetto, la piet si faceva strada nel suo cuore. Era necessario che vedesse e giudicasse da se stessa. Ora poi le sembrava che con una sola occhiata, l'occhiata data da una donna a un'altra donna, avrebbe potuto indovinare assai pi di quanto potevano dirle tutti quegli uomini di legge.
Un momento dopo, si accrse che questa sua opinione era errata. Mentre guardava il recinto degli accusati, attraverso alle lenti dei suoi occhiali, a un tratto le lenti le si appannarono o, forse, il suo penoso eccitamento le fece credere che si fossero appannate. Allora con un gesto furtivo quasi come se non volesse farsi scorgere, si tolse gli occhiali, guard Giuditta e la sua vicina di sinistra, una robusta signora anziana che aveva l'aria di una proprietaria di camere ammobiliate, vide che erano assorte ad ascoltare il discorso del pubblico ministero, prese il binocolo e se lo port agli occhi.
Scrse allora per la prima volta la donna che da tanto tempo era il suo tormento, colei che le aveva tolto la pace, colei che l'aveva perfino indotta a odiare. Il binocolo assai forte avvicinava di molto l'immagine della signora Paradine agli occhi miopi di Gaia, che si mise a osservarla attentamente e minutamente.
Ma, pur osservandola cos, non sent di saperne su quella donna pi di quanto le potevan dire gli uomini di legge. Prov, anzi, una vera delusione; quella che vedeva, era una donna alta, coi capelli biondo-argento, vestita di scuro, con le mani lunghe, affilate, molto espressive, posate in grembo, e gli occhi, a quanto sembrava, fissi su quell'uomo piccolo e tarchiato coi favoriti grigi, che pareva tutto intento a farle pi male che poteva con le sue parole. Stava l immobile: non c'era in lei nessun sintomo d'irrequietezza. Pareva che tutto quanto avveniva intorno a lei non la riguardasse e, tanto meno, l'intimorisse; pallida e immobile, sedeva composta con aria di profonda indifferenza. Gaia ebbe subito la sensazione di trovarsi davanti a un enigma vivente; quella donna la metteva nell'imbarazzo; si avvide che non sarebbe riuscita a comprenderla.
Si suol dire che le donne hanno uno speciale intuito per comprendersi tra loro, e forse Gaia, quando si era messo il binocolo davanti agli occhi, aveva pensato che le sarebbe stato possibile convalidare quel detto con la propria esperienza. Ma invece dovette accorgersi che quella volta non rispondeva a verit. Le torn in mente la fotografia che aveva esaminato di nascosto nello studio di Marco, e si domand come mai si era sentita cos sicura di svelare il mistero di quella donna alla prima occhiata. Si accorgeva adesso che quella fotografia si era beffata di lei come faceva in quel momento la signora Paradine in carne e ossa.
 vero che la vedeva soltanto di profilo: ma poi si mosse e Gaia riusc a vederla di tre quarti. Era pi che sufficiente!
"Non riesco a leggere nel suo viso!" pensava Gaia.
Era bella? Le parve che in lei ci fosse qualcosa di bello. Non era quella che gl'Inglesi chiamano "una bellezza", ma per il suo aspetto era cos fuor del comune, cos tipicamente nordico, ed attirava tanto l'attenzione, anche senza quell'orribile pubblicit dovuta alla sua causa, che Gaia sent che doveva esserci in lei qualcosa di bello. Pure, all'infuori del suo atteggiamento sul banco degli accusati, nel quale c'era una grazia strana, naturale, un pochino goffa, non c'era in lei nulla d'espressivo. Il suo viso era chiuso, impenetrabile, con una strana mancanza d'espressione; nulla in lei che facesse pensare a un'animazione prodotta da paura o da una fiduciosa sicurezza.
" proprio come me? Mi assomiglia?" si domandava Gaia.
Non era in grado di dirlo. Ma che cosa poteva dire su quella donna? Una cosa sola: che quella donna l, nel recinto degli accusati, si dominava in un modo maraviglioso, era perfettamente padrona di s. Come poteva esser cos padrona di s pur essendo colpevole? Il vestito scuro che indossava (Gaia vedeva col binocolo che era molto semplice ma di taglio perfetto), le lasciava scoperto il collo: un bel collo, bianco come la neve, piuttosto lungo e di forma perfetta.
Mentre l'osservava, un pensiero orribile le pass per la mente.
"In Inghilterra i condannati a morte per assassinio vengono impiccati!"
Non poteva pi distogliere lo sguardo da quel collo; era convinta che anche la signora Paradine, quando si era messa quel vestito per venire al processo, doveva aver pensato al carnefice, e che aveva voluto fare in modo, lasciando scoperto quel bel collo, che anche i giurati e il giudice dovessero pensare al carnefice.
Nello scegliere quel vestito, doveva avere avuto uno scopo ben definito. Gaia ne era convinta e, per effetto di questa convinzione, si sent come attirata verso la signora Paradine. In quel momento veniva a crearsi un legame tra loro.
Nonostante ci che egli aveva sofferto in guerra, nonostante la terribile ferita che lo aveva fatto diventar cieco, il colonnello Paradine, come deporranno i testimoni, non era un invalido, anzi, era ancora un uomo che godeva di una salute perfetta. Non c'era nessun motivo, a quanto dicono i medici, perch non dovesse vivere fino alla vecchiaia pi avanzata. Ma cos non doveva essere; era destino che la mano della Morte si abbassasse su lui quando era ancora quasi giovane. Qualcuno, ed  appunto compito di questa Corte trovare chi, volle cos... L'uomo, che pur avendo corso pericoli mortali, era potuto uscir vivo dalla guerra, era destinato a esser colpito da una mano misteriosa a guerra finita.
Con la sua voce piana, per quanto un po' aspra, il pubblico ministero continuava a parlare. Gaia depose il binocolo e non si rimise gli occhiali. Desiderava tornare per un poco alla sua vista naturale; voleva come nascondersi nella sua miopia, che le impediva di vedere bene. Aveva veduto lord Horfield, aveva veduto Marco e la signora Paradine. Ormai li aveva tutti in mente: per un istante doveva ascoltare soltanto, non voleva far altro che ascoltare. Gi era convinta, nel breve tempo trascorso da quando era entrata nell'aula, che lord Horfield era ostile alla difesa: poteva darsi che gli altri non se ne fossero accorti, ma lei ne era sicura, e si sentiva colpevole, perch attribuiva a se stessa la cagione di quell'ostilit. Le parole che aveva detto al giudice le tornavan continuamente alla memoria:
"Terr sempre lontana da me la gente sporca e ignobile come voi!"
Horfield non l'avrebbe mai perdonata. Ed essa non se ne sarebbe curata se non avesse notato che gli effetti di quelle parole gi cominciavano a farsi vedere in quell'orribile processo. Tent di discutere con se stessa, di convincersi che l'attribuirsi un potere che non aveva e che non poteva avere era un fatto morboso: ma tutti i suoi sforzi furono vani.
Sapeva di aver reso inutili gli sforzi di Marco per stabilire con lord Horfield delle relazioni amichevoli, ma doveva riflettere che si trattava della giustizia inglese! Lord Horfield era un giudice inglese di grande notoriet, che doveva tener alta la sua fama, e qualunque fossero i suoi sentimenti privati, non poteva certo permettersi di dar loro libero corso nell'esplicazione delle sue funzioni di giudice. Forse dunque, cos continuava nelle sue riflessioni, stava esagerando le conseguenze di quelle sue parole di sfida e di ripulsa insieme, giuste e inevitabili tutte, sebbene avessero ingenerato in lei quella sensazione di colpevolezza. Non doveva eccitarsi e commuoversi, non doveva fare apprezzamenti errati. Allora cerc di mantenersi fredda, di seguire il processo con voluta indifferenza come faceva Giuditta.
Pos lo sguardo sulle sue ginocchia mentre andava pensando:
"Questo processo non mi riguarda; non c' niente che abbia a che fare con me. Io non c'entro per nulla. Tutto quello che sento dire  avvenuto prima che io sapessi che quella donna esisteva. Sia innocente o colpevole, sia condannata o assolta,  cosa che non dipende da me. Io sono qui soltanto per stare a sentire, per pregare che sia fatta giustizia" e qualcosa la costrinse ad aggiungere, con riluttanza, forse: "e che si abbia piet di lei."
Non poteva guardar la donna che sedeva sul banco degli accusati e desiderare che fosse condannata all'impiccagione. Le era assolutamente impossibile.
" impossibile! Questo  impossibile" si andava ripetendo, mentre la voce aspra del pubblico ministero continuava ferma e monotona.
E Gaia cominci a rendersi conto della profonda differenza esistente tra la sua vita con Marco e quella della donna che sedeva sul banco degli accusati con colui che la guerra aveva reso cieco.
Il pubblico ministero stava facendo rilevare alcuni lati del carattere del colonnello Paradine che dovevano aver reso difficile la vita con lui. Pareva a Gaia che lo facesse con una certa riluttanza, come se fosse ansioso di mantenere un certo equilibrio tra le brillanti qualit del defunto, un eroe che voleva render simpatico, e le sue penose debolezze, allo scopo di stabilire un motivo plausibile per il delitto attribuito all'accusata. A volte, pareva che scusasse ci che non poteva a meno di condannare. A Gaia faceva l'effetto di un uomo in cammino su una corda che si piegasse ora da una parte ora dall'altra pericolosamente, ma che pur riuscisse a tenersi in equilibrio. E cominci a dirsi:
"Ma c'era un motivo sufficiente per commettere un delitto cos orribile, come l'assassinio di cui  accusata questa donna?"
Il pubblico ministero nomin parecchie volte Guglielmo Marsh. Gaia cominci a sentire un certo interesse per quest'uomo che era vissuto nell'intimit di casa Paradine e a cui il destino aveva assegnato una parte importante in quel "caso". Furon fatte rilevare le sue qualit d'uomo e di soldato e la sua devozione al padrone, il colonnello Paradine, durante e dopo il servizio militare. Pertanto, nella mente di Gaia si andava affermando l'impressione che quel Marsh fosse un uomo di carattere e fors'anche di nobili sentimenti: ma era uno dei testimoni d'accusa e quindi, come tale, nemico di Marco.
Il suo interesse, gi dolorosamente eccitato, si accrebbe quando l'oratore, sempre chiaro, freddo, sicuro di s e padrone degli elementi di cui disponeva, cominci a parlare della salute del colonnello Paradine.
Lui che fino ad allora era stato robustissimo, nonostante tutto quello che aveva sofferto durante la guerra, improvvisamente non si sent pi tanto bene. E alla fine di luglio dell'anno che ho detto si ammal addirittura: aveva delle cefalee fortissime e provava una sensazione d'intorpidimento. Essendosi lagnato di questo malessere, fu chiamato il dottor Worthingly di Hindley Village, il quale attribu quei sintomi a un'acutissima dispepsia. Se la sua diagnosi fosse esatta o errata voi, signori giurati, giudicherete quando tutto il dibattimento avr avuto luogo. Ma io vi far presente che  possibile che la diagnosi del dottor Worthingly fosse errata e che quell'improvvisa malattia non fosse prodotta da indigestione, bens... qui l'oratore fece una breve pausa, e poi riprese, provocata da un agente esterno. Io vi dir che gi in quel mese albergava nell'animo di qualche persona il desiderio che il colonnello Paradine non vivesse a lungo. Ma la mano levatasi a colpire, per una ragione qualsiasi, paura o fors'anche improvviso pentimento, fu, quella volta, come paralizzata... Il colpo cos manc. -
L'oratore si ferm un istante e Gaia osserv che teneva lo sguardo fisso sui giurati. Poi egli abbass gli occhi su alcune carte che teneva davanti a s e che raccolse con una mossa decisa; si accomod la toga, si schiar la voce e riprese:
Comunque la dispepsia, se si trattava di dispepsia, scompar a poco a poco. Anche il mal di capo scomparve; cos pure l'intorpidimento, sintomo curioso e che, sia detto tra parentesi,  caratteristico dell'avvelenamento per arsenico. E il colonnello Paradine parve ristabilito.
Giuditta in quel momento diede una rapida occhiata intorno a s e poi mormor a Gaia:
Quell'uomo sa tutti gli artifizi del mestiere!
Gaia guard la sua amica e scosse la testa. Non aveva capito ci che voleva dire.
Ma s... quella pausa... quei gesti... tutto calcolato!
Gaia riprese la sua posa: curva in avanti, fiss di nuovo gli occhi sull'oratore.
I delinquenti, signori giurati, non sono tutti d'un pezzo: hanno i loro momenti di esitazione, hanno i loro dubbi e a volte subiscono perfino il debilitante attacco delle loro latenti virt che li fa arretrare davanti al delitto. Cos questo rimane incompiuto. Fondandomi su quanto accadde dopo, devo farvi notare che questo  appunto quanto avvenne allorch il dottor Worthingly attribu alla dispepsia la malattia del colonnello Paradine. Saranno tra poco prodotte delle prove le quali, salvo che io non m'inganni, vi convinceranno che questo sfortunato eroe, poich il colonnello Paradine, nonostante tutti i suoi difetti di carattere e la sua deficiente moralit, fu un vero eroe britannico, mor perch gli fu somministrato dell'antimonio sotto forma di tartaro emetico. Come verrete a sapere, egli mor a Londra in una casa in Eaton Square che aveva preso in affitto per due mesi. Ma il fatto che egli sia morto per avvelenamento da antimonio non porta a escludere la possibilit di un altro tentativo, anteriore, di sbarazzarsi di lui mediante un altro tipo di veleno.
Un'altra lunga pausa. Poi, con voce atta a impressionare, e che, per quanto bassa, fu udita nettamente in tutta l'aula, esclam:
E ora veniamo al motivo!
E qui fece una smagliante descrizione della vita del colonnello Paradine dopo il suo cosiddetto ristabilimento in salute dall'attacco di dispepsia... se si trattava di dispepsia. Gaia ascolt con profonda attenzione. L'oratore descrisse il colonnello Paradine come un uomo sempre pi rattristato e amareggiato dalla sua sciagura, la cecit, e incapace, nonostante il suo coraggio e il suo valore, a rassegnarsi a quel terribile colpo infertogli, come si espresse il pubblico ministero, "dalla mano misteriosa di quella potenza sconosciuta che comunemente viene chiamata destino".
Procedendo nel suo discorso, la sua retorica si fece certamente sempre pi vuota: ma ci dipendeva dal fatto che egli si andava sempre pi adattando a quello che, secondo lui, era, con tutta probabilit, il gusto di quei giurati, che non appartenevano alle classi pi colte e distinte della societ. Perci, infiorava con una quantit di aggettivi le sue osservazioni piene di sostanza.
Non si pu dire che questo eroico decorato della Victoria Cross fosse dotato della fatalistica rassegnazione di un orientale. Egli sarebbe stato pronto, che dico? contento di morire per il suo paese. Ma quanto a trascinare una vita oscura senza lagnarsi, senza amareggiarsene, senza recalcitrare furiosamente contro le sue asperit, questa  un'altra questione, e lui, signori giurati, non poteva farlo. Chi c'era, in quella casa solitaria, a sopportare il peso della sua miseria e ad ascoltare i suoi lamenti? Soltanto la donna che egli aveva sposata e che perci ne aveva l'obbligo.
Qui diede particolari di rabbiose scenate da parte del colonnello Paradine, delle quali la moglie era stata vittima, e di cui avrebbero poi parlato i testimoni. Sembrava chiaro che, siccome non poteva metter innanzi il solito movente dei delitti femminili, e, cio, il desiderio di esser libera di darsi, senza scandalo pubblico, al proprio amante, cercava di dar la maggiore importanza alle miserie della vita matrimoniale che avevano avuto tanta prevalenza a Hindley Hall.
Secondo lui, queste miserie dovevano essere state molto grandi: descrivendole, o, meglio, accennandovi, non risparmiava il colonnello Paradine, e nemmeno attaccava la condotta della signora Paradine come moglie. Al contrario, cercava in tutti i modi di dar l'impressione che essa avesse sopportato per un lungo periodo la vita pi intollerabile con suo marito, dimostrando, almeno in apparenza, la pi esemplare fortezza d'animo, soddisfacendo i desiderii di lui, facendogli compagnia, leggendo e sonando il pianoforte per lui, senza mai ripagare di ugual moneta i suoi scoppi di collera.
Sembra che sua moglie si conducesse con lui, sia prima che dopo la malattia sulla quale ho attirato la vostra attenzione, in modo veramente lodevole. Devo farvi presente, signori giurati, che essa  una donna che possiede una grande padronanza di s, una donna non comune, di grande forza di volont, capace di portar la maschera non soltanto per un'ora, non soltanto per un giorno ma, se fosse necessario, per mesi e mesi. Devo anche farvi presente che  una donna che nasconde nell'animo violenti sentimenti, che pu dar l'impressione di perdonare ma che, in realt, non dimentica e non perdona i torti ricevuti n qualsiasi cosa consideri come torto. E adesso devo attirare la vostra attenzione su certe questioni di denaro che sono di considerevole importanza in questo "caso".
Inform quindi i giurati che le testimonianze avrebbero provato come il primo attacco della malattia del colonnello Paradine, e cio quella dispepsia con complicazioni d'intorpidimento, si fosse verificato dieci giorni dopo che egli aveva fatto un nuovo testamento col quale lasciava a sua moglie, in caso che egli le premorisse, una rendita annua di quattromila sterline. Questo testamento cambiava completamente le disposizioni di un altro, fatto prima del suo matrimonio, in cui il nome della signora Paradine non figurava. Se anche il suo possedimento di Hindley Hall aveva degli oneri, il colonnello Paradine era sempre ricco: se fosse morto prima dell'ultimo testamento, la signora Paradine sarebbe rimasta senza nulla; dopo, invece, come vedova, avrebbe goduto di una bella sostanza. Le testimonianze avrebbero dimostrato che essa era a conoscenza del contenuto di quest'ultimo testamento. Fino al giorno in cui l'aveva firmato, il colonnello Paradine aveva goduto ottima salute: era infelice, era irritabile, qualche volta quasi brutale nel modo di comportarsi con sua moglie, per quanto non ci fossero prove che l'avesse maltrattata fisicamente. Ma, quanto a salute, stava benissimo.
Qui il pubblico ministero fece una pausa drammatica perch quel fatto restasse ben impresso nella mente dei giurati. Gaia si mise gli occhiali e guard di nuovo verso le poltrone di cuoio verde: vide suo marito che stava seduto col busto eretto, con aria piena di fierezza. Teneva le labbra strette e il suo viso incorniciato dalla parrucca era duro e severo. Non era ancora giunto per lui il momento di entrare in azione. Gaia sentiva che egli era irritato per la sua forzata inazione e che ardeva dall'impazienza di balzar su e di mettersi alla sua opera di difensore.
Ma la voce aspra del pubblico ministero continu inesorabile: richiam l'attenzione dei giurati sul secondo attacco della malattia che "secondo quanto io deduco dalle informazioni attualmente in mio possesso" colp il colonnello Paradine due mesi dopo il primo, e present quasi gli stessi caratteri, per quanto di minor gravit. Accenn di nuovo ai sintomi di questo secondo attacco, cefalea e intorpidimento, con l'aggiunta, questa volta, di una sensazione di sfinimento e di languore.
In questa circostanza, il dottor Worthingly, che era stato di nuovo chiamato, si preoccup maggiormente delle condizioni in cui trov il colonnello e gli fece molte e minuziose domande su ci che aveva mangiato e bevuto. Seppe cos che, proprio prima dell'attacco, aveva mangiato delle ostriche crude, delle quali era ghiottissimo, mandate da un pescivendolo di Whitehaven presso il quale i Paradine avevano l'abitudine di fare acquisti. Non erano ostriche inglesi, ma importate dal Portogallo. Il dottor Worthingly ritenne che qualcuna di quelle ostriche (nessuna delle quali era stata mangiata dalla signora Paradine o dagli altri familiari) fosse guasta e avesse prodotto la malattia del colonnello. Per, essendo alquanto turbato e incerto a cagione della violenza dei sintomi di quel secondo attacco, desider avere il parere di un altro medico; fu allora chiamato un certo dottor Cullford di Whitehaven che tenne consulto con lui. Dal consulto risult che i due medici ritenevano entrambi che il colonnello Paradine avesse avuto un attacco di dispepsia acuta, di cui non potevano capire le cause; pensarono che forse quell'attacco fosse stato prodotto dalle ostriche che aveva mangiato, ma non ne avevano la sicurezza non essendo stato possibile esaminarle perch non ne era rimasta nemmeno una.
Questa fu la conclusione alla quale vennero. Pu darsi che avessero ragione e pu darsi che avessero torto. Ci che accadde dopo potrebbe forse dar motivo a molti di veder le cose sotto un aspetto alquanto differente.
Il pubblico ministero disse quindi ai giurati che il colonnello Paradine pareva si fosse ristabilito anche da questo secondo attacco, ma rimase in uno stato d'animo veramente pietoso; era depresso e irritabile. Questo "oppure qualche altra ragione" indusse la signora Paradine a proporre un breve soggiorno a Londra per far cambiar vita e aria al marito. Forse anche lei cominciava a essere stanca della vita ritirata che conduceva a Hindley con un marito cieco e insopportabile. Per, fece sapere che desiderava che il colonnello Paradine avesse qualche distrazione e che voleva consultare qualche buon medico di Londra sul suo stato di salute. Sembrava che in quel periodo si preoccupasse in modo particolare delle condizioni del marito e, in parecchie occasioni, fu udita dire che non comprendeva come mai si fosse ammalato due volte: secondo lei, i medici di campagna erano ignoranti e sciocchi.
Il colonnello Paradine accett la proposta e fu presa in affitto una casa ammobiliata in Eaton Square, in cui i Paradine, accompagnati da Guglielmo Marsh e da altri domestici, si trasferirono da Hindley Hall a Londra. Il colonnello non doveva pi rivedere Hindley Hall. Mor a Londra circa due mesi dopo. Arrivato a Londra, era stato visitato da sir Guglielmo Ackley, il celebre medico, il quale non aveva riscontrato in lui nessun serio disturbo, ad eccezione di una non lieve depressione nervosa per cui gli aveva prescritto il Sanatogen, noto ricostituente del sistema nervoso, consigliandolo di star molto all'aria aperta e far vita igienica e molto attiva, per quanto possibile.
Qui il pubblico ministero pass a dire dell'ultimo malessere e della morte del colonnello Paradine, facendo notare al giudice e ai giurati come una certa sera, durante la permanenza a Londra nella casa di Eaton Square, "il colonnello, dopo una giornata in cui era stato pi depresso, pi irritabile del solito e aveva avuto anche dei furiosi accessi di collera" pi di uno dei domestici nonch il signor Master, custode della casa, avessero udito che un violento alterco era scoppiato nello studio del colonnello Paradine, tra questo e sua moglie, e che il fedele Guglielmo Marsh, entrato nella stanza, aveva tentato di rappacificare i due coniugi. Non erano state udite le precise parole, ma si era compreso chiaramente dal tono delle voci che si trattava di un alterco. In seguito, dei testi sarebbero stati chiamati a deporre anche su quella lite tra marito e moglie. Guglielmo Marsh avrebbe esposto la sua versione dell'accaduto e cos la giuria sarebbe stata in grado di farsi da s un concetto sull'importanza di quell'alterco in relazione a ci che avvenne dopo. Comunque, dopo quella scena, il colonnello Paradine aveva rifiutato di scendere al pianterreno per pranzare insieme con la moglie o trovarsi con lei, e si era chiuso in un salottino del primo piano, contiguo alla sua camera. Il pranzo gli era stato servito in quella stanza dal maggiordomo Lakin che era rimasto con lui per aiutarlo mentre mangiava. Guglielmo Marsh non aveva assistito a quel pasto e nemmeno la signora Paradine. Lakin avrebbe deposto che il colonnello, il quale era in uno stato di grande nervosismo e sembrava come offeso e irritato da qualcosa, che per non disse a nessuno, aveva bevuto durante il pranzo del Borgogna e che, finito il pranzo, gli aveva dato ordine di metterne un bicchiere pieno nella sua camera in un certo posto che egli precis, in modo da poterlo trovare facilmente. Il maggiordomo aveva obbedito all'ordine del padrone, e poi, tornato nel salotto ove stava il colonnello, gli aveva detto di aver posto il bicchiere nel punto indicatogli. Il colonnello Paradine gli aveva detto allora che non desiderava altro, si era alzato e se ne era andato nella camera tirandosi dietro la porta, senza per chiuderla a chiave.
In questa stanza c'erano due porte; una comunicava col salottino del colonnello e l'altra metteva sul pianerottolo. La camera della signora Paradine era difaccia a quella del colonnello e la porta che vi dava accesso era sullo stesso pianerottolo.
Il maggiordomo, dopo aver portato via quanto era rimasto del pranzo del suo padrone e sparecchiata la tavola, era sceso al pianterreno e l aveva trovato la signora Paradine che, sola, nella sala da pranzo stava terminando di mangiare; il pranzo le era stato servito dal cameriere, essendo egli stesso occupato a servire il colonnello. Quando era entrato nella stanza, la signora gli aveva domandato dove era il padrone e se aveva terminato il pranzo. Il maggiordomo aveva risposto che lo aveva terminato e che se ne era andato nella sua camera; aveva anche aggiunto che, per ordine del colonnello, aveva portato in camera un bicchiere di Borgogna. La signora Paradine allora gli aveva domandato se Marsh era andato dal colonnello, e Lakin aveva risposto che, quando era sceso al pianterreno, il colonnello era rimasto solo nella sua stanza, ma non poteva dire che cosa fosse accaduto dopo. La signora lo aveva ringraziato e si era alzata da tavola per uscire dalla stanza. Ma, arrivata alla porta, si era voltata verso il maggiordomo e gli aveva domandato:
"Sapete se sia andato a letto?"
Il maggiordomo aveva risposto che non lo sapeva e allora la signora Paradine era uscita dalla sala da pranzo chiudendosi la porta dietro.
E dove and, signori giurati? continu la voce inesorabile che a Gaia sembrava si facesse sempre pi aspra con lo svolgersi di quel lungo atto d'accusa. Saranno prodotte testimonianze che la signora si rec prima di tutto nel salotto da ricevimento, che contrariamente a quanto avviene nella maggior parte delle case di Londra, era situato al pianterreno, verso la parte interna della casa; vi si trattenne alcuni minuti e poi fu veduta salir le scale. In quel mentre, come tra poco vi sar detto dai testimoni, Guglielmo Marsh, domestico di fiducia del colonnello, si era recato nella camera del suo padrone per domandargli se doveva fare qualcosa per lui; il colonnello gli aveva detto di andarsene e di lasciarlo solo. Non aveva bisogno di nulla. Era seduto in una poltrona, ai piedi del letto, e sembrava immerso in profondi pensieri. Contrariamente al solito, aveva parlato al domestico con un tono molto aspro. Poich, mentre spesso, quando parlava con sua moglie, non badava a quello che diceva e talvolta era perfino brutale con lei, col suo domestico era sempre gentile. Guglielmo Marsh usc dalla camera ferito dal modo con cui era stato trattato dal suo padrone. Mentre usciva dalla stanza, scrse la signora. Paradine che entrava nella sua camera difaccia a quella del colonnello e si chiudeva la porta dietro. Marsh, come vi dir tra poco, s'indugi un momento sul pianerottolo. Aveva un profondo attaccamento per il padrone e gli dispiaceva di lasciarlo solo in quelle condizioni di spirito; per, non sapeva come fare a tornare da lui dopo che gli era stato ordinato di andarsene. Ebbe quindi un istante di esitazione e d'incertezza su ci che doveva fare, mentre provava un sincero rincrescimento per quello che era accaduto. Proprio allora, mentre stava sul pianerottolo incerto sul da farsi, con sua grande sorpresa vide aprirsi la porta della camera del colonnello. Marsh rimase fermo e il colonnello, che naturalmente non poteva accorgersi della sua presenza, pass vicino a lui e si diresse verso un breve corridoio in fondo al quale c'era un gabinetto da toelette. Il colonnello vi entr, (sebbene cieco era abilissimo nel trovarsi la strada nei luoghi che conosceva bene) chiuse la porta dietro di s e mise il paletto. Proprio in quell'istante la prima cameriera, Elena Smith, che veniva dalla scala di servizio, giungeva sul pianerottolo e, vedendo Marsh che stava l fermo, gli domand se poteva far lei qualcosa per il colonnello. Marsh rispose:
"No, la miglior cosa  di lasciarlo solo. Stasera non  lui!
"Dopo di che discesero tutt'e due al pianterreno, lasciando la signora Paradine in camera sua e il colonnello chiuso nel gabinetto. Signori giurati, io so che nessun altro dei familiari, eccetto Marsh ed Elena Smith, si trovava sul pianerottolo nel quarto d'ora che segu. Nulla ci risulta, salvo che l'accusata non si decida di farci sapere qualcosa, circa ci che accadde in quel quarto d'ora su quel pianerottolo. Ma saran prodotte testimonianze che, trascorso quel tempo, i domestici udirono che qualcuno sonava il pianoforte nel salotto da ricevere situato al pianterreno: era la signora Paradine che stava sonando una fantasia sul notissimo valzer viennese: Il Danubio azzurro. Nessuno l'aveva udita scender le scale e perci nessuno pot dire quando fosse entrata nel salotto. Poteva esservi andata prima o dopo; i domestici, a quanto pare, suppongono che si sia messa a sonare appena entrata nel salotto. Se ci  esatto, se ne deve dedurre che la signora rimase al piano di sopra per circa un quarto d'ora: comunque mi consta che non ci sono prove a questo riguardo e ci sono, invece, testimonianze che essa era al piano di sopra quando il colonnello and nel gabinetto e che circa un quarto d'ora dopo stava sonando il pianoforte nel salotto da ricevere. Continu a sonare per un tempo abbastanza lungo; mezz'ora e forse pi. Poi smise.
Il pubblico ministero rifer quindi quello che era accaduto durante quella notte nella casa di Eaton Square, secondo quanto risultava dagli atti. Un po' dopo le dieci la signora Paradine se n'era andata nella sua camera. La sua cameriera, Fanny Greene, la stava aspettando e deporr che la signora non si rec nella camera del marito ad augurargli la buona notte, ma si mise subito a letto. Guglielmo Marsh, invece, ligio al suo dovere, volle andare, com'era solito, dal colonnello per aiutarlo a coricarsi, ma trov la porta chiusa a chiave. Avendo battuto alla porta, il colonnello aveva gridato incollerito:
"Andatevene! Lasciatemi in pace!"
Turbatissimo Marsh obbed e se ne and nella sua camera nel sottosuolo. Anche gli altri domestici andarono a coricarsi e cos tutta la casa fu immersa nella pace notturna. Ma la quiete fu violentemente interrotta, verso la mezzanotte, dal colonnello Paradine il quale apr la porta della sua camera e grid con voce strozzata qualcosa che fece risvegliare sua moglie nella stanza difaccia.
La signora Paradine ha dichiarato che da principio non pot capire che cosa l'avesse svegliata, perch, secondo quanto afferma, si era addormentata subito, ma che poi, messasi ad ascoltare, aveva udito la voce di suo marito che chiamava ripetutamente Marsh con un tono che sembrava sempre pi alterato da qualche sofferenza. E qui notate bene il fatto, disse il pubblico ministero protendendosi verso il palco della giuria e abbassando un poco la voce, che, secondo quanto ha dichiarato l'accusata, il colonnello Paradine non chiam sua moglie che dormiva vicino a lui, ma il suo domestico che dormiva due piani sotto.
Dopo una pausa diretta a ottenere che le sue parole facessero la voluta impressione, il pubblico ministero pass a parlare dell'acuto improvviso malessere del colonnello Paradine e di ci che avvenne in seguito. Svegliatisi i familiari, furono mandati a chiamare dei medici e due di essi arrivarono prima che fosse trascorsa un'ora; ma lo sciagurato colonnello, dopo parecchi violenti attacchi del male, era rimasto svenuto e, nonostante i loro sforzi che il pubblico ministero descrisse minutamente, mor senza riprender conoscenza subito dopo le sette del mattino seguente. Fin dal primo momento, i medici furon d'avviso che si trattasse di avvelenamento e rifiutarono di rilasciare il certificato di morte naturale. Non era il caso di parlar di malattia: i sintomi indicavano che doveva essersi verificata un'ulcerazione interna prodotta da un veleno irritante. I medici ebbero il sospetto si trattasse di arsenico, ma poi, in seguito all'esame fatto dal professor Blake di alcuni organi del morto e di parte delle materie da lui vomitate, si accert che la morte era stata prodotta da antimonio ingerito sotto forma di tartaro emetico. Per, e qui sir Giuseppe Farrell si mise a parlare con grande lentezza e grande enfasi, senza mai distoglier gli occhi dai giurati, delle tracce di arsenico furono scoperte nel cadavere, come testimoniarono i medici. Quanto all'antimonio, si sospett che fosse stato ingerito dal colonnello Paradine bevendo il bicchiere di Borgogna che il maggiordomo gli aveva messo in camera. Ma, nella confusione sorta a cagione dell'improvviso malessere del colonnello, quel bicchiere, sebbene ci fossero prove che il vino era stato bevuto, perch pi di un teste aveva veduto il bicchiere vuoto sul tavolino da notte del colonnello, era misteriosamente scomparso e non era pi stato ritrovato.
Si presume che sia stato fatto scomparire di proposito, disse il pubblico ministero, ma mi consta che ci non si pu provare. Diremo dunque che quel bicchiere  semplicemente scomparso dalla camera del colonnello Paradine e non  stato mai pi ritrovato.
Il pubblico ministero concluse accennando all'arresto della signora Paradine sotto l'imputazione di aver somministrato l'antimonio al colonnello Paradine e di averne cos cagionata la morte. Termin il suo elaborato atto d'accusa con queste parole:
Signori giurati, devo sottoporre al vostro giudizio il fatto che vi  la prova evidente che l'antimonio sotto forma di tartaro emetico, che senza dubbio ha cagionato la morte del povero colonnello, dev'esser stato messo nel bicchiere di Borgogna, che stava sul comodino, nel breve tempo in cui egli, uscito dalla sua camera, si era trattenuto nel gabinetto ove Guglielmo Marsh lo vide entrare, e che la sola persona che pu avervelo messo  sua moglie, la signora Paradine, colei che ora siede sul banco degli accusati. Infatti, lei si  trovata sola con lui al primo piano e in condizioni di entrar facilmente nella sua camera nel momento in cui egli era nel gabinetto. Se voi venite alla conclusione che  stata lei quella che gli ha somministrato l'antimonio, allora essa  colpevole di assassinio premeditato e voi dovete compiere il penoso dovere di affermarlo.
Dopo di che l'udienza fu sospesa per la colazione.
Gaia e Giuditta, nell'intervallo per la colazione, rimasero ai loro posti: si erano portate dei sandwiches e, mentre li mangiavano, discorrevano tra loro a bassa voce.
Un esordio curioso! disse Giuditta.
Vi sembra? Perch?
Ecco... A voi che impressione ha fatto? Vi sembra che fosse molto convincente?
Volete dire, se mi ha convinta della sua colpevolezza?
Gi. Non mi sembra che l'accusa abbia trovato un motivo potente, come pretende, per un delitto di questa fatta. Ci che io desidero sapere... non lo indovinate, Gaia?
Gaia rimase un momento esitante e poi disse con qualche incertezza:
Ci son parecchie cose sulle quali se ne vorrebbe saper di pi. Ma, forse, volete parlare delle cause di quella scena... di quell'alterco, direi, che ebbe luogo il giorno del delitto, se si tratta di delitto.
Avete dato nel segno! Perch ci fu quella disputa? Certo fu cosa molto seria. E quel domestico, quel Guglielmo Marsh c'entra anche lui. Sar molto contenta di udire la sua deposizione.
S.
Sar contenta quando sar chiamato a deporre.
Mangi un secondo sandwich senza pi parlare; Gaia ebbe l'impressione che stesse riflettendo profondamente.
Mi sembra, disse poi Giuditta, che in tutta questa faccenda ci sia qualcosa che i magistrati inquirenti avrebbero dovuto scoprire e, invece, non hanno scoperto. Chiss se sir Marco non l'abbia scoperta per conto suo. Dall'arringa del pubblico ministero avete riportato l'impressione che la signora Paradine sia colpevole?
Non lo so. Ma suo marito  certo morto avvelenato.
S. Questo  chiaro abbastanza.
E soltanto la signora Paradine si trovava al primo piano con lui.
Dopo che c'era stato Marsh.
Gi.
E a quel che sembra il colonnello non lo lasci entrare nella sua camera.
No. E allora chi pot mettere il veleno nel bicchiere?
Il maggiordomo vers il vino nel bicchiere e lo port nella camera del padrone.
Ma perch mai avrebbe dovuto desiderare di disfarsi di chi gli dava il pane?
Oh, io non accuso quel poveretto! Senza dubbio, lui  innocente. Eppure bisogna sempre far tutte le ipotesi.
E se il colonnello si fosse avvelenato per uccidersi?
Certo  un'ipotesi da prendersi in considerazione. Per, il fatto che egli era cieco complica la cosa. Come vorrei far parte della Giuria!
Oh, Giudi! E perch?
Perch dev'essere interessantissimo farne parte in un processo come questo. Adesso sentiremo i testimoni d'accusa e poi, quando tutti avranno deposto, tra un giorno o due, sir Marco pronunzier il suo esordio. Quell'affare dell'arsenico  proprio macabro: si direbbe che ci sia stato qualcuno che per ben due volte si sia messo sulla via del delitto e poi, per una ragione qualsiasi, si sia arrestato. Perch? Mi piacerebbe di saperlo. Forse ebbe paura; fors'anche ebbe compassione della vittima quando vide i primi orribili effetti del veleno. Forse ci fu qualche altra ragione che non si pu indovinare. Mi ha colpito il fatto che i domestici hanno dichiarato che la signora Paradine sonava Il Danubio azzurro.
Gi. La cosa mi ha fatto tornare in mente il nostro pranzo e Arturo Lieberstein.
E anche qualche altra cosa. Se fu la signora Paradine a mettere l'antimonio nel Borgogna e poi ebbe tanta forza da scendere al pianterreno, da mettersi a sonar della musica leggiera ma non facile e da aspettare che il marito bevesse, vuol proprio dire che quella donna ha il demonio in corpo: ma non  la prima volta che una donna  capace di tanto! La natura umana  capace di tutto. Pap me lo ha detto molte volte: lui dice anche che, se i delinquenti son furbi, come spesso avviene, a osservarli soltanto non si arriva a capire che gente siano. Ricordatevi che bisogna che ce ne andiamo prima che finisca l'udienza pomeridiana, tanto non ci saranno che deposizioni di testimoni.
S, dobbiamo andarcene prima che finisca.
Spero soltanto che non ci tocchi di scappar via durante la deposizione di Guglielmo Marsh. Il mio istinto mi dice che in tutta questa faccenda quell'uomo ebbe una parte addirittura predominante. Probabilmente cominceranno dai domestici.
E poich era uno dei domestici anche lui, forse lo chiameranno per primo.
O per ultimo... Volete un altro sandwich?
Giuditta aveva parlato sempre col suo tono vivace e piuttosto indifferente.
Gaia ne conosceva perfettamente la ragione; Giuditta non voleva metter nell'imbarazzo la sua amica, dimostrandole troppo apertamente di condividere i suoi sentimenti, di prender parte al suo dolore e si era prefissa di farle credere che il processo presentava per tutt'e due lo stesso interesse; fingeva, cio, di ignorare le ragioni personali di Gaia. Naturalmente Giudi aveva compreso tutto, ma era troppo delicata per far forza alla riluttanza della sua amica col mettere in mostra quello che sapeva. In certi momenti, aveva quasi il modo di fare freddo e indifferente di un uomo di legge.
Con un colpo secco chiuse la scatola d'argento dei sandwichs. Poi, cominci a parlare della folla che occupava l'aula: di "quelli laggi", secondo la sua espressione.
Ho veduto la signora Blason.
S?
S,  insieme con Arturo Lieberstein.
Arturo Lieberstein?  ancora a Londra?
Non lo sapevo: ma  lui senza dubbio. E c' anche il barone Sedelsward, ma non con loro. Deve esser venuto apposta per il processo da Stoccolma, perch era partito appena chiusa la sua esposizione.
Io non... non credevo che fosse a Londra.
Non s' mai fatto vedere. E neppure Lieberstein. Probabilmente sono appena arrivati. Non vedo lady Horfield.
Vi pare che possa esser venuta?
Chi lo sa! Forse suo marito non vuole che assista ai processi nei quali  lui che deve giudicare e lei fa sempre quello che vuole suo marito.
Non ne son proprio sicura! arrischi Gaia.
Giuditta le diede un'occhiata penetrante.
Ah, voi state pensando a quel pomeriggio a casa nostra! Forse qualche volta rompe la corda anche lei!
Pareva che volesse dir qualche altra cosa, ma invece tacque. Gaia comprese che Giuditta stava pensando a quella strana intimit che era sorta tra Marco e lady Horfield quasi di nascosto o almeno in modo da far pensare a lord Horfield che volessero tenerla nascosta. Gaia non sapeva spiegarsi quell'intimit e se ne stupiva. Ma, d'altra parte, era sicura che in ci che faceva lady Horfield non poteva esserci nulla che dovesse darle pensiero, avendo l'intima convinzione che lady Horfield fosse una bell'anima, una natura d'eccezione. L'astuccio era ridicolo, goffo, assurdamente grottesco, ma conteneva un vero gioiello. Su questo Gaia non aveva alcun dubbio: era come se quel gioiello lo avesse visto brillare.
Subito dopo l'intervallo, appena lord Horfield ebbe rioccupato il suo seggio, si sussegu nel palco dei testimoni una processione di domestici. Eran tutti quelli che costituivano il personale di servizio dei Paradine a Hindley Hall, che comprendeva la custode della casa, un maggiordomo, un cameriere, la cameriera della signora Paradine, due donne di servizio, due giardinieri, un cuoco e un autista. In quella prima giornata del processo non si arriv alla deposizione di Guglielmo Marsh, che Giuditta Flaquer attendeva con tanta impazienza.
Scopo principale dell'accusa nel chiamare a deporre i domestici, era stato quello di stabilire che il colonnello Paradine e sua moglie non andavan d'accordo, eran due disgraziati, tutt'altro che fatti l'uno per l'altra, che conducevano una vita agitata e talvolta addirittura insopportabile, cos insopportabile che una donna d'animo sensibile doveva, con tutta probabilit, augurarsi di esserne liberata.
La difesa, invece, mirava soprattutto a distruggere questa impressione, a presentar la cosa sotto una luce pi mite, in modo che i giurati potessero esser persuasi che, nonostante quei disgraziati incidenti che si verificavano tra i Paradine, in fondo quel matrimonio non era riuscito peggio della media dei matrimoni in cui uno dei due coniugi  affetto da una malattia incurabile e quindi di perniciosa influenza sul suo stato d'animo. La difesa tendeva anche a presentare la signora Paradine come una moglie affezionata al marito, piena di ammirazione per il suo eroismo e di pazienza per le sue idiosincrasie che sapeva originate dalla disgraziata condizione di cieco. Le testimonianze pi importanti dei domestici furon quelle relative ai due attacchi che avevan colpito il colonnello quando era a Hindley Hall e agli incidenti che si erano svolti prima che egli morisse nella casa di Eaton Square. Il custode della casa, il maggiordomo e l'autista furon sottoposti a un interrogatorio minuziosissimo e severissimo.
Dall'insieme delle deposizioni rese dai domestici in quella prima giornata, risultava pi evidente di ogni altro un fatto, come Giuditta fece notare a Gaia, la quale si trov d'accordo con lei, e, cio, che i domestici stessi non nutrivano ostilit n per il padrone n per la padrona. Era ovvio che la rinomanza acquistatasi dal colonnello Paradine per la sua condotta in guerra li rendeva orgogliosi di essere al suo servizio, pronti a sopportare i suoi scatti d'impazienza e di collera e a considerarli con molta indulgenza anche quando erano contro sua moglie. D'altra parte, la maggior parte di essi, sottoposti al pi serrato e stringente interrogatorio, avevan parlato bene della padrona che era stata sempre gentile con loro e per la quale avevano anche simpatia. Ci dipendeva forse dal fatto che anche lei era stata una persona di servizio e quindi i domestici provavano una specie di sentimento di benevolenza per la classe sociale dalla quale proveniva. Sole eccezioni a questo riguardo eran costituite dalla signora Partridge, custode della casa e dall'autista Samuele Trowl: questi due dovevano avere una certa antipatia per la loro antica padrona e pareva avessero avuto dei sospetti su lei sebbene non fossero in grado di dare alcuna ragione specifica della loro animosit, del resto non molto viva, e dei loro dubbi sulle sue qualit morali. Non le volevano bene questo era tutto. Secondo loro, era una straniera e, per di pi, inferiore al loro colonnello. Il colonnello era il loro dio e sua moglie era ben lungi dall'esser la loro dea.
Tutti i domestici deposero sulle ottime condizioni di salute del colonnello prima dei due attacchi di malattia che lo avevan colpito a Hindley Hall. In apparenza, si era completamente ristabilito dal primo quando era stato colpito dal secondo. La signora Partridge aveva trovato "molto strani" quei due attacchi e in questo senso ne aveva parlato con l'autista Trowl che sembrava godesse le sue speciali simpatie: a lei non era sembrato affatto "che si potesse trattar di dispepsia" e l'autista si era trovato d'accordo con lei. N l'uno n l'altra ritenevano che i medici avessero compreso la malattia del loro padrone. Ma allora la signora Paradine era sembrata perfettamente soddisfatta del parere dei medici, sebbene pi tardi avesse proposto di andare a Londra e poi, una volta in questa citt, avesse indotto il marito a farsi visitare da un medico famoso. Tutt'e due i domestici erano convinti che quel trasferimento a Londra, in realt, fosse stato preparato dalla signora Paradine perch stanca di Hindley e desiderosa di "fare un po' di vita" e prendersi qualche svago. La custode pensava che la padrona "fosse arcistufa" di Hindley e ne avesse pi che abbastanza della compagnia di suo marito. Trowl era dello stesso parere.
L'interrogatorio serrato e stringente cui li sottopose Keane, ebbe per scopo di far risultare che i loro sospetti sulla malattia del colonnello Paradine a Hindley erano assolutamente vaghi e non posavano su nulla di consistente; quei due non avevano nessun ben definito appunto da fare alla condotta della loro padrona e, dopo tutto, la signora, a Londra, non aveva affatto dimostrato di trascurare il marito n di allontanarsi da lui per andar in cerca di svaghi. Riusc perfettamente a far rilevare la perfidia dell'animosit che provavano verso la loro padrona, animosit che sembrava fondata sul fatto che era una straniera e che essi non amavano n capivano i suoi "modi di fare".
L'interesse dell'uditorio si fece molto pi vivo quando furono chiamati altri testimoni a deporre sugli avvenimenti della sera e della notte precedenti alla morte del colonnello Paradine.
Risult chiaro che tutti i domestici sapevano che in quella fatale sera, prima di pranzo, era accaduto di certo qualcosa di fuor dell'ordinario tra il colonnello, sua moglie e Guglielmo Marsh. Il maggiordomo e la custode avevano udito il colonnello pronunziare il nome di quest'ultimo con voce di collera: ma ci era accaduto quando il colonnello era solo con sua moglie. Il proprio nome gridato ad alta voce e un violento squillare del campanello avevano indotto Marsh a recarsi dal suo padrone. Egli era entrato nella stanza del colonnello e s'era chiuso la porta dietro. Dopo questo era trascorso un certo tempo: secondo il maggiordomo e la custode dovevano esser trascorsi almeno venti minuti. Non erano rimasti a origliare alla porta, naturalmente: nessuno lo aveva fatto. Ma tanto loro quanto gli altri domestici erano rimasti cos conturbati all'idea che fosse accaduto qualcosa di straordinario nella casa, che si erano riuniti sulla scala di servizio e nel vestibolo, proprio in cima a quella scala, non per curiosit, ma per paura che al colonnello potesse avvenire qualcosa, pur non sapendo quale. Infatti, il colonnello, dal suono della voce, era sembrato proprio fuori di s. E la chiamata di Guglielmo Marsh, cio di uno di loro, aveva fatto capire a tutti che era necessario che stessero a portata di voce. La custode e il maggiordomo deposero che avevano ordinato agli altri domestici di allontanarsi e di badare alle loro occupazioni, ma era ovvio che la loro autorit per quella volta non poteva imporsi. Infatti tutti i domestici testimoniarono che tra il colonnello e sua moglie era avvenuta una scenata tremenda: nessuno di loro, per, aveva udito quello che era stato detto tra loro, e cos nessuno sapeva quale fosse stata la ragione della disputa. E quando Marsh era riapparso finalmente sulla soglia della stanza e aveva trovato il maggiordomo e la custode soli l, nel vestibolo, perch gli altri domestici si erano ritirati in fretta per paura di lui, era rimasto molto contrariato a vederli e aveva rifiutato di dare qualsiasi schiarimento su quello che era accaduto. Ma sia il maggiordomo che la custode asserivano che anche lui era "quasi fuori di s".
Keane rivolse molte e minuziose domande al maggiordomo sul modo in cui si era svolto il pranzo del colonnello, solo nel suo salotto, e poi sulla circostanza del bicchiere di Borgogna. Insist specialmente per sapere quale impressione avesse fatto sul maggiordomo lo stato d'animo del suo padrone: Lakin era il domestico tipico della sua classe, compassato, formalista, rispettabile come aspetto e forse anche come moralit e conscio, in certo qual modo, della propria importanza per esser giunto al gradino pi alto della sua carriera di domestico. A guardarlo e ancor pi ad ascoltarlo mentre veniva interrogato, scompariva qualsiasi sospetto ch'egli avesse potuto aver parte nel delitto; infatti, durante l'interrogatorio Keane non cerc affatto di far nascer dei sospetti sul conto suo, ma volle soltanto far risultare che il bicchiere di Borgogna aveva potuto anche esser toccato da qualche altra persona che non fosse la signora Paradine, prima che il colonnello lo bevesse. Quando il vino era stato messo sul comodino, nessuna delle due porte della camera erano chiuse a chiave. Come poteva dunque affermare Lakin, prestando giuramento, che fosse impossibile a uno d'introdursi nella camera e di mettere il veleno nel bicchiere prima che il colonnello si ritirasse nella camera stessa? Lakin disse che non poteva giurarlo. Certo il colonnello era andato subito nella camera e vi era rimasto.
Allora Keane domand se era impossibile che qualcuno si fosse nascosto nella camera prima che vi fosse stato portato il vino. Lakin fu costretto ad ammettere che anche questo non era impossibile, ma che, quando vi era entrato, non aveva notato nulla di anormale e non aveva visto nessuno.
Keane gli fece molte domande circa lo stato d'animo del colonnello durante il pranzo che lo stesso Lakin gli aveva servito, e questo allo scopo di generare nella mente dei giurati il fermo convincimento che la sera precedente alla sua morte il colonnello Paradine si trovava in uno stato di eccitazione anormale, quello stato, cio, in cui un uomo non  pi responsabile delle sue azioni.
Quando Lakin ammise che il suo padrone era in uno stato di "terribile eccitamento", Giuditta mormor a Gaia:
A quanto pare, la difesa sosterr la tesi del suicidio!
Il colonnello Paradine aveva l'abitudine di bere del vino la sera, prima di andare a letto, e quando gi si era messo a letto? domand Keane.
No, signore.
Sicch l'ordine che vi diede quella sera, di portargli, cio, del vino in camera, era un'eccezione?
S, signore.
Proprio un'eccezione?
S, signore.
A quanto vi ricordate, non aveva mai dato un ordine simile?
No. Non ho mai saputo fino a quella sera che il colonnello tenesse del vino in camera.
Di solito, il colonnello beveva del Borgogna?
No. Di solito, beveva vino rosso leggiero.
Sicch il fatto di aver ordinato del Borgogna fu anche quello un'eccezione?
S, signore. Qualche volta...
Mi basta quello che avete risposto. Non domando altro.
A questo punto lord Horfield domand in tono blando:
Un momento, sir Keane.
Poi volgendosi al teste:
Dicendo che la cosa costituiva un'eccezione, avete voluto che i giurati si formino il convincimento che il colonnello Paradine non beveva mai del Borgogna?
No, eccellenza. Volevo soltanto affermare che di solito preferiva bere del vino rosso leggiero.
Di solito, preferiva del vino rosso leggiero, ma qualche volta beveva del Borgogna. Continuate pure, sir Keane.
Giuditta Flaquer, che aveva guardato l'orologio, a questo punto dell'interrogatorio disse sottovoce a Gaia:
Credo che faremmo bene ad andarcene. Tra poco terminer l'udienza.
Son pronta.
In pochi minuti furon fuori del Palazzo di Giustizia, in mezzo a una folla di oziosi che stavan l a curiosare. Un quarto d'ora dopo, Giuditta lasciava che Gaia se ne andasse a casa, in un tass, da Hallam Street, mentre lei in un altro tass, si faceva portare a Hyde Park Gardens. Dovevano ritrovarsi il giorno dopo nello stesso appartamento in cui, quella mattina, Giuditta aveva aiutato Gaia a rendersi irriconoscibile e dove si erano in quel momento salutate.
...
.
...
CAPITOLO 33.
...
.
...
Allorch Keane giunse a casa, quella sera, piuttosto tardi, Baker gli and incontro nel vestibolo per aiutarlo a togliersi il soprabito e gli disse dell'arrivo di lady Keane.
Mia moglie  venuta in citt?... domand Keane stupito.
S, sir Marco.
Quando  arrivata?
Oggi, verso sera.
E dov' adesso?
Credo che sia in camera sua, signore.
Keane ebbe come un momento di esitazione e si port una mano alla fronte.
Volete che vi porti qualcosa? domand il maggiordomo in tono deferente ma premuroso.
No, grazie. Adesso andr di sopra.
E sal lentamente le scale mentre Baker lo seguiva con lo sguardo. Un minuto dopo nella stanza della signora Clemm, la governante di casa Keane, una donna robusta e sorridente che sollevava Gaia dalla maggior parte delle cure domestiche e che in quel momento se ne stava seduta con Sausage mezzo addormentato in grembo, Baker osservava:
Sir Marco  arrivato adesso e ha l'aria stravolta. Questo "caso" gli fa perdere un po' la testa. Quando gli ho detto che la signora era arrivata, sembrava stordito;  andato su da lei proprio ora.
La signora Clemm si fece subito seria.
Mi pare, signor Baker, che da qualche tempo sir Marco non sia pi lui e che anche la signora sia molto cambiata. Voi credete che dipenda da questo "caso"?
Certo che dipende da questo "caso Paradine"! C' qualcosa... Diamo un po' un'occhiata al The Evening News.
Eccolo qua, signor Baker. C' una colonna intera su quest'affare! Io credo che sia stata lei!
Beh, anche se  stata lei, son sicuro che lui la far metter fuori! disse Baker che aveva una grande stima dell'ingegno del suo padrone come avvocato difensore.
Poi, si mise a sedere e s'immerse nella lettura del giornale.
Intanto Keane era salito a salutar sua moglie nella camera. S; doveva darle il benvenuto, sebbene in cuor suo avesse preferito che fosse rimasta in campagna! Il ritorno di sua moglie lo costringeva a fare uno sforzo ed egli sentiva, invece, che aveva bisogno di riposo, di non far la commedia, di starsene solo, s, solo per pensare... al "caso Paradine"! Adesso avrebbe dovuto sorridere, fingersi contento, avrebbe dovuto parlare, apparir naturale, nascondere la sua interna agitazione. Perch, perch mai era tornata Gaia?
Buss alla porta e poi l'apr. Gaia stava distesa su un divano. Si accrse subito che ella aveva un aspetto stanco e un po' imbarazzato, sebbene lo salutasse con una cordiale vivacit che in lei era poco naturale.
Dovevo tornare a casa; non potevo lasciarvi qui solo in mezzo a questi affari!
Che affari?
Questo processo, questo gran processo! Com' andata oggi?
Oh! Siamo soltanto al principio!  andata bene. Ma non si pu dir nulla quando si  cos nella fase iniziale. Avete riportato anche Sausage
S, credo che sia gi al pianterreno, coi domestici.
Come si stava nel Surrey?
Faceva molto freddo; era ancora pieno inverno. Si sta meglio in citt.
Dopo qualche altra frase stentata, Keane se ne and nella sua camera dicendo che voleva fare un bagno prima di pranzo. Aveva cominciato a spogliarsi quando ud grattare alla porta; and ad aprire e trov Sausage che agitava la coda per salutarlo. Fece entrare il cagnolino e poi chiuse a chiave la porta; quindi, senza chiamare il domestico, and a prepararsi il bagno. Si era tolto la giacchetta nera che aveva indossato per recarsi al Palazzo di Giustizia e l'aveva gettata sul letto. Quando venne fuori dalla stanza da bagno, trov Sausage che, ritto sulle zampe posteriori e appoggiato al letto, stava annusando la giacchetta con aria ingorda.
Sausage! grid Keane severamente. Ci siamo daccapo! Questa poi non  nemmeno un cuscino!
Sausage si accucci subito fino a toccar col petto il tappeto; abbass la testa e prese un'aria contrita; Keane lo guard e poi guard la giacchetta. Il rumore dell'acqua che fluiva dai rubinetti del bagno gli riempiva gli orecchi: rimase immobile come se stesse riflettendo, con la fronte corrugata. Sausage, senza muoversi, continuava a guardare umilmente il suo padrone. Questi cominci a spogliarsi; quando fu pronto, in veste da camera per recarsi nella stanza da bagno, rimase di nuovo immobile a guardare il cane e la giacchetta, e mormor qualcosa tra i denti. La bestiuola batt il pavimento con la coda mentre di traverso sbirciava la giacchetta.
Ma che cosa aveva in mente il suo padrone?
Keane si volt e se ne and nella stanza da bagno. Sausage non si mosse, ma appena il suo padrone ritorn, si butt sul dorso agitando verso il soffitto le quattro zampette. Keane si curv, lo scosse un poco senza fargli male e poi lo lasci andare. Dopo di che prese da un armadio una giacchetta simile a quella che aveva gettata sul letto e, curvatosi di nuovo, la diede al cane perch ci giocasse. Sausage, sorpreso da principio, non credeva alla sua buona fortuna; poi si decise ad afferrarla coi denti non cessando di guardare il padrone.
Su, Sausage, a te! disse Keane a mezza voce, tirando la giacchetta come per strappargliela.
Allora Sausage cominci a lavorar coi denti, ma senza violenza; non era ancora sicuro del fatto suo.
Keane attir l'attenzione del cane sulle tasche laterali, e Sausage addent la stoffa, tirando con forza mentre con le zampe la teneva ferma, e riusc a fare un largo strappo in una tasca. Allora il suo padrone riprese la giacchetta e si mise a esaminarla. Sicuro! C'era un bello strappo in una tasca.
Keane rimase con gli occhi fissi su quello strappo per un paio di minuti, poi ripose la giacchetta nell'armadio e si vest per andare a pranzo.
Durante tutta la serata prov un senso di disagio: prima di mettersi a tavola disse a Gaia che subito dopo mangiato avrebbe dovuto lasciarla perch voleva prepararsi per il laborioso interrogatorio di un teste che doveva aver luogo il giorno dopo. Gaia, ricordando quello che Giuditta le aveva detto durante l'udienza, pens subito al domestico del colonnello Paradine.
Il giorno dopo Guglielmo Marsh sarebbe stato certamente chiamato a deporre; forse Marco stava pensando a lui e si preparava per lui.
Terminato il pranzo, Keane si rec nel suo studio e vi si chiuse dentro.
Quella sera non rivide sua moglie. Quando and a letto eran le due dopo mezzanotte: aveva trascorso delle ore pensando continuamente al giorno dopo. In nessuno dei "casi" che gli eran capitati fino ad allora si era trovato in una condizione cos difficile. Sospettando ci che sospettava, anzi, avendone la sicurezza pur non possedendone le prove, come doveva regolarsi nell'interrogare Guglielmo Marsh per non mettere in pericolo la signora Paradine? Marsh, naturalmente, avrebbe detto delle bugie. Ma sarebbe stato capace di dirle cos bene da trarre in inganno Horfield e i giurati? Saprebbe mentire tanto bene da impedir loro di sospettare ci che egli ormai credeva assolutamente vero? Perch, se di quella verit fosse nato il sospetto o, ancor peggio, se fosse stata scoperta, sarebbe venuto alla luce un potentissimo motivo per l'assassinio del colonnello Paradine. Se Marsh si accorgeva, come indubbiamente doveva accadere, di quanto aveva architettato la difesa, sarebbe stato capace di spifferare che aveva avuto intime relazioni con la moglie del suo padrone, con la signora Paradine. Certo, dicendo una cosa simile, avrebbe fatto una figura orribile, ma, se si fosse trovato in pericolo, era mai possibile che non lo dicesse? La signora Paradine aveva recisamente negato a Keane di avere avuto relazioni illecite con lui; era andata anche pi oltre, perch, quando Keane l'aveva accusata, aveva asserito che Marsh la odiava perch aveva rifiutato di essere sua amante. Ma Keane non le aveva creduto. Desiderava crederle, ma la sua mente gli ricusava quella grazia.
"Che cosa far domani?" pensava, mentre andava nervosamente in su e in gi per lo studio.
"Come dovr regolarmi con quell'uomo? Come potr regolarmi con lui per non far del male a lei?"
Per la prima volta nella sua carriera di avvocato, si trovava a dover andare a letto, la sera prima di un'importante battaglia forense, senza sapere quali armi avrebbe adoprato in quella battaglia. Doveva affidarsi tutto all'ispirazione del momento.
Prima di mettersi a letto, tir fuori dall'armadio la giacchetta che aveva fatto lacerare da Sausage ed esamin di nuovo lo strappo. Si sed vicino al letto, distese la giacchetta sulle ginocchia e rimase a guardarla per un bel pezzo. Nel suo sguardo assorto c'era qualcosa di terribile, di sinistro.
Finalmente si alz, scosse la testa, mormor alcune parole e gett via la giacchetta.
Poi, torn vicino al letto e, inginocchiatosi, con la testa tra le mani si appoggi al capezzale; pareva che pregasse. Ogni tanto le sue larghe spalle erano scosse da un brivido come se avesse freddo. Prima di alzarsi, cerc a tentoni con una mano la chiavetta della lampada elettrica vicino al capezzale e spense la luce. And a letto al buio.
Gaia, quando la mattina dopo lo vide partire per il Palazzo di Giustizia, con un viso tetro e perplesso, sent per lui un profondo sentimento di compassione. Dimenticando se stessa, per un momento non vide in lui che una vittima e cred che le fosse possibile penetrare, almeno parzialmente, in quell'oscurit che ossessionava il marito. Interamente, no, non lo poteva; ma le sembr d'intravedere la via che egli stava battendo e di indovinare, piuttosto che vedere, l'abisso nel quale terminava. Allora il dolore che la tortur fu dolore per lui e non per s: per un momento, il suo generoso altruismo, o la generosit del suo amore, raggiunse un'altezza che mai raggiunge nel cuore di un uomo.
Ma poi, appena egli fu partito, fu presa dalla paura: che cosa sarebbe mai accaduto a Marco?
Qualche minuto dopo, disse alla signora Clemm:
Non verr a casa per la colazione, signora Clemm.
E se ne usc a piedi.
Trov Giuditta Flaquer nell'appartamento di Hallam Street. Mentre andavano verso Old Bailey, Giuditta disse:
 andato tutto bene, ieri sera?
Se alludete al fatto che ieri io sono stata al processo... s, tutto bene. Marco non ne sa nulla.
Dopo un istante, riprese quasi con violenza:
Gli dir tutto appena il processo sar finito.
S, s, certo! fece Giuditta toccandole una mano. Ma adesso andate avanti senza torturarvi. Tanto che cosa ci guadagnereste? Quando si  scelta di proposito una strada bisogna percorrerla coraggiosamente.
Mi ci prover; far del mio meglio.
Tutt'e due notarono che la folla in Newgate Street e nei dintorni era assai pi di quella che avevan trovato il giorno prima: l'interesse per il processo Paradine era al massimo.
Quando Gaia vide la folla e poi, alzando gli occhi, scrse la cupola della Corte Criminale sormontata dalla bronzea statua della Giustizia, il suo pensiero corse a Marco, disfatto dalla stanchezza, col viso cinereo come l'aveva veduto partire in quella fredda mattina invernale per una giornata d'intenso lavoro. Ebbe la sensazione che tutta quanta la curiosit di questo mondo, tutte le malsane e sciocche speranze di assistere alla rovina morale e materiale di una creatura umana e alla sua distruzione, fossero concentrate nell'edificio in cui suo marito doveva sostenere una parte di cos vitale importanza. Ma era poi in condizioni di sostenerla?... Avrebbe resistito a tanto? Lo aveva sempre veduto affrontare i suoi processi pieno di baldanza, sicuro di s e deciso a vincere, anche se in cuor suo provava una certa ansia. Quella mattina, invece, Marco sembrava un uomo divorato dai dubbi, all'estremo limite della sua resistenza nervosa, indebolito di mente se non di corpo. Gaia pens alla signora Paradine, a lord Horfield, ed ebbe paura. Che cosa sapeva quella donna? E lord Horfield? Lui forse non ne era sicuro, ma certo aveva dei sospetti. Le parole insolenti che le aveva detto quella sera, in automobile, mentre andavano al teatro, ne eran la prova.
Come il giorno precedente, andarono a prender posto nella parte pi arretrata della galleria, accompagnate dall'amico di sir Simone, il quale disse loro:
Picchian sodo stamattina, signore mie! Ci son gi stati uno o due battibecchi tra sir Marco Keane e il giudice. Ma  la solita storia! Sir Marco se la prende sempre tanto calda per i suoi clienti e non  certo il caso di biasimarlo per questo! E sua eccellenza, lord Horfield , sto per dire, come la pietra focaia quando si batte con l'acciarino! Sono gi stati introdotti i medici.
E Guglielmo Marsh?
Non l'hanno ancora chiamato. Sembra che abbiano rimandato il suo interrogatorio. Eccovi arrivate, signore!
La galleria era piena di gente. Gaia e Giuditta, facendosi strada, a stento raggiunsero i loro posti.
Uno dei medici stava in quel momento riferendo alla Corte sulle caratteristiche dell'arsenico; quanto tempo dopo la sua ingestione fosse possibile trovarne traccia nell'organismo, eccetera, eccetera. Il medico era piuttosto anziano: aveva i lineamenti affilati e un'aria un po' autoritaria. La sua deposizione era stata sollecitata in special modo dal pubblico ministero (cos risult da quanto egli disse) che aveva voluto escuterlo prima del suo turno regolare, dovendo il medico partire per Birmingham quella sera stessa perch chiamato a deporre in un altro processo. Le sue parole ingenerarono nei giurati e in tutto l'uditorio la persuasione, nonostante che la difesa controbattesse le sue deduzioni, che fossero stati fatti un tentativo o anche due, per avvelenare con l'arsenico il colonnello Paradine quando soggiornava a Hindley Hall; erano stati tentativi d'inizio di avvelenamento. A quanto pareva, doveva essergli stata somministrata una certa quantit di arsenico con l'intenzione di continuare a somministrargliene via via fino a raggiungere l'effetto letale; poi, invece, quel procedimento era stato interrotto senza che fosse condotto a termine. Durante l'interrogatorio, qualcuno pronunzi le parole "omicidio non condotto a termine" e allora lord Horfield osserv:
Questa  una contraddizione in termini. Un omicidio non pu essere "non condotto a termine". L'espressione appropriata  la seguente: "Tentativo interrotto di omicidio". Un tentativo pu essere interrotto; un omicidio non lo pu.
Da parte sua, la difesa fece poche domande, tendenti a mettere in rilievo che un uomo che non avesse conosciuto i precisi effetti dell'arsenico e che avesse voluto uccidersi avrebbe facilmente potuto sbagliarsi circa la dose complessiva necessaria a cagionare la morte; e poi avrebbe anche potuto esser distolto dal suo proposito dalle sofferenze prodottegli dal suo non riuscito tentativo di suicidio.
Il medico dovette convenirne, ma lord Horfield osserv prontamente:
 difficile, per, capire come un cieco abbia potuto misurarsi da s del veleno.
Se  necessario, son pronto a trattar subito questo argomento, eccellenza, disse freddamente Keane.
Vedete bene che la difesa sosterr la tesi che si tratta di suicidio, sussurr Giuditta a Gaia.
Ma se era cieco! rispose Gaia.
Gi, osserv Giuditta, quando il medico lasci il palco dei testimoni, bisognerebbe per sapere se la difesa non dispone di altri argomenti a sostegno della sua tesi; dipende da questo.
Credete che adesso chiameranno gli altri medici? domand Gaia, mentre un confuso mormorio si diffondeva nell'aula.
Quelli di Hindley saranno certamente chiamati dalla difesa, rispose Giuditta.
Guglielmo Marsh! chiam una voce.
Giuditta si pieg in avanti per veder meglio. Gaia si tolse il velo che aveva voluto tenere fino allora sebbene Giuditta l'avesse avvertita che nell'aula non c'era nessuno di loro conoscenza, e si mise gli occhiali. Guard subito nel recinto degli accusati.
La signora Paradine era l, col suo vestito scuro. E anch'essa, come Giuditta, come tante altre persone in quell'aula affollata, stava piegata in avanti in un atteggiamento di attesa e di profonda attenzione. Le sue belle mani affilate eran posate sulla ringhiera che chiudeva il recinto degli accusati. Era la prima volta che il suo atteggiamento rivelava a Gaia una donna in cui tutte le facolt mentali siano sveglie e tese nell'aspettazione; non era pi la solita figura immobile, passiva, indifferente, senza espressione, silenziosa, intorno alla quale e per cagione della quale stava funzionando il complesso meccanismo della Giustizia.
Poi, Gaia guard verso le poltrone verdi e vide Marco sprofondato nella sua con le gambe accavallate e le braccia incrociate; teneva gli occhi fissi su qualcosa, le labbra strette; il viso incorniciato dalla parrucca aveva un'espressione dura e fiera.
Una voce, la voce aspra del giorno precedente, stava dicendo:
Il vostro nome?
Guglielmo Allen Marsh.
Quanti anni avete?
Trentasette.
I vostri mezzi di sussistenza?
Vivo con qualcosa che mi  stato lasciato poco fa, e facendo di tanto in tanto qualche lavoro a Hindley Hall.
L'altra voce, quella che rispondeva, era forte e profonda; diede subito a Gaia l'impressione di una personalit tremendamente maschia, con qualcosa di ardito e di rigido nello stesso tempo.
Avete prestato servizio nelle Guardie Scozzesi durante l'ultima guerra?
S, signore.
Eravate attendente, non  vero, del defunto colonnello Paradine?
S, signore.
E, in seguito, suo domestico personale?
S, signore.
Domande e risposte continuarono cos mentre la folla nell'aula ascoltava con profonda attenzione, insolitamente silenziosa. Senza cessar di ascoltare, Gaia si mise a osservare attenta l'uomo che stava nel palco dei testimoni. Ebbe subito l'impressione di una perfetta corrispondenza tra ci che vedeva e ci che udiva; quello era un uomo che corrispondeva a maraviglia alla sua voce: perfetto tipo di soldato, era indubbiamente un carattere forte, energico e anche ruvido e non facile a trattare.
Gaia lo giudic bello fisicamente, ma non di quel genere di bellezza che era per lei attraente, sebbene anche l'uomo da lei amato fosse robusto e grosso, un vero uomo come fisico e come carattere. C'era in Marsh qualcosa di opprimente che le ripugnava e che la metteva in uno stato d'animo tra il dubbio e la paura. Tutto quello che c'era in lei di delicato e di sensibile la faceva fremere al solo pensiero di trovarsi a contatto con lui. Quell'uomo faceva venire in mente, che cosa?... la Jungla. Per Gaia, c'era in lui un'animalit eccessiva: ma pure non aveva l'aria di un uomo cattivo, non aveva il viso del delinquente. A volte, anzi, i suoi lineamenti avevano un'espressione di nobile fierezza. Ma sent che non avrebbe mai potuto vivere con un uomo simile vicino. Averlo come domestico in casa sua sarebbe stato impossibile! Non avrebbe potuto tollerarlo.
Marsh faceva bene la sua deposizione. Niente di debole o di indeciso in lui; teneva testa al pubblico ministero, al giudice, ai giurati e alla folla ammassata nell'aula; ma non aveva un'aria di sfida. Il suo contegno era semplice e senza ondeggiamenti: l'impressione che produceva era buona; era quella di un uomo senza paura, che non si dava delle arie, pronto a dire onestamente e apertamente quello che aveva da dire. La sua voce potente arrivava lontano: tutta l'aula udiva nettamente le sue risposte. Al contrario di tanti testimoni, non cercava affatto di andar per le lunghe o di ricamare su ci che doveva dire: quando un semplice s o un semplice no eran sufficienti, rispondeva s o no, e, se si voleva da lui qualcosa di pi, aggiungeva soltanto le parole strettamente necessarie. La folla lo ascoltava con profonda attenzione: e questo era il pi grande atto di deferenza che potesse tributargli.
Cos la sua storia, la storia di un soldato modesto, coraggioso e ligio al dovere, devoto al suo colonnello, di cui era poi divenuto il fedele domestico, veniva a poco a poco a conoscenza del pubblico che sentiva accrescere la propria stima per quell'esempio di ottima condotta nell'esercito e nella vita privata.
Sul petto aveva le sue tre decorazioni. Il suo atteggiamento davanti alla folla era quello di un uomo di coraggio, ottimo soldato, fedele domestico di un padrone colpito dalla sciagura.
Il pubblico ministero rapidamente lo mise "al posto" che gli spettava per i suoi meriti; con poche parole, in pochi minuti, fece in modo che nell'aula non ci fu pi nessuno che non pensasse bene di Guglielmo Marsh.
Mi pare che lo tengano in gran conto, no? mormor Giuditta. Avete notato che non ha mai rivolto lo sguardo verso di lei?
No, non l'ho notato, sussurr Gaia.
Ebbene, ve lo dico io; non l'ha guardata nemmeno una volta!
Poi, col procedere dell'interrogatorio, cominciarono gli accenni alla signora Paradine. Marsh e il suo colonnello avevano lasciato l'esercito; il colonnello si era ammogliato e cos era cominciata la vita di segregazione dal mondo a Hindley Hall. A questo punto, l'interesse dell'uditorio si fece pi intenso. Regnava nell'aula un gran silenzio, rotto soltanto dalle due voci, ambedue forti, ma una aspra e l'altra chiara e profonda.
Gaia e tutto l'uditorio vennero cos a sapere che Marsh era stato contento che il suo padrone si fosse ammogliato. Cos avrebbe avuto qualcuno per assisterlo, per aver cura della sua casa, per consolarlo della sua disgrazia, per fargli compagnia. Quando il colonnello si era sposato, Marsh si era sentito dispostissimo a voler bene alla sua nuova padrona e a fare tutto quello che le piacesse. Egli era stato "pi che contento" che ci fosse una padrona in casa; ma, col procedere della deposizione, risult che quel roseo stato di cose non era durato molto. La signora Paradine, da principio, era stata "buona" con lui; ma ben presto egli dovette accorgersi di non godere le sue simpatie. La signora non lo trattava male, no, non poteva dire che lo trattasse male (su questo punto Marsh parve deciso a essere di una scrupolosa lealt) ma era sempre meno cordiale con lui e spesso dava l'impressione di non veder di buon occhio la sua intimit col colonnello. Lasciava capire questo suo sentimento, fingendosi sorpresa quando, entrando nella stanza del colonnello, li trovava insieme. Frasi come: "Oh, Marsh  con voi!" oppure: "Verr pi tardi quando sarete solo!" indicavano chiaramente che la presenza di Marsh non le era gradita.
Il pubblico ministero fece in modo che, dalle parole del teste, i giurati riportassero l'impressione non che Marsh fosse stato geloso della signora Paradine, ma che la signora Paradine fosse stata gelosa di lui. In verit, a quel risultato ci si arrivava un po' stentatamente, ma certo era anche logico che una donna fosse stata gelosa di un fedele domestico, costretto dalle disgraziate condizioni del suo padrone a esser con lui in relazioni assolutamente fuor dell'ordinario.
Sta bene, disse il pubblico ministero, ma voi, da parte vostra, avete mai dato occasione alla gelosia della signora, occupandovi di cose che riguardavano soltanto lei e suo marito, oppure abusando della vostra condizione di confidenza rispetto agli altri domestici?
No, mai, signore, credo. Avevo tutte le migliori intenzioni di far cosa grata alla signora: ma mi pareva che non ci riuscissi!
In qual modo la vostra padrona vi dimostrava la sua antipatia? domand il giudice a questo punto.
Col suo modo di guardarmi e col suo modo di fare, eccellenza. Quando mi trovava col colonnello, mi guardava male e usciva dalla stanza.
Il colonnello Paradine si era accorto di questa antipatia di sua moglie per voi?
Oh, s, eccellenza! Spesso me ne parlava.
Sicch  vostra impressione che il colonnello si fosse accorto che sua moglie non era ben disposta verso di voi?
S, eccellenza.
Continuate pure! disse lord Horfield al pubblico ministero.
Questi cominci allora a far domande circa il lato brutto del carattere del colonnello, per appurare come fosse, specialmente nei rapporti con la moglie.
Era evidente che avrebbe desiderato da Marsh una deposizione, a questo riguardo, la quale servisse a stabilire il motivo del delitto; ma, d'altra parte, non voleva neppure irritarlo ponendo troppo in cattiva luce il suo adorato padrone. Con un tono meno aspro del solito, disse:
E adesso, dite a sua eccellenza e ai giurati se qualche volta il colonnello Paradine in casa sua, e certo a cagione della sua infermit che lo rattristava, era, come si suol dire, intrattabile.
Per la prima volta da quando era entrato nel palco dei testimoni, Marsh mostr un'evidente esitazione.
Intrattabile? domand alla fine.
S; irritabile, impaziente, quello che, insomma, nella vita domestica si suol dire un uomo che non d requie a nessuno?
Ecco, a volte mi  capitato di vedere il colonnello fuori di s.
Con chi?
Con la signora Paradine. Pare che la signora lo mettesse in uno stato d'irritazione, signore.
Che lo mettesse in uno stato d'irritazione! ripet il pubblico ministero guardando i giurati. E il colonnello manifestava questa irritazione?
Qualche volta, signore.
In che modo?
Marsh esit.
Vogliate dire a sua eccellenza e ai giurati tutto quello che avete notato a questo proposito.
Il colonnello qualche volta si arrabbiava. Era un militare, lui!
Lo sappiamo. Ebbene?
L'ho sentito imprecare qualche volta, mandare degli accidenti...
A chi?
Alla signora Paradine, signore.
Ottenuto questo risultato, il pubblico ministero volle appurare da Marsh alcuni particolari sulle dispute che avevano avuto luogo tra marito e moglie.
Fu durante questa parte della deposizione che Keane, il quale ascoltava attento ogni parola, pronto a interrompere se fosse stato detto qualcosa che non doveva esser detto a danno dell'accusata, si avvide che Marsh nascondeva con gran cura l'odio velenoso che provava per la signora Paradine e che gli aveva rivelato a Sedale. L egli l'aveva chiamata, chiaro e netto "una femmina di Babilonia", e in tali parole traspariva un odio tanto violento che egli non poteva celare. Keane si era aspettato di veder manifestare quell'odio anche durante il processo: ma adesso dovette accorgersi che Marsh, quando voleva, era tanto furbo quanto fiero, e aveva le sue buone ragioni per soffocare davanti al pubblico quel fuoco che aveva lasciato fiammeggiar con violenza quando si era trovato solo con lui. Cominci allora a domandarsi se il testimonio d'accusa e l'accusata non si temessero reciprocamente perch tanto l'uno quanto l'altra erano in possesso di un orribile segreto che li riguardava, e vide la possibilit di ottenere un verdetto di assoluzione anche senza troppi sforzi da parte sua. Certo Marsh era stato di un'inaspettata mitezza verso l'accusata: era ovvio che non aveva nessuna simpatia per lei e che cercava di far credere che la signora aveva antipatia per lui; ma, ci nondimeno, pareva facesse di tutto per non andar troppo oltre e, anzi, di essere scrupolosamente sincero e leale nella sua deposizione. Testimonio d'accusa, s, ma assai debolmente avverso all'accusata.
Il pubblico ministero pass ai due attacchi di malattia che il colonnello Paradine aveva avuto a Hindley Hall, facendo su questo argomento molte e minuziose domande a Marsh. Voleva sapere se il teste aveva trovato soddisfacente la diagnosi dei due medici e, cio, che si trattasse di dispepsia acuta; oppure, se aveva avuto dei sospetti che quegli attacchi non fossero normali e che quindi la diagnosi dei due medici del Cumberland fosse sbagliata. Marsh rispose che non poteva capire come mai il suo padrone avesse avuto quegli attacchi: non aveva mai saputo che fosse facile alle indigestioni. L'intorpidimento del colonnello, pi di tutto, lo aveva messo in apprensione. Per, aveva creduto alle affermazioni dei medici, e cio che quelli potevano essere sintomi di dispepsia acuta: non aveva mai avuto alcun sospetto che il malessere del colonnello non fosse naturale.
E adesso? domand sir Giuseppe Farrell, in tono significativo.
Marsh lo guard e poi abbass gli occhi.
Adesso, signore, non saprei proprio che cosa dire, rispose con una voce bassa e profonda che improvvisamente si era fatta triste e scialba.
Intanto, sui suoi lineamenti dall'espressione cos potente calava come un velo impenetrabile.
Gaia si mise per un momento il binocolo davanti agli occhi e guard prima Marsh e poi l'accusata. La signora Paradine, curva in avanti, teneva il mento appoggiato sulla mano destra; il braccio destro, alla sua volta, aveva il gomito appoggiato sul ginocchio. Si vedeva che stava osservando attentamente Marsh. Gaia ebbe l'impressione che, almeno in quel momento, tutta la gente che aveva intorno le fosse completamente indifferente. E allora Marsh e la signora Paradine le sembrarono due esseri solitari, isolati dal mondo, ma stranamente legati tra loro.
E pens:
"Quali relazioni ci sono state tra loro?"
Un'ardente curiosit la invase di nuovo: aveva la sensazione di esser vicinissima a fare una brutta scoperta, concernente in qualche modo quelle due persone; anzi, sentiva dentro di s quale importanza la scoperta avrebbe potuto avere, sebbene non potesse dire con sicurezza di che si trattasse. Quando si domand: "Di che si tratta?", non fu in grado di rispondere. Era all'oscuro di tutto. Ma tra quei due... c'era qualcosa tra quei due, che, se fosse noto, avrebbe diffuso la luce ove adesso eran le tenebre.
Dopo aver esaminato la questione dei sintomi degli eccessi che aveva avuto il colonnello Paradine e dell'impressione che avevano fatto su Marsh, il pubblico ministero fece al teste alcune domande circa il contegno dell'accusata durante quegli accessi.
La signora Paradine sembrava turbata quando suo marito era ammalato?
Non in modo speciale, signore.
Diteci esattamente quale significato attribuite a queste parole.
La signora Paradine, di solito, non faceva mai capir troppo quello che sentiva. Era un tipo molto chiuso, disse il teste.
E con questo volete dire...?
Guardandola, non si poteva comprendere quali fossero i suoi sentimenti, signore. Tutti noi avevamo notato questo fatto.
Quasi tutti gli occhi in quel momento si rivolsero verso l'accusata. Allora ella sollev il mento dal palmo della mano e si tir indietro sul banco.
Ma dimostr, oppure no, dell'ansiet per le condizioni del marito?
Oh, s, signore! Disse le solite cose.
E cio?
Che sperava in un rapido miglioramento, che suo marito doveva badar di pi a quello che mangiava... e altre cose di questo genere, signore.
Ma sembrava turbata?
No, signore, non in modo speciale; per, andava dicendo che i medici di campagna sono degli sciocchi.
Nell'aula si ud qualche risata soffocata.
Lord Horfield non rilev la cosa.
E dopo non sugger qualche cambiamento?
S, signore. Volle che venissimo a Londra.
Ma fu lei a proporlo oppure il colonnello?
Lei, signore, lei! Lei che riteneva che al colonnello avrebbe fatto bene cambiar soggiorno e che fosse opportuno consultare un medico di Londra.
Siete sicuro che fu lei a proporre di consultare un medico di Londra?
S, signore. L'ho udita io dire che a Londra sarebbe stato possibile farlo visitare a modo e sapere se davvero avesse qualcosa.
Aveste l'impressione che si preoccupasse veramente della salute del marito?
Come, signore?
Vi sembr che veramente stesse in ansia per la salute del marito?
Marsh rimase un momento senza rispondere, come se stesse riflettendo. Poi parve prendere una decisione, alz un po' il mento e disse:
No, signore.
No?
No, signore. Mi sembr che facesse la commedia.
E perch?
Dal suo contegno. Mi sembrava che volesse far credere che le stava a cuore, ma che, invece, non le stesse a cuore affatto.
Dunque vi sembr indifferente alla salute del marito?
Marsh rimase di nuovo in silenzio, con lo sguardo fisso dinanzi a s. Poi disse:
Non credo che le importasse che il marito vivesse o morisse.
E allora, perch voleva consultare un medico di Londra?
Fu un pretesto da donna. Io pensai cos.
Quando siete venuto a Londra coi Paradine, quali erano, secondo voi, i rapporti tra marito e moglie?
Eran come cane e gatto: ma lei non lo faceva comprendere.
Per voi dite di esservene accorto?
Ci son delle cose, signore, che gli altri sentono, anche se si cerca di tenerle nascoste.
Avevate dunque sentito che non andavan d'accordo?  questo che volevate dire?
S, signore.
Avete mai fatto cenno a qualcuno degli altri domestici di casa di questa vostra impressione?...
No, mai; ne son sicuro.
O a qualche altra persona?
Neppure, signore. Io non son di quelli che fanno delle chiacchiere.
Si pass quindi a esaminare ci che era avvenuto a Londra.
Marsh descrisse la vita che il suo padrone e la sua padrona facevano nella capitale per quanto gli era noto: a Londra le cose, secondo lui, non andavano meglio.
Il colonnello era profondamente infelice, assai pi infelice che in campagna. Marsh riteneva che ci dipendesse dal fatto che, trovandosi a Londra, gli ritornava in mente tutto ci che aveva perduto diventando cieco. Sembrava capisse con maggiore amarezza quanto gli era ormai vietato per sempre. In campagna almeno viveva una vita tranquilla. A Londra, era in uno stato di grande nervosit; i suoi nervi, diceva Marsh, eran "tutti a pezzi". Per, la sua salute sembrava buona; non c'era nulla che facesse prevedere una ricaduta. Il medico di Londra, che era stato consultato, aveva dichiarato che in complesso il colonnello stava bene. Cos stavan le cose quando si verific il critico avvenimento che doveva avere fatali conseguenze per i Paradine.
Dite a sua eccellenza e ai giurati ci che accadde quella sera in cui il colonnello Paradine vi chiam nel suo studio, la sera che precedette la notte in cui egli mor, disse il pubblico ministero.
Gli occhi acuti di Giuditta Flaquer in quel momento eran fissi sulla signora Paradine. Aveva dimenticato Gaia che sedeva al suo fianco, aveva dimenticato tutto eccetto quelle due persone: l'uomo che stava nel palco dei testimoni e la donna che stava nel recinto degli accusati.
"Questo  il momento in cui deve venir fuori la verit nuda e cruda, oppure la pi spudorata delle false testimonianze!" pens Giuditta. "Che ci dir, Marsh?"
Giuditta osserv che nella posa dell'accusata non c'era pi quella certa grazia che aveva notata prima. La signora Paradine si era come irrigidita; questa era l'impressione che diede a Giuditta. Ma il viso che vedeva era proprio inespressivo e le faceva pensare a un foglio di carta bianca sul quale non fosse scritto nulla.
"E dove  andata a finire la sua intelligenza?" pensava Giuditta.
Le venne in mente che forse, in quel momento, la signora Paradine fosse oppressa dallo spavento. Qualche volta avviene che una grande paura genera un acutissimo senso di malessere e fa perdere al viso di una donna o di un uomo ogni espressione; come se ogni pensiero, ogni sensazione fossero cacciati via da quel malessere prepotente che sommerge tutto. Che quella donna si trovasse in quel momento in tali condizioni di soverchiante depressione? Oppure, con grande accortezza, riusciva, con un atto di volont, a non lasciar nulla di scritto su quel foglio di carta bianca che era il suo viso? Giuditta non poteva stabilirlo, sebbene continuasse a fissare con la massima attenzione la signora Paradine, pur senza perdere una parola del pubblico ministero e del testimonio.
Sentii sonare violentemente il campanello del colonnello, poi la sua voce che mi chiamava; e allora mi affrettai ad andar da lui. Sapevo che doveva esserci qualcosa.
E come lo sapevate?
Avevo udito delle voci irritate venir fuori dalla stanza. Il colonnello gridava quasi.
Udiste la voce della signora Paradine prima di andar nella stanza del colonnello?
S, signore, ma meno forte di quella del marito. La udii proprio mentre stavo entrando nella camera.
Dunque entraste nella camera. E che accadde poi?...
Il colonnello e la signora eran tutt'e due in piedi. La signora stava ferma, ma il colonnello andava in su e in gi per la stanza, picchiando, come spesso gli capitava, contro qualche mobile. Bisogna pensare, signore, che quella casa era nuova per lui; non era come a Hindley, ove egli conosceva la esatta posizione d'ogni cosa.
Certo. E la vostra padrona?
Lei non si moveva, signore.
E voi che faceste?
Chiusi la porta dietro di me perch non desideravo che gli altri udissero. E poteva darsi che fossero curiosi.
Quindi chiudeste la porta. E poi?
Dissi al colonnello che ero l e gli domandai che cosa desiderava.
Riassumete ai giurati le cose pi importanti che seguirono allora.
Come, signore?
Diteci pi concisamente che potete ci che avvenne dopo. Non importa che ci ripetiate esatte le parole che furon pronunziate; ci basta il senso.
Marsh rimase in silenzio: teneva le grosse mani strette l'una all'altra e gli occhi bassi. Il suo bel viso si era fatto duro e arcigno. Giuditta, guardandolo, si domand se quell'uomo cercava di ricordarsi l'esatta verit o se si stava stillando il cervello per trovare la miglior linea di condotta. Non pot indovinarlo: il viso di quell'uomo era come una rigida maschera.
Dopo aver aspettato un po', nel silenzio mortale che incombeva sull'aula, il pubblico ministero disse:
Parlate, parlate, dunque!
Silenzio.
Diteci quello che avvenne.
Marsh continuava a tacere.
Spiegate ai giurati quanto pi brevemente vi  possibile perch il colonnello vi aveva chiamato e ci che accadde quando entraste nella stanza, disse lord Horfield con voce cortese e persuasiva.  cosa essenziale per noi saperlo.
Marsh guard verso il giudice.
S, eccellenza.
Parve che l'intervento del giudice gli avesse dato coraggio perch si raddrizz, allarg il petto come un soldato che sta per esser passato in rivista, e disse:
Quando fui entrato nella stanza e la porta fu chiusa, dissi al colonnello che ero l. Vedendolo talmente eccitato, non sapevo se mi avesse udito entrare; siccome non mi poteva vedere, c'era il caso che non lo sapesse. Quando glielo dissi, si arrabbi pi che mai.
Marsh s'interruppe di nuovo.
E allora? fece il pubblico ministero in tono d'incoraggiamento. Continuate!
Disse che la signora...
La signora Paradine?
S, signore: che la signora Paradine gli aveva detto che io mi ero licenziato.
Keane fece un movimento violento, poi rimase immobile curvo in avanti.
Che cosa intendete dire?
Il colonnello mi disse che sua moglie gli aveva riferito che io avevo l'intenzione di lasciarlo, di abbandonare il suo servizio e di cercarmi un altro lavoro.
L'atteggiamento di Keane cambi; pareva che tutto il suo corpo si fosse rilasciato.
E questa era la ragione della sua collera?
In parte, signore.
Spiegatevi!
La cecit aveva reso il colonnello terribilmente sospettoso. Quando ci vedeva, non era cos: allora non aveva paura di niente e di nessuno! Quante volte gli ho sentito dire: "Ho gli occhi buoni, io! Vedo subito con chi ho a che fare!". Ma la perdita della vista lo aveva completamente cambiato: pareva che non si fidasse mai interamente di nessuno, tranne che di me, a quanto avevo creduto fino a quel momento.
Aspettate! Non aveva fiducia in sua moglie, nell'accusata?
Non credo, signore, rispose Marsh con una voce grave e abbastanza forte, in cui si notava una inflessione di ostinata durezza.
In quel momento, Giuditta ebbe la strana impressione che la propria incertezza si fosse dileguata. Le pareva di vedere un uomo che stesse bruciando i suoi vascelli.
E dimostr mai questa sua sfiducia in lei?
Credo, signore, che il colonnello non avesse fiducia in nessuna donna. Era convinto di saperne troppe sul conto loro!
E quali erano le altre ragioni della sua collera, oltre il fatto di essere stato informato, se cos stavan le cose, che voi volevate lasciare il suo servizio?
Era arrabbiatissimo perch io avevo detto la cosa alla signora senza che lui lo sapesse, invece di spiegarmi con lui. Che io ne avessi parlato prima con lei, lo aveva messo fuori di s.
Ma voi avevate davvero parlato all'accusata di questa faccenda del vostro licenziamento?
No, certo; e lo dissi al colonnello, ma non volle credermi.
Voi dunque smentiste l'accusata?
S, signore, la smentii: e la smentisco di nuovo adesso! disse Marsh a voce alta.
Giuditta si curv verso Gaia e sussurr:
 davvero straordinario!... Anche ora non la guarda!
Gaia non rispose; era tutta assorta nel dibattimento.
Dunque il colonnello Paradine non volle credervi?
No, signore, perch era proprio fuori di s. Prima d'allora non l'avevo mai veduto in uno stato simile, sebbene l'avessi veduto spesso in collera. Ma con me non era mai stato cos. Che io avessi potuto mancare di lealt verso di lui, questa era la cosa che l'aveva colpito.
Si vedeva che Marsh cominciava a non essere pi padrone di s come era stato fino allora: era in preda a una forte commozione; giungeva e disgiungeva le sue grosse mani, corrugava la fronte, non riusciva a frenare il tremito della mascella inferiore.
E davvero non me ne maraviglio! aggiunse abbassando improvvisamente la voce, tanto che quelle parole sembraron mormorate a se stesso.
Keane si accomod la toga, nervoso, poi si volt sulla poltrona, rimanendo seduto di fianco.
E voi non continuaste a negare?
Sicuro che continuai, ma ormai non c'era pi maniera di fermare il colonnello. Era come parlare a una tempesta!
A queste parole, si ud una debole risatina di una donna. Ma nessuno le fece eco. Lord Horfield osserv:
In quest'aula non permetto manifestazioni di nessun genere. Fate il piacere di continuare! disse volgendosi al testimonio.
Il colonnello non smetteva di parlare, eccellenza, e non mi volle ascoltare.
E la signora Paradine non prese parte a questa scena? disse il giudice.
Diteci che contegno tenne, aggiunse il pubblico ministero.
La signora se ne rimase l, immobile, con un viso che non diceva nulla; pareva un foglio di carta bianca, disse Marsh con improvvisa violenza.
L'ha descritta proprio com' adesso, sussurr Giuditta a Gaia.
Ma quando voi negaste?
Non mi appoggi davvero! Perch avrebbe dovuto farlo?  una donna!
L'odio che Marsh nutriva per le donne stava spuntando fuori, come fiamma da un fuoco sino a quel momento semispento.
Non le chiedeste di unirsi a voi per aiutarvi a convincerlo?
No, signore. A che sarebbe servito, se era stata lei che aveva messo in testa al colonnello tutta quella roba?
E allora, tutta la collera del colonnello si scaric su voi, non  vero?
No, signore. Il colonnello era furioso contro tutt'e due: contro di me, perch, secondo quello che pensava, l'avevo detto alla signora, e con lei, perch mi aveva ascoltato senza poi riferirglielo. Disse che tutt'e due lo avevamo tradito.
Sicch tutta questa scena fu cagionata dal fatto che egli credeva che voi aveste l'intenzione di lasciare il suo servizio e che lo aveste detto all'accusata senza dirlo a lui.
Cos , signore.
E voi dite che non c'era nulla di vero?
Nulla di vero, signore. Non avrei mai lasciato il mio colonnello.
Potreste dire a sua eccellenza e ai giurati quale fu la ragione che, secondo voi, indusse l'accusata ad asserire sul conto vostro una cosa che era assolutamente falsa?
Marsh spinse in fuori il mento quadrato in aria di sfida. Sembrava a Giuditta che la sua commozione evidente fosse cagione di quell'aria di sfida e che egli agisse come avrebbe potuto agire un generale che in battaglia avesse portato avanti, nel momento critico, le proprie riserve per coprire una posizione alquanto indebolita.
Credo che la signora desiderasse di mettermi fuori.
Perch?
A questo punto, Keane guard fisso verso il recinto degli accusati.
Non era contenta che io stessi tanto col colonnello.
Volete dire che credete fosse gelosa della vostra condizione di fiducia?
S, signore.
E niente altro?
Forse lei aveva anche altre ragioni, disse Marsh lentamente.
Quali altre ragioni voi suggerite?
Ecco, signore, io penso che mi volesse mandar via di casa. Altrimenti, perch mentire cos sul conto mio?
Cos, disse il pubblico ministero, con lo sguardo dritto al palco dei giurati, l'impressione che voi avevate era che la signora avesse le sue ragioni per mandarvi fuori di casa e che, perci, avesse detto una bugia al colonnello sul conto vostro; non  cos?
Keane fece un movimento improvviso, si alz a met, ebbe l'aria di fermarsi a riflettere un momento e si rimise a sedere. Il giudice gli lanci una breve occhiata e un leggiero sorriso incresp le sue labbra.
S, signore.
E, oltre la gelosia per il dominio che esercitavate sul colonnello e per la fiducia e per la confidenza che egli dimostrava verso di voi, non potete pensare a nessun'altra ragione speciale perch l'accusata desiderasse mandarvi via dalla casa del colonnello Paradine?
Era chiaro che Marsh esitava. La sua fronte color di bronzo, larga e bassa, tra la massa di capelli neri e la linea scura delle sopracciglia, era solcata da profondissime rughe. Nell'aula regnava il silenzio pi assoluto, come se la folla, divenuta una sola persona, trattenesse il respiro. Finalmente profer a voce bassa:
 difficile saper quali siano le ragioni di una donna, signore. E meglio ch'io non dica altro su questo.
Il pubblico ministero guard di nuovo la giuria.
Benissimo. Allora lasciamo stare questo argomento.
Si curv a esaminare alcuni documenti che aveva davanti e mormor una o due parole al suo sostituto che, a sua volta, gli rispose qualche parola a bassa voce. Poi, raddrizzatosi bruscamente, disse:
L'accusata non prese affatto parte a questa scena?
Oh, s, signore! Dopo un po', fece tutto quello che poteva per calmare il colonnello; ma tutto fu inutile. Non c'era niente da fare con lui.
Ma quando voi affermaste che ci che aveva detto al marito non era vero, che fece?
Giur che era vero.
E cos vi dette una smentita?
Appunto, signore.
E il colonnello le credette?
Cerc di gettarsi su me, signore, e anche su lei. Era fuori di s.
Che volete dire con questo?
Che la cosa lo aveva quasi fatto impazzire. Povero colonnello!
Il modo con cui Marsh pronunzi le ultime parole produsse una profonda impressione su tutto l'uditorio. Pareva che egli avesse parlato sotto la pressione irresistibile di un pensiero che agitava la sua mente, ma che egli non voleva palesare; ci fu nella sua voce tanta sincerit e l'assenza completa di ogni intenzione di fare effetto, che quasi tutti i presenti ne furono scossi. Quelle parole furon come un lamento venutogli dal cuore.
Questo  vero, anche se tutto il resto  bugia! sussurr Giuditta a Gaia.
Il pubblico ministero attese un momento perch l'effetto di quelle parole svanisse, e poi pass a ci che era avvenuto durante la rimanente parte di quella notte fatale in quanto Marsh vi aveva avuto a che fare; al rifiuto del colonnello di vederlo, di lasciarsi aiutare da lui a spogliarsi, ecc., ecc., come era stato riferito nell'esordio.
E cos, alla fine, ve ne andaste gi al pianterreno insieme con Elena Smith, la prima cameriera?
S, signore.
Lasciando l'accusata e il vostro padrone soli al primo piano, a quanto vi constava?
Soli, s, signore.
Ma, dopo un certo tempo, la vostra attenzione fu attratta da qualche cosa?
S, signore.
Da che cosa?
Sentii sonare il pianoforte nel salotto da ricevere.
Quanto tempo dopo che voi eravate disceso al pianterreno?
Una ventina di minuti, direi.
Riconosceste che pezzo era?
S, signore. Era qualche cosa che aveva a che fare col valzer che si chiama Il Danubio Azzurro; ma c'erano in pi tante altre cose.
Ah! E per quanto tempo dur?
Per un bel pezzo, signore.
Ci fu qualcosa che vi fece impressione in quella musica?
S, signore.
Che cosa?
Non capivo come la signora Paradine potesse sonare un pezzo di quel genere dopo quello che era accaduto.
Che intendete dire esattamente?
Dopo quella terribile scena col colonnello, signore.
Vi sembr molto strano?
S, signore... Che la signora avesse potuto dimenticarsene cos presto.
Nel dir questo, la sua voce aveva preso un tono di sprezzante amarezza.
Il pubblico ministero fece raccontare al teste ci che era accaduto durante quella notte fino alla morte del colonnello Paradine.
Quale cagione attribuiste allora alla morte del vostro padrone? Vi parve naturale?
Oh, no, signore, mai pi! Sapevo che doveva aver preso qualcosa.
E non vi siete fatto nessuna idea circa il modo in cui poteva averla presa?
Pensai che poteva averla bevuta nel suo bicchiere di Borgogna.
Senza accorgersi che nel vino c'era del veleno. Volete dir questo?
Non saprei che altro pensare, signore.
Sapevate che un bicchiere pieno di Borgogna era stato messo nella sua camera?
S, signore, me lo disse Lakin: e lo vidi anch'io quando mi recai nella camera del colonnello ed egli mi ordin di andarmene.
Il colonnello beveva spesso del vino in camera sua?...
No, per quanto ne so io. Ma quella sera non era pi lui e sarebbe stato capace di fare qualunque cosa.
Questo non  davvero quello che voleva il pubblico ministero! osserv Giuditta.
No? mormor Gaia.
Giuditta, sorpresa, inarc le sopracciglia: cominciava a domandarsi fino a che punto la sua amica capiva le tendenze che andavano delineandosi nel dibattimento. Le pareva che Gaia, preoccupata per tutto il complesso di sentimenti che era celato sotto le manifestazioni esteriori di quel "caso", si lasciasse sfuggire anche ci che era facilmente visibile.
Ma forse era come immersa in una specie di sogno? E mentre Giuditta si faceva questa domanda, il pubblico ministero termin l'esame del teste; nell'aula si not una leggiera agitazione.
E adesso sar esaminato dall'avvocato difensore, disse Giuditta.
Ma aveva dimenticato l'ora. Era quasi l'una, e l'udienza fu sospesa per la colazione.
Durante l'intervallo, Giuditta disse a Gaia che aveva visto lady Horfield nell'aula. Era nei posti riservati alla City, insieme con una donna attempata che aveva l'aria di una cameriera; portava un vestito bianco e un cappellino bianco con una penna di gabbiano. Poi Giuditta inizi a bassa voce una discussione con la sua amica per rendersi conto della sua opinione sul processo, e le espose le proprie idee in proposito.
Che impressione vi ha fatto la deposizione di Marsh? domand.
A Gaia torn subito in mente la strana sensazione che tra Marsh e la signora Paradine ci fosse qualche misterioso legame e ricord che, per un istante, quei due esseri le eran sembrati soli, isolati dal mondo in un'intimit che non poteva comprendere, in cui non poteva veder chiaro. Ma di questa sua sensazione non fece parola a Giuditta.
Quale impressione? rispose. Ecco, credo che sia proprio un uomo straordinario.
Non credete che sia un bugiardo?
Gaia rimase sorpresa da queste parole: sebbene non fosse una stupida, aveva pensato, con una certa ingenuit, che la deposizione di Marsh corrispondesse veramente a ci che secondo lui era la verit.
No. E perch dovrei crederlo?
Ma allora voi prestate fede a tutto quello che ha deposto sulla scena tra lui e i Paradine che avvenne la sera della morte del colonnello?
Perch no? C' qualche ragione per non prestargli fede?
Ecco, cominci Giuditta a bassa voce, ma col suo tono pi schietto, io, invece, credo che quella deposizione sia tutta una bugia dal principio alla fine. Credo che abbia fatto quanto ha potuto per non lasciarsi sfuggire il vero motivo di quella violenta scenata.
Ma che cosa ve lo fa credere?
Aspettate che sir Marco interroghi lui quel tipo e vedrete. Come vorrei essere un legale io! Non un procuratore come quel caro pap, ma un avvocato come sir Giuseppe o come vostro marito. Quanto darei per potere io interrogare Marsh e contestare la sua deposizione! C' sotto questo "caso" qualcosa che non  stato ancora messo allo scoperto e che m'interessa enormemente. La signora Paradine e Marsh, che bella coppia! Quale contrasto! E credete a me, son duri come il ferro, tutt'e due. Ma aspettate che sian messi sull'incudine!
Che cosa terribile dover fare una deposizione!
Dipende dalla quantit di cose che si hanno da nascondere...
Quando si apr l'udienza pomeridiana, nell'aula affollatissima si soffocava addirittura. Si era sparsa la voce che Guglielmo Marsh sarebbe stato interrogato dalla difesa e, perci, altre persone avevano cercato di penetrare come meglio potevano. Per quanto fuori facesse freddo (quell'anno marzo era piuttosto rigido), il calore prodotto da quella folla rendeva l'aria irrespirabile. Giuditta e Gaia si trovarono strette in mezzo a due donne, tutt'e due sconosciute: fino allora Gaia aveva occupato il posto all'estremit della fila pi arretrata, ma quando il giudice riapr l'udienza, una donnetta dal naso a punta e gli occhi pieni di decisione, riusc a mettersi al suo fianco, sedendosi senza riguardi quasi su lei. Con una breve lotta, Gaia riusc a togliersela di dosso, ma rimase cos rinserrata che poteva appena respirare. Ci nondimeno, quando vide Marco alzarsi per cominciare l'interrogatorio, la sua attenzione si concentr tanto su lui e su ci che udiva, che non pens pi al suo disagio fisico.
La prima domanda sorprese tutto l'uditorio.
Guglielmo Marsh, disse Keane con voce forte fissando i suoi grandi occhi scuri in quelli del teste,  vero, come era ben noto nel vostro reggimento, che voi odiate le donne?
Che Marsh fosse sorpreso da quell'esordio, fu evidente per tutti coloro che lo guardavano. Il suo corpo robusto ebbe un sussulto come se fosse stato colpito da una mazzata. Poi si riebbe e rimase rigido e impalato come un soldato sull'attenti.
Niente affatto, rispose. Mi piacciono le belle donne come a tutti gli altri uomini.
Non  forse un fatto notorio nel vostro reggimento che quando eravate nella vostra caserma a Londra, come quando eravate alla guerra in Francia, voi non frequentavate donne ed esprimevate spesso i vostri sentimenti di antipatia e di sfiducia per esse?
Niente affatto, signore.
Lo negate?
S, signore.
Sta bene. Ne riparleremo pi tardi.
Keane si curv un momento verso il suo sostituto al quale mormor qualcosa, e dette un'occhiata ad alcuni documenti.
Tutto calcolato! mormor Giuditta a fior di labbra.
Ma essa non leggeva in quel momento nella mente di Marco Keane. Mentre tutte le donne che si trovavano nell'aula tenevano gli occhi su Guglielmo Marsh e si domandavano se davvero egli fosse un misogino, Keane stava lottando con la terribile curiosit suscitatagli dalla pi violenta gelosia. Quella scena nella casa di Eaton Square tra i Paradine e Marsh, quella scena seguita a cos breve distanza dalla morte del colonnello, ne era stata veramente la cagione? Non lo sapeva. Marsh aveva dato la sua versione, ma Keane non la credeva vera. La signora Paradine gli aveva dato la sua ed egli non credeva vera neppure quella. Sospettava l'orribile verit ed era ossessionato da questo sospetto; sapeva che, date le sue brillanti qualit di avvocato penalista, gli sarebbe stato possibile, sfruttandole al massimo, costringere Marsh a dire la verit. Ma non poteva darsi che la verit, se era quella che egli sospettava, si dimostrasse oltremodo dannosa per l'accusata? Oppure gli sarebbe riuscito di trasformarla in tal modo da cagionare soltanto la rovina di Marsh e non quella della sua padrona? Forse quella verit avrebbe macchiato irrimediabilmente la reputazione della signora Paradine; non c'era modo di evitarlo e, data quella faccenda, era cosa di minore importanza. Ma se, invece, mettesse in pericolo la vita di quella donna? Eppure voleva sapere; sentiva che doveva sapere, e quella era un'occasione favorevole per sapere. Avrebbe osato coglierla? Mentre, con gli occhi bassi, tormentava con le mani le carte che gli stavan davanti, and pensando:
"Devo osare? Devo osare?"
Quando Keane si risollev, quella pausa aveva durato cos a lungo che gi la folla se ne era stupita e un'espressione di fredda sorpresa era comparsa sul viso affilato di lord Horfield, che pareva sul punto di domandare spiegazioni.
 vero che siete stato fidanzato con una ragazza di nome Margherita Wells, di Southborough, presso Tunbridge, nel Kent, e che questa ragazza, dopo aver fatto la civetta con voi per tanto tempo, il luned sei maggio millenovecentododici, giorno fissato per le nozze, vi piant sulla porta della chiesa per scapparsene con un certo Riccardo Truton? disse Keane guardando fisso il teste con aria brutale.
Marsh arross fino ai capelli e il suo viso prese un'espressione cos selvaggia che quasi non si riconosceva. La rabbia e la sorpresa a questa domanda cos inaspettata si erano impadronite di lui; i suoi occhi fissi sull'avvocato mandavano lampi.
Questo non ha nulla a che fare col processo! esclam con voce che tremava per la collera e per la commozione.
Rispondete!
Non voglio rispondere!
Voi siete qui per rispondere alle mie domande.  vero che quella ragazza vi piant in chiesa il luned sei maggio millenovecentododici?
Eccellenza! esclam Marsh tendendo la destra verso il giudice con violenza quasi selvaggia. Domando che cos'ha a che vedere questo con la morte del mio povero colonnello!
Non comprendo a che tenda la vostra domanda, sir Marco, disse lord Horfield. Che relazione ha col processo?
Eccellenza, a mio parere, qualunque cosa tenda a gettar luce sull'atteggiamento ostile del teste verso la mia cliente,  in stretta relazione col processo. Sostengo che il teste  un misogino e cerco di provarlo e di mostrare i motivi di questo suo odio per le donne.
Non  certo mia intenzione di impedire qualsiasi domanda che abbia relazione col processo, disse lord Horfield con la sua voce pi argentina, ma non vedo quale interesse possa avere per noi questa indagine sugli affari di cuore del teste che rimontano a una ventina di anni fa. Tutto ci che tende a far meglio conoscere il suo carattere , naturalmente, un'altra cosa. Ma l'avvenimento che voi avete citato quale luce pu darci sul sua carattere? Il fatto che una donna abbia civettato con lui e se ne sia burlata, getta luce piuttosto sul carattere della donna che commise questa azione.
Eccellenza, reclamo il diritto di render note le ragioni per le quali il teste odia le donne.
Ma egli lo ha gi negato!
E io, invece, voglio provare che la sua negazione non risponde a verit!
Ma non  possibile provarlo!
Eccellenza, devo assolutamente insistere.
Non vedo quale relazione abbia la domanda col processo e quindi non posso permetterla.
Eccellenza, sono costretto a protestare. Se non mi si permette di far tutto quello che posso per la mia cliente, lo svantaggio in cui vengo a trovarmi in questo processo per gli ostacoli che si frapporranno alla mia opera,  veramente troppo grande.
Nessuno ostacoler la vostra opera, sir Marco, disse il giudice con accento severo. Asserire una tal cosa costituisce una mancanza di rispetto per la Corte. Io son qui per dirigere il processo con la massima imparzialit. La vostra domanda, secondo me, non ha a che fare col processo. E adesso, continuate, vi prego!
Tutto l'uditorio aveva l'animo sospeso. Gaia si sentiva tremare. Giuditta, che osservava Marsh, vide che il sudore gli correva gi per il viso e che, tirato fuori da una tasca un gran fazzoletto, egli se lo passava sulla fronte e poi se lo premeva contro le guance. Giuditta non pot fare a meno di soffrire per lui. Ud che Keane diceva a bassa voce:
Sta bene. Se non mi si permette di render nota una delle ragioni dell'atteggiamento ostile del teste verso la mia cliente...
Devo chiedere all'avvocato difensore, interruppe lord Horfield con voce enfatica e tagliente, di non sindacare le mie decisioni.
Sta bene, eccellenza, disse Keane stringendosi nelle spalle. Me ne asterr!
Ci fu di nuovo una pausa durante la quale nessuno fiatava. Era ovvio che l'avvocato difensore era rimasto assai turbato dall'incidente. Anche il teste sembrava assai agitato per l'indignazione e insieme per la vergogna. Solo l'accusata sul suo banco, aveva conservato il suo inespressivo dominio di se stessa. Ci fu nell'uditorio qualcuno che cominci a pensare che quella donna fosse come un fantoccio umano, messo l soltanto perch era necessario a dare una giustificazione per tutto quel complicato meccanismo della Giustizia.
La sua immobilit, il suo pallore, quella sua particolare inespressivit, parevano escludere in lei qualsiasi sentimento violento.
Eppure doveva sentire con violenza.
Perfino lady Horfield, che se ne stava seduta con la sua cameriera dall'aria rispettabile, cominciava a essere stupita del contegno di quella donna, a domandarsi se la immensa, quasi disperata piet che provava per lei non fosse sciupata.
Ci che era accaduto aveva esacerbato in Keane il suo desiderio di lottare e la sua spietata decisione a far andar le cose dove voleva lui, ci che spesso lo aveva messo, per il passato, in contrasto coi giudici, pur contribuendo qualche volta al suo successo. La sua naturale, esuberante vitalit ne era stata eccitata fino al punto di renderlo pieno di furibonda energia. Quella mattina, quando era uscito di casa, si era sentito fiacco, nervoso e poco sicuro di s. Ma ora tale sensazione era scomparsa: adesso si sentiva pieno di vivacit e di forza. E quel dannato Horfield gli metteva i bastoni tra le ruote! Intanto per era riuscito a dare al testimonio una scossa terribile; il fatto che si stava asciugando il sudore col suo fazzolettone glielo dimostrava benissimo. E non aveva ancora liquidato la partita con lui. A dispetto di lord Horfield, aveva cominciato bene; era riuscito a metter Marsh fuori di s per la rabbia e la vergogna con la storia di quella ragazza che tanti anni prima lo aveva piantato in asso sulla porta della chiesa! Tutte le donne dell'uditorio avevano certo davanti agli occhi quella scena e Marsh lo sapeva. Tanto meglio!
Adesso bisognava andare avanti. Nonostante l'atteggiamento di Horfield, non voleva risparmiare Marsh.
E si mise a interrogarlo minuziosamente sul suo contegno verso la signora Paradine e sul contegno della signora verso lui durante i primi mesi del matrimonio dei Paradine, cercando di dimostrare che essa era sempre stata molto gentile con lui durante quel periodo, si era sempre data molto pensiero perch stesse bene, mentre egli, fin da principio, le aveva dimostrato avversione e gelosia. Cit vari casi in cui Marsh si era condotto sgarbatamente verso la sua padrona, non mancando di far notare che subito dopo ne avrebbe parlato l'accusata stessa, durante l'interrogatorio al quale sarebbe stata sottoposta. Marsh continu a negare recisamente di aver mai nutrito dei sentimenti ostili verso la signora Paradine, pur riconoscendo di non aver mai avuto simpatia per lei.
E perch non avevate simpatia per lei? domand Keane.
Perch aveva un modo di fare da straniera e perch credevo che non volesse bene al colonnello.
Keane si attacc subito a queste parole e domand a Marsh di dare delle prove della mancanza di affetto della signora Paradine per suo marito. Lo lasciava solo forse? Non si dava pensiero di vederlo contento? Correva dietro ai piaceri? Le risposte di Marsh furono vaghe e dettero l'impressione ch'egli si schermisse dal dare risposte precise. Per, insistette nell'affermare che, secondo lui, la signora Paradine non aveva mai voluto bene a suo marito.
Date a sua eccellenza e ai giurati qualche ragione di questo vostro convincimento!... disse Keane alla fine.
Il testimonio non rispose.
Voi ci avete detto, e anche altri ce l'hanno detto, che la signora Paradine era sempre col colonnello, che si occupava sempre del suo benessere, che gli faceva la lettura, che lo aiutava quando, essendo cieco, non poteva fare da s qualcosa. Eppure voi dite che non lo amava. Quali prove potete addurre?
 una cosa che si pu dire di una donna, qualunque cosa faccia, rispose Marsh ostinato.
Avete mai avuto qualche ragione, insist Keane parlando lentamente e con enfasi, per credere che amasse un altro?
Non ho detto questo, rispose Marsh.
Lo dite adesso? fece Keane curvandosi leggermente in avanti.
Marsh stava zitto.
Rispondete alla domanda! intervenne il giudice.
Non dico questo, eccellenza.
Sia l'aspetto che il contegno di Marsh, a questo punto, dettero all'uditorio l'impressione che egli nascondesse qualcosa. Naturalmente Keane se ne avvide e cap subito che stava inoltrandosi su un terreno pericoloso. Convinto che Marsh era stato l'amante della signora Paradine, ma arso dal desiderio di saperlo in modo sicuro, poich nemmeno allora egli era venuto in possesso di una prova che giustificasse tale convincimento, avvertiva per in modo evidente che era necessario, terribilmente necessario, di procedere con cautela. Ma ci era in contrasto con quello spietato sentimento che era sorto in lui fin dalla prima schermaglia con lord Horfield e col suo crescente odio per Marsh. E poi c'era il suo piano di difesa che non aveva ancora svelato ai giurati! Ma se lasciava libero corso al suo sentimento spietato, non sarebbe stato necessario modificarlo, quel piano di difesa?...Ed egli aveva in mente un "suicidio per aiuto" di un genere differente da quello di cui aveva parlato con sir Simone Flaquer, un suicidio con aiuto, nel quale, non soltanto il suicida desiderava di morire, ma anche colui che gli aveva prestato il suo aiuto desiderava la morte dell'uomo a cui lo aveva prestato; tutt'e due, insomma, Marsh e il colonnello Paradine avevano agito nel proprio interesse bandendo dall'animo loro ogni piet, ogni sentimento gentile, ogni senso di responsabilit morale. Marsh quindi poteva esser considerato come un assassino, in quanto aveva spinto il suo padrone a uccidersi: gli aveva dato il suo aiuto, perch ne era stato richiesto, ma gliel'aveva dato pi che volentieri, perch, cos facendo, agiva a proprio vantaggio.
Keane si sentiva scoppiare il cervello, e, per un momento, dovette rassegnarsi passivamente, per dir cos, a lasciarsi uscir di bocca le parole, cos come voleva la sua voce. Ud infatti la propria voce che diceva:
Sta bene. Per ora lasciamo da parte quest'argomento.
E l'interrogatorio continu, prendendo in esame i successivi avvenimenti fino alla partenza da Hindley Hall e il successivo soggiorno a Londra della coppia Paradine nella casa di Eaton Square. Keane aveva l'impressione di far le sue domande macchinalmente. Certo, il suo cervello lavorava, ma sembrava che non lo sapesse: c'eran delle cose da mettere in luce e, infatti, mise in luce la crescente infelicit del colonnello Paradine nella sua cecit, il fatto che per lui la vita aveva perduto ogni attrattiva, la sua perpetua afflizione per la propria sciagura, la sua irritabilit, i suoi accessi di terribile depressione e cos via. Giuditta Flaquer comprese subito a che tendeva, e probabilmente molti altri dell'uditorio se ne resero conto come lei. Ma Keane pareva quasi non sapesse quale fosse il proprio scopo... fino a che non venne in ballo il soggiorno a Londra. Allora, all'improvviso, parve che il suo cervello si snebbiasse e che la sua mente si svegliasse. Non pi incertezze, non pi indecisioni. Era sopraggiunta la crisi. La battaglia con Marsh doveva essere decisamente affrontata.
E ancora lo straziava e chiedeva di essere soddisfatta quella sua personale tremenda curiosit: la curiosit dell'innamorato dilaniato dal dubbio.
Ora veniamo al soggiorno del vostro padrone a Londra, disse Keane, agli ultimi giorni della sua vita. Qual era, secondo voi, lo stato della sua salute, quando i Paradine si stabilirono nella casa di Eaton Square?
Buono, signore.
I disturbi susseguenti ai due attacchi che aveva avuto a Hindley Hall erano scomparsi del tutto?
S, signore.
Domandaste al colonnello ci che il medico di Londra aveva detto circa le sue condizioni di salute?
Io non mi permettevo di far domande al mio colonnello. Me lo disse lui.
E che cosa vi disse?
Che il medico aveva trovato il suo organismo in stato perfettamente normale, ma che dopo quei due attacchi egli doveva badare a quello che mangiava.
E voi continuavate ad attribuirli a dispepsia acuta, non  vero?
S, signore.
Ne siete sicuro?
S, signore.
Nessun dubbio al riguardo?
No, signore.
Keane si curv a voltare alcune carte. Dopo un momento riprese:
Quali erano le condizioni mentali del vostro padrone in quel tempo?
Come al solito, signore.
E che cosa vuol dire "come al solito"? Si sentiva... state bene attento a ci che rispondete, ve ne prego... si sentiva infelice?
Non posso dire che il colonnello fosse felice.
E davvero la vita, durante il soggiorno a Londra, lo interessava?
Marsh esit come se avesse dei dubbi circa il punto al quale si voleva farlo giungere.
Rispondete dunque!... disse Keane seccamente. Dovete saperlo!
Non mi sembrava che se la godesse molto.
Non vi consta che il vostro padrone, durante il suo soggiorno a Londra, avesse perduto ogni interesse per la vita?
Non vorrei davvero dire una cosa simile, rispose Marsh che parlava come se si sentisse a disagio, come se sospettasse un tranello.
Non si tratta di ci che vorreste dire o meno. Qui  questione di fatti. Non  un fatto che il colonnello Paradine aveva perduto ogni interesse per la vita quando lo conduceste a Londra?
Non lo so, signore. Non gliel'ho mai domandato.
E sebbene voi siate rimasto sempre presso di lui non siete in grado di dirlo?
Non posso dirlo come cosa sicura, signore.
Ricordatevi che avete giurato.
Lo so, signore.
Benissimo. Adesso che vi ho ricordato il vostro giuramento, vi domando, e vi prego di badare alla vostra risposta, se non avete udito dire dal vostro padrone, non una volta, ma molte volte durante la vostra permanenza a Londra, che desiderava morire?
A Londra, signore?
Proprio cos: a Londra.
Si lagnava sempre, rispose Marsh con evidente esitazione, di una cosa o di un'altra, ma non ci ho mai badato molto.
Volete dire che ripeteva tanto spesso che era stanco di vivere e che desiderava morire, che alla fine non vi facevate pi caso?
Sir Giuseppe Farrell balz in piedi.
Eccellenza, disse volgendosi al giudice, protesto. L'egregio avvocato difensore, invece di lasciar parlare il teste liberamente, gli mette di proposito le parole in bocca.
Eccellenza, esclam Keane con calore, io domandavo semplicemente al teste se il colonnello Paradine non gli aveva mai detto di essere stanco della vita.
Domando scusa, eccellenza: il mio egregio collega ha suggerito al teste ci che, secondo lui, il teste aveva voluto dire. Io debbo protestare contro questo sistema!
Devo dichiarare, osserv lord Horfield, che io, infatti, avevo notato che l'egregio avvocato difensore stava addirittura mettendo le parole in bocca al teste, ma avevo una certa riluttanza a intervenire perch so che le interruzioni sono quanto mai sgradite al nostro egregio avvocato difensore, anzi provocano il suo risentimento.
Chiedo perdono a vostra eccellenza, ribatt Keane con fuoco, ma io non mi risento affatto delle interruzioni quando sono fondate; desidero non essere interrotto e protesto solo quando l'interruzione mi ostacola la possibilit di compiere il mio sacro dovere verso la mia cliente, secondo le norme stabilite dalla legge in materia di interrogatorii dei testi. Se vostra eccellenza ritiene che io abbia violato queste norme, sta a vostra eccellenza medesima il dirlo.
Mantengo la mia protesta, eccellenza, disse con ostinazione sir Giuseppe Farrell. Il mio egregio collega, di proposito, metteva le parole in bocca al teste.
Credo, disse lord Horfield con la sua voce pi dolce, che sarebbe desiderabile, non voglio dir di pi, che l'egregio avvocato difensore lasciasse parlare il teste senza mettergli le parole in bocca.
Mi dichiaro soddisfatto, eccellenza, disse con un sorriso di soddisfazione sir Giuseppe Farrell, mettendosi a sedere.
Su, nella galleria, Giuditta Flaquer disse sottovoce, mentre corrugava la fronte:
Perch? Perch? Perch?
Dette un'occhiata a Gaia e not due macchie rosse sugli zigomi di lei, che non ricambi il suo sguardo.
Gaia si era tolta i guanti e teneva le mani strettamente serrate l'una all'altra.
Dio mio! disse la signora dagli occhi penetranti che stava alla sua sinistra. Che scandalo! Si vede bene che tra il giudice e l'avvocato difensore non c' buon sangue, parola mia!
Ssss! fece qualcuno.
Silenzio nell'aula! grid una voce.
Guglielmo Marsh, riprese Keane a voce alta e burbanzosa, quasi avesse il deliberato proposito di provocare e di mettere in collera il teste, negate, sotto il vincolo del giuramento, di aver udito dire dal colonnello Paradine, durante la sua permanenza a Londra, che era stanco della vita e che desiderava morire?
Sir Giuseppe Farrell corrug la fronte e guard verso il giudice; ma lord Horfield non fece alcun segno, e sorrise soltanto debolmente, spingendo in fuori le labbra chiuse.
No, signore.
Che cosa intendete dire col vostro "no, signore"?...
Che non l'ho mai udito dire dal colonnello.
Sotto il vincolo del giuramento, sostenete che egli non ebbe mai a dirlo davanti a voi e in presenza del suo amico colonnello Blake dei Granatieri della Guardia?
Non riesco a ricordarmene, signore, rispose Marsh che certo si sentiva a disagio.
Quindi se il colonnello Blake venisse qui a giurare che cos , voi giurereste il contrario?
Dopo una pausa Marsh disse:
Pu essere, signore.
Pu essere che cosa
Che il colonnello lo abbia detto.
Io vi domando se egli non ebbe a dirlo pi di una volta in presenza vostra e della signora Paradine, quando eravate tutt'e tre insieme nella sua stanza.
Non me lo ricordo bene.
Sicch, se si chiamassero a deporre la signora Paradine e il colonnello Blake, ed essi giurassero che il colonnello Paradine le ha dette, che egli era stanco della vita e che desiderava morire, e in presenza vostra, badate bene, voi persistereste nel negarlo?
Il colonnello, quando la sua sventura lo faceva andare in collera, diceva tante cose. Io vi ero cos abituato che non ci badavo pi che tanto.
Allora voi negate che egli abbia ripetutamente detto che era stanco della vita e che desiderava morire?
Non mi par di ricordarmelo, signore, ma pu anche averlo detto.
Sua eccellenza il giudice e i giurati debbono ritenere questa vostra risposta come data dopo matura riflessione?
Pu darsi che l'abbia detto. Questo  quanto posso dire io.
Keane guard i giurati e alz un poco le spalle. Fece delle altre domande al teste circa la vita che si conduceva in casa Paradine a Londra e finalmente disse, con una voce che rison potente in tutta l'aula:
Veniamo adesso al giorno precedente all'immatura morte del colonnello Paradine.
Nella folla corse un sommesso mormorio. Marsh si raddrizz: con la destra afferr il suo polso sinistro e lo tenne stretto.
So che adesso viene il peggio per lui! mormor Giuditta a Gaia.
E senza accorgersene tir un lungo, profondo sospiro.
Sedici gennaio!... disse Keane. Com'era quel giorno il colonnello?
Come al solito, signore.
Era di buon umore?
Non in modo speciale.
Era di buon umore, s o no?
Non potrei dire che fosse proprio di buon umore.
Al contrario, era molto depresso?
Credo che fosse molto gi di morale, signore.
Diteci francamente come era quel giorno.
Piuttosto gi.
Che cosa fece quel giorno, per quanto vi ricordate, fino al momento in cui, dopo aver udito delle voci alterate, vi sentiste chiamare?
Marsh rifer, parlando con lentezza, come il colonnello aveva passato la giornata.
Va bene. E dove eravate voi quando vi accorgeste che qualcosa d'insolito stava accadendo nello studio del colonnello Paradine, ossia nella stanza di cui egli si serviva come studio?
Io ero gi, signore, nel vestibolo dell'appartamento dei domestici e salii di sopra per caso.
Perch saliste al piano di sopra?
Non me lo rammento bene.
Come? Saliste su e non siete in grado di darne la ragione ai giurati? Questa  la vostra risposta?
Credo che andassi su a vedere se c'era posta, signore.
Posta?
S, a guardare nella cassetta delle lettere.
Ma questo non era un compito del maggiordomo o del cameriere?
Il colonnello preferiva che gli portassi io le sue lettere e, di solito, gliele prendevo io e gliele portavo.
E voi dite che quella volta eravate salito a vedere se c'era posta nella cassetta?
Credo di s, signore.
Adesso, Guglielmo Marsh, vi faccio questa domanda: era vostra abitudine di andare in giro per la casa quando il vostro padrone e la vostra padrona si trovavano insieme, per cercare di udire quello che dicevano?
Marsh arross violentemente e spinse la testa in avanti verso l'avvocato.
No davvero, signore. Mi vergognerei di stare a spiare!
Eppure, in quel pomeriggio, o in quella sera,  proprio capitato che voi vi trovaste in giro per la casa, mentre ora non riuscite a ricordarvene la ragione. Non  cos?
Ero salito per vedere se c'era posta.
Potete giurare di esservi avvicinato alla cassetta delle lettere?
No, signore.
Che cosa intendete dire col vostro "no, signore"?
Che non mi avvicinai alla cassetta delle lettere.
Saliste su per andare a vedere se c'era posta e non vi avvicinaste alla cassetta? esclam Keane con foga, come se avesse voluto gettare in viso ai giurati, sprezzantemente, quelle parole.
Mi fermai udendo il colonnello che mi chiamava e il campanello che sonava ripetutamente.
Cos spiegate la cosa?
S, signore.
E che faceste allora?
Corsi verso lo studio e vi entrai.
Sta bene.
Keane s'interruppe un momento. Stava lottando contro se stesso. L'istinto lo spingeva a cercar di sapere da Marsh come erano andate le cose nello studio del colonnello Paradine. Ma, se avesse obbedito al suo impulso e se fosse venuto fuori ci che egli sospettava, tutto il processo avrebbe subito preso un andamento differente e sensazionale. Un delitto senza motivo o quasi senza motivo, avrebbe trovato una spiegazione e, anzi, una spiegazione terribile. Ma gli sarebbe stato possibile presentare quel motivo sotto tal forma, se fosse riuscito a farlo venir fuori durante l'interrogatorio, da allontanare dalla signora Paradine i sospetti dei giurati per farli ricadere invece su Marsh? Questa era la questione che bloccava, per cos dire, il suo cervello.
Guard prima i giurati, poi lord Horfield e si ripet questa domanda.
Sta bene, ripet, tormentato dall'esitazione e insieme dalla curiosit pi ardente che avesse mai provato nella sua vita.
Voi avete detto a sua eccellenza e ai giurati quale sia stata la cagione della scena che ebbe luogo quando entraste nella stanza. Confermate quello che avete detto?
S, signore.
Sapete che ci sono delle sanzioni severissime per coloro che giurano il falso?
Signore!
Sapete che gli spergiuri, coloro che giurano il falso son puniti con la prigione?
Marsh non rispose.
Io vi dico, riprese Keane parlando lentamente, che la spiegazione che ci avete dato di quella scena ve la siete inventata voi.
No, signore.
Io vi dico che il vostro racconto di ci che disse la signora Paradine, di ci che disse il colonnello e di quello che diceste voi,  tutto un ammasso di bugie inventate da voi per nascondere la cagione vera della collera del colonnello Paradine!
Lo nego assolutamente.
Sta bene. Lo vedremo tra un momento. Ricordatevi che avremo un'altra testimonianza su quello che  in realt avvenuto.
Keane sfogli di nuovo i documenti che aveva davanti, come se avesse cercato un nuovo spunto per continuare.
Finalmente, l'ha guardata! mormor Giuditta a Gaia. Credo che Marsh abbia paura di lei. Credo che sir Marco gli abbia messo in corpo il timore di una punizione del Cielo!
Gaia non rispose. Stava guardando con profonda attenzione suo marito e non aveva neppure udito le parole di Giuditta.
Vi immaginate voi, Marsh, che sua eccellenza e i giurati credano che la signora Paradine avesse di proposito inventato quella panzana che voi volevate lasciare il servizio del colonnello, sapendo bene che, appena il vostro padrone ve ne avesse parlato, voi avreste recisamente negato la cosa?
Eppure, signore,  cos.
Lo affermate di nuovo?
S, signore.
Voi avete vissuto per parecchio tempo a contatto della signora Paradine, non  vero?
S, signore.
La credete una stupida?
Come?
Secondo voi la signora Paradine  una stupida?
No davvero, signore! esclam Marsh con un profondo respiro.
Ah! E allora? Se non  una stupida, perch avrebbe inventato quella storia, non soltanto sapendo che era falsa, ma sapendo anche che, appena il colonnello ve l'avesse ripetuta, voi l'avreste, smentita?
Su questo... non saprei cosa dire.
Quale scopo poteva avere la signora?
Non saprei, signore.
E come poteva aspettarsi di raggiungerlo in quel modo?
Poteva darsi che il colonnello le credesse.
Che credesse piuttosto a lei che a voi?
Come, signore?
Il colonnello avrebbe potuto prestar fede alle sue parole piuttosto che alle vostre?
S, signore; e cos avvenne, infatti.
Voi volete che i giurati credano che il colonnello Paradine, col quale voi avevate vissuto per anni e anni e al quale dite voi stesso di essere stato profondamente devoto, non prestasse punta fede alle vostre parole?
Io dico che il colonnello credeva a me, signore! esclam Marsh incollerito con voce enfatica.
Credeva a voi, ma vi riteneva un bugiardo?
No, non mi riteneva bugiardo.
No? E allora abbiate la gentilezza di spiegare ai giurati come mai egli pot credere alla bugia che la signora Paradine, a quanto asserite, gli aveva detto sul conto vostro e rifiut, invece, di credere alla vostra smentita.
Marsh taceva. Gli si vedeva di nuovo il sudore sulla fronte e sulle guance.
Affermate che la signora Paradine disse a suo marito che voi l'avevate informata della vostra intenzione di lasciare il suo servizio?
S, signore.
Lasciarlo dopo esser rimasto con lui per tanti anni e sebbene egli non potesse fare a meno di voi per tutti quei servizi personali che sono necessari a un cieco?
S, signore.
Il colonnello vi chiam nella sua stanza e voi negaste la cosa?
S, signore.
Gli diceste che non volevate affatto lasciarlo e che non avevate mai detto di volerlo lasciare?
S, signore.
E il colonnello, allora, s'arrabbi con voi?
S, signore.
Affermate questo? Chiedete a sua eccellenza e alla giuria che voglian credere una cosa simile?
Il teste rimase in silenzio.
E che il colonnello non volle pi avere a che fare con voi, rifiut di lasciarvi entrare nella stanza a sbrigare il vostro solito servizio, rifiut di lasciarvi avvicinare a lui finch non pot impedirvelo perch non era pi che un cadavere?
Il teste continuava a tacere.
Rispondetemi! Siete qui per rispondere!
Il colonnello era fuori di s e non volle ascoltarmi.
Se era in un tale stato e se quello che voi asserite  vero, allora egli credeva che sua moglie gli avesse detto la verit e che voi, invece, gli mentiste. Questo  quanto voi affermate ai giurati?
No, signore.
Spiegatevi. Il colonnello Paradine  solo con sua moglie la quale gli dice qualcosa sul conto vostro che lo fa montare in collera. Egli vi chiama per udire la vostra versione. Voi gli dite che ci che gli  stato affermato  completamente falso. E allora egli continua a essere tanto infuriato che non vuol udire nemmeno una parola da voi e non vuol pi avervi vicino. E insistete nel dire che egli credeva alla vostra parola, che aveva fiducia in voi, e che, insomma, non vi credeva un bugiardo? Dite questo?...
Marsh taceva. Aveva il viso e le mani bagnate di sudore. Dopo aver aspettato per un certo tempo che parve a tutti lunghissimo, Keane riprese:
Vi aspettate proprio che i giurati credano una cosa simile?
Il colonnello non mi volle ascoltare, disse allora Marsh ostinatamente, a bassa voce.
Allora egli prest fede a sua moglie e non a voi?...
Io non ho mai detto che desideravo lasciarlo.
E se ora io chiamo la signora Paradine a deporre che nemmeno lei ha mai detto al colonnello che voi lo desideravate... che farete allora?
Marsh volt a met la testa e guard l'accusata.
Tutta l'aula, compreso il giudice, osserv che essa non vi fece attenzione. Fu per un momento come se Marsh le facesse una domanda e lei non rispondesse.
Non posso impedire a nessuno di dire quello che crede! mormor Marsh.
Parlate forte! ton Keane. Che cosa avete detto?
Che non posso impedire agli altri di dire quello che vogliono! grid quasi Marsh con improvvisa violenza volgendosi verso l'avvocato.
Ricordatevi che siete in una Corte di Giustizia! disse lord Horfield.
Faccio tutto il possibile, eccellenza, ma l'avvocato mi stuzzica continuamente!... esclam Marsh agitando una mano che aveva alzato.
Io son qui per farvi dire la verit, riprese Keane con voce dura. Vi dico che tutto quello che ci avete raccontato sulla scena tra il colonnello Paradine, voi e sua moglie  un ammasso di bugie!
No!
Vi dico io che le cose sono andate in modo del tutto diverso.
Marsh serr fortemente le labbra due o tre volte. Keane si mise a scartabellare nei documenti che aveva davanti, come se cercasse qualcosa. Marsh lo fissava coi lineamenti contratti; tutti, compresi i giurati, vedevan bene che aveva paura di ci che lo attendeva. L'ansia rendeva brutto il suo viso sfigurato da un'espressione orribile che offendeva l'occhio come una ripugnante deformit. Tutta la sua baldanza era scomparsa: sembrava un colpevole che si aspettasse di ricevere dal destino un colpo terribile.
Molto diverso! ripet finalmente Keane alzando gli occhi.
No, signore
Questo lo vedremo! disse Keane, servendosi cos di una frase che aveva gi adoperato.
Quindi, con voce pi calma, quasi come se stesse facendo conversazione aggiunse:
E adesso ditemi: molto tempo prima che veniste a Londra, quando eravate col colonnello Paradine a Hindley Hall, la vostra padrona non ebbe mai motivo di lagnarsi di voi?
Non capisco, signore.
Non aveva trovato che il vostro modo di fare con lei era un po' troppo familiare?
Non comprendo quello che volete dire, signore!
E allora sar pi esplicito! Voi avete detto a sua eccellenza e ai giurati che non odiate le donne.
No, signore.
Lo ripetete?
Io non odio le donne; niente affatto!
Voi non odiate le donne... adesso!  cos?
Dico che non le odio, signore.
E io accetto la vostra affermazione, adesso!... Devo per rilevare che, come risulter dalle dichiarazioni dei testimoni che io far chiamare, voi odiavate le donne quando eravate al reggimento e siete passato sopra al vostro odio soltanto da quando siete al servizio del colonnello Paradine. E cos?
Non capisco dove volete arrivare, signore.
Quando eravate a Hindley Hall, la signora Paradine non si lagn con voi del vostro contegno e della vostra familiarit con lei, giungendo fino al punto di dirvi pi di una volta che, se aveste continuato, se ne sarebbe lagnata col marito?
No, mai! Questa  una bugia!
E si astenne dal farlo soltanto perch sapeva quanto bisogno aveva il colonnello dei vostri servigi essendo cieco?
 una bugia!
E voi, ci nonostante, continuaste a perseguitarla con le vostre impertinenze, credendo che la signora non avrebbe mai osato parlarne al colonnello?
 una maledetta bugia!
Ricordatevi dove siete! interruppe con voce severa il giudice. Questa  una Corte di Giustizia e io non permetto che si tenga un linguaggio scorretto. Rispondete come si deve.
Domando scusa, eccellenza, ma quando io...
Qui non siete al reggimento. Ricordatevene!
Nell'uditorio qualche donna tent di soffocare un accenno di riso.
Silenzio! disse il giudice. Non voglio manifestazioni; altrimenti far sgombrare l'aula.
Il silenzio si ristabil immediatamente.
Andate avanti! disse il giudice.
E, disse Keane riprendendo il suo interrogatorio, non fu quella una delle ragioni per le quali la signora Paradine volle trasferirsi da Hindley a Londra, nella speranza che voi non avreste osato persistere nel vostro contegno in una citt dove, se mai, le sarebbe stato possibile trovare chi vi facesse stare al vostro posto, forse senza disturbare il colonnello?
Bugie!
E la signora non pensava anche e non sperava anzi che le distrazioni di Londra avrebbero forse distolto da lei le vostre impertinenti attenzioni?... Non  forse vero che ve lo disse e cerc di aggiustar le cose in maniera che voi poteste rimaner fuori di casa quanto pi possibile?
No, mai! Mai!
E alla fine, vedendo che tutto ci a nulla serviva, non and da suo marito pregandolo di licenziarvi?
No, mai!
E non fu questa la vera cagione, la sola cagione, della terribile scena che ebbe luogo fra voi tre nello studio del colonnello Paradine, la sera precedente alla notte della sua morte?
Lo nego!
E il colonnello non vi disse di andarvene e di lasciare il suo servizio?
No, mai!
E non vi ordin di uscir dalla stanza?
No, non me l'ordin!
 vero che, nonostante questo, persisteste nel negare ci che aveva affermato la signora Paradine e rimaneste in casa, e anzi, pi tardi, dopo che il colonnello aveva pranzato, andaste, come al solito, da lui per aiutarlo a mettersi a letto? E il colonnello vi ordin di andarvene perch non voleva pi avere a che fare con voi?
No, non fu per questo.
Vi ordin di andarvene, s o no?
S, ma non per la ragione che avete indicato.
E allora quale fu la ragione?
L'ho gi detta.
Insistete in quella storia che ci avete gi raccontato? domand Keane in tono sprezzante. Vi aspettate ancora che qualcuno ci creda?
Marsh non rispose. Grosse gocce di sudore gli correvano sul viso; tir fuori il fazzoletto e si mise ad asciugarsele.
Keane, dopo aver aspettato un poco, non ricevendo risposta, riprese con voce fredda e severa
Durante la vostra permanenza a Londra, veniste a sapere che il vostro padrone aveva fatto un testamento col quale vi lasciava una rendita annua di duecento sterline?
Marsh era esitante.
Via! Via! esclam Keane con impazienza. Questa  semplicemente questione di fatti. Sapevate o non sapevate che il colonnello aveva fatto un nuovo testamento col quale vi lasciava del denaro?
Pensavo che il colonnello forse mi avrebbe lasciato qualcosa, rispose Marsh con esitazione evidente.
Questa non  una risposta.
Non lo sapevo con sicurezza, signore.
Sicch, se io chiamassi adesso un testimonio il quale dichiarasse che voi conoscevate il contenuto di quel testamento nella parte che vi concerneva, voi affermereste che quel teste giura il falso?
Io credevo che il colonnello mi avrebbe lasciato qualcosa, signore.
Rispondete come si deve: lo conoscevate o non lo conoscevate?
Rispondete alla domanda! disse il giudice.
Ne avevo sentito parlare cos, vagamente... ecco.
Da chi? Dal colonnello?
No, signore.
E allora da chi?
Dalla signora Paradine, rispose lentamente Marsh.
Ve lo disse lei?
S, me ne accenn. Ma io non le credetti.
Oh! Non le credeste! E perch?
Pensavo che si prendesse giuoco di me, signore.
E perch avrebbe dovuto prendersi giuoco di voi?...
Non riuscivo mai a capire che cosa avesse in mente! disse Marsh con voce cupa.
A ogni modo, vi era stato detto che il colonnello aveva fatto un testamento col quale vi lasciava una considerevole rendita annua?
Marsh guard di sottecchi, per un istante, l'avvocato, come se fosse in dubbio su quello che doveva dire, e poi rispose:
Ne avevo sentito dire qualcosa.
E allora, perch non lo avete detto subito?
L'ho detto, signore.
Quindi voi sapevate di quel testamento!
Silenzio.
E adesso, veniamo a ci che accadde pi tardi in quella stessa sera. Dove eravate voi quando il colonnello stava pranzando?
Nella mia stanza.
E dov'era la vostra stanza?
Nel sottosuolo: l c'erano due stanze per i domestici.
Quindi voi eravate nel sottosuolo?
S, signore.
Per tutto il tempo del pranzo del vostro padrone?
Credo di s.
E che cosa stavate facendo?
Cosa stavo facendo?
S, che cosa facevate nella vostra stanza?
Nulla di speciale.
Non stavate raccogliendo le vostre robe perch dovevate lasciare la casa?
No, davvero!
Non avevate avuto l'idea di andarvene?
No, davvero!
Non ci avevate pensato affatto?
No, davvero!
Sebbene il colonnello fosse deciso a non voler avere pi a che fare con voi, voi vi eravate proposto di rimanere ugualmente in quella casa?
Io vi sarei certo rimasto, signore.
Ossia, intendevate restarvi, nonostante tutto quello che era accaduto!
Ma il colonnello non mi aveva licenziato!
Dite che eravate nella vostra stanza; quando lasciaste il colonnello e la signora Paradine, non incontraste nessuno degli altri domestici?
S, signore.
E non scambiaste qualche chiacchiera con loro?
Dissi loro che si occupassero di ci che dovevano fare e non stessero a occuparsi di quello che non li riguardava.
Non deste loro nessuna informazione su quello che era accaduto?
No, certo.
E ve ne andaste nella vostra stanza e rimaneste l?
S, signore.
E ora dite: che cosa fu che vi fece lasciare la vostra stanza?
Come?
Per qual ragione subito dopo lasciaste la vostra stanza e saliste al primo piano della casa?
Pensai di occuparmi del mio padrone, credo.
Ma non c'era il maggiordomo che se ne stava occupando?
Silenzio.
Sapevate che il colonnello stava pranzando al primo piano e che la signora Paradine stava, invece, pranzando al pianterreno?
S, signore.
E come l'avevate saputo?
Me l'aveva detto Giovanni, il cameriere.
Allora voi sapevate che Lakin, il maggiordomo, stava servendo il colonnello?
S, signore.
E allora per qual ragione saliste al primo piano?
Cos, perch mi venne in mente.
Non avevate un motivo speciale?
Silenzio.
Vi capit proprio di andare a gironzolare su al primo piano, senza una ragione speciale, come vi era capitato di trattenervi nella hall quando avveniva nello studio quella scena tra il colonnello Paradine e sua moglie?
Eccellenza! intervenne sir Giuseppe Farrell alzandosi in piedi. Mi oppongo a questa domanda!
Precisate il motivo per il quale vi opponete, sir Giuseppe, disse lord Horfield.
L'egregio avvocato difensore ha affermato una cosa che  di nocumento al teste. Egli non ha il diritto di far ci in un interrogatorio. Il teste ha dichiarato che si era trovato nella hall perch voleva vedere se c'erano lettere per il colonnello. L'egregio avvocato difensore non ha il diritto di affermare che egli si era trattenuto nella hall senza una ragione speciale e, cio, come se avesse intenzione di stare ad ascoltare!
Non ho detto questo! obiett Keane.
Per, la cosa era sottintesa, eccellenza, e quindi mi oppongo recisamente.
Il teste ha detto che credeva forse di esser andato nella hall per vedere se ci fosse della posta. Non ha detto di esserci andato per vedere se c'eran delle lettere. Egli non lo rammenta con precisione, disse Keane.
Lord Horfield scorse rapidamente alcuni appunti che aveva davanti.
Trovo nei miei appunti che il teste ha detto queste parole: "ero andato a vedere se c'era posta", disse poi alzando il capo.
Queste parole, eccellenza, le ha dette soltanto quando io ho insistito per sapere la ragione per la quale si trovava nella hall. Prima, egli aveva detto che "non si rammentava bene la ragione per la quale si trovava nella hall".
Cos , infatti, sir Marco; ma poi si  ripreso e ha detto di essere andato a vedere se c'era posta.
Ci ha pensato dopo!... disse Keane con disprezzo.
Penso, tuttavia, che l'obiezione del pubblico ministero sia valida e debba essere accolta. Le espressioni "trattenersi senza una ragione speciale, gironzolare" debbono esser ritirate.
Le ritiro, le ritiro! esclam Keane stendendo le braccia. Lasciamo andare! E ora, Marsh, riprese rivolgendosi al teste quasi con ferocia, mentre puntava un dito verso di lui, abbiate la bont di dire con precisione ai giurati perch saliste al primo piano senza esser chiamato.
Pensavo che forse il colonnello avesse bisogno di me.
Come poteva aver bisogno di voi quando stava pranzando?
Era andato nella sua camera, signore.
Lo sapevate quando siete salito di sopra?
Marsh era esitante.
Che ora era?
Le nove, all'incirca, o forse un po' pi presto.
Il colonnello Paradine aveva l'abitudine di andare a letto cos presto?
No, signore.
Lakin, il maggiordomo, vi aveva forse detto che il vostro padrone vi desiderava?
No, signore.
Forse ve lo aveva detto qualcun altro?
No, signore.
Quando andaste di sopra sapevate che il colonnello era andato nella sua camera?
No.
E allora perch ci andaste?
Dopo aver esitato per un tempo abbastanza considerevole Marsh mormor:
Mi avrebbe fatto piacere riconciliarmi col colonnello.
Come?... Parlate forte!  necessario che i giurati vi sentano!
Pensai di tentare di riconciliarmi col colonnello, disse Marsh con la violenza di chi non  quasi pi padrone dei suoi nervi.
Questa  la ragione che date?
S, signore.
Soltanto questa?
S, signore.
Benissimo. E confermate di aver bussato alla porta del colonnello e di essere entrato?
Gi.
E che accadde allora, secondo voi?
Il colonnello mi disse che me ne andassi e che, per il momento, non aveva bisogno di me.
Disse proprio "per il momento"?
Mi disse che non aveva bisogno di me.
Giurate che disse "per il momento"? State attento!
Non aveva bisogno di me, allora. Cos compresi io, signore.
Non m'importa di quello che avete compreso voi. Voglio sapere che cosa vi disse il colonnello quando entraste nella sua camera.
Che non aveva bisogno di me.
Dunque, esclam Keane guardando i giurati, voi desideravate star con lui ed egli vi grid di andarvene e che non aveva bisogno di voi. E cos?
Marsh abbass gli occhi e dalle labbra semichiuse gli usc un mormorio indistinto.
E voi ve ne andaste?
Signore!
Quando il colonnello vi grid di andarvene, di allontanarvi da lui...
Eccellenza! cominci sir Giuseppe Farrell alzandosi. Mi oppongo! L'egregio avvocato difensore sta di nuovo mettendo in bocca al teste delle parole di cui questi non si  mai servito. Non  mai stato riferito che il colonnello abbia detto di "allontanarsi" al teste!
Andarsene... allontanarsi... fa lo stesso!... esclam Keane esasperato.
Io dico che non fa lo stesso, eccellenza!
Ritiro, ritiro! fece Keane prima che il giudice avesse aperto bocca. E ora...
Un momento! squill la voce penetrante di lord Horfield. Io vi ho chiesto, sir Marco, e adesso v'ingiungo formalmente di non mettere in bocca al teste parole delle quali egli non si  servito!
Benissimo, eccellenza, benissimo!... disse Keane.
Poi, volgendosi verso Marsh, pallido e pieno di collera:
E ora dite: quando il colonnello vi disse di andarvene e di lasciarlo in pace, gli obbediste?
Uscii dalla stanza, signore.
E ve ne andaste dal pianerottolo?
Non subito, signore.
Non  questione di "subito" o no; ve ne andaste dal pianerottolo?
No, signore.
Non ve ne andaste. Rimaneste fuori della porta a non far nulla, non  vero? disse Keane guardando il pubblico ministero.
Non me ne andai subito, signore.
Non ve ne andaste! E che rimaneste a fare?
Non... non lo so bene, signore.
Via! Quando uno riceve dal suo padrone l'ordine di andarsene e non se ne va, deve avere le sue ragioni. Quali erano le vostre ragioni?
Ecco... non... mi pareva che... non mi faceva piacere lasciare il colonnello in quello stato.
Sebbene fosse stata proprio la vostra condotta a metterlo in quello stato?
Non  vero!
Lo negate ancora?
Non  stata la mia condotta, signore!
Dopo quella terribile scena al pianterreno, persistete nel negarlo?
Lo nego! quasi grid Marsh frenetico, alzando tutt'e due le braccia.
Sicch, sebbene il colonnello vi avesse ordinato di andarvene, voi gli disobbediste. Rimaneste sul pianerottolo?
Aspettai un momento, signore.
Quando usciste dalla camera dopo che il colonnello ve lo aveva ordinato, vedeste nessuno?
S, signore.
Chi?
La signora Paradine.
Che cosa faceva?
Mentre io uscivo dalla stanza del colonnello, lei entrava nella propria camera.
Le parlaste?
No, signore.
Nemmeno lei a voi?
No, signore.
Vi vide?
Non credo che mi vedesse.
Come mai?
Quando io uscivo dalla camera del colonnello, la signora stava proprio entrando nella sua e quindi mi volgeva le spalle.
Chiuse la porta della sua stanza?
S, signore.
E voi rimaneste sul pianerottolo?
Silenzio.
Per quanto tempo vi rimaneste?
Per un istante o due, signore.
O forse di pi?
Non saprei precisare.
E che cosa faceste aspettando?
Nulla di speciale.
Voi affermate ai giurati che non avevate nessuna ragione speciale per aspettare?
Volevo riconciliarmi col colonnello, mormor Marsh, cocciuto.
Gi, attraverso alla porta chiusa? esclam Keane in tono di disprezzo.
Nessuna risposta.
Mentre eravate nella camera del colonnello, notaste qualcosa d'insolito?
Come?
Notaste un bicchiere pieno di vino sul tavolino da notte?
S, signore, lo vidi.
Benissimo. E dopo averlo visto, rimaneste a oziare sul pianerottolo?
S, mi trattenni sul pianerottolo.
E che accadde allora?
Vidi il colonnello venir fuori dalla sua camera.
Che cosa fece?
Percorse il piccolo corridoio che conduceva al gabinetto.
Pass vicino a voi?
S, signore.
Si accrse della vostra presenza?
Il teste esitava.
Se ne accrse?
No, signore, credo di no.
E voi non cercaste di attirare la sua attenzione in qualche modo?
No, signore.
Sebbene, a quanto avete detto, foste rimasto ad aspettare perch vi dispiaceva lasciar solo il colonnello?
Nessuna risposta.
Dunque egli vien fuori dalla camera e voi gli lasciate credere che non siete sul pianerottolo?
Nessuna risposta.
Questo  ci che affermate ai giurati?
Nessuna risposta.
Udiste che il colonnello chiudeva a chiave la porta del gabinetto?
S, signore.
E quando il colonnello era uscito dalla sua camera, ne aveva lasciata la porta aperta? Oppure l'aveva chiusa?
Marsh guard Keane e rimase esitante.
Chiuse la porta, ripet Keane a voce alta, oppure la lasci aperta? Rispondetemi!
La lasci accostata, signore.
Dunque lasci semiaperta la porta della camera e si chiuse a chiave nel gabinetto?
S, signore.
E voi rimaneste solo sul pianerottolo, mentre la porta della camera del colonnello era aperta?
Marsh parve di nuovo esitante.
Rispondete!
S, signore, ma...
Rispondete alla mia domanda!... Siete rimasto solo sul pianerottolo mentre la porta della camera del colonnello era aperta e il colonnello si era chiuso a chiave nel gabinetto e la signora Paradine si era chiusa nella stanza?
S, rispose Marsh con voce cupa.
E adesso ditemi, Marsh: allora entraste nella camera del colonnello?
No, davvero.
Lo giurate? Ricordatevi che avete giurato!
Non ci sono entrato!
E che faceste?
Rimasi dove mi trovavo.
Fermo l, senza far nulla?
Ma arriv subito Elena Smith, la prima cameriera e io me ne andai via con lei.
Quanto tempo trascorse prima che Elena Smith venisse e vi trovasse sul pianerottolo?
Arriv appena il colonnello era entrato nel gabinetto.
Che combinazione!
Signore!
Appena il colonnello chiude la porta del gabinetto, ecco che comparisce sul pianerottolo Elena Smith?
Giunse proprio allora, signore.
Lo affermate?
S, signore.
Quando il colonnello spar, Elena Smith comparve?
S, si dette il caso che essa giungesse proprio allora, signore.
E quando vi trovaste tutt'e due sul pianerottolo, che cosa accadde?
Vedendomi l, mi domand se poteva fare qualcosa per il colonnello. Le dissi di no e che era meglio lasciarlo stare.
E allora?
Scesi al pianterreno con lei.
Sicch, appena arriv Elena Smith, pensaste che non avevate pi alcuna ragione per trattenervi sul pianerottolo?
Me ne andai con lei, mormor Marsh.
Ossia, non appena arriv qualcuno, cambiaste idea: allora non vi dispiaceva pi di lasciar solo il colonnello?
Silenzio.
E vi affrettaste a scendere al pianterreno?
Me ne andai con lei, signore.
Lasciando il colonnello ancora chiuso a chiave nel gabinetto?
S, signore.
E la signora Paradine chiusa nella sua camera?
S, signore, per quanto ne so io.
Che cosa volete dire con questo?
Che non la vidi venir fuori.
La camera della signora aveva due porte?
No, signore.
E allora che cosa volete dire col vostro "per quanto ne so io"?
Io non guardavo sempre verso la porta della sua camera. Per un certo tempo, stetti voltato verso il gabinetto.
Cosa intendete dire con questo?
Come?
Desiderate che i giurati pensino che, mentre voi ve ne stavate sul pianerottolo, vicino alla porta del gabinetto, la signora Paradine abbia avuto la possibilit di uscire dalla propria per entrar nella camera del marito senza che voi l'abbiate veduta o udita?
Non lo so.
Questo  quello che vorreste insinuare?
Dico soltanto che, per quanto so, la signora Paradine era nella sua stanza quando lasciai il pianerottolo. Ma io non stavo a osservare.
Keane, a questo punto, prese una pianta del pianerottolo e la porse al teste.
Abbiate la gentilezza di fare una croce nel punto dove vi trovavate quando il colonnello and al gabinetto.
Dopo un'esitazione abbastanza lunga, il teste fece ci che gli aveva detto l'avvocato. Questi allora pass la pianta al giudice che l'esamin accuratamente, e quindi alla sua volta la pass ai giurati spiegando loro che cosa rappresentasse.
Ora, Marsh, riprese Keane, sua eccellenza e i giurati hanno veduto la pianta e sanno dov'erano le camere e anche dove voi vi trovavate esattamente. Insinuate ancora che la signora Paradine pu esser passata dalla sua camera in quella del colonnello senza esser vista da voi e senza vedervi?
Non dico che l'abbia fatto, signore. Dico soltanto che io non stetti tutto il tempo a guardar verso la sua porta e quindi non posso parlarne.
Non potete parlar di che cosa?
Non posso dire se essa pot o non pot farlo, signore, rispose Marsh che era in uno stato di acuta esasperazione.
Benissimo! Prendo queste parole come vostra risposta! disse Keane guardando i giurati. Ma spiegate, soltanto a sua eccellenza e ai giurati, che cosa esattamente intendevate dire affermando che, per quanto ne sapevate, la signora Paradine era nella sua camera. Che cosa intendevate dire?
Niente, signore! disse Marsh con violenza alzando di nuovo la voce.
Non intendevate dir niente?
No, signore.
Quindi l'avvocato fece alcune domande al teste sugli ulteriori avvenimenti della notte dopo la morte del colonnello Paradine.
Foste colpito dalla sua morte?
Certo!
Ne foste sorpreso?
Direi di s, signore.
E a che cosa l'attribuiste?
Pensai che avesse preso qualcosa.
Volete dire che pensaste che avesse preso del veleno?
Qualcosa che gli avesse fatto male.
Con questo intendete dire del veleno?
Non potevo dire di che cosa si trattasse, signore.
Insomma, pensaste o non pensaste che si trattasse di veleno?
Pensai che poteva darsi che si trattasse di veleno, signore.
E ora, Marsh, ditemi: prima di quella sera, avevate mai sentito parlare del tartaro emetico?
Marsh esit.
Rispondete alla domanda.  molto semplice. Ne avevate udito parlare?
Pu darsi di s.
Ne avevate udito parlare?
Credo di aver sentito quel nome, signore.
E sapevate che il tartaro emetico contiene dell'antimonio?
No, signore.
E che l'antimonio  un veleno mortale?
No, signore.
E che preso sotto forma di tartaro emetico  facilmente solubile e non ha quasi sapore?
No, no, no! esclam Marsh inferocito cominciando a tremare. Non lo sapevo! Non lo sapevo!
Devo chiedere al teste di frenarsi e di ricordarsi dove si trova! disse lord Horfield, senza per prendere un tono severo.
Ma, eccellenza, esclam Marsh quasi fuori di s, l'avvocato sta cercando di accusarmi di avere avvelenato il colonnello!
Ci fu nell'aula un momento di assoluto silenzio. Quindi Keane disse:
Non vi accuso di nulla. Io non son qui per accusare: son qui per difendere. Son qui per farvi alcune domande e per raccoglier le vostre risposte a vantaggio dei giurati. Voi dite che conoscevate di nome il tartaro emetico, ma che non sapevate nulla delle sue propriet venefiche. Questa  la vostra risposta?
S, rispose Marsh ancora agitato da un leggiero tremito, tenendosi con le mani al parapetto del palco.
E persistete nella vostra versione circa ci che accadde nello studio tra il colonnello Paradine, la signora e voi? Ricordatevi che tra poco la signora Paradine sar chiamata a deporre.
Marsh a questo punto si volse a guardar l'accusata. La sua espressione, il suo atteggiamento, la sua testa protesa in avanti, la sua destra levata in alto e tremante, tutto il suo corpo, in una parola, sembrava stesse formulando qualche terribile domanda. La signora Paradine, il cui viso era assolutamente senza espressione, distolse lo sguardo da lui: durante tutto l'interrogatorio, non aveva dato alcun segno di commozione, e non ne dette nemmeno allora.
Rispondete alla mia domanda! riprese Keane con voce dura e metallica. Persistete nella vostra versione? Ditelo ai giurati.
Se essa dice il contrario... borbott Marsh.
Che cosa? domand lord Horfield portandosi la mano all'orecchio e curvandosi leggermente in avanti.
Parlate forte!... ordin Keane. Che cosa dite?
Ma Marsh non disse nulla. Continuava a guardare la signora Paradine che non l'osservava affatto.
Rispondete alla domanda! disse dopo un poco lord Horfield.
Eccellenza, che cosa vuole l'avvocato?
Vuol sapere se persistete nella vostra versione circa ci che accadde nello studio tra il colonnello, la signora Paradine e voi, quella sera, prima della morte del colonnello, rispose il giudice.
Eccellenza, disse Marsh con voce bassa e quasi rotta, io... io persisto nella mia versione.
La testa gli si abbandon sul petto.
Non ho altro da domandarvi, disse Keane.
Marsh lo guard per un momento con un'espressione di odio terribile e poi usc dal palco con passo incerto.
Ecco uno che ha violato il suo giuramento! mormor Giuditta a Gaia.
...
.
...
CAPITOLO 34.
...
.
...
Dio mio, Keane! esclam sir Simone Flaquer quando, terminata l'udienza, trov Keane nello spogliatoio dove si stava togliendo la toga e la parrucca. Non ci capisco pi niente!
Prese Keane per un braccio: si vedeva che era molto turbato.
Dove mai volete arrivare? Non avete tenuto conto affatto del piano di difesa sul quale ci eravamo messi d'accordo. Io, allora, avevo ceduto, e adesso... disse alzando le braccia.
Non vi pare che io gli abbia dato una bella scossa?... Non l'ho messo bene in croce?... Non ho quasi spezzato la sua resistenza?
Ma il "suicidio con aiuto"? Che cosa ne avete fatto?
Se ne avremo bisogno, si potr ancora tirarlo in ballo. Non c' nulla di male ad avere due corde al proprio arco quando si deve tentare in tutti i modi di cavarsela.
Per, tutto il vostro interrogatorio e tutte le vostre interrogazioni, o almeno l'ultima parte di esse, tendevano nettamente ad accusare Marsh di aver commesso il delitto!
E perch no?
Non me l'avevate mai detto... non avevamo mai deciso di...
Keane ripose la toga; si era gi levata la parrucca.
Flaquer, cominci, date le testimonianze, mi  venuto in mente tutt'a un tratto che l'omicida poteva esser Marsh cos come chiunque altro. Infatti l'occasione favorevole gli si  presentata ed egli pu averne approfittato.
Ma come, secondo voi, come si  svolta la scena nello studio il giorno della morte del colonnello Paradine?
Marsh ha mentito.
Naturalmente! Chiunque lo poteva capire!... Perfino un giurato!
Venite qui, Flaquer!
Tir in disparte Flaquer e, curvo su lui, gli parl sottovoce all'orecchio per un paio di minuti.
Lo credete davvero? disse sir Simone dandogli un'occhiata penetrante.
Ne sono certo.
Ma allora hanno tutt'e due una quantit di motivi!
Keane non rispose. I suoi occhi brillavano come se avesse avuto la febbre. Cominciava ad apparire enormemente stanco.
Adesso, vedr la signora Paradine, prima che la conducano via.  mia intenzione tornar da lei stasera; poi, anche se sar molto tardi, verr direttamente da voi perch bisogna che senta il vostro parere. Non so bene se non ci convenga rinunziare a tutti i nostri testimoni.
Come! Rinunziare ai nostri testimoni?... Siete matto?
Eccetto la signora Paradine! Se faremo cos, saremo noi gli ultimi a parlare. E se la signora fa la sua deposizione come si deve, rispondendo con calma e con freddezza alle contestazioni del pubblico ministero e io parlo per ultimo, credo che riusciremo a cavarcela!
Ma... e Horfield?
Cos come stanno le cose, io credo che ora il giudice non riuscir a cancellare dalla mente dei giurati l'impressione delle mie parole se sar l'ultimo a parlare prima del riassunto finale. Ma se, invece, l'ultimo a parlare sar Farrell... allora non lo so!
Rinunziare ai nostri testimoni!
Ne parleremo dopo che avr veduto la signora Paradine!
Sir Simone guard fisso Keane per un momento, senza far parola, poi disse:
Io mi rendo conto che, dato il potere che siete capace di esercitare sui giurati, sarebbe senza dubbio un gran vantaggio quello di parlare per ultimo. Ma c' Horfield!
Comprendo benissimo che quel maledetto Horfield far tutto quello che potr per giocarmi! disse Keane ripensando a una conversazione che aveva avuto con Gaia, a casa (quanto tempo era ormai passato!). Ma se io riesco a conquistare i giurati, posso rendere infruttuosi tutti i suoi maledettissimi sforzi! E, dopo tutto, a che ci servirebbero i nostri testimoni? Abbiamo messo insieme le testimonianze migliori per ci che si riferisce al carattere della signora Paradine e alla sua devozione per il marito; abbiamo ancora i due medici che non hanno mai nemmen pensato a un avvelenamento con arsenico, il colonnello Blake e tanti altri. A eccezione della signora Paradine, non c' nessun teste che sia addirittura essenziale. E... continu, eccitandosi e alzando un poco la voce, io son del parere di rinunziare a tutti quanti. Ma prima devo parlare con la signora Paradine. Poi, verr a casa vostra quando potr.
E se ne and lasciando sir Simone pi perplesso di quanto fosse mai stato in simili circostanze.
Ci che Keane gli aveva mormorato all'orecchio, lo aveva sorpreso in modo straordinario e aveva sopraffatto il sentimento di grande moderazione che si celava dietro alla sua acuta intelligenza e al suo vivace spirito critico. Poich Keane, a un tratto, spinto da una forza irresistibile, mettendo da parte improvvisamente quella speciale riservatezza che aveva fino allora caratterizzato i suoi rapporti con sir Simone per ci che si riferiva al "caso Paradine", gli aveva rivelato la sua ipotesi circa le relazioni che con tutta probabilit c'erano state tra la signora Paradine e Marsh. Quella famosa sera, dopo un colloquio con sir Simone, aveva detto a se stesso:
"No, non glielo dir mai!"
E adesso improvvisamente glielo aveva detto senza celar nulla, col minor numero possibile di parole.
La mia ipotesi, aveva mormorato Keane a sir Simone, circa la scena che  accaduta tra la signora Paradine, Marsh e il colonnello nel pomeriggio antecedente la morte di quest'ultimo,  semplicemente questa: sono convinto che tra la signora Paradine e Marsh ci siano state relazioni illecite almeno una volta, se non pi di una volta. E io credo che in qualche modo, questo forse non lo sapremo mai, il colonnello Paradine sia venuto a scoprirlo e che appunto questa sua scoperta abbia provocato quella terribile scena fra loro tre. Marsh ha mentito nella sua deposizione, ma io nutro fiducia di esser riuscito, col mio interrogatorio, a convincere i giurati che ha mentito. Quell'uomo ormai  screditato: il mio scopo era quello di screditarlo e ci sono riuscito. Per quanto poco io conosca quella donna, son sicuro che Farrell non riuscir a farle perder la testa con le sue contestazioni. E quindi ormai il processo  ridotto a questo... la signora Paradine contro Marsh. Nessun'altra persona, nessun'altra cosa hanno veramente importanza.
"In questo "caso" c' il demonio!" pens sir Simone, mentre l'alta persona di Keane scompariva in direzione della stanza dove l'accusata era stata condotta alla fine dell'udienza.
Anch'egli aveva avuto l'intenzione di vedere la signora Paradine prima che fosse riaccompagnata alla prigione di Holloway, ma adesso ci aveva rinunziato. Meglio lasciare che le parlasse Keane.
Con un gesto di abbandono, espresse chiaro il suo pensiero:
"Ormai la cosa non  pi nelle mie mani!"
Intanto Keane si era affrettato verso la stanza dove la signora Paradine stava aspettando insieme con due donne, addette al servizio carcerario, che rispondevano di lei. La folla fuori dell'aula era enorme e perci le due carceriere erano costrette ad attendere il momento opportuno per condur via l'accusata senza dar nell'occhio. Keane fece loro cenno, si avvicin alla signora Paradine che stava in piedi e le disse:
Spero che non sarete stanca.
No.
Son qua per dirvi che pi tardi verr alla prigione. Ho bisogno di parlarvi.
La signora lo guard senza parlare. Quell'assenza d'espressione del suo viso, che gli era tanto odiosa, era scomparsa. Keane incontr il suo sguardo e rimase stupefatto e impaurito; gli era sembrato di veder brillare in quegli occhi un lampo di odio.
Che c'? balbett.
Poi pens alle due custodi, due robuste donne dal viso calmo che cercavano di aver l'aria pi indifferente che potevano.
Nulla, rispose la signora Paradine.
Ma...
Quel lampo si era spento, ma il viso continuava a essere espressivo. Keane sent che quella donna era in preda a una tremenda commozione.
Verr stasera.
S. Me lo avete gi detto.
Il contegno, la voce di lei lo agghiacciarono e lo misero nell'imbarazzo. C'era, sia nel contegno che nella voce, qualcosa che sembrava lo respingesse.
Adesso me ne andr.
S.
Ma, riprese Keane curvandosi verso di lei, oggi  andata bene per voi. Ve ne siete accorta?
Davvero?
Non lo sapete?
La signora Paradine lo fissava in silenzio; pareva lo esaminasse con un sentimento di ostilit. Poi disse:
Non sono pratica di legge, io!
Ma, Dio mio! esclam Keane con uno scatto di collera. Voi siete una donna che sa il fatto suo! Non avete veduto che scossa ho dato a quell'uomo?
Ah, s? disse quella con gli occhi bassi, con una voce che si era fatta improvvisamente pi cupa.
Keane si volse verso una carceriera: dopo tutto quello che aveva fatto per lei, quell'accoglienza della signora Paradine gli aveva fatto gelare il sangue.
Ditelo voi se non  cos! esclam con forza.
Certo, sir Marco! rispose la donna con voce profonda. Avete fatto miracoli per questa signora. Non ho mai visto un testimonio ridotto peggio di cos!
Vedete? disse Keane.
Incontr di nuovo lo sguardo della signora Paradine, e gli parve di nuovo di veder brillare nei suoi occhi la luce dell'odio.
Ve ne avvedrete... pi tardi! egli disse con voce un po' incerta; poi, usc dalla stanza senza aggiungere altro.
Lasci Old Bailey, solo, facendosi strada tra la folla, senza guardar nessuno, ma riconosciuto da parecchi. Mai prima di allora era stato cos inconsapevole dei suoi simili; la sua mente sovraeccitata non consentiva alle sue facolt fisiche il loro normale funzionamento: il suo udito si era indebolito, la sua vista si era oscurata.
"Che cos'ha quella donna?" gli ripeteva continuamente una voce interna.
Era forse odio quello che aveva veduto nei suoi occhioni chiari?
Quando, finalmente, fu fuori dalla folla, chiam un tass e si fece portare a Portland Place. Apr la porta, and direttamente nel suo studio e son il campanello. Comparve Baker seguito da Sausage.
Comandi, sir Marco!
Desidero un caff fortissimo, Baker. Senza latte; che ce ne sia abbastanza per due tazze grandi. E... la signora  in casa?
No, sir Marco. La signora  rientrata circa un'ora fa, ma poi  uscita di nuovo.
Quando verr, fate il favore di dirle che stasera non posso pranzare con lei. Ho molto da fare. Devo andare a Holloway e... ma le scriver un biglietto mentre andrete a prendermi il caff.
S, sir Marco.
Appena uscito il maggiordomo, Keane si curv ad accarezzare Sausage che and a mettersi sotto l'immensa scrivania, poi si sed e scrisse questo biglietto:
"Mia cara Gaia,
"Perdonatemi se stasera non pranzo con voi. Questo processo non mi d un momento di pace. Non prendetevela con me: finch non sar finito non sar pi io. Devo andare subito a Holloway e dopo devo vedere Flaquer.
"Buona notte.
"M. K."
Baker port il caff e prese il biglietto; Keane chiuse a chiave la porta, accese un sigaro, si butt su una poltrona e sorb il caff.
Pi tardi, usc di casa senza incontrare Gaia, la quale, per, era gi rientrata. La ud parlare con Baker prima di uscire.
Attravers Portland Place nella gelata aria di marzo, prese un tass appena oltrepassato Queen's Hall, e si fece portare, che era gi notte, alla prigione di Holloway.
...
.
...
CAPITOLO 35.
...
.
...
Arrivato alla prigione, parl un momento col governatore e gli disse che desiderava aver subito un colloquio di grande importanza con la sua cliente relativo alla deposizione che la signora doveva fare; desiderava anche di parlarle su un deciso cambiamento che intendeva apportare, con la sua approvazione, alla linea di condotta da seguirsi in avvenire al processo.
Il governatore era un uomo simpatico. Aveva gi letto nell'ultima edizione di un giornale della sera il resoconto dell'interrogatorio di Guglielmo Marsh e delle contestazioni mossegli da Keane.
Avete dato a quel tipo uno scossone in piena regola!
 quello che volevo fare, rispose Keane con viso arcigno.
Il governatore son il campanello e dette ordine che la signora Paradine fosse subito condotta in una delle stanze dette "dei procuratori", perch sir Marco Keane doveva parlarle. Trattenne l'avvocato per altri pochi minuti, senza, per, domandargli nulla del processo.
Spero proprio con tutto il cuore che vi riesca di fare assolvere quella povera signora, disse. Ho una certa considerazione per lei, perch, durante tutto il tempo che  stata qui, si  saputa sempre dominare. Naturalmente, che cosa nasconda sotto quella calma apparente, non possiamo saperlo; ma  proprio un essere straordinario.
S! esclam Keane.
Non la pensate cos anche voi? domand il governatore.
S, devo dire anch'io che fino a oggi si  comportata in modo maraviglioso, rispose Keane.
Ma, nel pronunziare tali parole, gli torn in mente quella strana luce che aveva visto brillare negli occhi della signora Paradine quando, in quel pomeriggio, si era trovato con lei, dopo la fine dell'udienza. Era stato come se un velario, scomparendo silenziosamente, gli avesse dato modo di vedere nell'interno di una stanza nella quale non aveva mai potuto dare uno sguardo.
Speriamo che possa continuare cos sino alla fine, aggiunse poi.
Il governatore gli dette un'altra occhiata penetrante.
Voi credete che... cominci.
 una prova terribile per una donna! interruppe Keane.
Gi.
E assai grave anche per me.
Deve esserlo. Ma oggi, dopo l'interrogatorio e le contestazioni che avete fatto a Marsh, mi sembra che le probabilit favorevoli alla vostra cliente siano assai aumentate.
Lo spero, disse Keane con voce grave. Far del mio meglio sino alla fine.
Quando Keane se ne fu andato, il governatore rimase per qualche istante seduto al suo tavolino, immerso in una profonda meditazione.
"C' qualcosa che non va in Marco Keane. Che cosa sar?" pens.
Nella voce dell'avvocato, nell'espressione dei suoi occhi aveva notato come un'opprimente malinconia.
"Che responsabilit terribile," pens il governatore "quella dell'avvocato difensore! E il collo di quella donna ha delle linee cos squisite!... Come son contento di non esser un avvocato!" pens poi, mentre un brivido gli faceva tremar le spalle.
Presso alla porta a vetri della stanza dove lo attendeva la signora Paradine, stava la solita guardiana. Keane fece a quest'ultima un cenno col capo mentre pensava rabbioso:
"Accidenti! Non potrebbe togliersi di mezzo?..."
Non aveva mai veduto la signora Paradine da solo a sola senza che nessuno potesse osservarli. Sapeva bene che la guardiana non avrebbe potuto udire le loro parole, ma gli pareva quasi di odiare quegli occhi che erano in continua osservazione.
La custode chiuse la porta e rimase fuori della stanza di l dalla porta a vetri.
"Cercher di dimenticarmi di lei," pens Keane.
La signora Paradine stava in piedi vicino al tavolino con lo stesso vestito scuro che aveva indossato durante l'udienza.
Keane le si avvicin e le prese la mano. Era caldissima, arida e calma: quella mano rimase inerte nella sua. Questa circostanza eccit Keane, il quale impietosito, esclam:
Dovete essere terribilmente stanca!
No, non sono stanca. Che c'? disse la signora Paradine con la sua voce un po' strascicata.
Sedetevi, disse Keane pieno di ansia, continuando a guardarla con occhi scrutatori.
Essa obbed, l'avvocato le si sedette difaccia, dal lato opposto del tavolino, volgendo le spalle alla guardiana. Stava per parlare, ma la signora Paradine, con una violenza per lui nuova e come se non potesse pi frenarsi, gli disse:
Voi non avete tenuto la parola che mi avevate dato! No! No davvero!
Che cosa intendete dire? domand Keane, stupito, collegando immediatamente quelle parole allo sguardo che aveva sorpreso negli occhi di lei.
Noi abbiamo discusso la cosa; mi avete esposto il vostro piano, siete riuscito a convincermi e io l'ho accettato. E adesso voi avete battuto una strada completamente diversa!
Parlava a voce bassissima, come se non avesse mai cessato di pensare che la custode potesse udirla; ma c'era nella sua voce una violenza che la faceva sembrare pi espressiva, appunto perch era volutamente calma e dolce.
Non sono d'accordo con voi su quello che avete fatto oggi.
Ma...
Ella lo interruppe con l'autorit di chi sente di esser dalla parte della ragione, dicendo:
No! Voi mi avevate convinta.
Vi avevo convinta?
S, a proposito di Memo... di Marsh.
L'ultima parola fu pronunziata come se fosse stata suggerita da un pensiero venutole in mente dopo che le era sfuggito quel vezzeggiativo familiare. Keane si sent gelare il sangue; quelle parole e il modo con cui erano state dette lo avevano spaventato. Sent subito di essere sull'orlo di un abisso che gli si sprofondava sotto, perduto in un'oscurit impenetrabile.
Mio marito si era ucciso, ucciso con l'aiuto di un uomo che gli voleva troppo bene per resistere allo strazio che gli cagionava il vederlo infelice e che si era lasciato convincere ad aiutarlo solo perch mio marito era cieco. Questo  quanto io vi avevo concesso, dopo che voi vi eravate affaticato tanto a persuadermi. E oggi non avete tenuto affatto conto dei nostri accordi e avete mirato puramente e semplicemente ad accusarlo, lui, Memo, di avere avvelenato mio marito!
Ma...
No! E io che devo esser chiamata domani o domani l'altro per il mio interrogatorio come posso ormai sapere quello che voi mi domanderete? Non ho pi fiducia in voi come mio avvocato! Voi non mantenete quello che dite, non mantenete le vostre promesse!
Come mai lo avete chiamato "Memo"? domand Keane curvandosi verso di lei, con la mente tutta presa da quell'unica parola.
Lo chiamo come mi pare e piace! Che importa? rispose la signora Paradine con un leggiero tono di sfida nella voce. No, non vi perdoner mai quello che avete fatto oggi!
Keane si sent invadere dalla collera; avrebbe voluto percuoterla. Pareva avesse bisogno di sfogarsi con un violento atto fisico e, infatti, punt le mani sul tavolino e, con un brusco sforzo, si raddrizz rapidamente allontanandosi da lei.
Perdonatemi! Io mi, sto consumando... e pens a Gaia e ai dieci anni di felicit trascorsi con lei, io rovino me stesso e la mia vita, sforzandomi di salvare la vostra!
Come soffocata dall'amarezza, la sua voce potente si affievol e mormor:
Dio mio!  troppo!
Senza che se ne accorgesse, gli vennero le lacrime agli occhi.
Per qualche istante, si sent cos sopraffatto dall'angoscia e dall'ira, che a mala pena riusc a non gridare: "Non ne voglio pi sapete di essere il vostro difensore! Trovatevi qualcun altro che voglia lottare per voi!" e fece uno sforzo per non fuggire da quella stanza.
Perdonatemi! Perdonatemi! le mormor di nuovo. E... sono stato tanto pazzo da amarvi!
Finalmente l'aveva detto; ma certo quella donna doveva essersene accorta da molto tempo.
Preferirei rinunziare a difendervi! riprese con voce rotta poich essa non parlava. Se voi non siete contenta dell'opera mia...
I loro sguardi s'incrociarono di sopra al tavolino come quelli di due nemici.
No, bisogna andare avanti;, disse la signora Paradine con fermezza, ormai non possiamo pi fermarci.
Quando Keane le aveva confessato il suo amore non aveva detto nulla; era stato come se non avesse udito quelle parole. Ma le aveva udite?
Avete udito quello che vi ho detto poco fa?
S.
E non mi dite nulla?
Questo vi dir: se  vero, come potete ingannarmi come avete fatto oggi?
Sentite! Si curv di nuovo verso lei, puntando i pugni sul tavolino. Qual' l'obiezione che voi mi fate? Ormai tutto si riduce a una di queste tre cose: o vostro marito, per quanto cieco, riusc ad avvelenarsi da s; oppure  stato avvelenato da Marsh; oppure lo avete avvelenato voi!... Ma non riuscir mai a far credere a una giuria inglese che vostro marito, cieco, si sia avvelenato da s!
Ma voi diceste che avreste sostenuto la tesi che mio marito si era suicidato con l'aiuto di Memo!
Non lo chiamate cos!
Che dite?
Non lo chiamate Memo!
Come volete! disse la signora Paradine in tono di suprema indifferenza come se la cosa non avesse alcuna importanza. Fui d'accordo con voi, perch sosteneste che l'aiuto gli era stato dato da un domestico fedele e devoto il quale, proprio per questo, notatelo, non si sentiva pi la forza di vederlo soffrire. Foste voi che mi faceste acconsentire.
Oh, no! Io non potevo certo farvi far nulla!
Comunque, io cedetti. E ora...
Tutto questo, in fondo, non sarebbe servito a niente. L'ho sentito oggi all'udienza. Guardando il giudice e i giurati ho avuto l'impressione che dovevo cambiare strada. Son vecchio del mestiere io! Lo so io come stanno le cose! O siete stata voi, oppure  stato Marsh!
S'interruppe un momento poi aggiunse:
L'avete ucciso voi oppure l'ha ucciso Marsh! Questo  certo!
Continuavano a parlare con violenza, ma sempre a voce bassa.
Dal complesso delle deposizioni risulta che pu esser stato lui. Ci fu questa possibilit; ed  mio assoluto dovere, come difensore, farlo rilevare.
Ebbe la sensazione di averle finalmente fatto impressione, perch quella, piano e quasi a malincuore, disse:
Questo pu essere. Ma voi mi avete clto di sorpresa; non mi avevate informato di ci che volevate fare!
Non lo sapevo nemmen io ci che avrei fatto sino a che non mi son trovato Marsh di fronte e ho cominciato a parlare con lui.
S'interruppe e, fissandola con occhi terribili, le domand:
Voi amate Guglielmo Marsh?
S, rispose quella subito, senza esitazione alcuna.
Adesso so perch mi avete assalito con tanta crudelt! esclam Keane, mentre nel suo interno qualcosa mormorava: "Adesso so! Adesso so!".
Infatti, ormai sapeva, aveva la spiegazione del mistero. Era stato come se avesse ricevuto una mazzata sulla testa; e aveva la strana impressione di aver indovinato da molto tempo la brutta verit e di non avervi voluto prestar fede, di non averla affrontata a cagione di quel fascino che lo aveva soggiogato. Quel fascino non era ancora svanito; se non fosse stato cos, non si sarebbe sentito tanto disperato per la triste condizione in cui era stato messo con tanta brutalit. Come andare avanti quando il nemico era dentro alle porte? Poich ormai quella donna per la quale aveva lottato era sua nemica; e glielo aveva provato proprio allora! Per, qualcosa che teneva viva in lui la speranza nonostante tutto, lo indusse a tentare di strapparle la verit.
Marsh ha mentito, oggi, disse.
Naturalmente!
La signora Paradine pronunzi questa parola con spaventevole indifferenza, come se avesse parlato di una cosa senza alcuna importanza, di una cosa che per ovvie ragioni avesse dovuto esser cos; per necessit.
Io sapevo la verit.
Ho indovinato durante l'udienza che dovevate saperla, disse quella.
Vostro marito aveva scoperto che c'erano stati rapporti intimi tra voi e Marsh?
S.
Ma come lo scopr?
Glielo dissi io.
Voi! Ah! esclam Keane, ma sempre sottovoce, perch non dimenticava anche nella sua eccitazione che la custode era l, in osservazione. Ora comprendo l'odio che Marsh ha per voi! Voi gli avete fatto tradire vilmente il suo padrone al quale, alla fine, avete anche svelato il tradimento!
Cos doveva essere. Le cose non potevano pi andare avanti. Non si pu sopportare una situazione simile oltre un certo limite.
E Marsh neg?
S, o, almeno, tent di negare, volle negare.
Che intendete dire? Tent? Volle?
S, non c' forse nella vostra lingua un modo di dire... "la verit vien sempre a galla"?
S.
Mio marito era cieco e non poteva leggere nel viso delle persone con le quali parlava. Ma nei ciechi la perdita di uno dei sensi rende pi acuti gli altri. Quella sera, mio marito ud in una voce quello che non poteva leggere in un viso. Non credette a Memo che negava.
E Marsh se ne accrse?
Certo! Ora voi capite che pazzia avete commesso con le vostre contestazioni a Marsh. C' mancato poco che non gli faceste dire tutta la verit. E voi dite che state lottando per me!
Siete voi pazza! disse Keane cupamente.
Si sent, a un tratto, terribilmente stanco, esausto. Guard quel tavolino su cui teneva le braccia e prov un gran desiderio di appoggiarvi la testa, di perder la coscienza di se stesso, di rinunziare a tutto, di allontanarsi da tutto, di non aver pi nulla a che fare con quella triste vicenda.
S, pazza a dirmi tutto questo e a credere che ci nonostante io possa continuare a lottare per voi, a salvarvi. Che cosa far adesso? Era mia intenzione... avevo deciso, prima di venir qui, di rinunziare a tutte le testimonianze eccetto che alla vostra, di affidarmi soltanto, per salvarvi, alla deposizione che voi avreste fatto e alla mia arringa finale.
Rinunziare ai testimoni! disse la signora Paradine mostrando per la prima volta di sentirsi a disagio.
Non era affatto in collera; il suo era soltanto un senso di disagio e nulla pi.
S. Cos vuole la nostra procedura. Se io faccio chiamare dei testimoni, devo pronunziare la mia arringa di difesa subito dopo che essi hanno fatto la loro deposizione e il pubblico ministero pronunzia la requisitoria subito dopo la mia arringa. Ma, se io rinunzio a tutte le testimonianze, eccettuata quella dell'accusato, ho il diritto di parlare per ultimo. Cos stanno le cose. Mi sembra che in queste condizioni e dopo quello che  accaduto oggi, la cosa pi sicura sarebbe chiamare soltanto voi a testimoniare ed esser cos l'ultimo a parlare.
Si?
Di solito, riesco a produrre un effetto tremendo sulla giuria.
Parole coraggiose, ma pronunziate senza entusiasmo!
Parlate per ultimo! disse quella. Sar meglio. Fatemi chiamare per interrogarmi e poi parlate per ultimo!
Con un lieve movimento, la signora Paradine, dopo aver dato un'occhiata alla custode che stava di l dalla porta a vetri, avvicin la sua destra a una mano di Keane fino a toccarla. In quel preciso momento egli cap l'immenso potere fisico che quella donna aveva su lui. Odiava quel potere perch gli dava la sensazione di essere schiavo, ma tutto il suo essere era come costretto a riconoscerne l'esistenza. Era quella la donna fra tutte le donne che, per qualche ragione per lui impenetrabile, aveva il potere di rendere schiavi i suoi sensi. E in ci stava il segreto della sua ossessione per lei. Non era questione di sentimento; era un potere esclusivamente fisico. E comprese perch fosse riuscita a vincere Marsh, a fargli commettere una vilt, a fargli tradire bassamente l'uomo che aveva amato pi di quanto potesse amar lei o forse qualunque altra donna. Aveva la facolt segreta, inesplicabile, che qualche donna possiede, di fare "impazzire" gli uomini, facolt che coloro che non hanno avuto contatto con queste donne non comprendono, non sanno spiegare e non perdonano.
Keane lasci la sua mano vicino a quella della signora Paradine. Vedeva che questa teneva d'occhio la custode che in quel momento certo non doveva osservarli.
Voi mi salverete. Ma io non devo esser salvata a spese di Marsh. Mi sentite? e con un lieve movimento ritir la mano perch la custode si era mossa e li stava osservando.
Mi regoler come intendo io! disse Keane con violenza selvaggia. Non posso ricevere ordini da chi non sa nulla! Che ne capite voi di leggi procedurali, di giudici e di giurati?... Assolutamente nulla. E avete il coraggio di dire a me quello che devo fare per ottenere la vostra assoluzione!
Io so quello che non si deve fare! obiett quella, ostinata.
E cio?
Voi non dovete rovinarlo; se lo farete, io avr per voi un odio come non ho mai avuto per nessun uomo.
Keane rimase per un momento in silenzio, con gli occhi fissi su lei. Finalmente, con tutta probabilit, aveva messo a nudo ci che vi era di grande in quella donna. Una gran parte degli esseri umani, come egli ben sapeva,  incapace di grandezza anche se giunge il momento che la esige. Ma la signora Paradine forse era un'eccezione. Se era cos, ci l'avrebbe aiutato a comprendere come quella donna avesse acquistato una cos terribile potenza su lui, ma sarebbe rimasto senza alcuna speranza; la luce della conoscenza gli avrebbe inondato la mente rivelandogli la sua propria rovina.
E, se l'unico modo per salvarvi fosse quello di far nascere nei giurati il convincimento che Marsh  l'autore del delitto? disse poi, continuando a fissarla.
 ci che voi avete tentato di fare oggi. Forse vi siete gi riuscito.
E... allora?
Sapete come la penso; ve l'ho detto adesso.
Ma i fatti io non posso distruggerli. Sta il fatto che c' stato un breve, brevissimo, senza dubbio, periodo di tempo in cui sarebbe stato possibile a Marsh entrare nella stanza del colonnello Paradine e avvicinarsi a quel bicchiere pieno di vino. Intendo parlare del tempo intercorso tra il momento in cui il colonnello  uscito dalla camera per andare nel gabinetto di toilette e il momento in cui Elena, la cameriera,  arrivata sul pianerottolo. Per quanto voi lo desideriate, questo fatto non pu essere annullato.
Lo so, l'ho sempre saputo.
E allora, che cosa volete che io faccia? Che devo fare? Che posso fare?
Non voglio che Memo sia rovinato. Questo  tutto!
Keane si alz. Non pensava pi alla custode. Ma, quando fu in piedi, gli torn in mente che a quella donna non sarebbero sfuggite le sue mosse concitate. E che importava? Non poteva star fermo. Fece due o tre passi, torn indietro e si arrest presso al tavolino.
Ormai  una cosa che non posso pi impedire.  troppo tardi. Devo continuare per la strada che ho preso. Non posso cedere alle vostre pretese. Forse... se voi non mi assecondate... i giurati non arriveranno a mettersi d'accordo. Questo  il massimo che possiamo sperare... forse! A ogni modo, io mi regoler secondo quello che penso: e voi farete quello che riterrete opportuno. Di ci che farete, risponderete voi. Rinunzier a tutti i testimoni perch ormai non ci sono proprio pi necessari. Far chiamar voi a deporre. Dite pure quello che credete! Le domande le far io... e le risposte le darete voi! Combattetemi pure, e la guard con due occhi terribilmente scrutatori, se proprio tenete cos poco alla vostra vita! Non posso impedirvi di farlo. Escluso il giudice, io sar l'ultimo a parlare ai giurati: se voi, quando toccher a me a parlare, non vi sarete rovinata da voi stessa con le vostre parole, io far tutto quello che potr per salvarvi. Posso fare soltanto cos. Voi avete portato le cose, per me, al massimo di complicazione che vi era possibile. In tutta la mia vita, non mi  mai accaduto di dover compiere i miei doveri professionali in condizioni cos terribili.
Mentre pronunziava queste parole, gli sembrava di vedere il "caso Paradine" sorgergli davanti come un enorme mostro nero e trascinarlo seco nelle tenebre divoratrici.
Si volt e, mentre con passo malfermo usciva dalla stanza nel corridoio, mormor:
"Colpevole! Colpevole!"
...
.
...
CAPITOLO 36.
...
.
...
Dalla prigione, Keane si fece portare in tassi a Hyde Park Gardens. Durante il tragitto, non guard neppure una volta dal finestrino, ma rimase immobile, con gli occhi bassi o addirittura chiusi. Si sentiva tanto stanco, come se non avesse pi forza di tirare avanti, di affrontare tutto ci che stava per pararglisi davanti. La glaciale indifferenza che la signora Paradine aveva dimostrato per lui con tanta brutalit lo aveva annientato. Si accorgeva adesso che, durante tutto il periodo in cui era stato in rapporto con lei, era sempre stato considerato da lei come un semplice strumento e nulla pi; come un'arma utile per la difesa della propria vita, non come un uomo che potesse interessarla indipendentemente dal suo compito d'avvocato difensore. Per lei, egli non era altro che l'uomo di legge. Ed egli se ne era innamorato e aveva anche in qualche momento creduto che, se fosse riuscito a salvarla, il suo amore avrebbe potuto esser ricambiato. La mancanza assoluta di piet in quella donna, la durezza che gli aveva dimostrato quella sera gli avevano dato la prova di quanto potente, invece, fosse il sentimento che essa nutriva per Marsh. Nella sua passione per lui, aveva dimenticato la necessit di frenarsi davanti all'uomo dal quale probabilmente dipendeva la sua vita. Se ne era ricordata soltanto quando aveva proteso la mano fino a toccare la sua.
Ora non si faceva pi illusioni!... Come poteva averne ancora dopo quel colloquio?
Quella donna doveva ancora nutrire una selvaggia speranza di riconquistare Marsh, se le fosse riuscito di riconquistare la libert. Cos doveva essere e quella era la cagione del suo atteggiamento, che aveva per tanto tempo posto nell'imbarazzo Keane e sir Simone Flaquer. Aveva tentato di far la commedia per salvarsi insieme con Marsh, perch lo amava.
Keane rimase pochi minuti con sir Simone. Gli disse con poche parole che aveva deciso di non richiedere altre testimonianze se non quella della signora Paradine, la quale non aveva avuto nulla da obiettare in proposito. Sir Simone rimase penosamente colpito dall'aspetto desolato di Keane e dalla cupa, profonda infelicit che gli si leggeva negli occhi, dal suo contegno di uomo che ha perduto ogni speranza. Parlava,  vero, con una certa decisione, ma senza alcun entusiasmo, senza vita. Pareva che non avesse pi fiducia nel successo dell'opera sua. Tuttavia, nell'andarsene, disse:
La faremo assolvere.
Rimasto solo, sir Simone, sprofondato nella sua poltrona, medit a lungo su quel colloquio. Gli venne in mente che la signora Paradine avesse confessato la sua colpa a Keane e che questi gli avesse tenuto nascosta la cosa.
Subito chiam Giuditta ed ebbe con lei una lunga conversazione. Parlarono di Gaia.
Questo orribile "caso" ha quasi inghiottito la nostra piccola Gaia!... disse Giuditta in tono che, contro il solito, lasciava apparire il suo scoramento. Questo "caso"  un vero mostro dalle mascelle insaziabili. Gaia, per, sopporta tutto con coraggio. Perch mai, pap, voialtri uomini gettate via la sostanza per l'apparenza?
Io non l'ho mai fatto, Giudi!
Voi siete un'eccezione ammirevole. Che cosa  quello che vince l'uomo di qualit medie e, a volte, anche quello di qualit superiori come Marco? Non  il fascino, n la fedelt, n la devozione.
E che cos', allora, Giudi?
 la ferrea forza di volont, combinata con qualcosa di misterioso che ignora l'anima dell'uomo, ma sa come agire sulla sua carne. Oh,  una cosa che disgusta, pap!
La vita, Giudi,  spesso disgustosa, ma noi dobbiamo affrontarla e fare quel poco che sta in noi per renderla meno disgustosa.
Si alz dalla poltrona e, tendendo le braccia in alto, disse:
Quando questo maledetto "caso" sar liquidato, io ne sar pi che riconoscente al Cielo! Ma adesso andiamocene da vostra madre e per un poco non pensiamo pi a questa faccenda. Io ringrazio Dio per avermi dato vostra madre e la famiglia!
Il giorno seguente, furono uditi gli ultimi testimoni d'accusa e, la mattina dopo, quando si apr l'udienza, Keane pronunzi il suo esordio.
Signori giurati, egli disse, io condivido col mio egregio collega avvocato Calling, la tremenda responsabilit di difendere dalla terribile accusa di omicidio colei che vedete sul banco degli accusati; una straniera sola e senza amici, in un paese che non  il suo, ma che, grazie a Dio,  stato sempre orgoglioso del suo culto per la giustizia. Veramente devo dirvi che avevo l'intenzione di chiamare davanti a voi numerosi testimoni a discarico per deporre sul suo carattere, sul suo profondo e devoto affetto per il marito, che la si accusa di aver assassinato, sul sacrificio da essa compiuto rinunziando a una vita di piacere, di gioia, di gaiezza, che sarebbe stata naturale per una bella donna ancora piena di fascino e ancor giovane, per portare la luce del suo amore nelle tenebre di un cieco. Ma, uditi i testimoni di accusa e il pubblico ministero, io e coloro che mi hanno affidato quest'incarico, abbiamo cambiato opinione. Abbiamo cos deciso di rinunziare a quei nostri testimoni che attendevano in questa Corte di esser chiamati a deporre.
A queste parole, tutti nell'aula rimasero attoniti e perfino sul viso ordinariamente impassibile di lord Horfield comparve un'espressione di sorpresa.
Noi, signori giurati, rinunziamo a tutte le testimonianze, tranne a quella dell'accusata!
Qui Keane fece una breve pausa; poi, in tono incisivo, riprese:
Essa entrer nel palco dei testimoni fiduciosa nella propria innocenza e udrete da quelle labbra la versione di ci che ebbe luogo prima di questa tragedia. Lieta e senza timore, si sottoporr al mio interrogatorio e a tutte le contestazioni che le mover il pubblico ministero. Questo  stato fin dal principio il suo desiderio, la sua decisione fin da quando la nera ombra di quest'accusa attravers la sua vita. "Lasciate che io dia la mia testimonianza! Fatemi interrogare!" Questa richiesta non poteva esser fatta che da una donna innocente e senza timore! Quando essa avr parlato, io lascer a voi ogni decisione, pieno di fiducia, come non lo sono stato mai prima d'oggi in un processo per omicidio, che il verdetto della giuria, davanti alla quale devo pronunziare la mia arringa, le sar unanimemente favorevole, proclamando la sua innocenza; cos la detenuta che  sul banco degli accusati, qui da voi pubblicamente prosciolta da un'orribile accusa, sar libera di riprendere e di rifare la sua vita.
Sebbene avesse passato una notte quasi insonne, e sebbene lo angustiasse il pensiero assillante della propria infelicit e la preoccupazione per ci che avrebbe potuto dire la signora Paradine nel suo interrogatorio, Keane, facendo appello a tutti i suoi talenti di attore, esord con un tono e un contegno dai quali traspariva tanta sicurezza e tanta fiducia in se stesso, che subito tutto l'uditorio ne fu impressionato. Parlava con una voce piena, potente e persuasiva; il suo contegno era sereno e coraggioso. Non c'era traccia di quella nervosa e aspra brutalit che aveva rivelato durante l'interrogatorio di Marsh. Sembrava un altro uomo: aveva il viso pallido, i lineamenti tirati e gli occhi cerchiati di nero, ma il suo modo di parlare e di gestire erano cos in aperto contrasto con quel pallore e con quelle occhiaie, che la folla, nell'aula, non li not nemmeno. Quasi tutti coloro che lo ascoltavano, compresi gli avvocati che si trovavano presenti, ebbero la netta impressione che egli fosse assolutamente sicuro di ottenere l'assoluzione dell'accusata.
Sir Marco  maraviglioso! mormor Giuditta a Gaia. Proprio maraviglioso!
Gaia rispose con un lieve cenno del capo; non poteva parlare. La vista di Marco pronto alla lotta, l'aveva tanto commossa che aveva paura di se stessa e di ci che avrebbe potuto fare. Le pareva che un certo intenerimento si facesse strada nell'animo suo mentre, per, vi rimaneva qualcosa di duro e di resistente. Sentiva di abbandonarsi a Marco, di esser sua, eppure una parte di lei s'irrigidiva nella resistenza contro lui. Desiderava ardentemente che egli fosse grande in quel momento, grande per s; e al tempo stesso, una parte di lei, che non si lasciava ingannare dal suo ingegno, che analizzava e sezionava le sue argomentazioni, lo seguiva freddamente con spirito critico, come da un remoto punto di osservazione. Con occhio penetrante, giungeva a scoprire i suoi artifizi; con appassionata attenzione, nonostante il conflitto di sentimenti del suo animo, continuava ad ascoltarlo, mentre egli, sempre con la sua aria di fiducia in se stesso e talvolta anche di disinvolta sicurezza, rifaceva brevemente la storia del "caso Paradine".
Lo segu passo passo quand'egli tratteggi brevemente la vita della signora Paradine: il suo esordio a Copenaghen quand'era un'adorabile fanciulla; il suo quasi miracoloso salvataggio dalla malavita, quand'essa, cio, aveva potuto liberarsi "pura e senza macchia", (cos asseriva Keane) dalle sue pericolose relazioni, pur avendo corso il pi grave pericolo al quale possa essere esposta una fanciulla inesperta sulla soglia della vita; la sua dura e onesta esistenza di lavoro in America; il suo ritorno in Europa; il suo incontro e quindi il matrimonio con l'eroe ferito e cieco, quell'eroe che era sfuggito alla morte sui campi di battaglia e che adesso essa era accusata di avere vilmente avvelenato.
Lo segu lass nel Nord, nella romantica abitazione, di fronte alle montagne del Cumberland, dove quella donna, ancora giovane e piena di fascino, dedicatasi a quello che egli chiam "un compito bello e commovente" aveva dato tutta se stessa per render possibile la vita al marito cieco, assistendolo, curandolo, consolandolo col suo affetto, per la tragica sciagura che lo aveva colpito. Tutto ci Keane espose rapidamente e concisamente, mettendo in luce ogni tanto un particolare, drammatizzandone un altro, ma senza sprecar parole.
Tra non molto, disse poi, signori giurati, io avr occasione di esporvi esaurientemente questa tragica vicenda nella mia arringa finale. Non vi tratterr a lungo adesso, ma voglio soltanto esporvi alcuni fatti che giudico di maggiore importanza.
Accenn quindi ai due accessi del colonnello Paradine, quando era a Hindley Hall, che i medici avevano diagnosticato dipendere da dispepsia acuta, e mise in rilievo il fatto che era stata la signora Paradine la quale, dopo quei due accessi, aveva convinto il marito a trasferirsi con lei a Londra; uno degli scopi di questo viaggio, se non il principale, era stato appunto quello di farlo visitare da uno specialista. Poteva esser questa la mossa di una donna decisa a sbarazzarsi del marito e che, secondo l'ipotesi del pubblico ministero non convalidata da nessuna testimonianza, aveva gi due volte tentato di avvelenarlo con l'arsenico? Certo, nei visceri del colonnello Paradine, dopo la sua morte, era stato trovato dell'arsenico: ma nulla provava che gli fosse stato propinato delittuosamente da una persona che desiderava sbarazzarsi di lui, piuttosto che da una persona la quale, mossa a profonda piet per l'infelicit della sua vita di cieco, l'avesse aiutato a compiere ci che non poteva compiere da solo.
A questo punto, si verific nell'uditorio una certa agitazione, accompagnata da un mormorio soffocato.
Silenzio nell'aula! grid l'usciere.
Esigo il pi assoluto silenzio durante il discorso dell'avvocato difensore! disse lord Horfield, alzando una mano e guardando severamente la folla. Non tollero manifestazioni di nessun genere!
Continuando poi a parlare in tono pi dimesso, Keane fece rilevare che nessuno aveva testimoniato che la signora Paradine o alcun altro dei familiari di Hindley Hall avesse acquistato dell'arsenico. Nessun farmacista era stato chiamato a deporre in tal senso. "Il mistero dell'arsenico" rimaneva impenetrabile e Keane era del parere che i giurati, anzich fermarsi su di esso, dovessero concentrare tutta la loro attenzione su ci che era in seguito accaduto a Londra.
Accenn quindi agli avvenimenti occorsi a Londra che erano in relazione col processo, ammettendo che la morte del colonnello Paradine fosse cagionata da avvelenamento per mezzo di antimonio, sotto forma di tartaro emetico, ingerito forse, anzi, quasi certamente, insieme col vino di Borgogna che il maggiordomo Lakin gli aveva posto sul comodino. Il colonnello Paradine era morto per aver ingerito una quantit d'antimonio sufficiente a cagionare la morte. Toccava ai giurati dire chi avesse somministrato quell'antimonio, chi l'aveva messo a portata di mano del colonnello. Quanto a ci, senza accusare nessuno, era ovvio che due altre persone, cos come la signora Paradine, potevano aver messo il veleno nel vino. Lakin il maggiordomo aveva versato il vino e lo aveva portato nella camera: quest'uomo era gi stato interrogato e la giuria aveva gi avuto modo, quindi, di formarsi un'opinione in proposito. Poi c'era Guglielmo Marsh, il domestico personale del colonnello Paradine. Dalle deposizioni, era risultato che per un tempo lungo o breve, Marsh si era indugiato sul pianerottolo del primo piano della casa, in vista della camera del suo padrone, la cui porta era aperta, mentre la signora Paradine era chiusa nella propria, situata di fronte a quella del marito, e questi si trovava chiuso a chiave nel gabinetto. Per pronunziare un verdetto sfavorevole all'accusata, dichiarandola rea di omicidio premeditato, i giurati dovevano essere certi che lei e lei sola poteva averlo commesso. Keane nutriva fiducia che, data la deposizione dei testi d'accusa, una simile certezza fosse impossibile.
Pass quindi a parlare della scena straordinaria avvenuta prima del delitto, nello studio del colonnello Paradine, tra questi, sua moglie e Guglielmo Marsh. La deposizione di Guglielmo Marsh su quanto era allora accaduto, era, a suo parere, falsa dal principio alla fine. I giurati avevano avuto il vantaggio di udire e vedere il teste e quindi avevano potuto formarsi un'opinione sul suo carattere e sulla sua sincerit. La signora Paradine, a sua volta, avrebbe dato la propria versione di ci che era veramente accaduto. Cos i giurati avrebbero potuto mettere a confronto le due versioni e decidere quale delle due fosse convincente e quale inventata di sana pianta.
Dopo aver con poche parole descritto la morte del colonnello Paradine e ci che avvenne dopo, accenn a un tratto a quello che egli chiam "un incidente di carattere specialissimo" che era stato fatto conoscere alla Corte dalle varie testimonianze e, cio, al fatto che la signora Paradine aveva sonato al pianoforte Il Danubio azzurro proprio nell'intervallo di tempo tra il momento nel quale avrebbe dovuto mettere il veleno nel vino del marito e quello nel quale si supponeva che questi avesse potuto berlo.
Potevano i giurati, poteva chiunque ragionevolmente credere che una donna fosse in grado di sonare dei valzer al pianoforte, mentre aspettava, in un'attesa delle pi terribili, per sapere se il suo attentato di avvelenare il proprio marito fosse riuscito o no?
La sua bella voce prese a questo punto un tono di disprezzo.
Termin mettendo in rilievo la strana mancanza di motivi che caratterizzava quel delitto. L'accusa non aveva potuto far altro che metter fuori testimonianze di dissensi coniugali, quali si verificano in nove famiglie su dieci. Il colonnello Paradine era infelice e talvolta sfogava sulla moglie la propria infelicit. Era questa una ragione sufficiente per trascinare una donna al delitto?
Questo, secondo il mio parere,  un caso in cui nessun'accolta di persone ragionevoli potr emettere un verdetto di colpevolezza, disse per chiudere il suo discorso, con un tono quasi indifferente. Adesso io chiamer l'accusata a fare la sua deposizione come teste, con piena fiducia che quando l'avrete udita, sarete d'accordo con me!
Sembra proprio sicuro dell'assoluzione!... mormor Giuditta a Gaia.
E voi? Che cosa credete? mormor a sua volta Gaia con gli occhi fissi sulla folla nell'aula.
Ve lo dir quando avremo udito la sua versione su ci che  accaduto prima della morte del colonnello. Son sicura che in quella scena  venuto alla luce il motivo del delitto...  piuttosto una bella donna!...
Mentre si dirigeva lentamente verso il banco dei testimoni, accompagnata dalle due donne incaricate della sua custodia, la signora Paradine faceva l'effetto di essere di statura molto alta. Tutti gli occhi erano fissi su lei; una maggiore accentuazione di quella indifferente riservatezza che aveva manifestata fin dal principio del processo fu il solo segno che rivelasse come l'accusata avesse notato l'intensa curiosit della folla. Il suo bel viso nordico era pallido e triste, come imbronciato, quando essa prese posto difaccia al suo avvocato. Pareva respingere tutti quegli sguardi che la fissavano con tanta insistenza. Ma non esprimeva alcun timore; c'era piuttosto, nel suo sguardo, come una silenziosa e pur ben definita e chiara disapprovazione di quel contegno scorretto della folla.
Se lo desiderate, disse lord Horfield con la sua voce chiara e squillante, quando l'accusata ebbe preso posto nel palco dei testimoni, potete mettervi a sedere.
No, grazie, eccellenza, rispose la signora Paradine.
Tutte le orecchie eran tese per raccogliere il primo suono della sua voce. Quali sentimenti, quale carattere esprimeva quella voce che giunse netta a tutto l'uditorio? Per la prima volta, Gaia avvert una specie di contatto fisico con quella donna che aveva apportato alla sua vita una cos profonda alterazione, quella donna cui si voleva che somigliasse in modo straordinario. Per un istante, con uno sforzo d'immaginazione, si trasport nel palco dei testimoni: ecco lei, Gaia, l, di fronte a suo marito che cominciava a interrogarla. Come sembrava alto e robusto Keane e che aspetto inquisitore aveva mai! Pure, da quella bocca schiusa alla risposta egli voleva estrarre soltanto parole che servissero a formare come un'armatura difensiva; la brutalit che lo aveva sfigurato quando aveva battagliato con Marsh era scomparsa. Il suo modo di fare era rigido, fermo, maschio ma cortese; cortese senza essere sdolcinato. Niente di mellifluo nelle sue maniere. Gaia ebbe la sensazione che Marco sapesse di aver a che fare con una donna coraggiosa e che la trattasse in conseguenza.
Ingrid Paradine! Il pensiero di Gaia s'indugi su quel nome: Ingrid. Le suggeriva una mentalit tutta differente da quella che credeva di avere lei, pi pratica, meno evasiva, meno inclinata a perdersi nei sogni, pi acuta, pi dominatrice.
 stato detto che voi lasciaste il servizio dei signori Power a Nuova York in conseguenza di qualcosa di poco corretto da parte vostra. Vi  qualcosa di vero in questo?
Com'era strana la voce un po' strascicata che rispose con la sua leggiera cantilena!
No, niente di poco corretto... no. Me ne andai perch alla signora Power non piaceva che io rimanessi in casa sua.
"Bont divina," cominciarono a pensare quasi tutte le donne dell'uditorio "che donna sincera!"
E perch?
Suo marito, uomo di nobile carattere, aveva molta amicizia per me, e questo, a quanto pare, urt la signora Power, dopo il nostro arrivo in America. Non era un carattere nobile lei e non poteva comprendere. Cos me ne andai.
Molti dell'uditorio a quelle parole stavano per uscire in una risata, ma ci fu qualcosa nel contegno dell'accusata che soffoc in loro la voglia di ridere. Nelle due affermazioni con le quali la teste aveva espresso nettamente tutto il suo pensiero, c'era una specie di rigida semplicit che non permetteva di credere che volesse far dello spirito. Quello che aveva detto era chiaro, senza circonlocuzioni, di una semplicit come sostanza e come forma che pareva in lei naturale, innata e che faceva impressione.
Gi nell'aula si stava paragonando lei e il suo contegno con Marsh e quello tenuto da lui. Qualcuno andava con l'occhio da lei a Marsh che, con un vestito turchino scuro, una cravattina nera sotto al colletto bianco rovesciato, stava seduto nei posti riservati ai testimoni, con le braccia incrociate sul petto, gli occhi bassi e la mascella inferiore di tanto in tanto agitata da un leggiero tremito.
Che coppia strana quei due!... Che tipi interessanti!
E tutt'e due erano stati domestici. Quanto a lui, era facile crederlo: era un attendente. Ma di colei che stava nel palco dei testimoni era molto difficile immaginarlo. Parecchie donne nell'uditorio andavan d'accordo con quella signora Power che "non era un carattere nobile". Dev'essere cos difficile, qualche volta, per una donna esser nobile quando si trova difaccia a un'altra donna che  tanto pi bella di lei! In tutto l'uditorio la bellezza della signora Paradine si andava sempre pi affermando. Mentre pronunziava le sue risposte, sempre con grande semplicit e senza perdersi in circonlocuzioni, la pallida tristezza del suo viso si andava attenuando. Sembrava che cominciasse a desiderare di fare quanto poteva per mandare avanti bene il processo, come se non si fosse trattato di lei.
Non avevate mai visto vostro marito prima che diventasse cieco?
No, mai.
Quali sentimenti nutrivate per lui
Pensavo che era un grande eroe e lo amavo.
Dio del cielo! Come erano espressive quelle parole nella loro nuda semplicit!
L'idea di passare tutta la vostra vita con un cieco non vi faceva paura?
No. Mi pareva, anzi, un'ottima occasione.
Per che cosa?
Per esser la sua vista.
Quando la signora Paradine pronunzi queste parole, torn in mente a Keane il primo colloquio avuto con lei nella prigione di Holloway e la sua frase:
"Non dovevo esser io la sua vista?"
Non aveva dunque dimenticato il suggerimento ricevuto allora, che, cio, sarebbe stato pi saggio, alla presenza del giudice, esprimersi in modo differente. Aveva buona memoria, dunque.
Fino allora... tutto bene. Ma... e poi?
 stato detto che avevate dei seri motivi per esser infelice con vostro marito il quale spesso vi trattava molto scortesemente. Che cosa potete dire a questo proposito?
Qualche volta era rude; ma quale uomo non lo ?
Qui le donne che si trovavano nell'uditorio non riuscirono a reprimere una risatina soffocata, e allora una debole, curiosa espressione di sorpresa comparve sul viso della signora Paradine, la quale, guardando il giudice, aggiunse:
Volevo soltanto dire, eccellenza, che  difficile essere sempre gentili e corretti.
In che modo si manifestava la rudezza di vostro marito verso di voi? domand il giudice. Vi ha forse maltrattata fisicamente qualche volta?
No, mai, eccellenza. Ma, essendo cieco, a volte aveva degli accessi di disperazione e allora gli capitava di essere rude con me. Ma io lo comprendevo e perdonavo.
Lord Horfield le dette un'occhiata penetrante e si pieg sulle cartelle di appunti che aveva davanti a s.
Furono rivolte alla signora Paradine varie domande sulla rudezza del marito e quella dette dei particolari senza esitazione.
Si capiva che non aveva nessuna intenzione di attenuare le cose, di dire meno di quanto fosse vero. Gaia, su nella galleria, e probabilmente molte altre persone, ebbero l'impressione che la signora Paradine si sforzasse di essere del tutto sincera. Di tanto in tanto, prima di rispondere a una domanda, aspettava un poco, e Gaia aveva l'impressione che in quei momenti stesse cercando le parole per esprimere con la massima esattezza quella che, secondo lei, era la verit. E questo in ispecie quando la domanda di Keane esigeva qualcosa di pi di un semplice "s" o "no".
Una sua risposta che sorprese l'uditorio fu quella che essa dette quando Keane le domand:
I due attacchi che il colonnello Paradine ebbe quando era a Hindley Hall quale effetto vi fecero? Ne foste turbata e spaventata?
No, rispose la signora con voce ferma.
Lord Horfield alz la testa e guard l'accusata.
Voi non ne rimaneste spaventata?... disse come se pensasse che la domanda non fosse stata udita bene.
No, eccellenza.
E come mai?
Avevo visto tante malattie, eccellenza, nella mia vita e, sebbene fossi addolorata che mio marito fosse sofferente, non credevo affatto che si trattasse di cosa seria. Posso spiegarmi meglio, eccellenza?
S, consent il giudice.
Guglielmo Marsh, nella sua testimonianza, ha detto che io, in quelle circostanze, non sembravo molto preoccupata. E questo  vero. Pensavo, come del resto i medici dissero subito, che si trattasse di una forte indigestione che sarebbe ben presto scomparsa. Come, infatti, avvenne.
Ah! esclam il giudice, e prese alcuni appunti.
Keane guard i giurati per vedere quale effetto avessero fatto quelle parole. Era anch'egli maravigliato della signora Paradine nonostante la pratica che ormai aveva di lei. Che sarebbe avvenuto entro pochi istanti quando le avrebbe domandato della scena che aveva preceduto la morte del colonnello?
Dopo aver deposto su varie circostanze, nonch sull'atteggiamento di Marsh e le sue relazioni con lei, che defin cordiali, per quanto confessasse che a volte aveva trovato Marsh piuttosto "difficile", la signora Paradine disse:
Ma io gli perdonavo perch sapevo che mio marito era costretto a valersi dell'opera sua per tutto ci che io non potevo fargli.
Veniamo adesso, riprese Keane dopo una pausa abbastanza lunga durante la quale, mentre stringeva con le mani le pieghe della toga, teneva gli occhi fissi sulle carte che aveva davanti, al pomeriggio che precedette la morte di vostro marito. Vi chiedo, e qui assunse un tono molto grave, di pesare le vostre risposte.
Guglielmo Marsh alz la testa e guard l'accusata. Aveva intorno agli occhi uno strano lugubre pallore. Giuditta pot notarlo dalla galleria.
Durante quella lunga pausa, Keane aveva pensato con terribile angoscia:
"Che devo fare adesso? Che posso fare? Se le faccio dire la verit, quella che io ritengo la verit, non sar questa la sua rovina? Riuscir nella mia arringa finale a presentarla in tal modo che ne risulti la salvezza sua e la rovina di Marsh? E le contestazioni di Farrell saranno disastrose per lei? Non sarebbe meglio che passassi sopra a quest'affare e lo lasciassi cos pi o meno incerto e nebuloso? Ma c' Horfield; lui non si lascer scappar nulla!... Fino a questo momento, i giurati hanno l'impressione di non aver mai udito un testimonio pi veritiero di questa donna. Se adesso mentir, quest'impressione sar attenuata e forse distrutta! Dio mio, bisogna che io vada avanti!"
Sollev allora la testa e guard la signora Paradine; in quel momento, le domand davvero, senza parlare, che cosa doveva fare: e gli sembr che gli occhioni chiari della sua cliente lo minacciassero. In un lampo, gli passaron per la mente la prima visita che le aveva fatto nella prigione, l'impressione che ne aveva riportato, i loro numerosi colloqui sotto la sorveglianza della custode silenziosa, il suo interesse sempre crescente per quella cliente, la sua ossessione per lei, la sua fede nell'innocenza di lei presto seguita da terribili dubbi, la sua convinzione che essa aveva avuto intime relazioni con Marsh, relazioni che costituivano la chiave del mistero dell'omicidio del colonnello Paradine. Ricord la rivelazione che essa gli aveva fatto del suo amore per Marsh (l'amore di una serva per un servo; "C' ancora molto della serva in me!") e finalmente il colpo terribile che aveva ricevuto quando si era accorto che, come uomo, egli non contava nulla per lei, sebbene contasse tanto come strumento di difesa. Fu un lampo di luce selvaggia in cui vide tutto, come una cosa sola, compatta, fusa insieme, indivisibile. Ed essa era l in piedi che aspettava... "la femmina di Babilonia!".
Che cosa c', sir Marco?
La voce di lord Horfield aveva rotto quel silenzio mortale, con un lieve accento di scherno.
Nulla, eccellenza!
Improvvisamente, in lui che, circondato da tutta quella gente, era quasi riuscito a sognare, si risvegli l'uomo di legge. La voce del giudice da cui si sapeva odiato lo richiam dalla regione intima e segreta nella quale l'uomo  solo con se stesso e con ci che costituisce la sua natura e la sua coscienza.
Quel pomeriggio eravate sola con vostro marito, non  vero?
S.
 stato deposto che qualcuno dei familiari ud nella stanza delle voci irritate come per una violenta discussione. Vi era stato qualche dissenso tra voi e vostro marito?
Mio marito era in collera per una certa cosa.
Potete dire ai giurati di che cosa si trattasse?
Si trattava del suo domestico, di Guglielmo Marsh, rispose lentamente la signora Paradine con riluttanza.
Abbiate la cortesia di dire ai giurati come mai vostro marito si fosse incollerito per qualcosa che aveva a che fare con Guglielmo Marsh.
Chiesi a mio marito di trovare un altro posto per Guglielmo Marsh.
Marsh, piegato in avanti sulla sua sedia, guardava l'accusata come un ipnotizzato; si era afferrato le ginocchia con tutt'e due le mani.
E perch mai?
La signora Paradine esitava: i suoi occhi si fermarono un istante su Marsh e poi su Keane.
Rispondete alla domanda, fece il giudice.
Non volevo che Marsh rimanesse in casa nostra.
Perch?
Era un ottimo domestico, ma io preferivo che se ne andasse.
Ma perch?
Non mi piaceva il suo contegno verso di me.
La signora Paradine parlava adesso a voce bassissima e il suo viso aveva ripreso un'aria tetra. Keane teneva gli occhi fissi su lei. Essa lo guard fisso ed egli sent che, col suo sguardo, gli proibiva d'insistere su quell'argomento. Prov una collera violenta: quel disgustoso amore per quell'uomo seduto l con le mani sulle ginocchia, per quel servitore, quell'amore che predominava in lei anche nel momento di massimo pericolo e minacciava di rovinar tutto, lo rendeva furioso. Forse qualcuno, se ne fosse stato a conoscenza, avrebbe potuto anche considerarlo come una cosa stranamente bella, e, forse, degna di ammirazione. Lui no; la sua gelosia gli faceva detestare e disprezzare quell'amore. Si accrse che quella donna anche in quel momento critico pensava alla possibilit di vincere con la sua ostinata passione, appena assolta e rimessa in libert, la resistenza di Marsh, di conquistarne l'affetto. Come se fosse stata una cosa possibile! Pazzia! Indegna, ignobile pazzia! Ma lui non si sarebbe prestato a quel giuoco, non sarebbe stato la sua vittima. Per un momento, vide rosso.
Che cosa non vi piaceva nel contegno che Marsh teneva con voi?... domand alzando un poco la voce e dandole un'inflessione pi dura.
Secondo me, qualche volta era troppo familiare e qualche volta troppo rude.
Aveste occasione di notare la cosa da parecchio tempo?
S.
Prima di andare a Londra?
S.
Quando eravate a Hindley Hall?
S.
Keane, che continuava a fissarla, corrug la fronte. Alla signora Paradine quello parve un segno minaccioso e a sua volta prese un'aria di grande durezza.
Avete udito la versione di Marsh su quanto accadde quel giorno quando egli entr nella stanza? le domand.
S.
Desidero che adesso voi esponiate la vostra versione. Perch il colonnello Paradine chiam a gran voce Marsh e son il campanello?
Era arrabbiato per ci che gli avevo detto.
Circa il contegno di Marsh con voi?
S.
Vostro marito prest fede a ci che voi gli diceste?
S.
E chiam Marsh per dirgli il fatto suo?
S.
C'era una strana insistenza nel modo in cui l'avvocato faceva queste domande. Fu notato da tutta la gente di toga che si trovava nell'aula e naturalmente anche dal giudice. Pi tardi fu detto apertamente nei circoli forensi che Keane aveva sottoposto l'accusata non a un esame, ma a qualcosa che rassomigliava piuttosto all'interrogatorio cui avrebbe potuto sottoporla la parte avversaria.
Lo giurate?
Dopo una pausa appena percettibile, la signora Paradine rispose:
Lo giuro.
Cosicch tutto quello che ha detto Marsh a questo proposito  un ammasso di bugie?
Eccellenza, intervenne sir Giuseppe Farrell scattando in piedi, mi oppongo. Il mio egregio collega sta ancora una volta, di proposito, suggerendo le parole alla teste. Mi oppongo nel modo pi assoluto.
Stavo semplicemente facendo alla teste una domanda! disse Keane, dando subito segno di nervosa irritazione.
Eccellenza, l'egregio avvocato ha posto la sua domanda in forma di vera e propria affermazione: "Cosicch, tutto quello che ha detto Marsh a questo proposito  un ammassoo di bugie!...". Mi oppongo! Questa  un'affermazione del difensore!
Certo la forma di quella domanda pu esser ritenuta irregolare e quindi soggetta a obiezioni. Devo chiedere all'egregio difensore di limitarsi a fare delle domande.
Io avevo fatto una domanda, disse Keane pronto.
E io vi chiedo di lasciare che il teste risponda con parole sue, sir Marco! esclam lord Horfield con voce enfatica e tagliente. Non con quelle suggerite da voi. Spero che mi comprenderete!
Oh, vostra eccellenza  sempre perfettamente chiaro in quello che vuol dire! rispose Keane sarcastico.
E allora state attento e non me lo fate ripetere, ribatt lord Horfield.
Mi attengo sempre, cos spero, alle disposizioni date da un egregio magistrato per quanto io possa non condividere il suo parere.
Le pallide guance di Gaia eran divenute di fuoco.
Non state a discutere, sir Marco, e abbiate la cortesia di continuare l'esame del teste.
Keane apr le labbra come se volesse rispondere in malo modo al giudice. Lady Horfield, nei posti riservati alla City, si torceva le manine inguantate di bianco e le agitava disperatamente. Forse Keane vide quel gesto di disperazione; comunque, serr le labbra, aspett un minuto e poi, freddo e padrone di s, riprese con calma:
Poich sua eccellenza fa obiezione alla forma della mia domanda, domanda, non affermazione, la cambier.
E volgendosi alla teste:
Voi concordate con Marsh circa quello che  accaduto nello studio tra vostro marito, voi e Guglielmo Marsh?
Per quanto ricordi io, le cose sono andate in modo diverso.
Affatto diverso?
Non come le ha raccontate Marsh.
Dite ai giurati come sono andate le cose. Voi, in presenza di Marsh, avete mai detto che egli vi aveva informata della sua intenzione di lasciare il servizio del colonnello?
No.
O, forse, l'avete detto quand'egli non era presente?
No.
Niente di simile?
No.
E ora, signora Paradine, dite:, domand piegandosi un poco verso di lei, deste qualche indicazione precisa al colonnello sulle ragioni per le quali avevate da lagnarvi del contegno di Marsh?
Indicazione? disse l'accusata in tono indeciso, mentre il suo viso ritornava a un tratto senza espressione.
Certo il colonnello vi domand se...
Eccellenza! interruppe sir Giuseppe Farrell, scattando di nuovo in piedi. Mi oppongo! Queste non son domande! Son suggerimenti e affermazioni fatti di proposito!
Vi ho gi imposto e v'impongo di nuovo, sir Marco, di limitarvi strettamente alle domande! disse lord Horfield con voce cos aspra e tagliente che tutto l'uditorio ne ebbe un fremito.
Come vuole vostra eccellenza! esclam Keane con un sorriso bonario e insieme sprezzante, come se avesse avuto a che fare con un bambino sciocco e capriccioso.
Vi preg di non mancare di rispetto al magistrato, disse rabbiosamente il giudice.
Questo  quanto mi sforzo di fare, eccellenza, e spero di riuscirvi... oggi, per quanto sia tardi!
E volgendosi alla teste:
Vostro marito vi chiese di precisare i motivi per i quali voi non eravate contenta della condotta di Marsh?
S, mi domand perch.
Ah! E voi, che cosa rispondeste? Abbiate la cortesia di dirlo ai giurati.
Gli dissi che Marsh si prendeva troppe familiarit con me.
In che modo "troppe familiarit"?
Nessuna risposta. Allora intervenne il giudice:
Spiegate con precisione che cosa intendete per "troppe familiarit".
La signora Paradine guard Keane che aggrott di nuovo la fronte.
Badate a me, vi prego! disse seccamente il giudice.
Eccellenza!
Spiegate, vi prego, con esattezza che cosa intendete per "troppe familiarit".
Eccellenza, io una volta ero domestica. Marsh lo sapeva. E cos... si prendeva... delle libert.
Marsh aveva scoperto che voi avevate fatto la domestica?
S, eccellenza, lo sapeva.
E questa  la ragione per la quale desideravate che egli lasciasse il servizio del colonnello?
S, eccellenza.
Continuate, sir Marco, disse il giudice dopo aver preso nota delle risposte.
Non avevate altri motivi? domand Keane.  necessario che io vi faccia questa domanda, insist in tono deciso poich la signora Paradine non rispondeva. Marsh tent in pi di un'occasione di farvi la corte?
Questa domanda produsse impressione sull'uditorio e specialmente sulle molte donne che ne facevano parte. Tutte, eccetto una, quando le parole di Keane giunsero alle loro orecchie, non poterono reprimere qualche movimento. L'eccezione era Gaia: qualcosa l'aveva fatta irrigidire. Teneva le mani in grembo, strette l'una con l'altra; dietro alle lenti dei suoi grossi occhiali, gli occhi eran fissi sul marito. In quel momento, era come prigioniera della propria mente, come se questa fosse stata una corda e le impedisse di muoversi.
Il motivo! Ci siamo, arrivati finalmente! mormor Giuditta che non poteva star ferma. Ma perch? aggiunse a voce bassissima. Non riesco a sapere perch sir Marco le abbia fatto questa domanda!
Gaia l'ud, ma non rispose.
Di tanto in tanto, mi parlava in modo che non mi piaceva, disse la signora Paradine con riluttanza, come se le parole le uscissero a fatica di bocca.
Marsh tent di farvi la corte? insist Keane.
Dopo una lunga pausa e con evidente esitazione, la signora Paradine rispose:
S.
E voi ve ne risentiste con lui o no?
La signora Paradine lanci al suo difensore uno sguardo carico d'odio, ma questi, con la fronte aggrottata, continu a fissarla.
S... me ne risentii, rispose con voce appena percettibile.
Come? domand il giudice portandosi una mano all'orecchio. Non ho capito.
Me ne risentii, ripet la signora Paradine a voce un po' pi alta.
Ve ne risentiste! E ve ne lagnaste con vostro marito?
Pensai che fosse mio dovere farlo.
E lo faceste?
S.
E questa fu la cagione della collera dalla quale fu preso vostro marito il giorno prima della sua morte?
S.
Quando Marsh entr nello studio che cosa accadde?
Mio marito era fuori di s dalla collera.
Licenzi Marsh?
Non udii nulla di simile.
Ci fu una discussione, una discussione molto violenta?
S, ci fu una discussione.
Marsh che cosa fece?
Si difese.
Intendete dire che neg di aver tentato di farvi la corte?
S.
Ossia, vi dette una smentita?
S.
E vi smentisco anche adesso! ton improvvisamente una voce potente, con una selvaggia energia che fece fremere la folla.
Tutti i visi si volsero verso Marsh che era scattato in piedi e stava gesticolando, rivolto al giudice.
Son tutte bugie, eccellenza, maledette bugie! Quella donna ...
Portatelo fuori! grid lord Horfield alzando una mano. Questa  una grave offesa alla Corte!
Ma, eccellenza, esclam Marsh sempre col tono di chi non pu pi frenarsi, come posso starmene qui fermo a sentirmi denigrare in questo modo? Io non ho mai...
Due funzionari della Corte lo afferrarono e fecero per trascinarlo fuori dell'aula; ma egli si liber con violenza dalla loro stretta.
Vengo, vengo! disse. Lasciatemi!
Poi volgendosi al giudice:
Eccellenza, se in Inghilterra c' ancora un briciolo di giustizia fatemi di nuovo chiamare a deporre e datemi modo di rispondere a quella donna!
Portatelo fuori, ordin il giudice, e sia custodito nell'interno della Corte fino a che non dar altre disposizioni!
Marsh attravers la folla accompagnato da un mormorio di voci. Mentre camminava, dette alla signora Paradine uno sguardo saturo d'odio. Ma quella, immobile nel palco dei testimoni, non lo guard neppure; il suo viso aveva perduto ogni espressione. Il mormorio della folla si fece pi forte.
Silenzio! grid il giudice, la cui voce di solito cos soave si era fatta dura come l'acciaio. Esigo il pi assoluto silenzio. Se udr ancora il pi piccolo rumore, far sgombrare l'aula!
A questa minaccia si ristabil subito un profondo silenzio, rotto soltanto da alcuni colpi di tosse di qualcuno che stava nei posti sotto alla galleria. Il giudice guard incollerito in quella direzione. I colpi di tosse divennero pi forti e pi frequenti.
Se c' qualcuno che non pu trattenersi dal tossire, gli devo chiedere di uscire dall'aula!... disse lord Horfield.
A queste parole, la tosse cess sull'istante; ma, proprio quando l'avvocato stava per fare un'altra domanda alla teste, ricominci pi violenta e pi rumorosa di prima.
Ordino alla persona che sta tossendo di uscire dall'aula perch disturba! disse il giudice.
Una signora anziana, ben vestita, rossa in viso per l'imbarazzo, si alz dal suo posto continuando a tossire convulsivamente e, con difficolt, pot farsi strada attraverso alla folla sino alla porta.
Lord Horfield attese finch ogni rumore non fosse cessato, e poi si volse verso l'avvocato difensore facendogli un lieve cenno con la mano.
Nello studio del colonnello, tra voi che confermavate ci che avevate detto, Marsh che negava, e vostro marito fuori di s dalla collera, ci fu dunque quella che si pu chiamare una vera scenata?
Si, rispose la signora Paradine con voce appena percettibile.
Quanto tempo dur?
Non lo so.
Come fin?
Mio marito se ne usc dalla stanza addirittura infuriato.
E allora?
Che cosa?
Che accadde allora?
Se ne and anche Marsh.
Se ne and prima vostro marito o Marsh?
La signora Paradine parve riflettere. Sul viso conservava ancora come una specie di maschera inespressiva, ma si vedeva che era rimasta scossa dalla violenta scena terminata con l'allontanamento di Marsh. Aveva una curiosa aria d'incertezza e la sua alta persona si era leggermente accasciata.
Le si avvicini una sedia, ordin il giudice.
Fu spinta avanti una sedia per lei.
Potete rispondere stando seduta, disse il giudice.
Grazie, eccellenza, mormor la signora Paradine sedendosi subito, mentre le due donne che aveva a lato le si avvicinarono pronta a soccorrerla in caso di bisogno.
Chi dei due usc per primo dalla stanza? domand Keane in tono volutamente pi dolce.
Credo che sia stato Marsh... s... Marsh.
Che accadde allora?
Mio marito sal al primo piano.
Solo?
Credo che il maggiordomo lo accompagnasse. Io non lo seguii. Non avrebbe servito a nulla.
Dite ancora una cosa ai giurati. Avevate, oltre a quella gi detta, qualche altra ragione per desiderare che Marsh lasciasse la vostra casa?
No, nessuna.
Egli ha detto che forse voi potevate avere qualche segreta ragione per desiderare il suo licenziamento. C'era qualche altra ragione?
No.
Lo giurate?
Lo giuro.
Keane le rivolse quindi poche domande circa ci che essa aveva fatto prima di andarsene nella sua camera, in relazione a quanto aveva asserito il teste Marsh, senza che dalle risposte risultasse alcunch di particolare valore per la difesa. Dopo aver pranzato sola al pianterreno, la signora se ne era andata nella sua camera al primo piano.
Perch saliste in camera vostra?
Desideravo ravviarmi un po' i capelli e bagnarmi la fronte con un po' d'acqua di Colonia.
Nell'andare nella stanza non vedeste nessuno?
No.
Voi entraste in camera vostra?
S.
E chiudeste la porta?
S.
Mentre eravate nella vostra camera, non udiste nulla?
No.
Non udiste vostro marito uscire dalla propria camera e recarsi al gabinetto?
No.
E non udiste neppure qualcuno entrare nella camera di vostro marito?
No.
Per quanto tempo, all'incirca, rimaneste nella vostra stanza?
Non molto. Ma non vi feci caso.
E ora, signora Paradine, potete voi asserire, sotto il vincolo del giuramento, di non essere entrata nella camera di vostro marito mentre egli si trovava nel gabinetto?
No, non ci entrai.
Entraste forse nella sua camera, per qualche scopo, mentre egli vi si trovava, prima, cio, di scendere al pianterreno?
No, non ci entrai.
Voi siete accusata di avere avvelenato vostro marito mettendo dell'antimonio, sotto forma di tartaro emetico, in qualcosa che egli poi prese durante la serata o nella notte, forse nel bicchiere di Borgogna che stava sul suo comodino. Siete voi che avete fatto questo?
Giuro di no.
Ma voi avete comunque a che fare con la sua morte?
No.
Quando finalmente discendeste al pianterreno, vi era nessuno sul pianerottolo?
No.
Quando foste al pianterreno, che cosa faceste?
Mi sentivo sconfortata per ci che era accaduto e, per calmarmi mi misi al pianoforte.
Una specie di fantasia sul Danubio azzurro?
S.
Lo faceste per tentar di calmare i vostri nervi?
S.
Che cosa vi fece smettere di sonare?
Ero stanca e me ne andai a letto.
Vi addormentaste?
S.
Ci fu qualcosa che vi fece destare?
S.
Che cosa?
Fui svegliata da una voce, la voce di mio marito, che gridava sul pianerottolo o l vicino.
Poteste distinguere qualche parola?
Udii gridare: "Marsh! Marsh!".
Adesso, signora Paradine, dite con precisione ai giurati quale impressione fecero su di voi quei gridi di vostro marito.
Quale impressione? domand incerta la signora Paradine.
S, che impressione aveste da quei gridi.
Che doveva esserci qualcosa di terribile, che qualcosa di terribile era certamente accaduto.
Ah!... Ma quel grido: "Marsh! Marsh!" vi sembr un'invocazione di aiuto?... le domand Keane fissandola e corrugando la fronte.
Non saprei... non lo so, rispose la signora Paradine dopo una certa esitazione.
Oppure, vi sembr piuttosto che quel nome, pronunziato cos, fosse come una specie di rimprovero per ci che il domestico personale del colonnello aveva fatto?
Rimprovero?
Per esser pi chiaro, disse Keane con una lentezza che aveva qualcosa di sinistro. Vi sembr che quel grido fosse come una denunzia, come un'accusa?
Eccellenza, interruppe sir Giuseppe Farrell alzandosi, devo protestare. L'egregio difensore, contrariamente alle norme date da vostra eccellenza, cerca di nuovo di far dire alla teste ci che egli crede utile alla difesa.  manifesto che egli le suggerisce le risposte.
Non  vero! esclam Keane. Io non faccio che domandarle...
La interrogher io! interruppe il giudice. E rivolgendosi alla teste:
Il nome di Marsh gridato da vostro marito che impressione vi fece?
Mi dette l'impressione che dovesse essergli accaduto qualcosa di terribile, eccellenza!
Soltanto questo?
S.
Nient'altro?
No, eccellenza.
La domanda ha avuto esauriente risposta, sir Marco! Passate a un'altra domanda.
Se non mi concederete d'interrogare la teste a mio modo, eccellenza,  per me impossibile... cominci Keane incollerito.
Ho detto che non permetto all'avvocato di suggerire le parole alla teste e lo ripeto adesso. La domanda doveva esser fatta come l'ho fatta io.
Son sicuro che il metodo seguto da vostra eccellenza  sempre migliore del mio, tuttavia...
Vi prego di cessare di discutere con me e di continuare il vostro interrogatorio, interruppe con durezza lord Horfield.
In tutta la mia pratica forense... cominci Keane con veemenza.
Poi si arrest bruscamente, parve fare un grande sforzo, e con voce fredda rivolse alla teste alcune domande sull'arrivo del medico, sul malessere del colonnello e sulla sua morte. Termin il suo esame cos:
Foste voi che diceste a Guglielmo Marsh che vostro marito, nel suo testamento, gli aveva lasciato del denaro?
Credo di s.
E perch?
Per mostrare a Marsh che non avevo nessuna ostilit verso di lui e non desideravo fargli del male. Pensavo che ne sarebbe stato contento e che non avrebbe mai fatto nulla che potesse recar dispiacere a mio marito.
Questo fu il motivo che vi spinse a dirglielo?
S.
Avete mai desiderato del male a Marsh?
No, mai.
Desideravate soltanto che lasciasse la vostra casa?
S, questo soltanto.
Per la ragione che avete detto ai giurati?
S... s... esclam la signora Paradine come se un'improvvisa esasperazione le avesse fatto perdere il dominio di se stessa. S!
L'ultimo "s" fu quasi un grido. Fu seguto da un silenzio di morte.
Non ho altro da domandarvi! disse bruscamente Keane con voce fredda.
E sedutosi, si curv sulle sue carte.
...
.
...
CAPITOLO 37.
...
.
...
Appena sedutosi Keane, sir Giuseppe Farrell si alz in piedi e rimase per un momento come esitante. Poi, volgendosi al giudice, disse:
Eccellenza, non posso non pensare che per trarre alla luce la verit in questo "caso" piuttosto complesso, sarebbe assai utile che quell'uomo che  stato poco fa allontanato dall'aula desse qualche ulteriore spiegazione alla giuria. Io domando perdono a vostra eccellenza se mi sono permesso queste parole.
Eccellenza, cominci Keane eccitato, io...
Lord Horfield alz la destra ed esclam:
Questa  cosa che riguarda me e soltanto me! Vi prego, sir Giuseppe, di procedere senz'altro all'interrogatorio della teste.
Keane arross fino alle tempie e si sedette, rovesciandosi indietro sulla sedia, mentre continuava a muovere le labbra come se parlasse con se stesso.
Su nella galleria, Giuditta, volgendosi con irrefrenabile impazienza a Gaia, le sussurr:
Perch non si domina?... Che cosa ci guadagna a....
Si arrest. Il viso terribilmente angosciato di Gaia le mozz la parola e, proprio in quell'istante, una voce blanda ruppe il silenzio pieno di attesa che regnava nell'aula. Sir Giuseppe Farrell stava iniziando l'interrogatorio della signora Paradine.
Cominci col farle alcune domande sulla sua vita prima del matrimonio e, cio, sul provvido intervento dell'americano signor Power che l'aveva tirata fuori da "una certa casa di cattiva fama", sul successivo abbandono da parte sua del mnage Power, sulla sua esistenza in America e altrove, quando si era messa a fare la massaggiatrice. La signora Paradine rispondeva con calma senza scomporsi: era del tutto padrona di s e non mostrava traccia del turbamento che doveva aver provato durante i sensazionali incidenti che avevano poco prima commosso ed eccitato l'uditorio. Certo si era ripresa assai pi presto e meglio del suo avvocato difensore che, come tutti potevan vedere, era tuttora profondamente agitato. Il suo bel viso era ancora rosso per la collera e gli occhi scuri mandavano lampi d'indignazione. E le sue mani non potevano quasi star ferme un momento: sfogliava le sue carte, si tirava nervosamente la toga, si curvava a mormorare qualche parola al suo sostituto, poi di nuovo si rovesciava indietro sulla sedia, pareva che volesse continuamente interrompere il pubblico ministero, e poi si sprofondava quasi tra le sue carte, come se avesse voluto nascondersi a qualcosa che gl'incutesse spavento.
La strana blandizie di sir Giuseppe Farrell contrastava col contegno irritato e nervoso di Keane. Quell'ometto asciutto, con le labbra rase e le basette grige, era quasi seducente con la voce che interrogava mellifluamente, coi gesti manierati e gentili e col modo di fare qualche volta non privo di una certa malinconia.
"Desidero sapere...", "Potete dirmi...", "Mi sarebbe di grande utilit se voi voleste spiegarmi!", "Il compito dei giurati sarebbe facilitato se voi poteste mettere in luce le ragioni per le quali..." e simili, erano le sue espressioni favorite.
Ma Keane sapeva per lunga esperienza che uomo pericoloso egli fosse, e appariva sempre pi preoccupato mentre le interrogazioni si susseguivano passando dal matrimonio della signora Paradine col colonnello gi ormai cieco, ("Voi vi siete sposata soltanto per amore e non perch il colonnello era ricchissimo ed aveva un'ottima condizione sociale, non  vero?") alla vita che i due coniugi conducevano a Hindley Hall, ai due accessi che avevano colpito il marito e al successivo trasferimento a Londra. Relativamente alla vita che la signora Paradine aveva condotto a Hindley Hall, sir Giuseppe le rivolse parecchie domande concernenti le sue relazioni con Marsh.
 stato detto di Marsh che egli odiava le donne. Voi aveste modo di osservare che ci corrispondeva a verit?
Non credo che amasse le donne.
No? E quel suo contegno di cui voi avete avuto da lagnarvi a Londra? Che ne pensate?
Lo attribuii a mancanza di seriet, a mala educazione.
Soltanto?
La signora Paradine esitava.
Ricordate la vostra deposizione. A che cosa attribuivate quel contegno del quale avevate motivo di lagnarvi?
Al fatto che, rispose la teste a voce bassa e apparentemente con riluttanza, forse Marsh aveva commesso la sciocchezza di innamorarsi di me.
Avevate ragione di credere che quell'odiatore di donne si fosse innamorato di voi? Era cos?
Lo supposi.
Ma era cos?
S.
Secondo voi, Marsh era un domestico eccezionalmente devoto?
S.
Attaccato con passione al suo padrone?
Certo ne aveva tutta l'apparenza.
Pensavate che fosse ipocrisia?
Io... io non voglio dir questo.
Non volete dir questo! Qui si tratta del domestico personale di un cieco il quale si professa devotissimo al suo padrone e che, secondo voi, cerca di far di nascosto la corte alla moglie di lui. Non  ipocrisia questa?
La teste rimase in silenzio e guard il suo avvocato.
Abbiate la cortesia di badare a me! scatt sir Giuseppe Farrell. Credete che Marsh fosse o fosse stato sinceramente devoto al suo padrone?
Lo suppongo... s.
Eppure avete affermato che tradiva volgarmente la fiducia del suo padrone?
Silenzio.
Se questo  vero, un simile uomo non  pi che ipocrita?
Non... non lo so.
Voi siete in dubbio?
La voce si era fatta assai dolce, pur essendo imperiosa. La teste non rispose.
Volevate bene a vostro marito?
S, molto bene.
Ne eravate innamorata?
S.
Lo ammiravate?
S.
Lo rispettavate?
S.
Avete testimoniato poco fa che Marsh vi aveva mancato di rispetto e vi aveva fatto la corte sia a Hindley che a Londra. Ve ne siete mai risentita?
S.
Ne avete mai parlato con nessuno?
No.
Perch?
Me ne vergognavo.
E perch dovevate vergognarvi? Era colpa vostra forse?
No, certo.
E allora perch ve ne vergognavate?
Nessuna risposta.
Se, come dite, signora Paradine, ammiravate e amavate vostro marito, perch permettevate a un servitore, al servitore di vostro marito, di farvi la corte e non ve ne lagnavate con lui?
Dopo una pausa, la teste rispose:
Sapevo che, se glielo avessi detto, ci lo avrebbe terribilmente sconvolto.
Riteneste quindi preferibile che quel servitore continuasse a farvi la corte e che vostro marito continuasse a credere che tutto andava per il meglio?
Mio marito aveva bisogno di Marsh e contava in modo assoluto su lui.
Non contava su voi?
S, naturalmente.
Ritenevate che Marsh fosse pi importante di voi per vostro marito?
No, certo no.
E allora perch non vi lagnaste della volgare offesa che vi veniva fatta?
Speravo di far smettere Marsh senza turbare mio marito.
E che cosa faceste a questo scopo?
Parlai con Marsh.
E le vostre parole ottennero qualche risultato?
Lo sperai.
Ma l'ottennero s o no?
Di tanto in tanto ebbi ancora motivo di lagnarmi di lui.
E continuaste a non dir nulla a nessuno? Non vi rivolgeste a nessuno?
Mi era odioso parlare di una cosa simile.
Volete dire che il vostro pudore v'impediva di parlare? sugger il pubblico ministero con una punta di scherno nella voce. Voi dite questo pur ricordando il vostro passato?
Keane balz in piedi.
Eccellenza, protesto! Quello che la teste sta dicendo non ha nessun riferimento col suo passato. Io protesto contro l'insinuazione del pubblico ministero!
Eccellenza, disse sir Giuseppe con calma, non ho insinuato nulla. Volevo soltanto dire che una signora di et piuttosto matura, che aveva fatto la massaggiatrice, che precedentemente aveva fatto la domestica e che prima ancora aveva avuto la sciagura di capitare nelle mani della malavita della Danimarca, non avrebbe dovuto trattenersi, per un senso di pudore concepibile solo in una fanciulla, dal ricorrere al marito perch facesse cessare la corte fattale dal domestico di lui.
Non trovo nulla d'irregolare nell'osservazione del pubblico ministero, disse il giudice guardando bene in viso Keane. Ho interpretato le sue parole nel senso da lui indicato.
Quell'osservazione costituisce una volgare insinuazione sul passato senza macchia della mia cliente! esclam Keane incollerito.
Io non la penso cos, sir Marco, ribatt lord Horfield con tono quasi sdolcinato.
E rivolto al pubblico ministero:
Andate avanti!
Keane si gett a sedere pallido di rabbia.
Non voglio insistere su questo punto, disse sir Giuseppe in tono conciliante, mentre guardava Keane che lo fissava indignato.
La domanda successiva stup l'uditorio.
Ritenete che Guglielmo Marsh sia un bell'uomo? domand il pubblico ministero.
Keane scatt di nuovo in piedi.
Eccellenza, protesto. Che cosa mai pu aver a che fare una tale domanda in questo processo?
Eccellenza, se mi si permetter di continuare senza che il mio egregio collega m'interrompa continuamente, risulter chiaro che la mia domanda  logica e appropriata, disse pronto sir Giuseppe, ma con la massima calma.
Consento la domanda, disse lord Horfield. Devo chiedervi, sir Marco, di non interrompere il pubblico ministero. Interverr io, se ne vedr la ragione.
Eccellenza, ma...
Abbiate la cortesia di lasciare che me ne occupi io!
Eccellenza,  mio dovere proteggere la mia cliente e io intendo farlo a qualunque costo.
Sedetevi, sir Marco! esclam con durezza il giudice. Ho gi detto che consento questa domanda.
Keane rimase in piedi ancora un momento in aria di sfida. Poi il suo sostituto lo tir un po' per la toga e gli mormor qualcosa; ed egli cedette e si abbandon pesantemente sulla sedia.
Adesso, vi prego, andate pure avanti, disse il giudice al pubblico ministero.
Ritenete che Guglielmo Marsh sia un bell'uomo?
La signora Paradine alz il mento di scatto.
No, no, affatto! rispose con voce dura e tagliente.
Ah! Avete gi riflettuto su questa domanda?
Voi me l'avete gi rivolta prima.
Ma voi vi avevate gi pensato prima. A Hindley?...
No, mai. Marsh era un nostro servitore. Non potevo pensare al suo aspetto.
Ma non siete stata anche voi una donna di servizio?
Molto tempo fa.
 cos strano che una ex domestica si fermi a pensare all'aspetto di un altro domestico?
Io ero la padrona della casa in cui Marsh faceva il servitore.
Lo sappiamo. Ma proprio, voi non pensavate che Marsh fosse un gran bell'uomo?
Non ci ho mai pensato.
Nemmeno quando Marsh, secondo ci che dite, si mise a farvi la corte?
Eccellenza! grid Keane scattando in piedi. Domando che il giudice tuteli i diritti dell'accusata!
Sedetevi, sir Marco!... rispose lord Horfield. Queste domande sono perfettamente regolari.
Ma io dico che  vergognoso che...
Voi vi lasciate trasportare dal vostro zelo. Vi ordino di riprendere il vostro posto e di lasciar continuare il pubblico ministero.
Ma, eccellenza...
Fate silenzio! Qui comando io! Sedete!
Il giudice fece un segno al pubblico ministero.
Keane rimase in piedi e, dopo un momento, si curv come se avesse voluto raccogliere i documenti che aveva davanti. Prese, infatti, qualcuna delle sue cartelle, ma poi volse la testa e guard la signora Paradine che lo stava osservando. Le carte gli caddero di mano ed egli si abbandon sulla sedia facendo un gesto di protesta. Un lungo mormorio percorse l'uditorio.
Anche quando Marsh si mise, come dite, a farvi la corte, non vi fermaste a pensare se fosse o no un bell'uomo? domand il pubblico ministero.
Vi ho gi risposto! disse la signora Paradine con una specie di lugubre enfasi.
Benissimo!
Il pubblico ministero dette un'occhiata alle tre donne che facevano parte della giuria.
Sebbene Marsh si trovasse da tanti mesi con voi, in casa vostra e, secondo ci che avete affermato, vi facesse la corte, non avete mai notato se fosse brutto o bello? Questo  quanto avete asserito ai giurati?
Non potevo considerare il servitore di mio marito sotto codesto aspetto.
Marsh non significava proprio nulla per voi?
Sotto codesto aspetto, no.
E da quale aspetto, dunque, significava qualcosa per voi?
Lo apprezzavo come un servitore a cui mio marito era assai affezionato e che sembrava molto attaccato a lui.
Lo apprezzavate per l'attaccamento che aveva per vostro marito mentre, secondo voi, cercava di offenderlo nel pi basso dei modi? Questo  quanto affermate alla giuria?
La teste non rispose.
Vi prego di rispondere.
Mio marito era abituato a Marsh e, siccome era cieco, io non volevo turbarlo.
Per questa ragione soltanto avete tollerato quelle che chiamate le sgradevoli attenzioni di Guglielmo Marsh?
Cercavo di regolarmi nel modo che io, in coscienza, ritenevo il migliore per mio marito.
Non avevate nessuna ragione personale?
Non capisco quello che volete dire.
Procurer di spiegarmi meglio.
Sir Giuseppe si curv in avanti e, mettendo improvvisamente da parte ogni dolcezza sia nella voce che nei gesti, ton:
Vi domando se potete giurare che, se vi asteneste dal lagnarvi di Marsh, non fu perch eravate pazzamente innamorata di lui?
La signora Paradine si raddrizz sulla sedia come se avesse ricevuto un colpo; poi scatt in piedi e si volse verso il pubblico ministero. Con voce grave e soffocata, arrossendo dalla fronte al collo che aveva scoperto, disse con violenza:
Menzogna!  una menzogna!
Voi non eravate innamorata di Marsh a Hindley?...
Questa  una menzogna.
Non eravate pazzamente innamorata di lui a Londra?
La signora Paradine, alla sua volta, si curv in avanti e un sorriso amaro e sarcastico trasform il suo viso; poi, con un gesto di trionfante alterigia, esclam a voce alta:
Ero pazzamente innamorata di Marsh e perci andai da mio marito a chiedergli di mandarlo via? Cos la pensate voi? Allora non ve ne intendete di psicologia femminile!
E cominci a ridere, mentre la folla la osservava senza fiatare. Quel riso soffocato si sentiva benissimo in tutta l'aula.
Intanto sir Giuseppe aspettava tranquillamente; aveva l'aria di uno che disponesse di parecchi colpi da sparare. Finalmente, la signora Paradine cess di ridere e, prima che il pubblico ministero potesse parlare, soggiunse:
Voi siete stato smentito dal vostro stesso testimonio, dallo stesso Marsh.
Vi prego di astenervi da affermazioni di questo genere e di badare a quello che vi dico io! Siete qui per rispondere alle mie domande. Non  forse vero che, subito dopo avere sposato il colonnello Paradine e aver scoperto che Marsh non aveva interesse per le donne, decideste di vincere quella sua indifferenza?
No,  una menzogna!
E vi metteste ad adescarlo con ogni mezzo?
No,  una menzogna!
Non avevate spesso occasione di trovarvi con Marsh?
Lo vedevo qualche volta.
Marsh non stava quasi sempre presso il colonnello Paradine per il suo servizio?
S, qualche volta ci stava.
E voi non eravate sempre con lui?
S, spesso ero con lui.
E non lo perseguitavate con le vostre attenzioni?
No,  una menzogna!
Non vi eravate messa in testa di vincere la sua indifferenza per le donne?
No.
E, mormor il pubblico ministero abbassando improvvisamente la voce, non riusciste alla fine nel vostro intento?
Il rossore scomparve dal viso dell'accusata; le rimase soltanto qualche chiazza rossa sul collo. In luogo di rispondere alla domanda, con gran stupore dell'uditorio, si volse verso il suo difensore e lo guard con un'espressione di minaccia negli occhi. Si vide allora Keane distogliere da lei lo sguardo e abbassare un poco la testa, fissando il suolo in un atteggiamento che pareva quello di un colpevole, mentre la signora Paradine faceva pensare a una tacita e terribile accusatrice.
Rispondetemi! disse sir Giuseppe. Non riusciste alla fine nel vostro intento, a indurre, cio, quel disgraziato che, come tutti i testimoni uno dopo l'altro hanno dichiarato, aveva quasi una venerazione per il suo padrone, a tradirlo?
Lo nego! disse la teste con voce soffocata.
Si sedette improvvisamente e parve quasi stesse per svenire; pieg la testa sulla spalla sinistra mentre tutto il corpo sembrava accasciarsi.
Una delle donne che stavano presso di lei la tocc e le mormor qualcosa. Essa scosse il capo, si port una mano alla guancia e si tir su.
Vi sentite male? domand lord Horfield. Desiderate qualcosa? Dobbiamo interrompere l'interrogatorio per darvi tempo di rimettervi?
No, eccellenza. Mi sento... benissimo. Ma quelle orribili... menzogne... disse con voce sempre pi fievole.
Dopo una breve pausa, durante la quale nessuno fiatava, lord Horfield fece segno a sir Giuseppe Farrell di continuare. Keane era rimasto immobile, eretto sulla sedia, con le mani strette l'una all'altra, gli occhi fissi sulla signora Paradine.
Da quando sir Giuseppe aveva detto: "Rispondetemi!" aveva abbandonato il suo curioso atteggiamento di colpevole, facendo evidentemente un grande sforzo per non mostrare che si sentiva a disagio. Ma non riusc bene nel suo tentativo e a molti, nell'uditorio, fece l'effetto di un uomo che, consapevole di una propria manchevolezza e perci turbato, cercasse di fronteggiare con impudenza il fatto di cui era stato cagione e che non poteva pi dominare. Tutti coloro che nell'aula avevano pratica di processi avevano compreso che, con molta abilit, il pubblico ministero poggiava le sue contestazioni sugli argomenti fornitigli nel suo interrogatorio dall'avvocato difensore. Aveva tirato un colpo a caso, perch tutte le sue contestazioni dovevano esser frutto di improvvisazione con argomenti suggeriti dallo stesso Keane. Negli ambienti forensi, si parl, in seguito, dell'interrogatorio fatto da sir Giuseppe come uno dei pi inaspettati, per spunto, che mai avessero avuto luogo in un processo sensazionale.
Ma che diamine capiter adesso al teste prodotto da lui? sussurr un giovane avvocato a un collega pi anziano. Sta facendo il possibile per convincerlo di falsa testimonianza!
Ci sono testimoni falsi di vario genere, ragazzo mio! mormor l'interpellato. Aspettate che arrivi alla sua conclusione; qui siamo in presenza di un teste che ha mentito per spirito cavalleresco. Non  cosa che vediamo frequentemente alla Corte dei divorzi?
L'avvocato pi giovane sembr riflettere un momento, poi scosse la testa e mormor:
Credo di aver capito!
Negate quello che io ho detto? domand il pubblico ministero riprendendo l'interrogatorio.
La testimonianza dello stesso teste d'accusa prodotto da voi, contraddice la vostra affermazione! disse la signora Paradine.
Quanto a questo vedremo... tra poco.
La signora Paradine spalanc gli occhi e fece per parlare. Quelle parole avevano avuto un'intonazione di minaccia e, per la prima volta, un'espressione di terribile paura le si dipinse sul viso.
A ogni modo, lo negate? soggiunse il pubblico ministero.
 una menzogna! disse la signora Paradine staccando bene le parole l'una dall'altra e accentuandole con forza.
Il pubblico ministero guard i giurati e strinse le labbra.
Veniamo adesso al trasferimento a Londra, riprese. Fu suggerito da voi
S.
Quale fu la vera ragione di questo vostro suggerimento?
L'ho gi detto... volevo che mio marito si facesse visitare da un buon medico.
Sicch foste spinta a dar quel suggerimento dall'ansiet che nutrivate per la salute di vostro marito, quantunque lo riteneste in perfetta salute?
Non ero proprio in ansia, ma pensavo che fosse opportuno che si facesse visitare da un medico di prim'ordine.
Ah! E nessun'altra ragione?
Quella fu la ragione pi importante.
Ah! Ce ne erano delle altre?
Credevo che a Londra avrei veduto pi raramente Marsh.
Affermate sul serio alla giuria che questa fu una delle ragioni per le quali desideravate venire a Londra?
S.
Benissimo.
Il pubblico ministero fece quindi una serie di domande sulla vita dei Paradine nella casa di Eaton Square, con l'evidente intenzione di far riconoscere alla teste che le condizioni di spirito del marito erano assai peggiorate da quando aveva lasciato il calmo soggiorno di Hindley Hall.
La signora Paradine, dal canto suo, con le sue risposte, fece tutto quello che poteva per attenuare quanto i testi precedenti avevano affermato in questo senso.
Io non ero affatto infelice con mio marito, asser con enfasi, comprendevo che talvolta egli era in condizioni di spirito molto depresse e soffrivo con lui. Non gli ho mai serbato rancore per i suoi scatti d'impazienza. Mi faceva pena soltanto.
Il pubblico ministero domand subito dopo:
Abbiate la cortesia di dirci se persistete nell'asserire che Marsh continu a farvi la corte dopo il trasferimento a Londra.
Per un attimo, il viso della signora Paradine prese un'espressione di fierezza che scomparve immediatamente; si sarebbe detto che la sua volont fosse scattata alla riscossa per rimediare alla sua momentanea inavvertenza.
Non ci fu nessun cambiamento, disse con voce incolore, in piena contraddizione con quella espressione che era scomparsa dal suo viso.
E cos una delle speranze che riponevate nel trasferimento a Londra non si verific? disse il pubblico ministero volgendosi leggermente verso i giurati.
No.
D'altra parte, secondo il medico londinese, la salute di vostro marito non dava alcun motivo di preoccupazione?
No, mio marito non aveva nulla di serio, tranne una depressione nervosa.
Per la quale il medico prescrisse il Sanatogen?
S.
Alla mattina del giorno in cui mori, vostro marito, per quanto consta a voi, stava perfettamente bene?
Mi sembr che stesse come al solito.
Cio, in ottima salute?
Non mi parve che stesse male.
Ma, per, era un po' abbattuto moralmente?
S.
Dite, signora Paradine, in quel giorno fatale, non prendeste una risoluzione?
Il viso della teste divenne assolutamente inespressivo.
Non so che cosa vogliate dire, rispose facendo la stupida.
No? Lo dite pur ricordando quello che avvenne dopo?
Non capisco.
Conoscete l'espressione "sparare le ultime cartucce"?
Credo di s.
E che cosa significa?
La teste scosse il capo.
Ve lo dir io; significa arrischiare tutto per tutto, e metter fuori la verit per quanto orribile e dannosa possa esser questa verit. Il giorno della morte di vostro marito, quando eravate chiusa nel suo studio sola con lui, non prendeste questa decisione?
Non capisco che cosa vogliate dire.
Voglio dire... non decideste di non tollerar pi oltre la vostra propria condizione? E non spiattellaste a vostro marito tutta la verit?
La teste rimase un momento senza rispondere. Poi, mentre il suo viso continuava a esser privo di qualsiasi espressione, disse:
Ho gi detto che io parlai di Marsh a mio marito.
Potete giurare che non diceste a vostro marito di essere innamorata di Marsh e di essere stata sua?
Questa  una bugia enorme! disse la signora Paradine con voce debole che sembrava contraddire le sue stesse parole.
E, insist il pubblico ministero, non fu quella la ragione che fece infuriare vostro marito e lo spinse a chiamare subito Marsh: non fu quella la cagione di tutta la scena che segu, dopo la quale vostro marito and a chiudersi nel salotto vicino alla camera, non volle che Marsh lo aiutasse ad andare a letto e gli ordin, anzi, di andarsene; non fu quella la ragione, ripeto, di tutto ci che accadde fino al momento in cui egli si sent male e mor?
La teste scosse il capo.
Abbiate la cortesia di rispondere in modo che i giurati possano udirvi.
La signora Paradine parve fare uno sforzo supremo, si volse verso i giurati e mormor:
No.
Ma quell'uomo vuol proprio convincere di falsa testimonianza il suo teste d'accusa! sussurr il giovane avvocato al suo collega pi anziano.
Perch ora egli sa che Marsh, appena gli se ne dar il modo di farlo, spiatteller come sono andate le cose! mormor l'altro. Zitto!
Negate quello che ho detto io?
La teste assent col capo.
Continuate ad asserire di aver detto a vostro marito che Marsh vi tormentava con le sue attenzioni e che, perci, desideravate che fosse licenziato?
La teste non si mosse e non rispose.
Persistete in questa asserzione?
La teste assent col capo.
Ditelo ai giurati.
S!... mormor la signora Paradine senza guardare verso la giuria.
Benissimo, disse sir Giuseppe che, invece, fiss con insistenza i giurati.
Poi, rivolse alla signora Paradine alcune domande sul modo con cui aveva passato il tempo, dopo aver pranzato da sola nel salotto al pianterreno, finch non era andata nella camera a ravviarsi i capelli e a bagnarsi la fronte con un po' d'acqua di Colonia.
Eravate molto agitata? le domand.
S, ero sconvolta.
Vi rendeste conto, da quel momento, che vi eravate fatta un nemico di Marsh?
Dopo una pausa la teste rispose:
Non ci pensai.
Avevate qualcosa di pi importante a cui pensare?
Non me ne ricordo.
Giurate che quando entraste nella vostra camera non vedeste Marsh uscire da quella di vostro marito?
No, non lo vidi.
Non sapevate che Marsh si trovava sul pianerottolo e che, dopo essere uscito dalla camera di vostro marito, vi si trattenne un poco?
No, non lo sapevo.
La porta della vostra camera era ben chiusa?
S.
Lo giurate?
S.
 stato testimoniato che vostro marito usc subito dopo dalla camera e and al gabinetto da toilette: lo udiste andarvi?
No, non lo udii.
 stato testimoniato che poco dopo, quasi immediatamente dopo, la vostra prima cameriera, Elena Smith, venne sul pianerottolo. La sentiste venire?
No.
Essa parl con Guglielmo Marsh fuori della porta della vostra camera. Udiste le loro voci?
No.
Poi Elena Smith e Marsh se ne andarono: li udiste andarsene?
No.
Pi tardi, vostro marito deve esser tornato nella sua stanza, dal gabinetto dove si trovava, cercando a tastoni la strada. Non lo udiste?
No.
Potete giurare che, durante il tempo intercorso tra il momento in cui Marsh ed Elena Smith lasciarono il pianerottolo e quello in cui vostro marito ritorn dal gabinetto di toilette, non entraste nella camera di lui?
No, non vi entrai.
E non metteste qualcosa nel bicchiere di Borgogna che stava sul comodino di vostro-marito?
No.
Sicch non udiste assolutamente nulla di ci che accadde sul pianerottolo, n Marsh quando venne fuori dalla camera di vostro marito, n questo quando and al gabinetto da toilette; n Elena Smith quando giunse sul pianerottolo, n le parole che scambi con Marsh davanti alla porta della vostra camera, n quando quei due se ne andarono insieme, n finalmente vostro marito quando rientr nella sua camera? Non udiste nulla e non vi accorgeste di nulla?
No, di nulla.
Quanto tempo rimaneste nella vostra camera?
Non lo so.
Che cosa faceste nella camera?
Mi ravviai i capelli e mi misi un po' d'acqua di Colonia sulla fronte.
Avevate la vostra cameriera personale, di nome Fanny Greene?
S.
Non la chiamaste per farvi aiutare?
No, non avevo bisogno di lei.
Preferiste restar sola?
S, mi sentivo stanca.
Dopo la scena che era accaduta nello studio al pianterreno?
S.
Quando vostro marito rientr nella sua camera, vi recaste da lui?
No.
Non tentaste di vederlo?
No.
Lo giurate?
S.
Dite che vi sentivate stanca?
S.
Ma non ve ne andaste a letto?
No, era troppo presto.
Andaste nel salotto?
S.
E vi metteste a sonare il pianoforte per circa mezz'ora?
S.
Nonostante quella terribile scena che vi aveva stancata tanto, vi sentiste in grado di sonare della musica leggiera e un valzer piuttosto difficile per circa mezz'ora?
La musica mi calma i nervi.
E avevate proprio bisogno di calmarvi in quel momento?
La signora Paradine mosse lentamente la testa.
Aspettavate... forse qualcosa?
Che cosa? disse la teste.
Poi aggiunse in fretta:
No.
Quando cessaste di sonare, saliste al primo piano per andare a letto?
S.
La vostra cameriera vi aiut a spogliarvi?
S.
Vi addormentaste?
S.
Lo giurate?
S.
Quindi, dopo quella terribile scena con Marsh e vostro marito, vi sentiste in grado di sonare della musica allegra al pianoforte; poi, ve ne andaste a letto e vi addormentaste subito?
Mi addormentai... dopo un po' di tempo.
Sappiamo gi quello che, secondo voi, vi fece svegliare: udiste il colonnello Paradine che gridava: "Marsh! Marsh!", non  vero?
S.
Aveste l'impressione che invocasse aiuto?
La teste esit. L'interrogatorio del pubblico ministero e la scena che lo aveva preceduto l'avevano turbata profondamente. Dava le sue risposte a voce bassa, sembrava stanca e per lo pi teneva gli occhi bassi. Il suo viso bianco aveva un'espressione tetra.
Rispondete, vi prego!
S, disse la signora Paradine.
Poi correggendosi:
No, non credo che invocasse aiuto.
Avete dato due risposte contraddittorie. Qual' quella nella quale insistete?
Mio marito chiamava Marsh semplicemente.
Perch accorresse in suo aiuto? Uno che non sta bene, che soffre, a che scopo pu chiamare per nome una persona?... Per farlo accorrere in suo aiuto, non vi pare?
Forse, s.
Vostro marito sapeva che dormivate nella camera difaccia alla propria?
S.
Ma quando si sent straziato dalle sofferenze, nonostante ci che era avvenuto quella sera nello studio, non chiam voi, ma chiam Marsh. Questo non vi sembr strano?
S, direi... che fu una cosa strana, disse la teste con voce rotta.
E non vi fece un'impressione penosa?
No, non credo.
Non foste sorpresa che vostro marito non chiamasse voi, sua moglie, che sapeva trovarsi l vicino a lui, ma, invece, chiamasse il proprio domestico che stava al piano di sotto?
Non lo ricordo.
Questo non vi fece pensare che egli, perfino nella sua atroce sofferenza, non desiderava aver pi a che fare con voi?
Non lo so, non ricordo.
La sua voce si era andata sempre pi affievolendo.
Il pubblico ministero fece ancora qualche domanda sul grave malessere e sulla morte del colonnello Paradine. Poi disse:
Avete udito la domanda che ho rivolto a sua eccellenza di richiamare Guglielmo Marsh per sottoporlo a nuovo esame circa la scena che avvenne nello studio prima della morte di vostro marito?
S.
E nondimeno persistete nel giurare che la versione da voi data su quella scena risponde a verit?
S, rispose la signora Paradine con voce debolissima.
Non ho altro da domandarvi, disse il pubblico ministero.
La signora Paradine rimase un momento incerta su ci che doveva fare, poi una delle due donne che le stavano vicino le tocc un braccio ed essa si scosse.
La donna mormor qualcosa e allora la signora si volt e usc dal palco dei testimoni per tornare al suo posto.
Subito dopo, sir Giuseppe ripet la sua richiesta che il teste Guglielmo Marsh fosse, con atto di clemenza, perdonato del suo contegno contrario alla legge, e richiamato per ulteriore esame.
Prendo nota della vostra richiesta e comunicher la mia decisione quando si riaprir l'udienza dopo la sospensione, rispose lord Horfield guardando Keane.
Poi l'udienza fu sospesa per la colazione.
...
.
...
CAPITOLO 38.
...
.
...
Sir Simone Flaquer raggiunse Keane mentre questi stava uscendo in fretta dall'aula, e lo prese per un braccio.
Che c'? esclam Keane irritato, guardandosi intorno. Oh, Flaquer, siete voi? Che cosa volete? Ho tanta fretta!
Allora non voglio trattenervi, rispose sir Simone con insolita asprezza. Volevo soltanto dire, e qui abbass la voce fino a quasi bisbigliare le parole, che se Horfield decide d'interrogare di nuovo Marsh, secondo me, possiamo perdere ogni speranza.
Ho fatto quello che potevo! disse Keane agitatissimo. Lotter sino alla fine. Non si pu fare di pi.
Ma c' ancora la possibilit che Horfield decida di non richiamarlo.
Keane si pieg verso di lui ancor pi agitato.
Che Horfield decida di non richiamarlo! Buon Dio, non capite che gli si  presentata l'occasione che cercava? E voi credete che la lascer sfuggire? Mai e poi mai!
S'interruppe e scapp via. Aveva parlato a voce cos bassa che nessuno, tranne sir Simone, aveva potuto udirlo. Pure, nella sua voce, sir Simone aveva sentito una cos intensa commozione che gli era sembrato di trovarsi davanti alla bocca di una fornace ardente la cui porta di ferro si fosse improvvisamente spalancata.
"E ora dove diamine andr!" pens. "Forse a parlare con lei?"
Ma, pi tardi, quando si rec dalla signora Paradine, non trov presso di lei Keane. Questi, invece, camminava per le vie di Londra, cercando di riprendere il dominio di se stesso.
Quando si riapr l'udienza, Keane era al suo posto. Non aveva mangiato nulla; ma, prima di entrare nel Palazzo di Giustizia, aveva bevuto un gran bicchiere di cognac al selz.
Appena ebbe preso posto sul suo seggio, lord Horfield, gettando uno sguardo a Keane con gli occhi semichiusi, ordin:
Sia condotto alla mia presenza il teste Guglielmo Marsh.
Un fremito percorse l'uditorio. Keane guardava Horfield con una terribile espressione di odio negli occhi.
La folla fittissima attese con ansia che Marsh ricomparisse in un silenzio assoluto, opprimente come un peso capace di annientare ogni umana opposizione alla propria forza. La signora Paradine stava seduta, immobile, nel recinto degli accusati. Anche lei, come lord Horfield, guardava Keane il quale, a sua volta, teneva sempre gli occhi fissi su lui. Nell'aula parecchie persone notarono che ella sembrava invecchiata. La sua strana bellezza era come appassita da un momento all'altro; per, non dava alcun segno di commozione.
Sembra una vecchia, adesso! mormor Giuditta a Gaia.  terribile!
Gaia non dette segno di aver udito.
Un altro fremito corse per la folla, e tutte le teste si voltarono. La soldatesca figura di Marsh comparve; camminava rigido tra due agenti che lo tenevano per le braccia. I chiari occhi della signora Paradine si volsero verso di lui, ma col corpo non si mosse. Marsh non la guard. Non aveva occhi altro che per il giudice.
Lasciatelo libero! ordin lord Horfield.
Quindi, con voce severa, rimprover Marsh, per aver offesa la legge con una condotta tale che, egli disse, "non ne ricordava una simile in tutta la sua pratica giudiziaria".
Mentre egli parlava, Marsh stava immobile e rigido come un soldato sull'attenti. Non distolse nemmeno una volta gli occhi dal viso del giudice. Dopo le parole di rimprovero, lord Horfield aggiunse che, nonostante la grave offesa alla legge commessa da Marsh, gli sarebbe stato consentito, secondo il suo desiderio, di testimoniare di nuovo. Concluse ricordandogli la santit del giuramento che il teste pronunzia "sulla sacra Bibbia" ed esortandolo a dire tutta la verit, affinch "quell'orribile conflitto" potesse esser risolto nel sacro interesse della giustizia.
Adesso, andate nel palco dei testimoni! ordin.
Sapremo la verit... finalmente! mormor Giuditta.
Voi avete domandato di essere interrogato di nuovo, disse lord Horfield al teste. Desiderate modificare quanto avete detto nella precedente testimonianza?
S, eccellenza, rispose Marsh risolutamente. Lo desidero.
Conoscete le sanzioni penali nelle quali incorrono i falsi testimoni, sia che confessino, sia che non confessino la loro colpa?
S, eccellenza.
Benissimo. Quale parte della vostra precedente testimonianza desiderate modificare?
Quella riguardante ci che accadde nello studio il giorno prima della morte del mio padrone, signore... volevo dire, eccellenza!
Ci che avete deposto in proposito era dunque falso?
S, era falso, eccellenza!
Senza fare alcuna osservazione, il giudice continu:
Quando il colonnello Paradine vi chiam nel suo studio, nel pomeriggio prima della sua morte, quale ragione addusse per avervi chiamato?
Mi disse che la mia... che la signora Paradine gli aveva detto qualcosa che mi riguardava, eccellenza... qualcosa che riguardava me e lei, disse Marsh afferrandosi e stringendo una mano con l'altra e parlando con una voce cos grave e potente che quasi non pareva naturale.
Avete detto ai giurati, nella vostra precedente testimonianza, che la signora Paradine aveva riferito a suo marito che voi volevate lasciare il suo servizio. Era vero o non era vero?
Non era vero, eccellenza.
Diceste dunque una menzogna?
S, eccellenza.
E perch avete mentito?
Perch mi vergognavo della verit, eccellenza, e...
Qui il teste s'interruppe.
E poi? Per quale altra ragione?
Non mi piaceva parlare contro una donna, disse Marsh a voce pi bassa e con minor risolutezza.
Qual' la verit? Ditelo voi ai giurati!
Keane chiuse gli occhi e incroci le braccia. In quel momento ud di nuovo fischiare il vento e ruggire il mare, fuori delle finestre dell'albergo di Sedale; rivide Marsh seduto difaccia a lui. Una voce mormor alle sue orecchie: " una femmina di Babilonia; un giorno o l'altro lo saprete". Quella stessa voce stava dicendo adesso:
Quando entrai nello studio, il mio colonnello era in uno stato terribile. Appena si accrse della mia presenza, si volse verso di me e mi disse che sua moglie... la signora Paradine, quella l, gli aveva fatto, come disse lui, una confessione.
La voce si arrest.
Che confessione? Ditelo ai giurati!
Il colonnello disse che essa gli aveva confessato... che io ero stato con lei quando eravamo a Hindley.
Che cosa volete dire esattamente con queste parole?
Dopo una pausa, Keane ud Marsh rispondere:
Come fa un uomo con una donna che gli piace... cos.
Volete dire che avevate avuto rapporti colpevoli con sua moglie?
S, eccellenza.
Cos vi disse il colonnello?
Si, eccellenza.
E voi che faceste?
Cercai di smentire la signora Paradine.
Che intendete dire con la parola "cercai"?...
Da principio, giurai che non era vero.
E poi?
Ma, alla fine, non potei continuare a negare... io... io non avevo mai detto delle bugie al mio colonnello e non potei continuare a negare. Me ne disse tante che, alla fine, gli raccontai tutto.
Che cosa gli diceste?
Che era vero, eccellenza, cio che io ero stato con lei... una volta.
Dove accadde ci?
A Hindley.
Prima o dopo i due accessi che colpirono il vostro padrone?
Dopo, eccellenza. Non molto prima che venissimo a Londra.
L'accusata ha detto che voi la tormentavate con le vostre attenzioni, con la vostra corte.  vero?
No, eccellenza.
Poi, con voce bassissima aggiunse:
Proprio il contrario, invece.
Spiegatevi.
 chiaro abbastanza, eccellenza, mi pare!
No. Dovete spiegare chiaramente ai giurati quello che intendete dire.
Marsh abbass gli occhi.
Lei mi veniva sempre dietro e non mi dette pace finch io... io non volevo fare azionacce al mio colonnello. Sarei andato nel fuoco per lui!... Ma lei non la pensava cos; diceva che era cieco e che non se ne sarebbe accorto. Io son sempre stato contrario alle donne, eccellenza, questo  vero. Ma un uomo, dopo tutto,  sempre un uomo, e lei riusc a farmi perdere la testa. Soltanto una volta, ma  abbastanza. Lui  morto e io non ho mai potuto mettere le cose a posto. Non dico di non aver avuto torto, Dio lo sa, ma non sono stato cos cattivo come ha creduto il mio padrone. Morire proprio quella notte! E le ultime parole che mi ha detto sono state queste: "Andatevene via! Che non vi veda pi!". Ed era cieco!
Mentre parlava, la voce di Marsh si era fatta sempre pi bassa: le ultime parole gli uscirono di bocca come un gemito doloroso.
Devo farvi soltanto un'altra domanda, disse il giudice dopo un momento. Avete in qualche modo partecipato all'avvelenamento del vostro padrone?
Io! Eccellenza!... Io avvelenare il mio colonnello!
Questo grido, che segu il precedente doloroso mormorio, colp la folla per la sua schietta sincerit.
Non ho altro da domandarvi, disse il giudice.
Ma Marsh rimase immobile, finch un inserviente gli tocc il braccio. Allora si mosse pesantemente, usc dal palco e si arrest come stupito. Alla fine alz gli occhi verso il giudice.
Posso... posso andarmene, eccellenza?
S, disse lord Horfield. L'offesa che avete fatta alla legge vi  perdonata.
Marsh si volt e usc dall'aula senza guardare n a destra n a sinistra. Mentre passava, alcune persone gli fissarono gli occhi addosso, ma la maggior parte dei presenti si sent costretta ad abbassarli. C'era nel suo viso qualcosa che proibiva di guardarlo.
...
.
...
CAPITOLO 39.
...
.
...
La stessa sera, nella loro grande casa di Sussex Square, lord e lady Horfield, quella coppia cos strana e, a quanto sembrava, male assortita, pranzavano soli. Lady Horfield era stata di nuovo al processo e ne era tornata eccitatissima e con la mente in trambusto per gli avvenimenti sensazionali di quel giorno. Lord Horfield, secondo la sua abitudine, era passato un momento al Circolo dopo l'udienza, ed era arrivato a casa circa un'ora prima del pranzo. Pranzavano sempre alle otto e mezzo. Al giudice piaceva che in casa sua si rispettassero le cerimonie e non disdegnava una certa pompa: a tavola, lui e sua moglie erano sempre serviti dal maggiordomo e da due camerieri. Il cuoco era un cordon bleu di grande fama. Tutto era fatto a dovere: sulla tavola c'era la lista delle vivande, fiori, argenteria antica, magnifici cristalli, il giudice se ne intendeva, e vini scelti come le vivande. Nel caminetto ardeva un gran fuoco di legna. Alcuni bei quadri della scuola inglese: due Constable, un Morland, un Gainsborough, un Copley Fielding, eccezionalmente buono, erano appesi alle pareti. Le imposte chiuse e le tende di seta color oro scuro riparavano dall'aria invernale di quel marzo cos freddo. E il giudice era di buon umore.
Gli avvenimenti di quel giorno, qualunque fosse l'effetto che avevano prodotto su lady Horfield, su Guglielmo Marsh, sull'accusata, su Marco Keane, su Gaia, su tutti gli altri che vi avevano assistito, non avevano prodotto sul giudice n stanchezza n abbattimento, n una penosa agitazione. Dopo essersi riposato e aver fumato un sigaro al Circolo, se ne era venuto a casa in ottime condizioni di spirito, aveva fatto un bagno, si era messo lo smoking, aveva bevuto un cocktail fatto con un po' di cognac vecchio, e adesso gustava il suo pranzo con la competenza di un perfetto e raffinato ghiottone.
Invece, sua moglie, che quella sera era vestita di verde, non aveva appetito. Prendeva ogni pietanza che le veniva presentata e ne inghiottiva di malavoglia un boccone o due, guardando di sottecchi suo marito per vedere se si accorgeva che non mangiava quasi nulla. Poi, rigirava il cibo con la forchetta, tanto per fare qualcosa, e subito dopo, il maggiordomo o uno dei camerieri portavano via il suo piatto.
La conversazione languiva, ma quei silenzi piuttosto prolungati non turbavano il giudice che si godeva le pietanze raffinate, il vino e l'intimit ricca di quella vasta sala bene ammobiliata, dopo aver passato tante ore nell'aria viziata dell'aula della Corte di Giustizia.
A quanto sembrava, i pensieri che si seguivano nella sua mente erano tutt'altro che tristi, poich mangiava e beveva, mentre spirava dal suo viso, lungo e affilato, un'aria di serenit: ogni tanto un sorriso che metteva in mostra i suoi denti gialli gli spuntava sulle labbra.
Finalmente il dessert fu posto sulla tavola e tutti i domestici uscirono.
Rimango con voi, Horfield?... domand la moglie con voce malsicura, dandogli un'occhiata e poi distogliendo subito gli occhi da lui. Oppure, preferite starvene qui solo a bere il vostro vino?
Potete rimanere, cara, potete rimanere.
Lady Horfield represse un goffo movimento gi iniziato per alzarsi e si accomod un po' meglio sulla sedia.
Vi siete divertita, oggi? continu suo marito in tono cordiale. Molto interessante, non  vero? E anche molto drammatico!
Mi  sembrata... ma naturalmente io non sono pratica di queste cose... oh, Horfield!  stata una cosa terribile!
Non mi ha mai mandato quel suo vino di Porto! mormor il giudice alzando il bicchiere. E ormai, se m'intendo un poco di uomini, non me lo mander pi!
Che Porto? domand sua moglie agitando le mani. Il Porto di chi?
Keane possiede uno squisito vino di Porto del milleottocentosettantaquattro. Lo apprezzai molto l'altra sera quando pranzammo da lui ed egli mi aveva promesso di mandarmene qualche bottiglia.
Allora ve le mander certo.
Non credo, ma staremo a vedere. Forse potrete ricordarglielo quando l'incontrerete di nuovo... in un'esposizione di pittura!
Ma non l'incontrer pi... no, certo! Fu soltanto per... voglio dire che sir Marco non desiderava...
Non me ne importa, cara. Son contento che abbiate un cavaliere. Considerata la vostra et, non siamo pi nessuno dei due nel fior degli anni, credo che abbiate avuto un vero successo con Keane! E lady Keane ha preso la cosa con un sangue freddo ammirevole. A proposito, avete notato nulla oggi, al processo?
S... no... non ne sono sicura. Che cosa?
Che in qualche momento c' una strana somiglianza tra lady Keane e la signora Paradine?
Oh, certo!...
S, qualcosa nella bocca e negli angoli degli occhi. Anche nella forma della testa. C' una somiglianza.
La sua voce esprimeva a momenti una profonda soddisfazione.
Ma lady Keane  cos differente... cos... c' qualcosa nel suo carattere...
Non parlo del carattere, ma del fisico! disse lord Horfield con improvvisa asprezza.
Oh, ecco... se volete dire... ma io non me ne sono accorta.
Ma di che cosa vi accorgete, allora, mia cara? Vediamo un po'!... Per esempio, quando venne interrogato Guglielmo Marsh, vi accorgeste che mentiva?
Non ne ero sicura... non potevo proprio...
Gi, me lo immaginavo! E quando la signora Paradine ha reso la sua testimonianza, vi siete accorta che era falsa?
Ma potevano dire il falso tutt'e due? Sembra poco probabile che...
Siete davvero poco adatta per il compito di giurato.
Non vorrei a nessun patto far parte di una giuria! Non potrei mai indurmi a... Quelle povere creature sono messe nelle mani di peccatori come loro! E le donne anche! Mi era odioso vedere quelle tre donne che facevano parte della giuria; forse loro saranno un po' pi misericordiose degli uomini.
Non lo credete, cara. Proprio il contrario: le donne sono le pi spietate verso le altre donne!... Adesso che le donne, continu dopo aver bevuto un sorso di Porto, fanno parte della giuria, c' meno misericordia, per dire come dite voi, di quanta ce n'era prima, quando la giuria era composta solo di uomini. E l'ultima deposizione di Marsh, quando l'ho richiamato, che impressione vi ha fatto?
Socchiuse gli occhi, si rovesci indietro comodamente sulla sedia, tenendo in mano il bicchiere, e scrut attento il viso di sua moglie.
Terribile!  stata una cosa terribile. Pareva impossibile che... eppure c'era qualcosa...
S? Continuate!
Si poteva credere che non mentisse, allora...
Ah! E cos anche voi...
Lasci il bicchiere e, curvandosi un po' in avanti, disse con voce acuta e tagliente:
Ditemi le vostre impressioni, ditemele esattamente.
Oh, Horfield, ho avuto l'impressione che in quel momento egli dicesse la verit, ma che vi si sentiva costretto contro volont. Come pu un uomo dire una cosa simile, se non  vera?
Quell'uomo non poteva mentire e non ha mentito. Non lo vedremo pi nell'aula. Se ne  fuggito via, lontano da tutti, come un capro espiatorio. Le ultime parole del suo colonnello gli risoneranno negli orecchi fino all'ultimo giorno della sua vita, se  vero che io conosco un poco il carattere degli uomini!
Il suo viso aveva preso un'espressione pi dura; improvvisamente sembr assai invecchiato.
Mormor:
Oggi quella donna ha compreso di averlo perduto per sempre... qualunque cosa accada... domani.
Cosa? Non ho sentito... Che avete detto?... Qualcosa circa domani?
Domani voglio arrivare al verdetto anche a costo di finir tardi.
Quante preghiere dir stanotte perch sia dichiarata innocente! esclam lady Horfield, col viso alterato, ricominciando ad agitare le mani.
Pregate, pregate quanto volete!... disse suo marito. Ma le vostre preghiere non cambieranno il corso della Giustizia. Farrell oggi ha condotto il suo interrogatorio e ha parlato da maestro.
A me  sembrato vergognosamente crudele! esclam lady Horfield. Ha chiesto che quella povera donna fosse condannata a essere impiccata. Voleva che la condannassero. Non mi domandate mai di ricevere ancora qui sir Giuseppe, perch davvero...
Che sciocchezza  questa? esclam irritato lord Horfield. Farrell  il pubblico ministero. Non lo capite?
Non m'importa affatto che egli sia o no il pubblico ministero. Il suo discorso  stata la cosa pi terribile che io abbia mai udita. Io non difendo il tradimento... se essa ha tradito. Per quando una donna  innamorata alla follia di un uomo (ma non c' uomo che possa comprenderlo, perch non c' uomo che possa innamorarsi cos) e ha fatto la serva e poi  stata tolta dal suo ambiente, pu darsi che nel suo cuore tornino a galla quei sentimenti... c' qualcosa in quel Marsh, in quel disgraziato che potrebbe...
Difendete l'adulterio, adesso? domand il giudice con la sua voce pi blanda. E poi ha tradito il padrone, cieco, che diceva di amare con tutto il cuore!
Non lo diceva soltanto, Horfield! Quel pover uomo amava veramente il suo padrone. Quando ha pronunziato le ultime parole, prima di andarsene, era affranto. Mi ha fatto...
Esit, poi si fece coraggio e continu piena di spavento:
Mi ha fatto venire in mente Giuda: egli se ne and... e s'impicc.
E quell'uomo  andato invece nella bettola pi vicina a ubriacarsi! disse il giudice.
Ma, mentre pronunziava queste parole, guard sua moglie con una certa pensierosa maraviglia, non del tutto scevra di ammirazione. Poi soggiunse:
Mi pare che sprechiate la vostra piet per qualsiasi mascalzone che ingombra questo mondo!
S,  vero! Mi fanno compassione! esclam lady Horfield con quella improvvisa energia che di tanto in tanto rivelava il fuoco che ardeva nel suo corpo grottesco, il quale produceva sempre, su chi la vedeva, una cos brutta impressione. E chi merita pi compassione degli uomini (e delle donne, anche, naturalmente) che hanno peccato?
La punizione fa parte di tutto il sistema delle relazioni sociali, rispose il marito. Anzi, ne  una delle parti pi necessarie.
Ma la vita, Horfield, non ci punisce abbastanza? Perch dobbiamo farci del male l'un l'altro? Noi non abbiamo il diritto di essere crudeli. Se c' una cosa di cui son sicura  questa.
A un tratto, con una mossa goffa e pure in lei stupefacente, si protese sopra la tavola, urtando un bicchiere, e disse con voce tremante:
Horfield, caro, non siate pi crudele! Smettete di esser crudele! Voi credete che ci vi dia soddisfazione, ma vi sbagliate! Non ve la d affatto! Non pu darvela! ... ... un'illusione!
Sembr maravigliata di se stessa di aver parlato cos chiaro, perch un lampo di stupore rese ancor pi grottesco il suo viso; alz le sopracciglia verso i riccioli che le coprivano in parte la fronte rugosa e le brill negli occhi quell'espressione di maraviglia che  propria di chi  sorpreso di se stesso.
Si! soggiunse, tirando il fiato. Io posso comprenderlo... l'ho compreso... da molto tempo.
Avete rovesciato un bicchiere! disse lord Horfield con una voce fredda come l'acciaio, mentre sul viso gli comparivano delle chiazze rosse.
Oh! Come? Dove?
L, disse Horfield, indicando col dito il bicchiere rovesciato.
Che stupida sono! Faccio tutto male! disse essa raddrizzando il bicchiere e rimettendolo a posto sulla tavola con tanta violenza, che all'urto lo stelo della coppa si spezz.
Oh, datemelo! grid il marito esasperato.
Si alz, si pieg sulla tavola, raccolse i due frammenti (la coppa era intatta) e si avvicin alla credenza, rimanendo l fermo con le spalle volte alla tavola, a guardar sua moglie in un pannello dello specchio della credenza. Dopo tutti quegli anni... sua moglie aveva osato! La guardava con attenzione come se non la conoscesse.
Lady Horfield cominci ad alzarsi.
Horfield, perdonatemi!... Io sono costretta... sento che devo...
Sedetevi, Sofia! esclam il marito, voltandosi bruscamente.
Quella ricadde a sedere, fissandolo con uno sguardo disperato.
Il giudice torn presso la tavola, prem col piede il campanello elettrico vicino alla sedia e attese. La porta si apr quasi subito e apparve il maggiordomo seguto da un cameriere che portava un vassoio d'argento col caff. Il maggiordomo portava in un vassoio pi piccolo una scatola di sigari avana, uno spuntasigari e un accenditore. Il caff fu servito senza che nessuno parlasse. Si ud soltanto il rumore della tazza e del piattino che lady Horfield aveva preso con le sue manine sempre in agitazione.
Cognac, eccellenza? domand il maggiordomo.
S, rispose il giudice.
Gli fu portato il cognac.
Il maggiordomo stava per deporre la bottiglia sulla credenza, quando lady Horfield esclam:
Ne voglio un poco anch'io.
Oh, chiedo scusa a vostra eccellenza!
Gi... non lo prendo mai... ma stasera lo prender.
S, eccellenza.
Basta, grazie.
Il maggiordomo e il cameriere se ne andarono. Allora il giudice, col suo solito fare agrodolce, le disse:
Stasera avete detto delle sciocchezze pi grandi del solito, Sofia. Vi avevo detto di non venire ad assistere a questo processo. Siete troppo eccitabile e troppo priva di cervello per comprendere i procedimenti della Giustizia. Sar meglio che domani rimaniate a casa.
S, s, rimarr... se mi promettete soltanto di non cedere a...
State zitta, Sofia! Come osate parlar cos di un giudice della Regia Corte Criminale?
Non vi accanite contro quella povera donna. Io non so che cosa ha fatto... come possiamo esserne certi?... Nessuno l'ha vista mettere il... Non ci sono prove sicure. Forse  stata lei, ma... Horfield, non mettetevi sulla coscienza la morte di un'altra povera donna!... Credete che io non veda, mi credete stupida, lo so. Ma da tanto tempo ho veduto crescere in voi questa passione... il bisogno di... Come potete desiderare di dare una donna al carnefice? Nessun uomo ha il diritto... Sapete quali sono i miei sentimenti, Horfield. Non credete che io vi critichi: mi siete tanto superiore! Non oserei mai farlo. Ma per una volta almeno ascoltatemi e resistete a quell'orribile...
Bevete il cognac, se volete, e poi lasciatemi solo. Siete vittima di un'immaginazione sfrenata. Perch qualche volta, per la mia professione, mi tocca condannare a morte dei delinquenti, vi immaginate che ci mi faccia piacere!
S, vi fa piacere, vi fa piacere, Horfield!  il vostro godimento quello!  diventato il piacere pi grande della vostra vita quello di...
A un tratto, il giudice si curv sulla tavola e con le dita lunghe e ossute afferr il polso della moglie.
Ne avete mai parlato con Keane? domand in tono severo.
Il viso di lady Horfield perdette un po' del suo colorito intenso: non divent pallido, ma parve quasi sbiadirsi. Le guance le si appiattirono. Apr la bocca, ma non pronunzi nemmeno una parola. Una delle sue manine batteva nervosamente sulla tovaglia, l'altra fremeva sotto la stretta di suo marito.
Mi sentite? domand lord Horfield.
S.
Glielo avete detto? All'esposizione di pittura... stavate parlando di questo?
Horfield, io ero in preda alla disperazione. Sir Marco era il suo difensore... Pensai che dovessi... pensai che, forse, se io... egli avrebbe potuto fare di pi per lei. Fu soltanto per questo. Sentii che era come un dovere per me... Pensai che Dio mi avesse assegnato quel compito... perch sono vostra moglie... il dovere di tentare di...
Pazza! Pazza che non siete altro! Vecchia pazza! grid Horfield respingendo violentemente la mano di lei che aveva tenuto stretta per il polso.
Poi, con sprezzante amarezza, soggiunse:
Questo  il modo di amare delle donne! Certo ne avevo il sospetto! Il vostro contegno con Keane; e i suoi tentativi per conquistarmi! La pigliava larga, l'amico! E cos, voi due vi eravate messi in mente di potermi giocare. Che assurdit! Son contento di aver veduto anche questa! Ecco, cara, domani sera voi e lui comprenderete meglio l'intimo significato di uno dei migliori libri di Balzac! L'avete mai sentito nominare? Les illusions perdues. Affascini pure i giurati, faccia pure tutto quello che diavolo vuole!
Si alz e lentamente si appress al caminetto col sigaro in mano e la testa un po' piegata. Quando fu vicino al fuoco, si volt verso la moglie e, raddrizzandosi, riprese:
Domani quando si riaprir l'udienza, udiremo uno dei pi bei saggi di quell'ardente retorica, di quella che gli Americani chiamano pittorescamente "roba da singhiozzi", che si siano mai uditi al Palazzo di Giustizia. Il grande attore in piena forma. Eppure, non so; mi ha l'aria di non poterne pi, di essere finito, quell'uomo!
Cess di parlare, port il sigaro alle labbra e, trattane una boccata di fumo profumato, segu con occhi sorridenti la nuvola che saliva lentamente verso il soffitto.
Voi e Marco Keane siete divenuti cos intimi quest'inverno, che forse egli vi avr messo a parte del suo segreto. Ve l'ha detto?
Lady Horfield che si era seduta di fianco sulla sedia e, con la testa piegata in avanti, continuava a guardare suo marito, balbett:
Segreto? Non so... non abbiamo mai...
E allora ve lo dir io! Keane  pazzamente innamorato della signora Paradine: oggi, all'udienza, quando ho richiamato Marsh, Keane ha ricevuto un colpo mortale!
Oh, Horfield!
Vecchia sciocca! riprese il giudice guardando la moglie e sorridendo. Fate dei pasticci e non sapete dove andate a finire; non sapete quali sono le mire di quelli con cui avete a che fare!... Siete proprio una delle tante creature stupide e inutili che fanno confusione nel mondo! E vi siete immaginata di poter fare il vostro giuoco contro di me senza sbagliare!
Poi con uno scatto brutale:
Andatevene a letto! Ne ho abbastanza di voi e delle vostre stupidaggini!
Lady Horfield si alz e, enorme e massiccia come una torre, rimase per un momento vicino alla tavola, alla quale si appoggiava con una mano.
Dovevo farlo, Horfield! Non potevo agire diversamente. Non sapevo che... sir Marco... fosse... come avete detto. Non l'ho mai sospettato, ma non ha nessuna importanza. Horfield, voi sapete che in tutta la mia vita io non ho avuto mai altro pensiero che voi e non posso sopportare che voi...
Andatevene a letto!
La signora s'incammin verso la porta: tremava.
Sono una stupida, lo so, e fo dei pasticci; ma qualcosa capisco anch'io. Horfield, non potrete mai trovare la felicit, la vera felicit nella miseria e nella disperazione altrui. Nessuno lo pu. Cercate, cercate un'altra via prima che sia troppo tardi per voi!...
Andatevene a letto!
Lady Horfield apr la porta e alla meglio usc dalla stanza. Il giudice gett il sigaro nel fuoco, appoggi le braccia sulla mensola del caminetto e la testa sulle braccia.
"Le donne! Quanto parlano!" mormor.
Rimase in quella posizione, col viso nascosto, per due o tre minuti. Poi, sollev il capo, si volt e, camminando lentamente come un invalido, torn vicino alla tavola. Il cognac che lady Horfield aveva chiesto era ancora l, intatto. Il giudice lo guard, prese il bicchiere, e bevve.
"Il suo cognac!" mormor.
Si sed e afferr l'altro bicchiere; mentre lo alzava mormor:
"E domani il verdetto..."
...
.
...
CAPITOLO 40.
...
.
...
La mattina dopo faceva un freddo pungente da inverno e nelle prime ore c'era stata anche qualche raffica di nevischio. Gaia ebbe una lotta con se stessa. Si era messa d'accordo con Giuditta Flaquer di "arrivare sino in fondo" e quindi di recarsi al Palazzo di Giustizia in quell'ultimo giorno del processo. Giuditta era sicura che il processo sarebbe terminato quel giorno. Ma quando la cameriera entr in camera per portarle il t e per accenderle il fuoco, Gaia fu presa da una depressione nervosa e da un ardente desiderio di andarsene lontano, lontano da Londra, e di seppellirsi di nuovo nel cottage del Surrey.
L, nessuno l'avrebbe osservata, non sarebbe stata obbligata a far nulla, e avrebbe potuto sapere il risultato di quell'orribile processo, sola e lontana da tutti quegli occhi indiscreti. Cos, se le fosse avvenuto di non potersi pi frenare, e sentiva che la resistenza dei suoi nervi era agli estremi, non ci sarebbero stati che due domestici a cui nascondere le proprie condizioni di spirito. Se poi non fosse riuscita a finger bene, quelli forse non avrebbero compreso n la ragione n la profondit del suo turbamento. A Londra, invece, tutti le sarebbero stati con gli occhi addosso e avrebbero fatto una quantit di chiacchiere. Si era gi accorta che la signora Clemm e Baker si perdevano in congetture sul conto suo e cercavano di spiegarsi in qualche modo le sue assenze giornaliere, le uscite misteriose fatte a piedi, il fatto che non tornava a casa per la colazione e che rientrava tardi nel pomeriggio. Marco, a quanto essa credeva, non si era accorto di nulla; ma egli non era in condizione di osservare nulla perch era in uno stato di disperato accecamento e, se pur pensava a lei, era unicamente per cercar di nasconderle le passioni che lo tormentavano. La sera prima, durante il pranzo, egli non aveva fatto alcuna allusione agli avvenimenti di quel giorno. Aveva parlato pochissimo, aveva mangiato appena e, subito dopo pranzo, le aveva dato bruscamente la buona notte e se n'era andato nella biblioteca. L si era chiuso dentro e per tutta la sera essa non l'aveva pi veduto e non l'aveva udito muoversi. Aveva una pessima cera e di tanto in tanto l'espressione dei suoi occhi le aveva fatto paura. Il suo era lo sguardo di un uomo assolutamente inconscio di tutto ci che lo circondava, assorto nel pensiero di una disperata impresa in cui aveva impegnato tutte le sue forze intellettuali, e di cui doveva da solo portare il peso. Ci dava a Gaia una dolorosa, acuta sensazione della profonda solitudine dello spirito umano nei momenti di crisi. Marito e moglie dovevan formare un corpo solo? S; questo, forse, era possibile. Il libro di preghiere lo affermava e gli uomini credevano a quell'affermazione e l'accettavano. Ma uno spirito solo, no, mai!
"Marco e io non siamo mai stati una cosa sola," disse dentro di s Gaia, dolorosamente "e non lo saremo mai!"
Eppure lo amava e, cosa strana, anzi, non lo aveva mai amato tanto. Prima di allora lo aveva amato ammirandolo, godendo del suo ingegno e dei suoi successi, della sua maschia forza fisica e intellettuale, fiera che egli fosse orgoglioso di lei e della loro vita coniugale. Adesso lo amava con l'impeto di una piet appassionata, col cuore che versava lacrime per lui e per se stessa. Le sofferenze di lui l'avviluppavano come una camicia di Nesso; il suo disperato silenzio la opprimeva.
Aveva promesso di trovarsi con Giuditta nell'appartamento di Hallam Street e vi si rec all'ora fissata tremando, nonostante la sua pelliccia, sotto le raffiche del vento di marzo, come sotto un incubo. Ma, anche mentre saliva le scale che portavano al secondo piano della casa, dov'era l'appartamento dell'amica di Giuditta, perfino allora, non aveva deciso se andare o no al Palazzo di Giustizia.
"Probabilmente non ci andr," pensava. "Lascer un biglietto a Marco e torner nel Surrey."
Le apr la porta Giuditta, anch'essa tutta impellicciata.
Arrivate proprio a tempo! le disse mentre la baciava. Dobbiamo andar via subito. Vostro marito comincer la sua arringa appena si aprir l'udienza. Pap  sicuro che oggi si avr il verdetto, salvo il caso che i giurati non riescano a mettersi d'accordo.
Fece per uscire senz'altro dall'appartamento, ma Gaia l'arrest.
Lasciatemi entrare un momento, Giuditta.
Certo! Ma che c'?
Giuditta si tir indietro, Gaia entr e chiuse la porta. Subito disse:
Non so se verr, Giuditta!
No?... Ma dovete venire!
Ho pensato... mi  venuta l'idea di tornare oggi nel Surrey, invece di venire al processo.
Giuditta pose le mani sulle spalle della sua amica e, guardandola negli occhi, le disse:
Non venite! Vi comprendo. Son certa di comprendervi. Ma abbiate coraggio e rimanete; credo che sia la miglior cosa.
Ma, Giuditta, quella donna sar condannata?
Non lo so.
Che cosa crede vostro padre?
Crede che probabilmente i giurati non riusciranno a mettersi d'accordo.
E se si mettono d'accordo?
Giuditta esitava.
Se riescono a mettersi d'accordo, vostro padre crede che sar condannata?
Pap non lo sa. Nessuno lo sa.
Ma la crede colpevole?
Temo di s, disse Giuditta alzando leggermente le spalle. Dopo quello che abbiamo udito ieri! Dopo le confessioni di quell'uomo!
Ma ci son le prove?
No, c' la certezza derivante da tutte quelle circostanze... C' ancora una probabilit di salvezza per lei, ma debolissima. Vostro marito qualche volta ha saputo fare dei miracoli coi giurati!
Mi  sembrato... ho avuto l'impressione...
Ebbene?
Non vi pare, Giuditta, che Marco, interrogandola come l'ha interrogata, abbia nociuto alla sua causa? Io non m'intendo di queste cose; non ho mai assistito a un processo prima di questo. Per, non posso fare a meno di pensare che sir Giuseppe Farrell debba aver letto nella mente di Marco e agito in conseguenza e che...
Gaia s'interruppe. Giuditta non disse nulla. Sembrava provasse un penoso imbarazzo.
Se  cos e se sar condannata appunto per questo, che far Marco? disse Gaia.
Giuditta non rispose alla domanda; ma disse con profonda seriet:
Non dovete fuggir via. Non lo comprendete? Dopo ci che avete detto, dovete comprenderlo. Credo che sarebbe quasi una vigliaccheria.
Gaia arross e abbass gli occhi.
Non siete del mio parere? domand Giuditta con dolcezza.
Rimasero tutt'e due in silenzio, per un momento. Poi Gaia disse:
Verr; ma se sar condannata?
E se sar assolta?
Giuditta non pot fare a meno di pronunziare queste parole, ma appena le ebbe pronunziate se ne pent amaramente. Il suo cervello aveva preso il sopravvento sul suo cuore.
Andiamo! esclam indispettita contro quel suo acuto cervello che non sempre riusciva a tenere a freno, sebbene in fondo fosse piena di delicatezza. Dobbiamo vedere come andr a finire. Ci sono delle cose nella vita che richiedono di esser vedute sino in fondo. E questa  una di quelle.
Gaia si volt senza pensare e le due amiche uscirono dall'appartamento.
Presero un tass e Giuditta disse all'autista di portarle a Old Bailey.
Vanno al processo? domand l'autista.
Giuditta assent col capo.
Darei non so che cosa per sentirne la fine, riprese l'autista. Credo che sia stata lei; forse sir Marco Keane riuscir a farla assolvere.
Il pubblico pi umile ha una gran fiducia nell'ingegno di sir Marco! disse Giuditta quando il tass si mise in moto. Forse oggi egli giustificher una volta di pi questa fiducia; ma bisogner che faccia anche i conti con lord Horfield!
Giuditta! disse Gaia con voce tremante. Non mi maraviglierei affatto che a Marco venissero meno le forze durante l'udienza.
Oh, no!
Ieri sera a pranzo aveva una pessima cera.
E stamattina?
Non l'ho veduto. Non  venuto in camera mia. Ci viene sempre, ma stamattina non  venuto.
No, non gli verranno meno le forze. Vedrete che appena sar al suo posto si sentir benissimo e pieno di vigore. Io li conosco questi vecchi avvocati: sono come dei grandi attori che possono anche arrivare alla porta del teatro credendosi prossimi a morire, ma, appena sentono l'odore del palcoscenico, riacquistano tutte le loro forze e la loro bravura. Vedrete che ho ragione io.
Lo spero, disse Gaia che pensava al silenzio e alla solitudine dei dintorni del suo cottage nel Surrey.
Quella terribile giornata era soltanto al principio!...
Davanti a Old Bailey c'era molta folla. Quei sensazionali avvenimenti degli ultimi giorni, divulgati dai giornali, avevano attirato l'attenzione del pubblico. La febbre della curiosit si era impadronita della citt. Nei Circoli si facevano scommesse sulla condanna o sull'assoluzione della signora Paradine.
La signora Blason sosteneva che sarebbe stata condannata, ma gli altri non ne erano cos sicuri. Un membro del Governo, notissimo per la sua passione per le scommesse, aveva scommesso cento contro uno che i giurati non si sarebbero messi d'accordo.
Con la loro veletta sul viso, Gaia e Giuditta lasciarono il tass e, con grande difficolt, aiutate da un gigantesco metropolitano, riuscirono a raggiungere il Palazzo di Giustizia che sembrava in quel momento il centro di un mondo orribile.
 l'ultimo giorno, signore!... disse il loro amico, in tono cordiale, mentre le accompagnava all'ingresso della galleria. Oggi, presto o tardi, ci sar il verdetto. Da quando son qui non ho mai visto una folla come questa! Un momento!
Mentre Gaia entrava nella galleria affollatissima, ud una voce a lei familiare, che parlava con la chiarezza e con la calma sicura di un consumato oratore. Era la voce di Marco; le dette l'impressione che egli fosse padrone di s, pieno di decisione e con la mente lucidissima. Dette un'occhiata a Giuditta, che sussurr:
Che vi avevo detto io? Il grande attore ha sentito l'odore del palcoscenico!
Gaia non sapeva da quanto tempo suo marito stesse parlando: in quel momento, commentava il discorso che sir Giuseppe Farrell aveva fatto il giorno prima e certo i suoi commenti erano quanto mai aspri e severi. Con un'espressione di profondo disprezzo, disse:
Signori giurati, nella mia lunga e varia esperienza forense, non ho mai assistito a un attacco cos crudele, cos subdolo contro un accusato, contro un'accusata, anzi, un attacco cos velenoso e confortato da cos scarse prove, quale  stato quello al quale abbiamo dovuto assistere in quest'aula.
Continu su questo tono per qualche tempo, esaminando il principio del discorso di sir Giuseppe, le sue parole "brutalmente schernitrici", circa le relazioni esistite tra l'accusata e quel cavalleresco americano che, per motivi puramente altruistici, aveva salvato una fanciulla da una vita peggiore della morte, poi il "grottesco tentativo" di presentare come una colpa dell'accusata il fatto che essa, avendo studiato il metodo svedese di massaggio, "famoso in tutto il mondo", si fosse fatta chiamare per motivi professionali, "massaggiatrice svedese" autorizzata.
Non c' stato nulla, egli disse, di tanto insignificante e di tanto innocuo che sia sfuggito alla insidiosa attenzione dell'egregio pubblico ministero. Ma il fatto  che questi, come io spero di convincervi, ha cercato di costruire un edificio senza disporre dei materiali necessari. Ha dovuto tentare di costruire su indizi, senza avere a sua disposizione nulla di tangibile, e in questa sua opera si  trovato in serie difficolt, tanto che in certi momenti del suo discorso, mi fece compassione. Ma poi, e qui si ferm un istante guardando i giurati, la mia inclinazione alla piet si trasform in giustificata indignazione, quando mi parve che l'egregio pubblico ministero volesse trascurare completamente il fatto che nelle nostre Corti di Giustizia inglesi, ci che vogliamo noi, per giungere a stabilire la colpevolezza dell'accusato, non sono insinuazioni per quanto abili, n induzioni, per quanto sinistre, ma la prova. Vogliamo la prova!... Ripet la parola alzando la voce potente in modo da farla risonare per tutta l'aula affollata. L'egregio pubblico ministero ha il compito di provare che la mia cliente  un'assassina e una fredda calcolatrice. Vediamo se egli ci ha dato queste prove. Non c' null'altro che possa servire allo scopo; le ipotesi, i sospetti sono inutili, le possibilit e le probabilit non sono da prendersi in seria considerazione. In Inghilterra, signori giurati, per mandare alla forca un essere umano, pieno di vita e di quella gioia di vivere che tutti sentiamo, nel pieno possesso delle sue facolt, si deve dare la prova che esso  colpevole di avere ucciso deliberatamente. Vediamo ora se l'egregio pubblico ministero ha dato qualche prova o la parvenza di una prova della colpevolezza della mia cliente. Mettiamo da parte passione e preconcetti ed esaminiamo freddamente ci che l'egregio pubblico ministero ha ritenuto idoneo a esservi presentato come prova che la mia cliente  colpevole e deve quindi essere condannata, ancora giovane, ancora piena di vita, all'eterno silenzio dal quale non vi  ritorno.
Gaia rimase sorpresa della forza della voce e dell'energia di suo marito. Era mai possibile che fosse lui quell'uomo dall'aspetto stanco, con la disperazione dipinta sul viso, dallo sguardo sfuggente, dal contegno imbarazzato, col quale aveva pranzato la sera prima e che, terminato il pranzo, era fuggito a chiudersi nel suo studio per rimanere solo fino alla mattina dopo? Era venuta al processo nervosa, preoccupata per ci che poteva accadere all'accusata, ma anche al suo avvocato difensore. Certo, i suoi timori erano infondati, perch era chiaro che Marco era nel pieno possesso delle sue facolt, pieno di ardore combattivo e di fiducia nel risultato dei propri sforzi. Com'era accanito nel suo odio per sir Giuseppe Farrell! O forse simulava soltanto quell'indignazione per impressionare i giurati? Gaia non ne era sicura e, data un'occhiata a Giuditta, che la stava osservando, le chiese:
Ma  sincera, Giuditta, non  vero?
Che cosa?
L'indignazione di Marco contro il pubblico ministero.
Terribilmente sincera! rispose Giuditta a bassa voce. Vostro marito sa che lui stesso ha dato lo spunto a sir Giuseppe e perci lo odia.
Gaia fu invasa di nuovo dal terrore nervoso; la paura le cagionava un vero malessere.
Marco continuava a esaminare con mente fredda l'operato del pubblico ministero.
Durante questa parte della sua arringa mise da parte tutte le arti della retorica; parlando senza cedere n alla passione n alla collera, si rivolse alla mente piuttosto che al cuore dei giurati.
Tratt di quello che egli chiam "il fatuo brancolare del pubblico ministero per arrivare a scoprire un motivo plausibile del delitto che si voleva attribuire all'accusata". Dov'era mai il motivo per un delitto come quello attribuito all'accusata? Il pubblico ministero, al principio del processo, non aveva potuto far altro che sottoporre ai giurati un ammasso di assurdit concernenti la supposta infelicit dell'accusata nella sua vita coniugale. Esamin separatamente le deposizioni di vari testimoni, domestici e altre persone, che erano stati chiamati a deporre sugli accessi di cattivo umore del colonnello Paradine, cattivo umore che sfogava su sua moglie.
Baruffe in famiglia! defin Keane quegli sfoghi. Dissensi che si verificano in nove famiglie su dieci!... Ma credete voi che le persone che non siano addirittura pazze e quindi irresponsabili, commettano degli omicidii a sangue freddo per una tempesta in un bicchier d'acqua, per delle questioni da nulla che si verificano in tutte le famiglie, per dei disaccordi momentanei e senza importanza? Se fosse cos, quale moglie, quale marito, potrebbero sentirsi sicuri?
Tutto ci fu detto quasi con leggerezza: ma il tono di Keane cambi del tutto e divenne grave e profondo, quando egli, subito dopo, continu:
Dell'altro movente del delitto, cio del movente improvvisato che il pubblico ministero ha con effetto cos melodrammatico presentato nel suo discorso e che io chiamer "il movente Marsh", parler pi tardi. Quello  cosa del tutto differente. Adesso, signori, vi risparmier la noia di continuare a insistere sul movente "infelicit domestica" che non ritengo debba esser preso sul serio e che, invece, il pubblico ministero, con errata valutazione delle vostre intelligenze, ha creduto idoneo a suscitare il vostro interesse, finch non ha sperato di trovare qualcosa di meglio. E su questo basta!
Fece un movimento con la destra, come per spazzar via qualcosa.
Poi, cambiando tono, fece un quadro della "vita di devozione dell'accusata lass, in quella casa del Nord dell'Inghilterra, sola col suo eroe cieco", dipingendo la signora Paradine come devotamente affezionata al marito, piena di generoso desiderio di essergli di conforto nella sua sciagura e di portargli quella felicit che soltanto l'amore e la tenerezza di una donna possono dare a un uomo che ha sofferto e che  destinato a soffrire fino al termine dei suoi giorni. A questo punto del suo discorso si valse con grande effetto del fatto che egli conosceva Hindley. Con l'arte di un perfetto scrittore di romanzi, cre, per uso dei giurati, un centro, in cui la signora Paradine era l'eroina e il colonnello Paradine l'eroe travagliato dalle sofferenze; non manc di attirare l'attenzione dei giurati sul fatto che nessun testimonio aveva potuto fornire la prova che la signora Paradine era stata una moglie che non si fosse occupata del marito o indifferente alla sua disgrazia. Perfino quelli dei domestici che "le erano vagamente ostili", non avevano osato giurare il falso e dipingerla come una donna insensibile e soltanto avida di piaceri. Non si era mai allontanata dal marito: tutti l'avevano sempre trovata o con lui o vicino a lui. Aveva sopportato con rassegnazione e con sentimento di profonda carit i suoi scatti di collera e i suoi accessi di cattivo umore e di disperazione.
Dalle parole di Keane, la signora Paradine venne fuori a poco a poco come una donna di un carattere eccezionalmente bello, che aveva dedicato la propria vita all'uomo che amava. In questa parte della sua arringa Keane non accenn che una sola volta a Guglielmo Marsh, limitandosi a nominarlo come uno dei domestici addetti al servizio del colonnello. S'indugi, invece, a lungo sulla signora Paradine e su suo marito, mettendoli in piena luce, presentandoli come due persone che vivevano in una specie d'isolamento romantico, legate da una profonda affezione, rattristate soltanto dalla sciagura di uno di essi.
E cos abile fu la descrizione della vita dei due coniugi a Hindley, che la folla nell'aula ne fu interamente conquistata ed ebbe un vero sussulto quando egli, dopo una pausa breve e improvvisa, disse a voce bassa, ma penetrante:
Ma questa stretta intimit che io ho tentato di descrivervi, signore e signori della giuria, sfortunatamente non fu un'intimit limitata alle due persone che si amavano reciprocamente. Una terza persona fu ammessa a quella intimit: quell'uomo dal carattere fuori dell'ordinario che avete visto e udito in quest'aula, l'attendente del colonnello Paradine, il falso testimone, Guglielmo Marsh, insomma, che ha dichiarato apertamente davanti a voi di aver mancato al suo giuramento di testimone e che, oso affermarlo, vi manc di nuovo quando fece quella dichiarazione.
E continu a parlare di Marsh e del suo carattere in modo da metterlo nella peggior luce possibile, chiamandolo sempre "l'uomo che ha giurato il falso", "colui che si  confessato mentitore e che voi avete veduto e udito in qualit di teste". Dipinse Marsh come uomo dalle passioni furiose e intense, che, divenuto misogino per un disinganno in amore, quando era ancor giovane, aveva vissuto per molti anni la vita di un asceta inasprito e inacidito, "chiudendo in s i violenti desiderii carnali che lo tormentavano e che si facevano sempre pi forti finch lo avevan reso completamente loro schiavo e lo avevano spinto a quella persecuzione della signora Paradine, sulla quale essa con riluttanza, con tanta riluttanza, aveva deposto".
Accenn poi al fatto "cos francamente riconosciuto dall'accusata", che la signora Paradine aveva avuto umili natali, che aveva fatto la donna di servizio e prospett l'ipotesi che Marsh, essendo venuto a saperlo, fosse stato tratto a credere che, col suo esteriore certo impressionante e con la sua impudenza, avrebbe avuto poche difficolt a raggiungere lo scopo desiderato con la moglie del suo padrone, tanto pi che questi era cieco e quindi nell'impossibilit di accorgersi di quanto avveniva attorno a lui. S'indugi alquanto su questa che egli chiamava "persecuzione" della signora Paradine da parte di Marsh, con l'evidente intenzione di arrivare a persuadere i giurati che la testimonianza data dall'accusata in materia rispondeva a verit, e spieg anche la riluttanza di lei a parlar della cosa al marito col fatto che questi, da tanti anni in errore sul vero carattere di Marsh, aveva in lui la pi assoluta fiducia e sarebbe stato quindi profondamente rattristato dalla rivelazione del suo tradimento e della sua bassezza.
Ma finalmente, disse Keane, la cosa dov esser rivelata. Questa disgraziata non pot pi sopportare tale continua, odiosa persecuzione di un libertino respinto e disse al marito la verit.
Lasciando per un momento da parte Marsh e il suo ignobile contegno, Keane pass a esaminare con cura i due accessi che avevano colpito il colonnello Paradine a Hindley, le testimonianze dei medici e il trasferimento della famiglia a Londra "per suggerimento della mia cliente". Non tent di svalutare il fatto che nel corpo del colonnello fosse stato trovato dell'arsenico, ma si content di osservare che sembrava proprio strano che se era stata la signora Paradine a farglielo ingerire in qualche modo (cosa, questa, di cui non si aveva nessuna prova) e non qualche altra persona di casa (salvo che il colonnello non si fosse avvelenato da s) lei stessa avesse poi suggerito di andare a Londra affinch uno specialista di prim'ordine potesse esaminare a fondo suo marito e vedere se avesse davvero qualche disturbo serio.
Un'avvelenatrice avrebbe potuto fare una cosa simile? domand ai giurati. Una simile azione si presenta alle vostre intelligenze come probabile da parte di una donna alla quale si vuole attribuire il delitto, da parte di una possibile avvelenatrice?
Il pubblico ministero aveva affermato che l'accusata aveva provocato il trasferimento a Londra e la visita di un valente specialista soltanto per allontanare da s ogni sospetto quando poi avesse compiuto la delittuosa opera e si fosse sbarazzata del marito. Nel far ci il pubblico ministero aveva certo stimato meno di quello che veramente valesse l'intelligenza dei giurati. Nemmeno un'accolta di scolaretti avrebbe inghiottito una simile sciocchezza; tanto meno, quindi, potevano inghiottirla dodici persone mature di et e di senno e pratiche della vita. Una donna decisa a sbarazzarsi del marito non sarebbe stata tanto stupida da far rilasciare al marito, proprio poco prima di avvelenarlo, da un medico di fama riconosciuta, un attestato di perfetta salute! Il pubblico ministero avrebbe dovuto davvero cercare una spiegazione pi soddisfacente di ci che era accaduto! Ma il pubblico ministero aveva voluto a tutti i costi far credere alla giuria, volente o nolente, che l'accusata era un demonio di audacia e di furberia, ingegnosissima nell'ordire i pi orribili piani e nel prepararne l'esecuzione. Il medico di Londra sarebbe stato chiamato soltanto per sviare i sospetti a delitto compiuto! Questa medesima donna, per, veniva pi tardi presentata ai giurati come quella che si era recata dal marito a spiattellargli l'ignobile intrigo col suo domestico, intrigo che egli non aveva mai sospettato e che, essendo cieco, non avrebbe mai sospettato.
Un demonio, dunque, di astuzia e di accortezza, una previdente organizzatrice e preparatrice di un orribile delitto e, al tempo stesso, una donna cos appassionata e impetuosa da correre dal marito che ha ingannato per rivelargli senza alcuna ragione la propria infamia. Perch non c' alcun indizio che il colonnello Paradine abbia neppur sospettato che qualcosa di scorretto, per non usare un'espressione pi forte, accadesse in casa sua!  concepibile, dunque, una donna simile, oppure essa  soltanto una mal riuscita invenzione dell'egregio pubblico ministero, che non sapeva pi quali argomentazioni presentare ai giurati, dei quali giustamente si preoccupava?
Dopo questa sprezzante domanda, fatta con beffarda amarezza rivolgendosi verso sir Giuseppe Farrell che se ne stava immobile e impassibile sulla sua sedia con aria di suprema indifferenza, Keane venne a trattare di quello che egli chiam "il nocciolo di questa straordinaria, disastrosa vicenda umana".
Due tentativi di avvelenamento con arsenico e niente che provasse che questo era stato acquistato dall'accusata n che l'accusata ne fosse comunque in possesso. Un tentativo, riuscito, di avvelenamento con antimonio, sotto forma di tartaro emetico, e nessuna prova, di nessun genere, che l'accusata vi avesse a che fare! Uno strano mistero davvero! Una strana mancanza di prove! Nemmeno una prova! Nulla, se non ipotesi, congetture, induzioni! E tutto il barcollante edifizio dell'accusa fondato su che cosa? Sulle pazzesche affermazioni di uno spergiuro confesso.
Che cosa veramente accadde, domand Keane, nella casa di Eaton Square il giorno precedente alla morte del colonnello Paradine? Tre versioni sono state poste davanti ai giurati: due dal teste Guglielmo Marsh, e una, una sola, dall'accusata. Guglielmo Marsh, nella prima versione, ha giurato che la violenta scena nello studio del colonnello Paradine era stata cagionata dal fatto che la signora Paradine era andata da suo marito e gli aveva falsamente affermato che lui, Guglielmo Marsh, aveva intenzione di lasciare il servizio del colonnello e aveva confidato a lei questa sua intenzione. Poi, l'accusata, chiamata a deporre, aveva dato la propria versione, secondo la quale si era finalmente indotta a far noto al marito il contegno di Marsh e a chiedergli di licenziarlo. Marsh, infuriato per questa rivelazione della sua perfidia, aveva smentito la signora Paradine, rendendosi cos colpevole della pi grave offesa a un collegio giudicante a cui egli avesse mai assistito nella sua carriera d'avvocato. Successivamente, si era verificata una gravissima irregolarit...
Qui il giudice interruppe Keane e lo richiam all'ordine; non vi era stata alcuna irregolarit, perch richiamare un teste a delucidare un qualsiasi punto sul quale vi siano dei dubbi rientrava assolutamente nella competenza del giudice. L'unico scopo di un processo era appunto quello di fare in modo che tutta la verit relativa alla materia del processo fosse appurata in modo che potesse esser fatta giustizia.
Chiedo formalmente all'egregio avvocato difensore di ritirare queste parole, disse Horfield.
Keane rimase per un momento in silenzio, guardando il giudice con gli occhi pieni di collera; poi, con voce sprezzante:
Benissimo, eccellenza! Obbedisco al vostro ordine e ritiro!
Subito dopo si volt verso la giuria e continu la sua arringa.
Successivamente, si era verificata una cosa delle pi insolite. Guglielmo Marsh era stato richiamato, sebbene dopo le contestazioni fattegli da lui, avvocato difensore, l'egregio pubblico ministero non si fosse preso la briga di sottoporlo a nuovo esame e aveva avuto facolt di fare ai giurati una specie di confessione, cosa, questa, alla quale lui, Keane, nella sua carriera d'avvocato non sapeva trovare precedenti! E che confessione era stata mai quella! Un disumano, repulsivo tentativo di smentire ci che l'accusata aveva rivelato con riluttanza, riluttanza cos forte che tutti dovevano essersene accorti, circa la persecuzione di cui il teste l'aveva fatta oggetto, asserendo che al contrario era lei che aveva perseguitato lui con le sue attenzioni. Punto dalle brutte verit esposte dall'accusata, Guglielmo Marsh aveva pensato di difendersi, rovinando cos la sua antica padrona, accumulando falsit su falsit, mettendo da parte ogni sentimento di cavalleria e mostrandosi quale era veramente, cio, un volgare e brutale mentitore, un traditore vigliacco.
Keane pass poi a trattare di ci che era accaduto dopo la scena nello studio, indugiandosi specialmente sulla straordinaria impudenza dimostrata da Marsh col suo tentativo di riavvicinarsi, dopo ci che era accaduto, al colonnello, il quale "desiderava soltanto di non trovarsi mai pi con lui". Lo stesso Marsh, sebbene fosse uno spudorato bugiardo, era stato costretto ad ammettere che le ultime parole rivoltegli dal suo padrone erano state questo: "Andatevene via! Non vi voglio veder pi!".
Queste parole non erano forse la prova pi convincente della verit di quanto aveva detto l'accusata?
Poi, esamin minutamente gl'incidenti gi noti alla giuria e la condotta dei protagonisti di questo "dramma straordinario". E qui provoc nei giurati e in tutto l'uditorio una sorpresa sensazionale.
Quando io assunsi l'incarico di difensore in questa causa, pi di una ipotesi si present alla mia mente. Una fu questa: che la morte del colonnello Paradine fosse stata cagionata da un "suicidio con aiuto", ossia non da un vero e proprio omicidio, non da un omicidio nel senso ordinario della parola.
Mise quindi in evidenza le ragioni per le quali era stato indotto a credere possibile questa ipotesi, tenendo nel debito conto la sciagurata condizione del colonnello Paradine a cagione della cecit e la crescente indifferenza per la vita. Senza nominare Guglielmo Marsh, Keane fece notare che un suicidio sarebbe stato assai difficile, se non addirittura impossibile per il colonnello, date le sue condizioni, se qualcuno non l'avesse aiutato. Egli aveva quindi formulato l'ipotesi che il colonnello potesse aver imposto a qualche persona a lui profondamente devota, che poteva anche non essere una donna, di aiutarlo a togliersi la vita.
Per, egli aggiunse, il corso che gli avvenimenti hanno preso mi hanno convinto che le cose non sono andate cos. Secondo me, questo  un caso di omicidio premeditato: io sostengo che manca assolutamente la prova che esso sia stato commesso dall'accusata. Io non accuso nessuno: per, esaminiamo i fatti senza passione e vediamo se c' qualcuno all'infuori dell'accusata che pu essere arrivato a portata di mano del vino di Borgogna nel quale senza dubbio fu messo il veleno che uccise il colonnello Paradine. Tre persone oltre l'accusata ebbero questa possibilit: una  il maggiordomo che vers il vino e mise il bicchiere sul tavolino da notte del colonnello, un'altra  lo stesso colonnello, una terza  l'accusata e la quarta , e qui fece una pausa, il falso testimonio, lo spergiuro Guglielmo Marsh.
Escluse il maggiordomo, il quale non aveva proprio nessun motivo per commettere il delitto. Escluse il colonnello, che forse poteva aver motivo di togliersi la vita, ma che da solo non avrebbe potuto avvelenare il vino.
Rimangono due persone, l'accusata e Guglielmo Marsh.
Finalmente ci siamo! bisbigli Giuditta a Gaia.
Gi! rispose Gaia senza guardare la sua amica.
Keane pass quindi a parlare dei fatti, provati dalle deposizioni giurate dei testi, dai quali risultava che Marsh "per un'inesplicabile ragione" si era indugiato sul pianerottolo davanti alla porta del colonnello, dopo aver ricevuto l'ordine di andarsene. Il colonnello era uscito dalla sua camera e si era recato al gabinetto di toilette. Per un certo tempo, durante il quale il bicchiere di Borgogna era gi sul comodino, nella camera non c'era rimasto nessuno. Durante una parte di questo tempo, Guglielmo Marsh si trovava al primo piano della casa e la signora Paradine era chiusa nella sua camera; durante un'altra parte, la signora Paradine era rimasta sola al primo piano, a prescindere dalla presenza del colonnello chiuso nel gabinetto di toilette. Chi entr nella camera del colonnello in quel breve tempo e mise nel vino quel veleno che indubbiamente lo uccise?
Nessuno lo sa! disse Keane con voce lenta e incisiva. N mai si sapr con certezza! Perch non si pu provare che qualcuno sia entrato in quella camera. Il fatto  che c'erano due persone, che, se volevano, potevano entrarci. Una  l'accusata, l'altra  Guglielmo Marsh. Quale di queste due persone ha i pi impellenti motivi per commettere il delitto?... Voi, signori giurati, avete udito le testimonianze, avete seguto il dibattimento, avete visto i testimoni e siete quindi in grado di formarvi un'opinione sul conto loro. Tocca a voi a decidere secondo la vostra coscienza. Avete davanti a voi l'accusata, le cui asserzioni non sono state infirmate da contestazioni, e Guglielmo Marsh che, quasi con ardore, si  dichiarato falso testimonio e quindi immeritevole di fede. Adesso ho quasi finito e non mi restano che uno o due punti da trattare, se vorrete ascoltarmi ancora per pochi minuti.
Accenn, quindi, alla curiosa circostanza che la signora Paradine si era messa a sonare il pianoforte nell'intervallo di tempo fra il momento in cui era salita nella sua stanza per aggiustarsi i capelli e quello in cui vi era tornata per coricarsi.
L'egregio pubblico ministero, disse Keane, sempre velenosamente intento a dipingere la mia cliente come un mostro di perfida audacia, ha presentato questo fatto come un'astuzia infernale, meditata con la pi grande freddezza dall'accusata per rendere impossibile a chiunque di ritenerla colpevole. Secondo lui, ecco ci che fece l'accusata: quando dalla porta socchiusa della propria camera vide Marsh andarsene dal pianerottolo insieme con Elena Smith (nessuno ha deposto che la porta non era perfettamente chiusa, ma non ci si bada perch... queste quisquilie non danno imbarazzo al mio egregio collega!) appena, dunque, vide i due domestici andarsene, s'introdusse nella camera del marito, avvelen il vino con l'antimonio e poi se ne scapp di nuovo nella propria camera. Il colonnello usc dal gabinetto di toilette. Allora la signora Paradine, con calma, se ne scese al pianterreno, e per una mezz'ora circa son al pianoforte dei valzer brillanti... Questo mentre aspettava che il veleno fosse ingerito dal marito e cominciasse a fare effetto. Poi, se ne torn in camera, presumibilmente di ottimo umore, e si mise a letto. L'accusata ha deposto di essersi addormentata. Se si addorment davvero, secondo l'egregio pubblico ministero, questo fatto non  che una prova di pi della sua mostruosa padronanza di s, del suo sangue freddo, della sua indifferenza. Un vero mostro!
"L'accusata, d'altra parte, dice non esser mai entrata nella stanza del marito e di non essersi accorta che qualcuno vi fosse entrato. Con quanta pi facilit, se fosse un'abile mentitrice, avrebbe potuto dire di aver veduto Marsh sul pianerottolo, come era stata veduta da lui, cercando cos di allontanare da s i sospetti. Ma no! Dice invece che non ha visto Marsh. Non tenta di suggerire che qualche altra persona possa aver compiuto l'orribile misfatto. Dice la semplice verit anche quando una bugia le sarebbe forse utile per meglio provare la propria innocenza. Non vide Marsh e lo dice. Dopo essersi aggiustati i capelli ed essersi bagnata la fronte con un po' d'acqua di Colonia, essendo ancora troppo presto per coricarsi, che fa? Fa ci che avrebbe fatto qualsiasi altra donna innocente; va nel suo salotto, e per calmarsi i nervi dopo la tragica scena avvenuta nello studio, si mette a sonare il pianoforte per una mezz'ora. Poi se ne va a letto... e si addormenta! Questa  la sua versione. E io oso dire che  la versione di una donna innocente. Adesso ancora una cosa! L'accusata, secondo quanto lei stessa ha dichiarato, fu svegliata dalla voce del marito. E quando fu sveglia lo ud gridare: "Marsh! Marsh! Marsh!".
Keane pronunzi quel nome con una veemenza talmente accusatrice che l'uditorio, sorpreso, ebbe un fremito.
L'egregio pubblico ministero ha tentato di persuadervi che il colonnello, straziato dalle sofferenze, chiamava il suo fedele e devoto servitore perch lo aiutasse, e che di proposito non aveva chiamato la moglie, pur sapendo che dormiva nella camera difaccia alla sua, stabilendo cos anche nella sua agonia una ben netta differenza tra la moglie, con la quale non voleva ormai pi avere a che fare, e un uomo al quale era ancora molto affezionato. Io faccio un'ipotesi assai differente. Io dico che il morente... e qui Keane si arrest quasi non avendo il coraggio di continuare, ...ecco, dico cos: quel grido non fu un'invocazione d'aiuto, ma un grido accusatore. La disperata denunzia di un morente! Mi fermo qui, signori giurati, perch non voglio aggiunger altro su questo argomento!
Dopo questo, Keane fece una lunga pausa. Poi, parlando con maggior lentezza e con minor passione, accenn a quanto era avvenuto immediatamente prima e subito dopo la morte del colonnello e all'arresto della signora Paradine, accusata di aver assassinato il marito. Chiuse il suo discorso molto lungo e logico, intramezzato da sprazzi di veemente oratoria, in un modo strano, ma pur abile e semplice.
Io non cercher di tenervi celato il fatto che questo "caso" mi ha fatto passare molti giorni di angoscia, molte notti insonni e ha messo alla tortura la mia mente. Non mi  stato mai affidato un incarico che mi abbia cos attirato e, al tempo stesso, dato maggiore ansiet, che mi abbia fatto temere tanto di non riuscire a trovare la linea di condotta da seguire. Assai presto, per, la mia conoscenza dell'accusata mi port alla convinzione che essa era indubbiamente innocente. Esaminati i fatti con la cura pi scrupolosa, com'era mio dovere, non riuscii a trovare alcuna prova che l'accusata fosse l'autrice del delitto. Nessun indizio che il veleno, arsenico o antimonio, fosse in suo possesso; n mi fu possibile scoprire alcun motivo che potesse averla spinta a un cos orribile delitto. Perci, venni qui, in questa Corte di Giustizia, il primo giorno del processo, con la quasi certezza di ottenere facilmente la sua assoluzione. Ma devo confessare che si  presentato un elemento nuovo, che  stato per me una completa sorpresa. Il destino dell'accusata, delle cui intenzioni criminali, e del cui delitto ancor meno, nessuna prova, secondo me,  stata addotta, pu dipendere, e me ne rendo conto, a torto o a ragione, dalla vostra opinione, signori giurati, dal fatto cio che voi prestiate fede alla deposizione della mia cliente o a quella, che io considero irregolare, di Guglielmo Marsh. Che quest'ultimo nelle sue risposte al mio interrogatorio non abbia fatto che mentire  cosa evidente per me e per tutti coloro che lo hanno udito. Quando egli lasci il palco dei testimoni, tutti sapevamo di aver ascoltato un testimonio che affermava il falso, un testimonio che mancava al suo giuramento scientemente e deliberatamente. Io sostengo, d'accordo in ci col grande Schopenhauer, che un uomo il quale ha ceduto una volta ai suoi istinti diabolici, sar facilmente indotto a cedere a essi di nuovo; che un uomo il quale mente dopo aver giurato sulla Bibbia di dire la verit, mentir di nuovo; che alla parola di un tale uomo non si dovr mai prestar fede, che qualsiasi dichiarazione egli faccia in appresso, non dovr ottenere maggior considerazione di quanta ne abbia la polvere portata dal vento. Io spero e credo che sarete del mio stesso parere. Se voi prestate fede alle parole di Guglielmo Marsh, se voi avete davvero fiducia in lui, voi correte, secondo me, il rischio di essere cagione di un terribile errore giudiziario. Ritengo sia mio stretto dovere avvertirvene. Marsh, senza alcun dubbio, quando  stato interrogato da me ha deposto il falso. Poi, la mia cliente, gi interrogata da me,  stata sottoposta all'interrogatorio del pubblico ministero: interrogatorio, quest'ultimo, dei pi eccezionali. Il pubblico ministero ci ha gettato in viso questa stupefacente ipotesi (frutto evidente di un'improvvisazione dell'ultimo momento e non contemplata fino allora dall'accusa), e, cio, che l'accusata avesse nutrito una colpevole passione per Marsh e fosse anche riuscita nella sua vile opera di seduzione. Se voi, signori giurati, potete indurvi a credere una simile mostruosit, che poggia soltanto sulla testimonianza di un falso testimonio, di uno spergiuro, una mostruosit concepita all'ultimo momento, quando il pubblico ministero dov comprendere di non aver nulla di positivo in mano, nulla di positivo da presentarvi, se voi potete indurvi a credere questo, allora potete anche credere che l'accusata avesse un qualche motivo per sbarazzarsi del marito. Pensate, per, che cosa implica il fatto che voi crediate a tale mostruosit! Implica che l'accusata sia realmente andata da suo marito per palesargli, senza nessuna ragione al mondo, ci che egli non avrebbe mai scoperto da se stesso, e, cio, la propria colpa. E chi, se non una pazza, avrebbe potuto far questo? Il pubblico ministero ha suggerito che quella donna abbia fatto questo in un accesso di frenetica rivolta contro la vita che viveva; che abbia fatto questo pensando di poter poi abbandonare il marito, conducendo seco Marsh; che abbia fatto questo in un impeto folle di passione che la rese del tutto incurante delle conseguenze del suo atto. Ma voi potete credere una cosa simile? Io conosco abbastanza la vita e la natura umana, e non lo posso. Da una parte, c' la signora Paradine, e dall'altra, Guglielmo Marsh. Scegliete tra i due chi ha detto la verit, chi merita di esser creduto, e voglia Iddio guidarvi a una retta scelta!
Nel pronunziare questa parte del suo lungo discorso, Keane, sebbene avesse messo da parte tutti gli artifici di consumato oratore, dei quali si era precedentemente avvalso, e spesso con grande effetto, e sebbene parlasse con una specie di nuda sincerit, usando un modo di esporre quanto mai semplice, sembrava profondamente commosso; nelle ultime frasi, la sua voce fu come velata dalla commozione; dovette interrompersi per due volte, come se avesse paura di non poterla dominare. Quelli che, conoscendolo bene come avvocato, si aspettavano da lui una veemente perorazione, furono sorpresi dalla calma quasi progressiva della chiusa: ma ne furono potentemente commossi. Il suo non era stato l'appello tremendo di un oratore consumato, ma l'arringa di un uomo in preda a una commozione che riusciva difficilmente a dominare. La sua voce tremava ed era quasi morente, quando, dopo aver domandato: "Ma voi potete credere una cosa simile?" aveva detto: "Io conosco abbastanza la vita e la natura umana e non lo posso". Pareva che le ultime parole le avesse rivolte a se stesso, alla sua mente agitata da un cos profondo travaglio.
"Non lo posso! Non lo posso!"
Quelle parole non andavano ripetendosi come una eco dentro di lui?... Giuditta Flaquer, nell'udirle, aveva aggiunto mentalmente:
"E non lo voglio!"
"Povero sir Marco!" pens, e in quel momento il suo cuore che non aveva sanguinato per l'accusata, sanguin per lui.
L'udienza era stata protratta pi del solito, per permettere a Keane di terminare la sua arringa. Fu quindi sospesa per la colazione.
Al riaprirsi dell'udienza, il giudice avrebbe cominciato senz'altro il suo riassunto.
Si era sparsa la voce che, qualunque cosa fosse accaduta, se anche i giurati avessero impiegato molto tempo nella loro discussione, salvo che i loro pareri non fossero tali da escludere la speranza che si potessero metter d'accordo, il giudice si sarebbe trattenuto nel Palazzo di Giustizia fino a che non avessero pronunziato il loro verdetto.
...
.
...
CAPITOLO 41.
...
.
...
Lord Horfield cominci il suo discorso avvertendo i giurati che erano chiamati a pronunziare il loro verdetto su un "caso" contraddistinto da caratteristiche per lo meno insolite e che lo differenziavano da tutti gli altri.
Una di queste caratteristiche era stata determinata dall'inaspettata decisione, presa da coloro che avevano la responsabilit della difesa, di rinunziare a tutte le testimonianze a eccezione di quella dell'accusata. Questa decisione, a quanto pare, era stata presa quando il dibattito aveva gi avuto un certo svolgimento e sembrava indicare che la Difesa ritenesse che, dal complesso, ben pochi elementi risultassero a carico dell'accusata. Toccava adesso ai giurati decidere se accettare o no quel parere. Un'altra caratteristica insolita era determinata dal fatto che l'Accusa non aveva potuto in alcun modo stabilire chi fosse il possessore dei due veleni, che, senza alcun dubbio, erano stati usati contro il colonnello Paradine. Non vi era indizio che qualcuno di coloro che abitavano a Hindley Hall avesse mai acquistato dell'arsenico, n vi era un indizio che qualcuno di coloro che abitavano a Eaton Square avesse fatto acquisto di antimonio sotto forma di tartaro emetico. Eppure era tanto certo, quanto era possibile esserlo, che il colonnello Paradine era stato per ben due volte oggetto di un tentativo di avvelenamento con arsenico e che poi era morto per aver ingerito dell'antimonio. Una terza insolita caratteristica stava nel fatto che il testimonio Guglielmo Marsh, dopo l'incidente noto ai giurati, aveva ritrattato la sua deposizione e, chiamato di nuovo a testimoniare, aveva confessato di aver giurato il falso. Altre due o tre caratteristiche, disse lord Horfield, gli avevano fatto impressione, ma per il momento le avrebbe trascurate per accennarvi forse pi tardi, essendo anch'esse di una certa importanza.
Quindi il giudice, con la sua voce chiara e piacevole e con grande chiarezza, accenn a quanto era noto della signora Paradine, dai suoi difficili inizi a Copenaghen fino al suo matrimonio col colonnello Paradine, a proposito del quale osserv che a esso dovevano averla condotta soltanto l'amore, l'ammirazione e la piet. D'altra parte, i giurati dovevano ricordare che il colonnello Paradine era ricco e aveva una splendida condizione sociale. Quindi l'ambizione poteva aver avuto in parte a che fare in quel matrimonio tra due persone di condizione cos differente, poich l'accusata aveva in tempi precedenti fatto prima la domestica e poi la massaggiatrice.
Venendo alla vita dei coniugi a Hindley Hall, il giudice la esamin minutamente sulla base delle testimonianze dei domestici e dei frequentatori della casa, da cui emergeva chiaramente un fatto, e cio, che tra quei due coniugi cos differenti per classe sociale e per nazionalit, vi erano stati dei dissensi. Certo, il colonnello Paradine doveva essere un uomo difficile, e molti testimoni, infatti, avevano deposto in questo senso; il giudice fece un rapido riassunto di quelle testimonianze. Era compito dei giurati stabilire se una simile condotta da parte del colonnello fosse tale da aver effetto su una giovane donna quale era l'accusata, separata dal mondo, in una remota campagna, circondata da stranieri e che aveva per solo compagno un cieco che mal sopportava la propria sciagura. A quanto sembrava, in quel tempo la signora Paradine aveva dimostrato una grande pazienza e una grande rassegnazione. Nessuna testimonianza che essa, in quella vita monotona, avesse dato il minimo segno di stanchezza. Al contrario, essa ne sembrava perfettamente soddisfatta. Era compito della giuria decidere se il fatto che una donna bella e ancor giovane fosse soddisfatta o simulasse di esser soddisfatta di una simile vita, non potesse avere qualche altro motivo. La voce del giudice in questa parte del discorso aveva preso un'intonazione lievemente sinistra, mentre il suo sguardo inquisitore si posava sui giurati. Quell'esistenza molto monotona, e di frequente resa anche pi difficile dagli sgradevoli accessi di collera, dai momenti di depressione morale, dal cattivo umore del marito cieco, era stata turbata due volte da un'improvvisa malattia del colonnello, come avevano deposto i testimoni. Il giudice fece qui un'accurata disamina di queste testimonianze, attirando specialmente l'attenzione dei giurati sulla condotta della signora Paradine durante e dopo i due accessi del marito.
Parve che essa li prendesse piuttosto alla leggiera, se si deve prestar fede alle testimonianze; la signora Paradine, per, ha spiegato il fatto dicendo che, d'accordo coi medici, riteneva che il marito soffrisse semplicemente di dispepsia. Vorrete nondimeno notare che essa espresse l'opinione, se si deve credere alle testimonianze, che i medici di campagna sono degli stupidi e che, pi tardi, persuase il marito a fare un viaggio a Londra affinch potesse farsi visitare, cos ci ha detto lei, da uno specialista. Lascio a voi a considerare se in questo non ci sia qualche contraddizione. Un altro motivo del suo desiderio di andarsene da Hindley  quello connesso col domestico personale del colonnello, cio, col teste Guglielmo Marsh, sempre se voi accettate come veritiere le dichiarazioni che essa ci ha fatto.  piuttosto difficile capire perch tale trasferimento a Londra sarebbe stato a lei vantaggioso sotto questo riguardo; ma di ci mi occuper tra poco. Comunque il trasferimento a Londra ebbe luogo dopo che era stata presa in affitto per qualche mese una casa situata in Eaton Square.
Il giudice venne poi rapidamente a ci che chiam "la strana tragedia verso la quale queste tre vite si son rivolte forse per lungo tempo", senza per omettere nulla di quanto avesse attinenza col processo: la visita dello specialista di Londra, il suo giudizio sullo stato di salute del colonnello, la contraddizione tra le sue apparenti buone condizioni fisiche e lo stato della sua mente quale i testimoni l'avevano descritto. Fino a questo punto egli aveva evitato, ci che a taluno era sembrato strano, di accennare alle relazioni tra i coniugi Paradine e Guglielmo Marsh, ma adesso, cambiando leggermente tono di voce, ci che subito acu la curiosit dell'uditorio, disse:
Ora  necessario richiamare tutta la vostra attenzione sul problema psicologico che rende cos caratteristico questo "caso" e, in certo modo, cos senza precedenti. In moltissimi assassinii, forse nella maggior parte di essi, la cagione del delitto  il denaro, oppure qualcosa che ha relazione con le passioni amorose, come, per esempio, la gelosia. Al principio di questo processo, voi certo notaste che sembrava che non ci fosse nessuno speciale motivo nell'assassinio del colonnello Paradine. L'egregio pubblico ministero si  fondato, nelle sue argomentazioni, sul cattivo umore e sulla depressione morale del colonnello, sulla tristezza della vita solitaria di Hindley Hall e cos via. Ma probabilmente vi  avvenuto di pensare, come  avvenuto a me, che pochi omicidii sono stati commessi a cagione della irritabilit d'un marito o perch la vita con lui era triste e priva di variet. Ci vuole qualcosa di pi per portare al delitto un essere umano. Quindi l'accusa ha prodotto il teste Marsh: subito  comparso cos un fattore psicologico di grande importanza.
Il giudice pass poi a trattare minutamente della prima testimonianza di Marsh e del carattere del teste stesso quale risultava fino a quel punto del processo, senza manifestare il minimo dubbio sulle sue buone qualit, risultate dalle dichiarazioni dei testimoni che l'avevano preceduto. Il pubblico ministero, egli osserv, aveva proceduto con una certa circospezione nell'esaminare Marsh, e questi, dal canto suo, pareva che nelle sue risposte procedesse con altrettanta cautela. Da tutt'e due le parti, si era potuto notare un'apparente inclinazione alle precauzioni, e i giurati forse erano stati colpiti da questo fatto, come ne era stato colpito lui stesso. Ma, col procedere dell'interrogatorio, si era verificato nel teste come un "crescendo" di sentimento che aveva raggiunto il culmine quando il pubblico ministero gli aveva rivolto delle domande sulla scena accaduta nello studio di Eaton Square, precedentemente alla morte del colonnello, la quale scena, e i giurati avrebbero dovuto fare questo punto oggetto delle loro riflessioni, forse, aveva portato a quella morte. Qui il teste aveva mostrato una decisa ostilit verso l'accusata e ne aveva dato le ragioni. Marsh aveva giurato che l'accusata aveva detto al colonnello delle bugie sul proprio conto, volendo raggiungere lo scopo di farlo licenziare dal suo servizio. Secondo lo stesso teste, il motivo di questo desiderio stava nella gelosia dell'accusata per la confidenza e la fiducia dimostrategli dal colonnello. Altri motivi erano stati vagamente accennati, ma non precisati. Il giudice rilesse questa parte della testimonianza di Marsh e quindi soggiunse:
Pi tardi, quando io lo richiamai, il teste ritratt tutto quello che aveva detto e giur che nel dirlo aveva deposto il falso. Cos stando le cose, pu essere desiderabile che voi non prendiate affatto in considerazione la sua prima deposizione circa la scena avvenuta nello studio. Per, non mancate di tenerne conto in quanto ha valore a chiarire la psicologia del teste. Sarete forse d'accordo con me nel giudicare Guglielmo Marsh un uomo alquanto diverso dagli altri, un uomo di violenti sentimenti e forse di violente passioni. L'avvocato difensore ha cercato di dimostrare che egli  o era un misogino e, a tale scopo, gli ha rivolto varie domande e gli ha contestato varie risposte. A quanto sembra, la Difesa aveva in riserva vari testimoni che dovevano deporre su questo punto; ma, poich questi testimoni non sono mai stati chiamati, tocca a voi decidere se la misoginia di Marsh sia sufficientemente provata. Marsh l'ha smentita. Tocca a voi decidere se credere o no alla sua smentita.
Quindi il giudice pass a quella che disse "l'importantissima questione" delle relazioni esistenti tra la signora Paradine e Marsh, sulla base di quanto era stato possibile raccogliere dalle testimonianze prodotte.
Relativamente a questo, deve anche essere ricordato, aggiunse, che l'accusata ha una volta appartenuto alla categoria delle persone di servizio e che Marsh, non sappiamo in che modo, era a conoscenza di questo fatto. Dovrete considerare se sia possibile che l'accusata lo abbia lei stessa informato della cosa per qualche scopo; ma su ci non ci sono testimonianze.
A questo punto del riassunto, sembr che Keane si trovasse a disagio; era agitato e quasi si alz in piedi per protestare. Il giudice, per, continu rapidamente e Keane, con un viso che lasciava vedere il suo tormento, ricadde a sedere senza parlare.
Siete qui in presenza di un'antica donna di servizio, salita all'altezza di padrona di una ricca azienda domestica, con molti servitori, dei quali fa parte un uomo di forte carattere e di violenti sentimenti, un tempo attendente del padrone di casa, di cui gode la piena fiducia, avendo prestato servizio nel suo reggimento durante la grande guerra e che lo conosce da assai maggior tempo della signora che lo ha sposato. A cagione della cecit del colonnello Paradine, Marsh era quasi pi che un domestico; era una specie di compagno che prestava al colonnello tutti i servizi di cui aveva bisogno e non lo lasciava quasi mai. Quindi, in conseguenza di questo stato di cose, si capisce come le relazioni tra padrone e servitore avessero assunto un carattere speciale. Si  cercato di assodare che Marsh, che odiava fino a un certo punto le donne, non aveva simpatia per l'accusata, che era geloso di lei e che essa era gelosa di lui. Su questo punto, le varie testimonianze non vanno d'accordo, come non vanno d'accordo tra loro quelle riguardanti le relazioni tra Guglielmo Marsh e l'accusata. Questa ha detto con una riluttanza che voi forse avete notato, che Marsh, sebbene avesse fama di odiare le donne, la perseguitava con le sue non gradite attenzioni tanto a Hindley Hall quanto, pi tardi, a Londra. L'accusata sostiene di aver tollerato questo stato di cose per parecchi mesi senza mai parlarne con nessuno e che poi ne parl col marito, provocando cos la terribile scena avvenuta nel pomeriggio precedente quella morte improvvisa.  strano che nessuno a Hindley Hall abbia mai notato nulla di anormale nel contegno di Marsh verso la sua padrona. I domestici, noi lo sappiamo benissimo, sono osservatori acuti, per non dir di pi, di ci che avviene in ogni famiglia presso la quale prestano la loro opera; ben poche cose sfuggono alla loro attenzione. Non  strano che, se Marsh ha perseguitato per mesi e mesi la sua padrona con le sue tutt'altro che ben accette premure, nessuno della casa non l'abbia nemmeno sospettato? D'altra parte, Marsh, quando  stato richiamato ed esaminato da me, ha giurato che l'accusata, essendosi innamorata di lui, non gli dava pace con le sue attenzioni, e finalmente, vincendo la sua resistenza, lo aveva indotto una sola volta ad aver con lei rapporti peccaminosi e a tradire cos la fiducia del padrone al quale si professava sinceramente devoto. E anche adesso, se ci  vero, nessuno dei domestici sembra aver notato che la padrona perseguitasse con le sue attenzioni uno dei propri compagni. Quanto a ci, gradirei porvi una questione alla quale la vostra esperienza della vita vi mette forse in grado di rispondere. Vi sembra pi probabile che un uomo come Marsh, nel far la corte alla propria padrona, sia stato tanto abile da non destare i sospetti degli altri domestici della casa, oppure pi probabile che una donna come l'accusata, nel far la corte a Marsh, sia stata tanto accorta da evitare ogni sospetto? Voi conoscete gli uomini e conoscete le donne. Voi avete udito Marsh e avete udito l'accusata. Lascio quindi a voi la decisione.
Qui il giudice fece una lunga pausa, come se stesse riflettendo su ci che doveva dire in seguito. Si curv sui suoi appunti e parve leggere qualcosa. Nell'aula regnava il pi assoluto silenzio. Molti dei giurati osservavano l'accusata che se ne stava immobile con gli occhi bassi. Alla fine il giudice rialz la testa e riprese a parlare.
Fece rilevare il fatto che, dopo il suo matrimonio, il colonnello Paradine aveva fatto un nuovo testamento col quale lasciava alla moglie una rendita annua di quattromila sterline e a Marsh una rendita annua di duecento sterline.
Tutt'e due queste persone avrebbero quindi ritratto un vantaggio finanziario dalla morte del colonnello. Ma tutt'e due erano in condizione di condurre una vita comoda e anche piacevole per tutta la durata della vita di lui, salvo che non fosse sopravvenuto qualcosa che avesse fatto cambiare i suoi sentimenti a loro riguardo.
Il giudice si ferm di nuovo a guardare i suoi appunti.
Tutto calcolato! mormor Giuditta Flaquer. Vuole che queste parole rimangano bene impresse nella mente dei giurati!
Se, per, riprese il giudice parlando lentamente, un simile cambiamento fosse avvenuto per effetto di un qualsiasi incidente,  ovvio che sarebbe stato interesse di tutt'e due queste persone che la morte del colonnello fosse avvenuta prima che gli fosse stato possibile modificare il suo testamento. Abbiamo testimonianze che, poche ore prima che il colonnello morisse avvelenato, ebbe luogo nello studio della casa di Eaton Square, una terribile scena; che il colonnello era addirittura infuriato, che usc dalla stanza per salire al piano di sopra e non volle pranzare con la moglie, che pranz solo e, pi tardi, non permise a Guglielmo Marsh di restare nella sua camera n di aiutarlo a mettersi a letto; che, finalmente, per quanto abbiamo potuto accertare, non volle pi avere a che fare n con la moglie n col domestico. Sembra dunque che egli sia morto assai in collera contro queste due persone. Tutt'e due devono aver pensato, forse, che, materialmente parlando, si trovavano in grave pericolo, perch, se il colonnello avesse avuto il tempo di modificare il suo testamento, tutt'e due potevano esser diseredati e perci sarebbero rimasti senza denari. Lascio considerare a voi se questo fatto possa costituire un motivo di omicidio.
Il giudice descrisse poi la scena avvenuta nello studio, mettendo a confronto la versione data dall'accusata con la seconda, data da Guglielmo Marsh, quando egli l'aveva richiamato e personalmente interrogato; la prima versione data da Marsh era da non considerarsi, essendo, come il teste stesso aveva confessato, un ammasso di menzogne.
Qui, disse il giudice, le due testimonianze sono in diretta opposizione. Un teste smentisce l'altro. Secondo la versione dell'accusata, questa si lagn col marito della condotta di Marsh e ne chiese il licenziamento. Secondo la versione di Marsh, il colonnello, quando egli entr nella sua camera, gli disse che la moglie gli aveva confessato di aver avuto con lui rapporti illeciti e lui, Marsh, dopo aver tentato di negare, aveva dovuto ammettere che quella confessione rispondeva a verit.
" vostro dovere, qui il giudice prese un tono incisivo, scandendo le parole a una a una, giudicare tra queste due persone; anzi, oso dire che il vostro verdetto dipender essenzialmente dal concetto che vi sarete formato di queste due persone. Voi sapete adesso che Marsh  capace di giurare il falso perch lo ha confessato lui stesso. Tocca a voi decidere se anche l'accusata sia capace di questo. Voi l'avete veduta e udita quando il pubblico ministero l'ha interrogata. Siete convinti che abbia detto la verit? Se non ne siete convinti, e credete che Marsh, quando  stato esaminato da me, abbia finalmente detto la verit, allora dovrete decidere se questa verit abbia costituito per l'accusata un plausibile motivo per commettere un delitto.  stato detto che solo una pazza avrebbe potuto fare una confessione come quella che l'accusata, secondo Guglielmo Marsh, avrebbe fatto a un marito cieco, e, quindi, nell'impossibilit di scoprire da s la verit. Contro ci sta l'impulsivit spesso caratteristica in donne ardenti, alle quali un selvaggio desiderio d'amore fa trascurare ogni precauzione. Pu darsi, io non dico che cos sia stato perch questo  compito vostro, pu darsi che l'accusata fosse giunta a tal punto da non poter pi sopportare la vita che conduceva e quindi sia stata trascinata dalla propria esasperazione a porvi un termine, a sparare le ultime cartucce, per usare la ben nota frase. Questo suo impulso pu averla spinta a una confessione e, una volta avvenuta la confessione... anche ad agire. Sta a voi dare un giudizio su ci. Io credo onesto ricordarvi a questo punto che Guglielmo Marsh, quando gli ho domandato se le sue illecite relazioni con l'accusata avevano avuto luogo prima o dopo i due accessi dei quali aveva sofferto il colonnello Paradine a Hindley Hall, mi ha risposto: "Dopo". Se quei due accessi furono provocati da qualcuno che desiderava la morte del colonnello, la cosa  forse significativa. Si pu, cio, far l'ipotesi che qualcuno avesse in quel momento un potente motivo per sbarazzarsi del colonnello, la cui morte avrebbe potuto lasciar libera la strada...come dire?... al probabile conseguimento di una pi grande felicit. Comunque, questa  una possibilit di cui dovete tener conto. Non voglio dire di pi. La ragione per cui quei tentativi di avvelenamento non continuarono noi non abbiamo modo di saperla e io non vi annoier insistendo su questo punto. Pare che il trasferimento a Londra abbia provocato la crisi; perci la fine, come sapete, fu rapida e brutale e tenne dietro quasi subito alla terribile scena svoltasi nello studio.
Il giudice esamin poi quanto, secondo le testimonianze, era avvenuto prima e in seguito alla morte del colonnello, mettendo in rilievo il fatto che, salvo che questi, per quanto cieco, non fosse riuscito in qualche modo a uccidersi, la morte doveva essere stata cagionata da qualcuno che aveva avuto la possibilit di avvicinarsi al vino di Borgogna posto sul comodino. Che il veleno fosse stato messo nel vino era praticamente dimostrato dal fatto che poi il bicchiere era scomparso misteriosamente. L'assassino doveva averlo fatto sparire per evitare che il vino rimastovi potesse esser analizzato. Quel bicchiere non era mai stato ritrovato. Passando poi al fatto che il colonnello Paradine aveva gridato: "Marsh! Marsh! Marsh!", il giudice domand ai giurati se credevano probabile che un uomo quasi agonizzante pensasse a denunciare qualcuno, piuttosto che a chiedere aiuto. Se effettivamente il suo grido era stato un'invocazione d'aiuto, allora sembrava che in quel supremo momento il pensiero del colonnello si fosse rivolto a Marsh anzich alla moglie. Ma questo, disse, era un punto sul quale i giurati dovevano riflettere, e profondamente, perch poteva indicare a chi dei due, tra sua moglie e Marsh, il colonnello attribuisse la maggior parte di responsabilit delle loro colpevoli relazioni; dato, ben s'intende, che la deposizione finale di Marsh fosse degna di fede. Se il colonnello, nella sua agonia, aveva istintivamente invocato Marsh, era presumibile che anche allora avesse pi fiducia nel domestico che nell'accusata.
Ponderate questo con la massima attenzione, disse il giudice, poich si tratta di una cosa non priva d'importanza.  evidente che Marsh era ansioso di nascondere ci che era accaduto, se davvero era accaduto qualcosa tra lui e l'accusata. Questa forse  stata la ragione per la quale egli ha deposto il falso quando  stato chiamato a testimoniare la prima volta. Se l'accusata non fosse stata udita come teste e se non avesse deposto come ha deposto, e cos dicendo guard verso Keane, sia quando  stata interrogata dal suo difensore, sia pi tardi, quando  stata interrogata dal pubblico ministero, mi sembra certo che non avremmo mai saputo nulla di questo intrigo, se intrigo c' stato. Furono le affermazioni dell'accusata a provocare le smentite di Marsh e la sua ultima deposizione, quando egli fu da me richiamato ed esaminato.
"All'inizio di questo mio riassunto, vi ho detto che in questo "caso" una o due caratteristiche mi avevano colpito, ma che io mi riserbavo di trattarne, forse, in seguito. Evidentemente la Difesa ha avuto l'idea di poter prospettare alla giuria un'ipotesi straordinaria e, cio, quella di un suicidio compiuto con l'aiuto di un'altra persona. Appunto a questo scopo, si  insistito sulla infelicit del colonnello Paradine, sulla sua stanchezza di vivere, sul suo desiderio di morire. L'egregio avvocato difensore ha fatto pressione in tal senso sul teste Marsh, e io mi aspettavo, come probabilmente vi aspettavate anche voi, che egli, nel suo discorso finale, avrebbe sostenuto come possibile che il colonnello Paradine si fosse suicidato valendosi dell'aiuto di una persona a lui tanto devota da non esitare a commettere un delitto... poich una simile azione sarebbe stata delittuosa. Ma nulla di ci si  verificato. Si direbbe che la Difesa, rimasta incerta sul da farsi, finalmente si sia decisa, al termine della giornata, ad abbandonare il suo progetto di prospettarvi l'ipotesi di un suicidio con aiuto. Io devo dirvi a questo punto che non vi  nulla che possa autorizzarvi a supporre che il colonnello Paradine si sia suicidato n con aiuto n senza. Qui si tratta di omicidio e soltanto di omicidio. Il compito vostro  dunque di stabilire chi si  trovato in pi favorevoli circostanze e chi ha avuto il pi potente motivo per commetterlo.
"Un particolare curioso, messo in rilievo pi di una volta nel corso del processo,  stato il fatto che l'accusata ha sonato il pianoforte per una mezz'ora e pi, dopo la terribile scena avvenuta nello studio e presumibilmente, quasi certamente, anzi, dopo che il veleno era stato posto nel vino che stava sul comodino del colonnello. L'avvocato difensore ha affermato che, se l'accusata avesse messo il veleno nel vino del marito, non sarebbe poi stata in condizione di eseguire al pianoforte dei valzer difficili. Secondo lui, una donna colpevole non avrebbe potuto far ci: solo un mostro avrebbe potuto farlo. Il pubblico ministero, al contrario, ha affermato che una delinquente, fredda, calma, accorta e risoluta avrebbe potuto far ci di proposito, appunto perch poi tutti pensassero: "No, non pu aver avvelenato suo marito". Tocca a voi venire a una decisione tra queste due opposte proposizioni: io non posso far altro che ricordarvi che nella storia del delitto ci sono molti esempi di delinquenti che hanno osato le cose pi inverosimili ponendo alle pi dure prove i loro nervi per allontanare da s ogni possibile sospetto. Quelli che sono capaci di un delitto sono spesso capaci di azioni sorprendenti che, secondo loro, dovrebbero impedire di essere scoperti come autori del delitto. Non insister di pi su questo incidente del pianoforte.
"Voi vi ricordate la deposizione di Guglielmo Marsh. Prestate fede a ci che egli ha detto allora, oppure prestate fede alla versione dell'accusata e, cio, che essa  stata perseguitata da Marsh con le sue odiose attenzioni e, alla fine, spinta a ricorrere al marito? Avete davanti a voi queste due persone. A quale delle due prestate fede? La Difesa non ha tentato di provare che il colonnello Paradine sia morto di morte naturale. Egli  certamente morto avvelenato, con l'antimonio. Pu lui stesso averlo messo nel suo vino? Se questo non  possibile, chi ve lo ha messo? Se voi avete su ci qualche dubbio, pronunzierete un verdetto di non colpevolezza. Ma se, avendo visto sia l'accusata che Guglielmo Marsh, e avendo notato il loro contegno quando hanno deposto, vi siete formati un concetto dei loro rispettivi caratteri, venendo poi alla conclusione che l'accusata, quando Marsh lasci il pianerottolo sul quale si apriva la porta della camera del suo padrone e mentre questi si trovava ancora nel gabinetto da toilette, entr nella camera del marito e mise nel suo vino il veleno che lo uccise, voi dovete pronunziare un verdetto di colpevolezza. Ciascuno di voi si regoli secondo la propria coscienza. Adesso andate e riflettete sul verdetto che dovrete pronunziare.
...
.
...
CAPITOLO 42.
...
.
...
Lord Horfield termin il suo riassunto un quarto alle cinque. I giurati si ritirarono e il giudice lasci il suo posto. L'accusata fu condotta altrove ad attendere la decisione della giuria. La folla che stipava l'aula non poteva star ferma per l'eccitazione; tutti chiacchieravano a voce pi o meno alta. Giuditta, su nella galleria, dopo aver dato uno sguardo al viso di Gaia, se ne stava silenziosa al suo posto. Sotto a loro, in un posto dove tanto Giuditta quanto Gaia potevano vederla bene, stava seduta lady Horfield, senza parlare, con a fianco la signora Pratt, la sua attempata cameriera. Aveva il viso scarlatto e delle gocce di sudore sulla fronte proprio sotto i riccioli scuri della parrucca. Il suo cappellino si era spostato un po' da una parte. La signora Blason, che sembrava insolitamente tranquilla e mite, chiacchierava con Arturo Lieberstein, ma a voce bassissima. Non aveva perduto una parola del processo e stava dicendo:
Chiss se ci metteranno molto a venir fuori. E devo andarmene a ogni modo alle sei e mezzo. Ma come far a recitare stasera dopo aver assistito a questo processo, non lo so. Recitare... dopo una realt come questa! Sembra grottesco!
Le passioni umane costituiscono la materia su cui lavorano gli artisti!
Credete che Marsh sia stato veritiero nella sua ultima deposizione?
S, e anche i giurati lo crederanno.
Ma allora la condanneranno?
Lieberstein scosse le sue larghe spalle d'israelita.
Salvo che non ritengano insufficiente il complesso delle risultanze.
Povera donna! Desidero vedere come andr a finire. Ma non voglio... non voglio vederla quando sar condannata... se lo sar. Sapete qual' la cosa pi strana di tutta questa stranissima storia?
Volete alludere al fatto che la signora Paradine confess la sua colpa al marito?
Gi. Eppure io la comprendo: non ne poteva pi e allora la sua natura sincera, selvaggia e violenta, scapp fuori all'improvviso come un demonio. Dopo una tempesta di cuore, io lo comprendo benissimo, mand al diavolo tutto, denaro, reputazione... tutto!... "Lasciatemi essere una buona volta schietta e selvaggia come sono!..." Perch quella donna pallida e bionda  di natura fiera e selvaggia; amava il suo amante servitore e pensava di poterselo trascinare con s, di prenderselo e di tenerselo, nonostante la sua resistenza, la sua rabbia, nonostante tutto.
Ma allora, perch uccidere il marito?
Forse non ne aveva avuto l'intenzione, ma qualcosa nel contegno di Marsh durante quella famosa scena la dov decidere a farlo. Forse cap che quell'uomo, finch "il suo colonnello" fosse stato vivo, non le sarebbe mai appartenuto!
Ma aveva gi tentato di avvelenarlo, a quanto si pu supporre?
Per cagione di Marsh, anche allora. Per, prima che le fosse riuscito di conquistarlo.
E di perderlo!
Povera disgraziata! Adesso ha veduto che quell'uomo ha per lei l'odio pi profondo e pi terribile e che l'ha maledetta con tutto il cuore. E questa  la sua vera condanna! Ma se sar condannata, credo che Marco Keane ne ricever un colpo al quale non potr resistere.
E perch?
Perch...
Esit un poco, poi mormor:
Perch Marco Keane si  dedicato troppo a questo "caso", perch ci ha messo tutta l'anima sua.
La signora Blason non pot trattenersi fino al verdetto. Alle sei e mezzo, i giurati non erano ancora rientrati ed essa dovette farsi strada a fatica tra la folla per andare al teatro dove doveva recitare.
Poco dopo la sua partenza, ci fu un movimento tra la folla e corse voce che la giuria aveva fatto sapere al giudice che richiedeva la sua assistenza. A quanto sembra, si trovava davanti a un dilemma e desiderava esporglielo. Dopo un momento, si videro, infatti, i giurati rientrare e prender posto nel loro palco. L'accusata fu riaccompagnata nel recinto e fu notato che camminava sicura senza bisogno di aiuto; ma fu anche notato che era divenuta bianca come un fiore lasciato senz'acqua. Quel suo maraviglioso pallore era degenerato in un lugubre color cenere: gli occhi pareva le si fossero infossati nella testa e tutto il viso sembrava quello di una donna consunta dal digiuno o da una malattia. Le labbra eran quelle di una vecchia dal cui cuore fossero dileguate per sempre tutte le illusioni.
Dio mio! mormor il barone Sedelsward, guardandola. Povera piccola Ingrid!
Ud una donna, una straniera che gli si trovava vicino, mormorare:
Che orrore! Il viso  tutto zigomi!
Lady Horfield guardava la signora Paradine e teneva le mani congiunte. Si era tolta i guanti con tale agitazione che ne aveva lacerato uno. Pregava. Le sembrava che il suo cuore, che batteva furiosamente, diventasse sempre pi grande, si espandesse fino a riempirle tutto il suo goffo ed enorme corpo.
Vide il marito tornare al suo posto. Sembrava calmo, padrone di s; sembrava che assistesse a un banchetto. Soltanto la parrucca e la toga rossa gli davano un aspetto diverso dal solito, un'aria ufficiale. Dirigendosi al capo dei giurati, un uomo attempato, con un viso fine e intelligente, su cui traspariva la commozione, il giudice disse:
Avete raggiunto l'accordo sul verdetto?
No, eccellenza, rispose il capo dei giurati con voce roca.
Posso esservi d'aiuto in qualche modo?
Il capo dei giurati si schiar rumorosamente la gola.
Noi desideriamo... ci sono alcuni di noi... Pensiamo che sarebbe assai utile per noi se vostra eccellenza volesse darci qualche schiarimento, qualche istruzione, circa il teste Guglielmo Marsh.
C' qualcosa relativamente a quel teste che ha messo in difficolt i giurati?
La questione che turba uno di noi... alcuni di noi...  questa, eccellenza, rispose il capo dei giurati schiarendosi di nuovo la gola. Vedendo che Marsh ha riconosciuto lui stesso di aver giurato il falso, possiamo noi... abbiamo noi il diritto di ritenere che abbia mai detto la verit?
Sulle labbra del giudice comparve, per sparire subito, l'ombra di un sorriso.
Nel mio riassunto, quando ho fatto appello alla vostra coscienza, disse il giudice parlando lentamente e con grande chiarezza, ho detto che sarebbe desiderabile che voi non teneste conto della prima deposizione di Marsh, che egli ha ritrattato quando  stato richiamato ed esaminato da me. Ma non ho detto che la successiva deposizione di Marsh, quella resa da lui, a sua domanda, dovesse esser considerata allo stesso modo.  vostro dovere fare oggetto di tutta la vostra attenzione questa deposizione e rifletterci sopra profondamente. Il fatto che un uomo dice una volta una bugia o una serie di bugie, non significa che egli non dir mai, in nessuna circostanza, la verit. Tocca a voi, che avete veduto e udito Marsh, decidere se, quando io lo esaminavo, diceva la verit o no. Non avete il diritto di dire senz'altro che la sua deposizione deve esser falsa perch egli stesso ha riconosciuto falsa quella resa precedentemente. Marsh pu essersi pentito. Tocca a voi decidere se cos  stato.
S, eccellenza, disse il capo dei giurati guardando una delle donne che facevano parte della giuria, una donnina di circa quarant'anni, sottile, di aspetto molto sensibile, con la bocca ostinata.
Ci sono altre difficolt? domand il giudice.
No, credo di no, eccellenza. Ma c'era... c'era... balbett il capo dei giurati.
Basta cos, allora! disse il giudice interrompendolo. Andate e cercate di mettervi d'accordo sul verdetto. Rimarr qui fino a mezzanotte se sar necessario, pur di terminare questo processo.
I giurati si ritirarono e il giudice lasci di nuovo il suo seggio.
Passarono pi di due ore, due ore che sembrarono interminabili a coloro che attendevano nell'aula, le due ore pi lunghe della loro vita. Gaia continuava a rimanere immobile vicino a Giuditta la quale, a un certo punto, si curv verso di lei e le domand sottovoce:
Volete rimanere? Se preferite andarvene, vengo con voi.
Le labbra di Gaia formularono le seguenti parole:
Devo rimanere.
No, ora non poteva andarsene. Doveva vedere la fine. Ma si sentiva come chi  afferrato da un malessere, straziato da un male che vince ogni altra sensazione. In quelle ore, fu con la signora Paradine nella sua prigione e con Marco dovunque egli fosse. Questi si era allontanato quando il giudice aveva lasciato l'aula per la seconda volta e non era pi tornato. Ma poco prima che le nove sonassero dagli orologi dei campanili di Londra, Gaia lo vide entrare. Curvo, si diresse verso il posto degli avvocati e si abbandon sulla sedia. Ci fu un fremito nella folla. I giurati stavano rientrando. La signora Paradine fu di nuovo condotta nel recinto degli accusati.
Lady Horfield si copr con le mani nude le guance infocate e, attraverso le dita, vide suo marito avanzarsi lentamente e rioccupare il suo posto. Quindi il cancelliere della Corte fece l'appello dei giurati. Appena terminato l'appello, domand:
Signore e signori, vi siete messi d'accordo sul verdetto?
Il capo dei giurati si schiar convulso la gola prima di parlare. Poi disse:
S, ci siamo messi d'accordo.
E ritenete l'accusata colpevole dell'omicidio di Desmond Giacomo Paradine, o non colpevole?
Ci fu una pausa orribile. Poi il capo dei giurati disse:
Colpevole.
Il cancelliere stava allora per rivolgere la parola all'accusata, quando nell'aula si verific una certa agitazione. Una signora grossa che dominava con la sua statura tutte le persone che si trovavano nei posti riservati alla City, si dirigeva barcollando verso la porta dell'aula, urtando e spingendo la gente come se non sapesse quello che faceva oppure non ci vedesse. Una signora attempata le stava dietro e pareva cercasse di calmarla e di darle aiuto
Silenzio! grid un usciere. Silenzio nell'aula!
Ma quella grossa signora continuava a distribuire urti e spintoni. Il giudice stava per imporre silenzio, quando riconobbe in quella signora che si agitava, sua moglie. Serr le labbra e rimase immobile finch non fu tornata la calma. Poi, si ud la voce secca del cancelliere che diceva:
Ingrid Paradine, siete stata riconosciuta colpevole di omicidio volontario; avete nulla da dire perch la Corte non pronunzi la sua sentenza?
La signora Paradine, appoggiata alla balaustra del recinto, col viso cereo e avvizzito rivolto verso il posto degli avvocati, grid con voce aspra che a molti sembr quella di un uomo:
 colpa sua!
Poi tacque. Il giudice aspettava: tutti aspettavano.
Ma, poich l'accusata continuava a tacere e se ne stava immobile come una grossa bambola dal viso avvizzito, appoggiata alla balaustra, il giudice si mise il berretto nero e, dopo aver detto con la sua voce argentina che egli concordava col verdetto dei giurati, pronunzi la condanna di morte.
...
.
...
CAPITOLO 43.
...
.
...
Gaia e Giuditta Flaquer trovarono grande difficolt ad andarsene, a cagione dell'enorme folla ammassata fuori del Palazzo di Giustizia. La notte era buia, piovosa e senza stelle; a Gaia sembr che tutta Londra stesse l, aspettando nelle vicinanze della Corte Criminale per conoscere il risultato del processo. Quando finalmente si trovarono fuori della folla, Gaia era esausta; Giuditta chiam un tass e dovette aiutare la sua amica a salirvi.
Stasera vi accompagno fino a casa, disse Giuditta.
S, bene.
Giuditta dette l'indirizzo all'autista.
Volete che stia un po' con voi, Gaia? Volete che rimanga a casa vostra fino al ritorno di sir Marco?
No, no, per favore. Lui non deve trovare nessuno a casa! Non credo... non credo che lo vedr stasera. No,  meglio che non lo veda. Povero Marco! No, non voglio vederlo. E lui non vorr veder nessuno! Dopo tutto quello che ha tentato di fare... condannata a morte!
Pu ricorrere in appello.
Oh, lo spero! Forse allora...
S'interruppe.
No, disse poi. Sento che per quella donna  finita. So che quella donna morir.
Ma come potete...
Giuditta, lo so! Quando in ultimo l'ho guardata, ho compreso che per lei la vita era finita, proprio finita. Credo che sia colpevole. S,  colpevole. Ma, Giuditta, sono sicura che l'amore per Marsh la dominava tutta ed  questo che l'ha rovinata. Non dimenticher mai il suo viso quando Marsh ha reso la sua ultima deposizione. Essere odiata cos dall'uomo che si ama e sentire di dover continuare ad amarlo! Povera donna! No, Giuditta, non ricorrer in appello. Sa che ormai non le resta pi nulla nella vita.
Ma tutti siamo attaccati alla vita, Gaia.
Lei no, ormai; ne sono sicura.
Che cosa ha voluto dire con quelle parole, alla fine, proprio prima di essere condannata?... domand Giuditta dopo un lungo silenzio. Pensava a Guglielmo Marsh?
Ma Gaia non rispose alla domanda, e Giuditta non insist. Forse quello strano suo silenzio era una risposta sufficiente.
"Gaia sa che alludeva a sir Marco!" pens Giuditta con profonda tristezza. "Ma la Corte avr creduto che alludesse a Marsh!"
Quando il tass si ferm a Portland Place, Gaia si abbass il velo sul viso.
Non aspettate! mormor.
Giuditta obbed. Si curv verso l'autista e in un attimo il tass fil via.
Gaia non aveva la chiave. Dov sonare e Baker venne ad aprire.
La signora desidera? disse vedendola.
Gaia comprese subito che il velo gli aveva impedito di riconoscerla.
Nulla, Baker! cerc di dire con aria indifferente, mentre entrava nel vestibolo.
Oh, signora, vi domando scusa! esclam il maggiordomo. Da principio non vi avevo...
L'ho capito, ella rispose senza alzare il velo.
In quel momento Baker non doveva vederla in viso.
Sono stata al processo.
Davvero, signora? fece il maggiordomo stupefatto.  finito?
S.
Spero, signora...
Baker s'interruppe.
 stata condannata a morte, disse Gaia.
E s'incammin su per le scale.
In camera si tolse il velo, la pelliccia e si bagn pi volte il viso con acqua fredda.
Un orologio sulla mensola del caminetto batt le dieci. Qualcuno buss alla porta. Era la cameriera accompagnata da Sausage.
La signora ha pranzato?
No.
Gli occhi della cameriera si fermarono sul velo che Gaia aveva gettato su una sedia, con evidente sorpresa e con curiosit.
Per piacere, levatelo di l.
S, signora.
E portatemi del t con del pane abbrustolito; nient'altro. Non ho voglia di pranzare.
S, signora.
Quella povera donna  stata condannata a morte. Ero al processo.
Me l'ha detto proprio ora il signor Baker. Che cosa orribile! Che dolore per sir Marco dopo tutto quello che ha fatto!
Portatemi il t... Poi me ne andr a letto. Sono stanca.
Non volete fare un bagno, signora?
No.
Si curv a toccare la testina di Sausage. La cameriera usc dalla stanza. Quando torn a portarle il t, Gaia le dette la buona notte.
Non desidero altro. Portate via Sausage. Forse... quando sir Marco torner... pu darsi che desideri...
Le manc la voce.
S, signora. Buona notte, signora. Vieni, Sausage!
Sausage mugol un poco e poi usc dalla camera.
A mezzanotte, Gaia, coricata nel suo letto, era ancora sveglia. Non aveva messo il chiavistello alla porta della camera. Vicino al capezzale, la sua lampadina era accesa, ma Gaia non leggeva. Andava ripetendosi dentro di s continuamente due frasi.
Una era questa:
"L'me est la clef de l'univers."
L'altra:
" colpa sua."
Marco aveva compreso quell'accusa?... Con che voce terribile erano state pronunziate quelle parole!... Pareva quasi la voce di un uomo, aspra, rotta; oppure, quella di un fanciullo che sia ormai sulla soglia della virilit. Marco doveva aver compreso. Dove era in quel momento? Era venuto a casa? Essa non aveva udito nessun rumore. A un tratto ud un colpo alla porta. Gaia trem tutta. Dunque era tornato e desiderava vederla! Non se l'era aspettato, sebbene avesse lasciato la porta senza chiavistello, la luce accesa e fosse rimasta sempre in ascolto.
Come si sarebbero riveduti?
Avanti!
Sono io, signora! Posso entrare?
La voce di Baker! Gaia si tir su, rimanendo seduta nel letto.
Comparve il maggiordomo. Aveva in mano un giornale.
Mi dispiace disturbarvi, signora, ma ho creduto di dovervi far sapere...
Che c'? Dov' sir Marco?
 gi nel salotto, signora. Sausage  l con lui.  tornato a casa da circa mezz'ora.
Ma allora che c'? domand Gaia pi tranquilla.
C' che qualcuno ha tentato di assassinare il giudice!
Lord Horfield?
S, signora. Sua eccellenza!
Datemi il giornale. Dove sta scritto?
Baker le indic un breve articolo in caratteri speciali.
"Stasera, lord Horfield, uscendo a piedi dal Palazzo di Giustizia di Old Bailey, dopo aver compiuto le sue funzioni di giudice nel processo Paradine finito poco prima, si  trovato chiuso nella folla ammassata nelle vicinanze della porta per conoscere la sentenza e possibilmente per assistere alla partenza della signora Paradine ed  stato ferito da uno sconosciuto con un colpo d'arme da fuoco. Il proiettile  penetrato nel petto di sua eccellenza che  caduto a terra, ma non ha perduto i sensi. La folla  stata presa dal panico; tuttavia sua eccellenza  stato subito messo in un tass. Egli ha insistito per esser portato a casa sua in Sussex Square. Per quanto soffrisse molto, ha sempre conservato perfetta padronanza delle sue facolt. Ha detto che non ha la pi lontana idea di chi possa averlo colpito. Era buio pesto e la folla era fittissima. Non vi  alcuna traccia dell'autore di questo vile attentato che, a quanto si crede,  stato compiuto da qualcuno che ha sparato un colpo di rivoltella tenendo, per, l'arme in tasca in modo che non si vedesse."
Col giornale ancora in mano, Gaia disse al maggiordomo:
Sir Marco lo sa?
S, signora. Gliel'ho detto io.
Ma quando  venuto a casa non lo sapeva?
No, signora; sono sicuro che non lo sapeva. Quando gliel'ho detto  rimasto inorridito.
Grazie, Baker; potete riprendere il giornale.
E glielo porse.
Devo dire a sir Marco, signora, che siete...
No, no...  molto tardi.
 tardi davvero, signora. Allora...
Un momento!
Signora?
Sir Marco ... sembra molto stanco?
Oh, s, signora... terribilmente stanco. Non ha voluto mangiare. Gli ho sturato una bottiglia di sciampagna. Spero soltanto che non abbia preso freddo.
Freddo? E perch?
E venuto a casa a piedi e non aveva nemmeno il soprabito!
Senza soprabito? E come mai?
Ha detto che l'ha dimenticato quando  uscito da Old Bailey.
Non aveva neppure il cappello?
S, signora. Nella fretta di uscire e nell'eccitazione del momento ha dimenticato il soprabito; quello soltanto, per; cos ha detto.
-Ah!
Dopo qualche istante, poich Gaia non parlava, il maggiordomo disse:
Allora buona notte, signora.
Buona notte.
Baker usc dalla camera.
Appena fu uscito, Gaia balz dal letto. Si mise addosso qualcosa che trov a portata di mano senza saper nemmeno che cosa fosse, infil i piedi nelle pantofole e and alla porta della camera fermandosi l per un momento, senza aprirla. Poi, si appress al caminetto e attizz il fuoco che stava morendo sotto la cenere. Aspett per qualche tempo, stando sempre in ascolto. Ma di fuori dalla stanza non veniva alcun rumore.
A poco a poco, nel caminetto, l'oro dei tizzoni ardenti s'oscur e scomparve. L'orologio batt l'una, e Gaia fece un movimento come se avesse voluto rimettersi a letto. Aveva udito un debole rumore, come una porta che si chiudesse. Finalmente Marco doveva esser salito in camera sua. Gaia domin quel movimento istintivo, si sed sul divano vicino al caminetto e si mise di nuovo ad aspettare.
"Che cosa sto aspettando?"
Si fece questa domanda, ma non seppe rispondervi. Per, sentiva che doveva rimanere alzata, che, per quanto tardi, quella notte doveva accadere qualcosa che la riguardava. Forse Marco sarebbe venuto, ora. Ma non venne. Allora, sentendo il bisogno irresistibile di muoversi, di agire, senza sapere quello che faceva apr la porta che metteva in un corridoio comunicante con lo spogliatoio di suo marito. Pass nel corridoio e si mise ad ascoltare attentamente; quasi subito ud un curioso rumore: faceva pensare a un animale che si dibattesse furiosamente per afferrare qualche cosa. Il rumore continuava senza accennare affatto a diminuire. Doveva esser Sausage! Ma che stava facendo? Qualcosa, piano piano, la spinse ad aprire la porta che metteva in comunicazione il corridoio con lo spogliatoio di sir Marco. Nello spogliatoio la luce elettrica non era accesa, ma dalla camera Gaia pot scorgere la sagoma nera di Sausage che stava dilaniando furiosamente qualcosa sul tappeto: la teneva ferma con le zampe anteriori, poi, agitando furiosamente la testa, senza lasciar presa coi denti, riusciva a lacerarla. Gaia, curvandosi, aguzz gli occhi. Non era un cuscino, ma una giacchetta di Marco, una di quelle giacchette che portava sotto la toga.
Dalla camera vicina non veniva alcun rumore. Il cane era cos intento in ci che faceva, che non si accrse di lei. Gaia l'osserv stupefatta per qualche momento, poi richiuse piano la porta, rifece il corridoio e rientr in camera sua, chiudendo la porta col chiavistello. Quindi si avvicin alla porta che dava sul pianerottolo e chiuse anche quella col chiavistello.
Nell'attraversare la camera, quando torn indietro, tremava tutta.
Si mise a letto, ma lasci la luce accesa fino alla mattina.
Temeva di veder nel buio, se l'avesse spenta, l'ombra di un cane frenetico occupato a dilaniare sul tappeto qualcosa che apparteneva a Marco, qualcosa che egli aveva indossato quel giorno al processo.
...
.
...
CAPITOLO 44.
...
.
...
La sola persona alla quale sir Simone Flaquer facesse le sue confidenze sui suoi affari personali, era sua figlia Giuditta; anche con lei non accadeva spesso che le aprisse proprio tutto l'animo suo. Ma la sera del giorno in cui ebbe luogo l'esecuzione della signora Paradine nella prigione di Holloway, sir Simone, dopo il pranzo con tutta la famiglia, chiese a Giuditta di andar con lui nella biblioteca e di trattenervisi mentre avrebbe fumato un sigaro. Durante il pranzo non aveva quasi parlato e la famiglia aveva rispettato il suo silenzio. Sapevano tutti che quello era stato un brutto giorno per lui. Sir Simone si appassionava molto per i "casi" che gli erano affidati, e la perdita di una causa, cosa che gli accadeva di rado, tanto che era noto per i suoi buoni successi, lo metteva sempre di cattivo umore. In quelle circostanze, i suoi figli dicevano:
"Pap sta frugando nel suo cervello e nella sua coscienza per trovare dove, esattamente, ha sbagliato."
Erano sicuri che, durante il pranzo, egli non aveva fatto che riandare con la mente tutto il "caso Paradine", per cercare di farsi un concetto di quanto fosse responsabile del tragico modo in cui era terminato.
Appena chiusa la porta della biblioteca, disse a sua figlia:
Questo  un giorno terribile per me, Giudi.
Lo so, pap. Lasciate che vi dia la scatola dei sigari.
Datemela. E credo che sia anche pi terribile per quel povero Keane.
Giuditta stava cercando la scatola e volgeva le spalle al padre. Non disse nulla. Quando l'ebbe trovata si volse verso di lui.
Eccola!
Ci fu un altro momento di silenzio, durante il quale sir Simone accese il sigaro. Poi, Giuditta disse:
 proprio vero che sir Marco lascia la professione?
 cosa fatta, ormai. Ha gi cominciato a rifiutare gli incarichi ricevuti; se ne va all'estero.
Che se ne va lo sapevo: me lo ha detto Gaia e mi ha detto anche che lo accompagna. Ma non mi aveva detto che suo marito aveva rinunziato definitivamente alla sua professione.
Cos .
Giuditta si sed vicino al padre e, curva verso di lui, lo guard con occhi scrutatori, mentre gli domandava:
Che Gaia entri per qualcosa in questa decisione, pap?
Non me ne stupirei.  strano, se vogliamo, quando si consideri come stanno le cose; per, io credo che Gaia abbia sempre una grande potenza su di lui.
Pu essere che sia la potenza che acquista chi ha perdonato molto?
C'era un'espressione cos particolare nella voce di sua figlia, che sir Simone la esamin per un istante con un'attenzione quasi brutale.
Alludete al perdono che Gaia avrebbe concesso al marito per il suo, diciamo... interessamento per quella povera Ingrid Paradine, che ha scontato oggi il suo peccato?
Anche a questo, forse.
Dovete stare attenta, Giuditta. Ricordatevi che noi non sappiamo nulla.
N sapremo mai nulla, grazie a Dio.  strano, non  vero, che questo "caso Paradine" abbia allontanato per sempre dalla loro professione tanto l'avvocato difensore quanto il giudice?
Sir Simone si appoggi comodamente alla spalliera della sedia e lanci in aria una nuvola di fumo.
S, quella di Horfield, sotto un certo aspetto,  proprio una perdita, disse, perch, senza dubbio, era uno dei nostri magistrati pi intelligenti. Ma non mi dispiace che si sia deciso a ritirarsi.  un giudice spietato e ormai  in carriera da un bel pezzo!
Lady Horfield sar contenta!
Lo credete?
Pap!
Volete dire che adesso lui  costretto ad aversi dei riguardi e che lei potr goderselo di pi?
S, in parte.
Io credo che camper ancora a lungo perch sono riusciti a estrargli il proiettile.  un uomo ancora solido, fisicamente e intellettualmente. Quell'uomo o quella donna, perch pu essere stata anche una donna, che ha tirato il colpo, ha dato prova di una grande accortezza. Buio pesto e folla eccitatissima! Che splendida occasione per una vendetta! Nei circoli la gente si domanda ancora quale sia stata, delle vittime di Horfield, quella che abbia sparato. Certo  stato ripagato di qualcuna delle sue spietate sentenze. Cos la pensano tutti.
Ah!... fece Giuditta, accendendo una sigaretta..
Perch i carcerati poi un giorno vengono fuori dalle prigioni, e i giudici non dovrebbero dimenticarselo!
Nessuna traccia? Nessun indizio?
E non ce ne saranno mai! Probabilmente, della rivoltella si  impadronito qualcuno che se l' trovata tra i piedi, dopo che chi se n'era servito l'aveva gettata via. Questa  la mia ipotesi.
E probabilmente avete ragione.
Ci son tanti birboni pronti a correr dei rischi di questo genere.
Rischi?... esclam Giuditta raccogliendo quella parola. Di solito, quelli che son pronti a correrli hanno sempre un carattere strano, non  vero? E forse questa  la cagione di quella segreta simpatia che qualche volta sentiamo per quelli che sappiamo o sospettiamo essere dei delinquenti. Questa specie di simpatia l'avevate per la signora Paradine, non  vero, pap?
S, Giudi. Vi dissi molto tempo fa, e lo dissi anche a Keane, che quella donna mi piaceva. Era affascinante; ma non si trattava soltanto di questo. Nella sua apparente naturalezza, in quella sua mancanza di posa, c'era un non so che di casalingo e alla buona che attirava. Eppure quella donna era certo molto misteriosa. Son sicuro che in realt era una delle donne pi ardenti, pi fiere con cui abbia avuto a che fare. La sua passione per Marsh ne  la prova. Son sicuro che proprio sino alla fine del processo, fino a quando Marsh depose la seconda volta, essa cred che, se fosse stata assolta, avrebbe potuto riconquistarselo e tenerselo. In fondo alla sua mente c' sempre stata questa idea, che l'ha sempre guidata in tutto. Il fatto che essa era riuscita una volta a fargli tradire il suo colonnello, al quale era tanto devoto, le aveva fatto nascere una fiducia illimitata nel proprio potere su lui. Questa fu la ragione per la quale s'indusse a correre quel terribile rischio, il giorno del delitto, quando cio disse al marito la verit nuda e cruda. Quel giorno, da vera fatalista, gioc tutte le sue carte. La sua passione per Marsh  stata davvero una passione travolgente.
Povero sir Marco! disse Giuditta a mezza voce.
Ah! Esser considerato come un'arma, come un mezzo, invece che come un uomo!
E far fiasco anche come arma!... Quanto deve aver sofferto quel giorno!
Son contento di non averlo pi rivisto. L'ultimo suo colloquio con lei ebbe luogo quando egli si rec alla prigione per persuaderla a ricorrere in appello. La signora Paradine, nonostante la presenza dei funzionari che erano nella sua cella, perse ogni ritegno e lo accus di averla rovinata con la sua difesa.
Dopo qualche momento, sir Simone riprese, con qualche tristezza:
E qui c'entro io, purtroppo: sono stato troppo debole con Keane.
Ma perch la signora Paradine non ha voluto ricorrere in appello?
Perch, Giudi, oramai nella vita non c'era pi nulla per lei ed essa lo sapeva. Marsh aveva mostrato chiaramente quanto profondo fosse il suo odio per lei. La sua vera condanna era stata quella, non l'altra pronunziata da Horfield.  andata a morte con assoluta indifferenza. Negli ultimi momenti, l'anima sua disperata ha dominato nel modo pi assoluto il corpo che naturalmente aborriva il supplizio.
Ci mostra quale dei due, l'anima e il corpo, sia pi grande. Gaia mi ha citato spesso una frase francese.
Quale?
"L'me est la clef de l'univers." -
Sir Simone rimase assolutamente immobile per un istante, con gli occhi fissi dinanzi a s. Poi, con voce in cui si notava un'insolita commozione, disse:
Speriamo che l'anima di Gaia, anche dopo tutto ci che  avvenuto, possa un giorno riaprir la porta di quella di suo marito.
Che, a vostro parere,  ancora il suo universo?
Non vi sembra possibile?
Credo di s. S, certo. Povera, grande "piccola Gaia"!
...
.
..
FINE.